Caos sardo nel Pd, Veltroni saluta: “Dimissioni confermate”

Walter Veltroni

Non ci ha ripensato: dimissioni confermate. Walter Veltroni saluta e se ne va.
Non sarà più lui il segretrario del Partito democratico (e la curiosità è che prima del sito del Pd, a dichiararlo ex è stata Wikipedia).
Sono passati 16 mesi dalla sua discesa in campo al Lingotto di Torino, quando rinunciò al suo buen retiro in Africa per dedicarsi a costruire un nuovo partito, sulle ceneri di Ds e Dl. Sedci mesi difficili, duri, in salita. Culminati nella rinuncia e essere (e fare) la sintesi delle divesre anime diessine e margheritine, cattoliche e laiche, della sua compagine.
Logorato dai contrasti interni, dalle spinte in avanti, dalle personalità forti (non sono pochi a vedere in questo “calvario” lo stesso percorso sofferente che fu di Romano Prodi), Veltroni ha detto basta: non sarà più lui il segretrario del Partito democratico. Ha detto addio davanti al coordinamento che è tornato a riunirsi nella sede di Sant’Andrea delle Fratte.

Il Pd nasce ufficialmente il 14 ottobre 2007: in tre milioni incoronano l’ex sindaco di Roma a segretario con il 75% dei voti. Nell’aprile 2008 il primo, impegnativo, banco di prova. E la prima sconfitta: le elezioni politiche, consegnano la vittoria a Silvio Berlusconi e al Pdl. Ed è lì che il leader comincia ad avvertire i primi scricchiolii interni: sono in molti a contestare quella che lui chiama la “vocazione maggioritaria”, cioè la strategia solitaria di andare soli al voto: non si allea con nessuno (tranne che con l’Idv di Antonio Pietro, altro errore che tanti gli rinfacciano), imbarca una pattuglia di radicali e mette nel cassetto l’alleanza con la sinistra radicale. Ma l’urna non premia il Pd.

Da lì, via alla débâcle: il Pd non riesce più a invertire la rotta, 5 sconfitte su 5 tornate elettorali. Nell’aprile 2008 le elezioni regionali e amministrative danno la vittoria al centrodestra. Sempre nell’aprile 2008 le elezioni regionali e amministrative danno la vittoria al centrodestra che strappa al centrosinistra la regione Friuli Venezia Giulia, la provincia di Foggia ed i comuni di Roma e Brescia (il centrosinistra strappa al centrodestra solo i comuni di Vicenza e Sondrio). Nel giugno 2008 il centrodestra fa cappotto alle provinciali siciliane (le province di Enna, Siracusa e Caltanissetta passano dal centrosinistra al centrodestra). Nel dicembre 2008 è la volta della regione Abruzzo. Infine ieri il risultato della Sardegna. Nel mezzo un solo momento per sorridere (davanti ai 2 milioni di elettori del Circo Massimo) e tante (troppe) polemiche sulle questioni etiche, sulle alleanze, sui temi (bio)etici.
Stamattina dalle colonne dell’Unità (”ironia” della sorte: il quotidiano è di Soru) arriva una durissima sentenza: “Il Pd ha toccato il fondo”. E allora, stop. Addio: “Dopo una discussione di diverse ore il segretario del Pd, Walter Veltroni, ha deciso di mantenere l’orientamento di questa mattina e di rassegnare le dimissioni da segretario nazionale del Partito democratico”, ha confermato il portavoce del partito Andrea Orlando leggendo una nota al termine della riunione del coordinamento. Orlando ha aggiunto che mercoledì il segretario spiegherà le motivazioni che lo hanno portato a questa scelta e che tocca ora al vicesegretario del partito Dario Franceschini gestire la delicatissima fase della transizione, di concero con gli organismi dirigenti, sulla base del regolamento statutario.

