
Trentaquattro anni, laurea in legge, tre figli, volto da bravo ragazzo, parlantina sciolta. Ma soprattutto una ferrea determinazione che ai suoi detrattori pare in raltà una insana ambizione di arrivare. Ecco il profilo del prossimo candidato a sindaco di Firenze. Si chiama Matteo Renzi, è stato il più giovane presidente della provincia (in quella fiorentina è stato eletto alla verdissima età di 29 anni), ha un trascorso da margheritino rutelliano, ed è oggi iscritto al Pd.
Col 40,52% delle preferenze ha battutto gli altri candidati (erano tanti, ben quattro: Lapo Pistelli, Michele Ventura, Daniela Lastri, Eros Cruccolini), incassando, niente meno che i complimenti del segretario democratico Walter Veltroni (che pure non aveva puntato su di lui).
Sembra che da sempre Renzi studi per la politica. Tanto da aver improntato una campagna elettorale sulla sfida e sul cambiamento (uno dei suoi slogan preferiti era “Facce nuove a Palazzo Vecchio). Non è un caso che lui, di siti ne abbia addirittura due: uno, più istituzionale, da “Presidente”, l’altro più frizzante, da candidato. E che proprio stanotte (erano le due) su entrambi scriveva: “Penso che stanotte abbiamo vinto tutti. Insieme. Un pensiero agli altri candidati. E uno a tutti i cittadini che hanno creduto alle primarie. Grazie!”.
Il passato lo racconta come coordinatore del servizio di vendite del quotidiano La Nazione, e prima ancora tra le fila dei boyscout con una parentesi persino in televisione. Correva l’anno 1994 (Renzi aveva iniziato la politica attiva sostenendo i primi comitati a favore di Prodi) e c’era Mike Bongiorno che lo festeggiava come campione della Ruota della Fortuna: “A soli 19 anni già campione”, titola un video su YouTube: 33 milioni di lire vinti in cinque puntate, più il bacio di Paola Barale e l’investitura di Mike Bongiorno (”lui è toscano, conosce bene l’italiano”). Ne ha parlato con bonario compiacimento l’Unità dei giorni scorsi, ricordando come Renzi - ai tempi dotato di occhialoni da secchione, innamorato della propria donna - chiamasse le lettere utilizzando i nomi dei suoi cari e non le città: “Diceva “A di Agnese”, sua moglie”.
Le sue posizioni moderate (”Ma lei è proprio di destra”, ha esclamato Daria Bignardi intervistandolo alle Invasioni barbariche) lo hanno inviso a qualcuno e gli hanno fatto conquistare le simpatie di qualcun altro (si dice di un lungo corteggiamento del coordinatore di Forza Italia Denis Verdini).
Con un certo distacco, e non senza sorpresa, quindi Renzi ha ottenuto la candidatura al primo turno alle primarie del centrosinistra. Anche grazie all’uso ricorrente del web: e infatti qualcuno lo ha già paragonato a Obama. Nei 55 seggi dove ieri hanno votato 37.468 fiorentini (circa 2.000 in più rispetto a quanti votarono per Veltroni), secondo i dati forniti dal sito ufficiale delle primarie, ha raccolto 15.104 voti (pari al 40,52%), contro i 10.031 voti di Lapo Pistelli (che si è fermato al 26,91%, pur avendo il sostegno di Veltroni, dopo aver accompagnato il capo nel pellegrinaggio di quest’estate alla convention di Obama). Ha battuto anche Daniela Lastri che ha portato a casa 5.436 preferenze (14,59%): era ponsorizzata da Livia Turco e “dalle donne, dalle nonne e dalle ragazze”, già assessore all’Istruzione, avrebbe voluto essere”Un sindaco come TE”, ma non ce l’ha fatta; Michele Ventura, deputato, già consigliere regionale ha ottenuto 4.653 (12,48%) nonostante l’appoggio dei big come Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani ed Eros Cruccolini, candidato di Sinistra democratica, uomo di Claudio Fava e dei vendoliani andati via da Rifondazione: si è fermato a 2.047 voti (5,49%).
Renzi, nei primi commenti, ha sottolineato come “Non si tratta di una vittoria di parte ma di partito”, anche se pare netta la voglia dei fiorentini di dare un taglio con il passato, bocciando la componente diessina (che ora litiga per le troppe candidature messe in campo) e ringalluzzendo l’area cattolica della Margherita (in un momento delicato per il Pd, ora che si dibatte di testamento biologico e di collocazione europea del partito).
Questioni spinose, urgenti, tutte politiche. Alle quali lo stesso Renzi preferisce ricordare che c’è molto da lavorare: “Da domani tutti al lavoro per un partito più forte e per arrivare sereni e tranquilli all’appuntamento di giugno”. Perché “la gente chiede di dare risposte concrete su singoli temi”. Il resto si vedrà, elezioni comunali permettendo.
Il VIDEO di Renzi a La Ruota della Fortuna da YouTube:
- Lunedì 16 Febbraio 2009

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Commenti
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Il 16 Febbraio 2009 alle 15:37 agesci toscana « D-Avanti ha scritto:
[...] E’ un po’ troppo centrista e sui temi etici è un po’ (tanto) contrario. In più è Rutelliano. Ma Matteo Renzi è prima di tutto Scout e dunque vale l’orgoglio associativo. Bravo Matteo. Gli ho anche scritto su Facebook, ma non mi ha risposto. Vabbè. [...]
Il 17 Febbraio 2009 alle 11:57 Voto sardo, terremoto nel Pd: più di Soru, perde Veltroni » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Spoglio al cardiopalma ed estenuante per il Partito Democratico, che già dai sondaggi degli ultimi giorni sapeva che sarebbe stato un testa a testa durissimo. Il segretario ha sempre ripetuto che il voto sardo non era un referendum tra lui e Berlusconi ma una sfida regionale, gestita in prima fila da Renato Soru che ha sempre voluto carta bianca sia dal Pd, commissariato dopo lo scioglimento della giunta, sia dagli altri partiti della coalizione. Ma tutti al vertice dei democratici sono coscienti che questa sconfitta (la lista del Pd a sostegno del Governatore uscente si è fermata poco sotto il 25%, dieci punti in meno rispetto alle politiche di aprile 2008) non può che allargare le fratture interne e accelerare una fase congressuale cominciata nei fatti dopo la discesa in campo di Pier Luigi Bersani. L’ottimismo iniziale è scemato quando, racconta un dirigente del Pd, “si è capito che a Sassari e a Nuoro, tradizionalmente più vicine a noi, si era vinto ma con un vantaggio stretto”. Non sufficiente, quindi, a bilanciare i voti di Cagliari, dove il Pdl è più forte. Ma c’è un altro dato che, man mano che le sezioni scrutinate aumentavano, ha preoccupato i big del Pd, cioè i consensi del Pd intorno al 25%, ovvero quasi dieci punti sotto il risultato delle politiche. Perché tra le varie sfaccettature del voto sardo c’è anche il peso del Pd rispetto a Soru, da più parti accreditato come un possibile futuro leader del partito a maggior ragione dopo che, come dimostra la vittoria di Matteo Renzi alle primarie fiorentine, gli elettori sembrano stufi di candidati identificati con gli apparati ed i vari capicorrente. Con tutti gli aspetti del voto sardo si cominceranno a fare i conti a Roma da subito. Quello che è certo è che Veltroni non ha alcuna intenzione nè di mollare ma nemmeno di continuare a farsi logorare fino alle europee. Per questo, anche se il congresso non sarà anticipato, come pensano in molti, sarà da rivedere lo schema della conferenza programmatica e magari anche l’assetto del vertice del partito, anche se “ora” spiega un dirigente “i primi a non avere più interesse a fare un comitato di emergenza sono critici e sfidanti, ormai sincronizzati sui tempi previsti del congresso ad ottobre per tirare lì le somme della gestione veltroniana”. Che al “nemicoamico” di sempre, Massimo D’Alema non piace proprio più: alla sollecitazione di Fausto Bertinotti, “Sospendiamo le dispute identitarie. Rimettiamoci tutti in gioco”. D’Alema risponde con un sì: “Occorre ripartire insieme, non fare terra bruciata. Il Pd deve aiutare una sinistra disposta a misurarsi con la sfida del governo”. [...]