L’ipotesi di lasciare erar stata messa sul tavolo dal leader nella mattinata di martedì, al coordinamento del partito (presenti tra gli altri Pier Luigi Bersani, Enrico Letta, Rosy Bindi, Piero Fassino e i capigruppo di Camera e Senato Antonello Soro e Anna Finocchiaro) dedicato alla sconfitta elettorale del centrosinistra in Sardegna.
Veltroni avrebbe aperto la riunione spiegando che se il partito è da tempo dilaniato da divisioni e fibrillazioni interne è perché le critiche si concentrano sulla linea politica da lui scelta e sulla sua persona, dunque se “per molti sono un problema” avrebbe detto Veltroni “Mi assumo le responsabilità mie e non. Basta farsi del male, mi dimetto per salvare il progetto al quale ho sempre creduto. Io sono pronto ad andarmene per il bene del partito”. Dichiarazioni ribadite nella sessione pomeridiana del vertice, nonostante il no venuto dai vertici del partito.
Alle argomentazioni dell’ormai ex segretario tutti i membri del coordinamento avrebbero replicato spiegando l’inopportunità di lasciare il partito senza una guida durante una campagna elettorale ed appuntamenti decisivi. Ma, soprattutto, raccontano, tutti al coordinamento avrebbero fatto una assunzione corale di responsabilità. Il primo ad intervenire è stato Pierluigi Bersani (che qualche giorno fa aveva annunciato di voler sfidare Walter al congresso), che ha ribadito la sua lealtà al partito e al progetto, dicendosi pronto a proseguire su questa strada ed anche lui ha rifiutato l’idea che le responsabilità della situazione dipendano dal solo segretario. Poi, ecco le parole del capogruppo del Pd alla Camera Antonello Soro: “Rispetto la decisione di Veltroni che considero un atto di generosità verso il partito. Lui spiegherà le sue ragioni e il mio personale convincimento è che il Pd deve essere molto grato a Veltroni per la sua conduzione”.
Ora il Pd dovrà convocare in tempi rapidi la direzione nazionale, organismo politico del partito. Anche se le bocche restano cucite, le facce un po’ tese e le braccia allargate in segno di “Non dico nulla, non ho nulla da dire”.
Finita l’era del “Si può fare”, è tutto scrivere quello che faranno ora in Largo del Nazareno.

Commenti

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Il 17 Febbraio 2009 alle 19:20 fercas ha scritto:

Ha fatto l’unica cosa giusta da quando è segretario del partito, a parte l’unico fatto positivo quale l’aver defenestrato i vari Bertinotti, Giordano, Diliberto, Ferrero e qualche altro cero! Stò tizio, con le sue prolusioni inconcludenti, prive di concretezza, di costrutto, vaque ed annaffiate anche di retorica, capaci solo di critica insipida al governo ma totalmente prive di idee construttive e, soprattutto attuabili in questo contesto storico-economico, bè ha fatto bene a togliersi di mezzo!!! Ma meglio farebbero i pidiessini a togliersi dalle scatole gente come la Bindi detta Rosy! Ma cosa ci stà a fare nel PD, come lo stesso Rutelli er bello de Roma! così come la Turco detta Livia! Quale apporto culturale, di intelligenza politica ecc. ecc. hanno portato alla causa del partito? Ed DC e radicali assurti, nei rispettivi poartiti, al solo ruolo di portaborse!! Un’ultima riflessione: anche Fassino e Dalema dovrebbero fare due passi indietro, anzi tre, lasciando avanzare il nuovo, come a Firenze, invece di ingaggiare Oscar Luigi Scalfaro quale tribuno della plebe! Il peggior presidente, a mio modesto parere, che l’Italia abbia avuto!!! PD, se continui così, fra poco tempo ti ritroveraio al 10 per cento!!! Cordialità.

Il 17 Febbraio 2009 alle 20:27 Il dopo Walter è un vicolo cieco. Quel che resta del Pd è da “resettare” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Le dimissioni di Walter Veltroni dopo la disfatta elettorale in Sardegna possono essere interpretate in due modi: o come tentativo di bruciare sul tempo gli avversari interni, Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani su tutti, anticipando i tempi del congresso; oppure come una vera presa d’atto di un fallimento personale e politico. Cioè come il primo – e per molti indispensabile - passo verso una rifondazione ex novo del Partito democratico, della sinistra e dell’opposizone in generale. Nel primo caso saremmo di fronte alla classica operazione di palazzo: un regolamento di conti interno ad una classe dirigente sempre più logora; una sorta di “crisi controllata”, ammesso che sia ancora possibile. Nel secondo caso Veltroni, abbandonando definitivamente la scena, provocherebbe l’azzeramento anche dei vertici a lui ostili, aprendo ad una dirigenza e ad una formula di partito tutti da inventare. Crisi al buio, insomma. [...]