Il 17 Febbraio 2009 alle 14:58 Veltroni al Pd: “Pronto a dimettermi”. No dei vertici: “Resti leader” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Toccherà insomma al vertice del partito tracciare la rotta per i prossimi mesi. E però la sconfitta di Soru e l’affermazione di Cappellacci cadono infatti in un momento estremamente delicato per il partito che, dopo aver perso le regionali in Abruzzo, si prepara alle elezioni europee in un clima interno assai difficile: dal giorno dell’incoronazione alle primarie dell’ottobre 2007, in realtà il segreatrio non ne ha vinta una di elezione (a parte quelle in Trentino). Mentre qua e là per il Paese le amministrazioni rette dal suo partito sono andate in (profonda) crisi: in Campania, in Basilicata, in Toscana (a Firenze, due giorni fa ha vinto Matteo Renzi, un giovane margheritino, non certo appoggiato da Roma). Senza contare le continue divisione interne, la miriade di correnti (o di anime) che scorrono sotto traccia all’interno della compagine, i nodi da sciogliere in riferimento alla collocazione europea (dopo il voto di giugno), i temi (bio)etici come il testamento biologico, la questione delle alleanze future (con il centro come vorrebbero gli ex margheritini o con la sinistra come vorrebbero Bersani-D’Alema) e di quelle in atto (con l’incontrollabile Di Pietro). A proposito, a farsi sentire, sia pur fuori dal coordinamento Pd, è stato proprio l’ex pm: “L’Idv sale, il Pd scende. Questo dimostra che quando si sta all’opposizione, si fa opposizione non ammuina. L’unica vera opposizione siamo noi dell’Italia dei valori. Il Pd è stato sconfitto perchè non si sa se è maschio o femmina, carne o pesce”. Antonio Di Pietro tira così una sciabolata a Veltroni e lancia per il futuro “una coalizione alternativa con le forze politiche che ci vorranno stare, ma che guarda soprattutto alla società civile, senza etichette ideologiche, senza ghettizzarsi da una sola parte politica”. A difendere il leader, ci pensa il solitamente critico Massimo Cacciari: la colpa della sconfitta non è né di Soru né di Veltroni, argomenta il filosofo sindaco di Venezia: “È il Pd nel suo insieme che non va. Tutta la leadership del partito in questi mesi si sta dimostrando non all’altezza della situazione. Non si affrontano i problemi organizzativi (che ho sottolineato tante volte), non si sviluppa un dibattito politico-strategico all’interno del partito, la dialettica è ancora bloccata sulle vecchie leadership e non si promuovono forze giovani. In questa situazione quanta strada si vuole fare? È evidente che finisca così”. A dare invece un giudizio duro sul Pd ci pensa allora il direttore dell’Unità. Nell’editoriale di oggi Concita De Gregorio parla dei “due giorni più bui della breve storia del Pd” e poi precisa: “Delle sue oligarchie, per l’esattezza: punite con severità assoluta da un elettorato stanco di lotte intestine e clandestine, dei giochi di potere sotterranei, eppure così visibili”. De Gregorio parla di una “lotta fratricida fatta di colpi bassi e bassissimi: una guerra che mai si cura del bene comune, dell’alleanza politica, dell’interesse pubblico, delle città e delle regioni, delle persone che ci vivono, del Paese. Una politica dimentica di essere al servizio dei cittadini e convinta che i cittadini siano al suo servizio. Gli elettori li hanno puniti: esausti, esasperati, nauseati e in qualche caso incattiviti fino al punto di farsi del male. Ora basta, davvero. Questo ha detto il voto: ora basta, toccare il fondo a una sola cosa serve se non uccide. A risalire”. [...]
Il 23 Febbraio 2009 alle 13:26 Franceschini comincia con un ritorno al passato: “Premier contro la Carta” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Come rivelato prima dal Giornale e poi ammesso da lui stesso (sullo steso quotidiano), il nuovo leader dei Democratici vanta un papà partigiano: Giorgio, avvocato e deputato dc negli anni Cinquanta (nell cui mani, che tenevano una copia della Costituzione ha giurato, usando le parole che di solito pronuncia il presidente del Consiglio, fatto da lui stesso definito “anomalo” per un dirigente politico, in particolare quando ha pronunciato la formula “eserciterò le funzioni di segretario del Pd nell’esclusivo interesse della Nazione”) ma anche un nonno (quello materno) fascista. Che: “Ci credeva, e negli incarichi amministrativi che ebbe riuscì a farsi benvolere da tutti” e che “Aderì prima al fascismo, poi alla Repubblica di Salò”. Papà antifascista, nonno mussoliniano: si può fare, dunque. E infatti, attorniato dai partigiani, Franceschini ha giurato sulla Costituzione per farsene paladino, di fronte al cippo che ricorda l’eccidio Estense della Lunga notte del ‘43. Perché, dice: “Il presidente del Consiglio ha in mente un Paese in cui il potere viene sempre più tacitamente concentrato nelle mani di una sola persona. Questo è contro la Costituzione a cui lui ha giurato fedelta”‘. La difesa della Carta non è quindi, nei piani del nuovo leader democratico, solo un alto richiamo ideale, ma anche - e soprattutto - uno strumento per caratterizzare la sua segreteria. Con un refrain già mandato dalla grancassa dell’opposizione: l’antiberlusconismo, molto più agguerrito, rispetto all’atteggiamento di Veltroni, del quale è stato il numero due. Da numero uno, Franceschini sceglie di esordire così. Un pranzo, a base di tortellini - il suo piatto preferito - dai genitori; poi due passi in centro, salutando i vecchi amici, i giovani sostenitori e gli anziani. In molti gli stringono la mano, gli chiedono autografi, gli fanno gli auguri e i complimenti. Una signora lo supplica: “Per favore, non litigate più”. Franceschini risponde con un sorriso. Come promessa, forse, è un pò troppo impegnativa, per il Pd di questi tempi. Soprattutto a fronte delle prime scelte del neoeletto segretario. Che fin nel suo discorso d’insediamento alla Fiera di Roma aveva detto: “Deciderò da solo”. E infatti: via il vecchio coordinamento (al suo posto, una sorta di comitato di segreteria), stop al governo ombra. Basta anche con il “caminetto”, e solo su singoli temi chiamata a raccolta dei “big” del partito per condividere le decisioni chiave. Più spazio agli amministratori locali, segretari regionali, personalità del territorio e volti nuovi, meglio se giovani. Sono questi i primi passi di Dario: tenersi alla larga da quelli che hanno “fatto fuori” il predecessore, l’amico Walter. Certo, nero su bianco, per ora, non c’è niente: si tratta di “pure illazioni”, mediatiche. Ma il segno di questo “nuovo giorno”, più decisionista del precedente si annusa: netta, ad esempio - dice chi ha parlato con il neo segretario - sarà la posizione del Pd sui temi etici, a cominciare dal testamento biologico, in difesa della libertà di scelta del cittadino, della laicità dello Stato e dell’autonomia dei cattolici in politica dalla dottrina della Chiesa. Chi meglio di un cattolico democratico può interpretare questo ruolo? Poi ci sono le riforme (giustizia, federalismo, intercettazioni, regolamenti parlamentari, forma di governo) sulle quali, dopo l’esordio aggressivo di Ferrara, il Pdl ha già chiuso le porte del dialogo. E l’offensiva per chiedere al governo verità sulla situazione dell’economia e risorse per combattere la crisi, a vantaggio delle fasce sociali più deboli. Ma decisioni difficili Franceschini dovrà prenderle anche per ridisegnare l’organigramma interno al partito. Presto si vedrà se ha ragione chi dice che, con le dimissioni di Veltroni, è stato “dimissionata” anche l’oligarchia democratica. Sempre sabato Franceschini ha detto: “Non ho fatto patti, non ho padrini nè padroni”. Ma qualche avversario sì, soprattutto tra i più giovani (quelli a cui il Pd guarda per darsi una nuova veste): a cominciare “dall’astro nascente” Matteo Renzi (altro margheritino che ha trionfato in un territrio rosso, come Firenze): “Un’occasione persa”, quella dell’Assemblea. “Se Veltroni è stato un disastro” spiega in una intervista alla Stampa “non si elegge il vicedisastro per gestire la transizione”. In questi anni Franceschini “è stato una delusione, percepito come il guardiano di Quarta Fase, l’associazione degli ex popolari. Ma basta con questa storia degli ex!”. Sarà anche per questo che l’Unità domenica, mentre il neo leader giurava sulla Carta, accompagnava il tutto con un interrogativo pieno di dubbi: “Ce la farà?” [...]