Il 18 Febbraio 2009 alle 14:07 I rimpianti del giovane Walter: “Non ho fatto il Pd che sognavo” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Non accetta domande, perché forse non ha tutte le risposte. Non le ha o non le vuole dare, per opportunità politica, per il bene del partito, perché Uolter è buono dentro. Di fatto l’addio dell’ex segretario del Pd, da oggi deputato semplice Veltroni, è un vero e proprio comizio di commiato, davanti ai vertici del partito, nella sala Adriano di piazza Di Pietra. Intervento amaro, pieno di rimpianti e speranze frustate: specchio dei 16 mesi più difficili della sua vita politica al vertice del partito. Nonostante dica di lasciare “sereno e senza sbattere la porta” il suo discorso è pieno di rammarico. “Sognavo un partito nuovo e aperto. Non ce l’ho fatta e chiedo scusa per questo. Sento di non aver corrisposto alla spinta di innovazione”. Tutto ciò è accaduto per un motivo, precisa, “ho seguito un riflesso antico che io considero un valore: il tentativo di tenere tutti uniti. Anche se poi, come spesso succede, non ci si riesce”. E sul futuro apre ai giovani: “Penso che il passaggio dei prossimi giorni si dovrà accompagnare all’avanzare di forze e energie nuove, ad esperienze legate ai territori e ai nostri amministratori”. E soprattutto: “Al mio successore non chiedete con l’orologio in mano di ottenere dei risultati perché un grande progetto ha bisogno di anni e non si realizza in quattro mesi”. Veltroni biasima proprio quella “sindrome di logoramento” che ha portato a “bruciare molte leadership nel centrosinistra. Liberiamoci dalla logica che ci ha portati in sei anni a cambiare sei o sette leadership, mentre Berlusconi, se vincesse o perdesse, è rimasto al suo posto. Questa logica ci ha fatto male perché ha trasmesso un’idea di precarietà”. Agli avversari interni la promessa finale: “Non farò agli altri quello che è stato fatto a me”. Ce n’è anche per Berlusconi, l’ex leader dei democratici. “Berlusconi ha vinto la battaglia dell’egemonia perché con i suoi mezzi ha stravolto il sistema dei valori e ha costruito un sistema di disvalori contro i quali bisogna combattere con coraggio” si lascia sfuggire. L’ultimo attacco all’avversario che, insieme ai contrasti interni, l’ha affossato: “Berlusconi ha stravolto i valori e costruito un sistema di disvalori contro i quali bisogna combattere con coraggio, va fatto un lavoro profondo nella società. Dire queste cose non è anti-berlusconismo, ma è esercizio della critica che in democrazia è un valore”. Poi rivendica i suoi successi: “La vocazione maggioritaria del Pd è la cosa a cui tengo di più”. Per Veltroni, l’obiettivo del Pd deve essere “conquistare la maggioranza dei consensi”, una cosa che finora non è mai accaduta neanche quando si sono vinte le elezioni. Un obiettivo da raggiungere “ovviamente non solo con il Pd, ma certamente con una maggioranza riformista. Il Pd non deve essere il vinavil che tiene incollate cose diverse”. Poi una sferzata al centrosinistra: “Bisogna eliminare i personalismi, basta con la sinistra salottiera e giustizialista, la sinistra dev’essere capace di recuperare il giusto rapporto con la vita reale dei cittadini. Serve più solidarietà tra di noi”. Fa degli esempi del “masochismo” del Pd: “Se a un congresso di destra si attacca al sinistra si attirano consensi. E se a un congresso di sinistra si attacca la sinistra si attirano consensi.Bisogna stroncare questo meccanismo. Tornare a essere orgogliosi dei valori che ci tengono uniti”. Quindi un messaggio a come si fa l’opposizione: “Serve un’opposizione riformista. Non serve urlare. Bisogna preparare un’alternativa, cambiare le regole del gioco. Essere anche duri, ma essere riformisti. Che sono sempre stati l’obiettivo dei conservatori”. Quindi sul futuro si lascia sfuggire un: “Annaffiate e amate questa pianta. Non bisogna tornare indietro o il sogno svanisce”. Confermando il proprio impegno: “Da una posizione molto discreta cercherò di dare una mano al progetto del Pd, che è stato la speranza e il sogno politico della mia vita perseguito con tetragona coerenza”. Si va verso la conclusione: e Veltroni, esperto homo mediaticus, chiude con un classico: i ringraziiamenti. Che vanno alle persone che “nessuno cosnosce”, ovvero gli uomini della sua scorta: “Questa mattina ho scritto una lettera al prefetto per chiedergli di togliermi la scorta”, ha detto, usando parole affettuose anche per gli uomini del suo staff. Poi: “Ringrazio Dario Franceschini per la sua lealtà e solidarietà, che sono virtù rare in un uomo politico”, ovveri quella caspacità “per cui anche se non si è d’accordo su qualcosa alla fine si dicono le stesse cose e si condividono le idee di fondo”. E ancora, ecco i ringraziamenti per il capo dello Stato Giorgio Napolitano, gli ex presidenti della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi ma anche i presidenti di Camera e Senato Gianfranco Fini e Renato Schifani “per la correttezza dimostrata in questi mesi”. Sono le 12 passate quando Veltroni chiude la sua storia da segretario Pd: “Ho chiesto a Dario (Franceschini, il suo vice, ndr) di assumere le responsabilità di questo momento nella speranza che si possa dare rapidamente certezza; ma poi, senza concitazione, si deve svolgere un congresso con una vera discussione politica, non imbrigliata”: questa la rotta che Walter Veltroni indica. E infatti: “Il coordinamento ha deciso di dare corso agli adempimenti statutari e, quindi, convocare per sabato l’assemblea costituente, che o eleggerà un nuovo segretario, oppure aprirà il percorso congressuale, come previsto dallo statuto”. Così il portavoce del Pd Andrea Orlando, al termine della riunione del coordinamento. Dunque, per ora, nessuna proposta ufficiale da parte del vertice del partito, ma restano in piedi sia l’ipotesi di eleggere un segretario pro tempore fino alle europee e quindi al congresso di ottobre, sia di aprire la fase congressuale e, nel frattempo, il partito sarebbe retto da una sorta di direttorio collegiale. Orlando specifica che “la decisione sarà presa dopo la riunione dei segretario regionali che si terrà nelle prossime ore. A breve saranno riuniti anche i segretari provinciali del Pd”. È certo, conclude Orlando che “andremo all’assemblea costituente con una proposta che però prima passerà dalla conferenza dei segretari regionali”. Pd nel caos dopo l’addio di Veltroni. Per la nuova leadership chi scegliereste? [...]