Il 2 Marzo 2009 alle 12:16 Amministrative 2009: il Pdl all’assalto alle fortezze rosse » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Qualcuno l’ha già chiamata Operazione cavallo di Troia. E ora scatta la rivendicazione ufficiale: “Se Matteo Renzi è riuscito a sbaragliare gli avversari e a vincere le primarie, lo deve al centrodestra di Firenze che gli ha portato un bel contributo”. Ossia? “Un buon 10 per cento dei voti che hanno assicurato a Renzi la vittoria non vengono certo dal centrosinistra. Sono roba nostra. E torneranno a casa il 6 giugno”. Mario Valducci, responsabile degli enti locali per Fi, ha l’aria di un gatto che si appresta a mangiare un grosso topo. Le primarie fiorentine del Pd sono finite in un bagno di sangue. Matteo Renzi, il giovane presidente rutelliano della giunta provinciale, ha battuto i candidati sponsorizzati dai big del suo stesso partito, come il veltroniano Lapo Pistelli o il dalemiano Michele Ventura, e nelle interviste dopo la vittoria ha continuato a mitragliare allegramente la nomenklatura, liquidando l’elezione del nuovo segretario Dario Franceschini con un sarcastico: “Hanno eletto il vicedisastro”. E, come se non bastasse, dopo aver avuto l’appoggio di Verdi e Pdci alle primarie, ha già annunciato a mezzo stampa di “guardare con attenzione all’Udc”. Lo sconfitto Pistelli scuote la testa: “Gli consiglierei di muoversi con maggiore saggezza. Chi vince la primarie ha l’onore della vittoria, ma anche l’onere di ricucire gli strappi e di rimotivare il suo schieramento in vista del voto”. Traduzione: non bisogna aggravare le divisioni e facilitare il lavoro al nemico. [...]
Il 2 Marzo 2009 alle 12:21 Amministrative 2009: il Pdl all’assalto alle fortezze rosse | Greg Notizie - agGREGatore ha scritto:
[...] Qualcuno l’ha già chiamata Operazione cavallo di Troia. E ora scatta la rivendicazione ufficiale: “Se Matteo Renzi è riuscito a sbaragliare gli avversari e a vincere le primarie, lo deve al centrodestra di Firenze che gli ha portato un bel contributo”. Ossia? “Un buon 10 per cento dei voti che hanno assicurato a Renzi la vittoria non vengono certo dal centrosinistra. Sono roba nostra. E torneranno a casa il 6 giugno”. Mario Valducci, responsabile degli enti locali per Fi, ha l’aria di un gatto che si appresta a mangiare un grosso topo. Le primarie fiorentine del Pd sono finite in un bagno di sangue. Matteo Renzi, il giovane presidente rutelliano della giunta provinciale, ha battuto i candidati sponsorizzati dai big del suo stesso partito, come il veltroniano Lapo Pistelli o il dalemiano Michele Ventura, e nelle interviste dopo la vittoria ha continuato a mitragliare allegramente la nomenklatura, liquidando l’elezione del nuovo segretario Dario Franceschini con un sarcastico: “Hanno eletto il vicedisastro”. E, come se non bastasse, dopo aver avuto l’appoggio di Verdi e Pdci alle primarie, ha già annunciato a mezzo stampa di “guardare con attenzione all’Udc”. Lo sconfitto Pistelli scuote la testa: “Gli consiglierei di muoversi con maggiore saggezza. Chi vince la primarie ha l’onore della vittoria, ma anche l’onere di ricucire gli strappi e di rimotivare il suo schieramento in vista del voto”. Traduzione: non bisogna aggravare le divisioni e facilitare il lavoro al nemico. [...]
Il 2 Marzo 2009 alle 16:02 L’uscita di Giovanni Galli: in campo per il Pdl a Firenze » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] L’ex portiere della nazionale (e storica “figurina” di Fiorentina, Milan, Napoli, Torino, Parma e infine Lucchese), infatti, pare che abbia ormai messo d’accordo tutti, a cominciare dal senatore di An Achille Totaro e dal consigliere regionale di Forza Italia Angelo Pollina. Già, dettaglio non da poco “la benedizione” definitiva dei vertici di via del Plebiscito, ma l’ex calciatore avrebbe dato la sua disponibilità: “Sto studiando molto”. Come riferisce riferisce La Stampa, il premier, “esaminerà al suo rientro in Italia le candidature”, spiega Paolo Bonaiuti, che ha rinunciato a scendere in campo. Firenze, Giovanni Galli, la conosce piuttosto bene: con la maglia dei viola ha giocato più di duecentocinquanta partite, trascorrendovi quasi dieci anni della sua vita, e contribuendo al secondo posto dei gigliati (dietro la Juventus) nella stagione 1981/1982. Lì, tra l’altro, ha conosciuto la moglie dalla quale ha avuto tre figili, di cui uno, Niccolò, grande promessa del calcio nostrano, è scomparso tragicamente a diciasette anni a causa di un incididente col motorino. Quel lutto ha però dato a Galli la forza di reagire, portando qualche mese dopo alla costituzione di una fondazione intitolata al figlio. Ad ore, dovrebbe dunque arrivare la definitiva conferma delle numerose indiscrezioni: a favore dell’ex portiere (che nelle vesti di commentatore appare settimanalmente nella trasmissione sportiva Controcampo di Rete4) giocherebbe la popolarità e la capacità di stare davanti ad una telecamera. Qualità necessarie per sfidare l’altro outsider, Matteo Renzi (Pd), già presidente della provincia fiorentina, e ora scelto dalle primarie del centrosinistra come candidato per la poltrona di primo cittadino del capoluogo toscano. [...]
Il 10 Marzo 2009 alle 0:03 Firenze, cittadinanza onoraria per Beppino Englaro. Diviso il Pd » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] A Firenze tornano Guelfi e Ghibellini. “L’atto del Comune è nefasto, offensivo e distruttivo”. La condanna dell’ Arcidiocesi fiorentina è netta. La cittadinanza onoraria a Beppino Englaro divide la città e anche la maggioranza in consiglio comunale. Dopo che il candidato sindaco del Pd (eletto dalle primarie) Matteo Renzi si era espresso contrario alla proposta avanzata dal capogruppo socialista Alessandro Falciani. Proposta che alla fine, dopo lunghe ore di discussione, il consiglio comunale ha approvato con 22 voti favorevoli (tutta la sinistra e buona parte del Pd), 16 contrari (tutta la destra e pochi del Pd) e tre astenuti (tutti Pd). “Il gruppo aveva già votato una risoluzione di solidarietà a Englaro - ha detto Rosa Di Giorgi, che ha votato contro - e quindi aveva lasciato libertà di scelta. Chi non voleva la cittadinanza era contro l’atto formale, non contro il percorso del padre di Eluana. Quella di Falciani è stata una provocazione”. Conosciuta la notizia, il padre di Eluana ha detto che l’essere diventato cittadino onorario di Firenze ‘’non può altro che farmi piacere’’ e ha ripetuto: ‘’La società civile ha capito come è stata portata avanti la vicenda di mia figlia, a cui io ho dato voce, dentro la società civile’’. ‘’E’ stata una decisione sofferta - ha aggiunto Englaro, riferendosi alla spaccatura all’interno del Pd - ma la tematica è estrema e le cose estreme inevitabilmente creano contrasti e divisioni’’. I dilemmi dei democratici erano stati espressi chiaramente dal primo cittadino Leonardo Domenici, che ha detto di essere personalmente favorevole alla delibera e a manifestare solidarietà a Englaro, ma di avere dubbi sulla cittadinanza onoraria concessa “non all’unanimità”. Ma alla fine ha prevalso la linea dei partiti di sinistra. Compatto il centrodestra: “se Firenze doveva concedere la cittadinanza onoraria a qualcuno sulla vicenda, questa doveva andare alle suore Misericordine che hanno accudito in silenzio e con amore gratuito Eluana”. [...]