Il 19 Febbraio 2009 alle 17:06 Pd effetto 8 settembre. Chiamparino: “Ora un direttorio”. Il Cav: “A casa anche il prossimo” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Otto settembre. No, certo, oggi è il 19 febbraio. E per il Pd è il giorno dopo del day after: di quando (martedì) Walter Veltroni ha annunciato le sue dimissioni da segretario (anche se il sito del Pd si ostina a presentarlo come tale) e di quando (mercoledì 18) le ha spiegate e se n’è andato chiedendo scusa. Per i Democratici è come l’8 settemre: chi di qua, chi di là, chi su, chi giù: stanno, più o meno tutti (big, colonnelli, deputati, base elettorale) scappando di fronte alla tragedia. A gruppi e senza una direzione comune, mentre il partito si trova in una fase cruciale per il suo futuro. Sabato sarà una giornata clou: si riunirà l’assemblea nazionale (che si terrà dalle 10 alla nuova Fiera di Roma) con i suoi 2.800 eletti e il dibattito potrebbe anche riservare delle sorprese. Certo, per ora sul tavolo c’è solo la proposta di (alcuni) dirigenti di far succedere a Walter il gemello (diverso) Dario Franceschini, numero due del partito, dopo il via libera di ieri anche da parte dei segretari regionali. La via è tracciata dallo Statuto che prevede l’elezione del segretario solo in caso di dimissioni, come è avvenuto in questo caso (perchè il segretario in genere si elegge con le primarie). Quindi Franceschini, come fa notare qualcuno, se venisse eletto sarebbe un segretario a tutti gli effetti e il suo mandato durerebbe fino al congresso d’autunno perchè quella era la scadenza naturale della segreteria targata Veltroni. Un’alternativa potrebbe essere quella di aprire una fase congressuale, ma per questo l’Assemblea nazionale dovrebbe autosciogliersi e poi, si sottolinea da più parti, non ci sarebbero i tempi: servirebbero infatti almeno tre mesi per l’organizzazione e tra 60 giorni il Pd dovrà pensare a liste e candidature per le elezioni amministrative ed europee. Poi, ci sarebbe anche la campagna elettorale. Buon senso vorrebbe, fanno notare da ambienti del Pd, che non si segua questa strada perché i tempi sono troppo stretti. E tra gli altri problemi ci sarebbe anche il fatto che il tesseramento del partito non è chiuso e questo creerebbe problemi per mandare i delegati al congresso. L’ipotesi Franceschini, dunque, sembra essere la più verosimile. E colui che finora è stato vice di Veltroni, si prepara ad accettare un ruolo che non è affatto semplice. Intanto il dibattito ferve e si infiamma. “Ora dobbiamo salvare il salvabile. E da qui alle elezioni propongo una sorta di leadership collettiva per gestire il momento del passaggio. Un gabinetto di crisi, un direttorio, chiamiamolo come si vuole. Ma facciamolo”, propone il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, ex ministro per il federalismo nel governo ombra, non nascondendo la preoccupazione per il futuro dei democratici. E in un’intervista a Panorama, pubblicata sul numero in edicola da venerdì 20 febbraio, si sfoga: “A tre mesi dalle elezioni non era il momento di dare le dimissioni. Abbiamo 5 mila comuni che a giugno vanno al voto. E non possiamo arrivarci con un gruppo dirigente privo di testa”. Il pericolo, dice, è quello di “andare in pezzi. E se pensiamo di andare alle elezioni rappezzando il vaso con lo scotch e con la colla, corriamo solo il rischio che il primo tram di passaggio lo faccia andare in frantumi”. Ma le due anime del partito, quella diessina e quella cattolica sono davvero inconciliabili? Risponde Chiamparino a Panorama:”Finora non siamo riusciti a conciliarle. Ma più che un problema di anime è un problema di correnti che dopo aver dato vita al Pd non hanno mai voluto sciogliersi. Ciascuno ha difeso i propri assetti di potere, i propri ruoli, i propri spazi, le proprie famiglie. E qualunque cosa si faccia, a cominciare dalla vicenda Englaro, non si capisce quale sia il messaggio del Pd”. Molto critico anche Arturo Parisi che spiega come, a suo parere, la strada da percorrere sia quella delle primarie subito e definisce le dimissioni di Veltroni “tardive e intempestive”, anche se ammonisce: “Non si torna indietro”. Critico anche sul metodo, perchè “ancora una volta l’assemblea convocata per sabato era chiamata a ratificare, immagino con un applauso, una decisione che era stata già presa in qualche luogo perduto”. Anche Enrico Letta non risparmia critiche allo statuto che è “barocco e schizofrenico” perchè “indica un percorso talmente contorto per fare un congresso che durerebbe mesi”. Quindi, si andrà verso un reggente? “Temo di sì per via del fatto che ci vogliono tre mesi per fare un congresso. Io sono tra quelli che andrà a studiare meglio tutte queste cose per capire se effettivamente è così. Se è così, andiamo alle europee con Franceschini e facciamo il congresso subito dopo le europee”. Letta, ospite di Maurizio Belpietro a Panorama del giorno, non esclude la sua candidatura: “Ma non è questo il momento. Se decidiamo, il congresso si farà dopo le europee e le candidature si esprimeranno dopo le europee. Adesso va rifondato il centrosinistra”. Ripartendo, conclude il ministro ombra del Welfare: “dall’alleanza con l’Udc”. Intanto sulla crisi del Pd interviene anche il presidente del Consiglio Berlusconi, che dice di non essere preoccupato da quanto sta accadendo nelle file democratiche e dunque dall’eventualità dell’assenza di un’opposizione strutturata. Rispondendo a una domanda in tal senso dei giornalisti a margine dell’incontro con il premier britannico Gordon Brown, Berlusconi ha detto: “No, ormai è una abitudine. Sono quindici anni che sono in politica. Mi sono confrontato con sette leader diversi che poi sono andati a casa. Arriverà l’ottavo e credo non vorrà tradire la regola della sinistra”. Pd nel caos dopo l’addio di Veltroni. Per la nuova leadership chi scegliereste? [...]