Il 25 Marzo 2009 alle 19:03 Pd in cerca di leader? Per El Pais la nuova stella è Debora Serracchiani » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Una stella nascente della sinistra italiana”. Così l’ha battezzata il quotidiano spagnolo El Pais, che non ha usato giri di parole per lanciarla, dalla quinta pagina, quale nuova protagonista della politica italiana. Chi pensa però che dietro di lei ci possa essere una figura giovane sì eppure già nota all’elettorato nostrano (un nome su tutti, il citatissimo candidato a sindaco di Firenze Matteo Renzi) si sbaglia di grosso.Lei di nome fa Debora Serracchiani, ha 38 anni, è un avvocato di Udine, dove è segretaria comunale del Pd e consigliere provinciale. A motivo di una simile incoronazione ci sarebbe proprio un “discorso forte e commovente” che ha spinto “alcuni ottimisti” a dire che “sarà la Obama del centrosinistra italiano”. “Il discorso forte”, scaricato migliaia di volte da Youtube, è in realtà una durissima requisitoria (sullo stile del Moretti in piazza Navona nel 2002, quando il regista bocciò l’intera dirigenza ulivista: “Con questi non vinceremo mai”), contro un partito colpevole di “Non avere mai una parola chiara, mai una linea netta, mai una linea unica”. Un atteggiamento, questo, che non ha nulla a che spartire con il pluralismo: la diversità del Pd, ha detto la Serracchiani “è la sua ricchezza, però bisogna imparare a parlare con una voce sola, a rispettare le maggioranza e, se necessario, a lasciare a casa qualcuno”. [...]
Il 30 Marzo 2009 alle 17:45 Papà Englaro a Firenze: cittadino onorario, cittadino contestato » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Una scelta che già nei giorni scorsi aveva diviso il Pd, con il candidato a sindaco di Firenze Matteo Renzi, che aveva preso le distanze dalla delibera comunale. Oggi, durante la cerimonia, i consiglieri del Popolo delle Libertà hanno disertato l’aula, consegnando una lettera al “Gentile Signor Englaro”, in cui si spiegano le proprie scelte: “noi abbiamo rispetto per il dramma personale da Lei vissuto con grande sofferenza, ma non riteniamo che esso possa costituire titolo per l’ottenimento di una cittadinanza onoraria”. [...]
Il 30 Settembre 2009 alle 17:28 Pd, caos sulla “gestione collegiale”. Franceschini si infuria, Rutelli saluta - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] Tutti immaginano un accordo o una fusione con l’Udc di Pier Ferdinando Casini; ma l’ex esponente del centrodestra è il primo a frenare: “Oggi non è all’ordine del giorno. Però le nostre strade sono parallele, e se sono rose fioriranno”. Un linguaggio molto democristiano. Ma di quali numero dispone Rutelli, e che cosa porta via al Partito democratico? Cifre basse se ci si riferisce al vertice romano, dove l’eredità della Margherita passa nelle mani di Franceschini il quale si è collocato più a sinistra di Rutelli. Il segretario uscente può contare sugli ex Dc più antiberlusconiani, a cominciare da Rosy Bindi. Anche gli apparati locali sono tutti divisi nella guerra tra Bersani e Franceschini, con intere federazioni dominate dal primo. Vero però che gli unici due successi elettorali degli ultimi mesi ottenuti dal centrosinistra sono di impronta rutelliana: alle provinciali di Trento e alle comunali di Firenze. [...]
Il 7 Ottobre 2009 alle 15:46 Biotestamento, da Firenze a Roma: tutti i mal di pancia dei Teodem, pronti alla fronda - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] onoraria a Beppino Englaro la tensione in casa democratica salì ai massim livelli e allora fu proprio Renzi a [...]
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