Il 8 Maggio 2009 alle 12:46 8 maggio 2008 - 8 maggio 2009: un anno di governo, tra crisi ed emergenze » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] 8 maggio 2008 - 8 maggio 2009. Compie un anno, il governo Berlusconi. Dopo una campagna elettorale all’insegna dell’austerity, nella quale non promette “miracoli”, ma “concretezza”, Silvio Berlusconi vince le elezioni e il suo esecutivo giura un anno fa. La crisi economica è alle porte e l’azione di governo viene improntata da subito su provvedimenti di stampo economico. Tra le riforme, vanno in porto quelle di scuola e federalismo fiscale; molti i decreti, a volte modificati in corso d’opera, scelta che causa all’esecutivo più di qualche frizione con il Quirinale. Diverse le iniziative di politica estera, nell’anno della presidenza italiana del G8: tra le altre il trattato di Bengasi o l’impegno per la crisi in Georgia. Altro fronte di azione della maggioranza è quello della sicurezza, che viaggia insieme a norme legate a situazioni di emergenza come il terremoto abruzzese o la questione rifiuti in Campania. Ecco, in pillole, alcuni dei passaggi più significativi di questo primo anno di governo. Il primo provvedimento preso dal nuovo esecutivo è sull’emergenza rifiuti a Napoli. Si tratta di una iniziativa alla quale Berlusconi attribuisce anche un valore simbolico e lo dimostra convocando subito un Consiglio dei ministri nel capoluogo campano. Lo stesso farà anche per il terremoto all’Aquila. Il decreto che stanzia 8 miliardi di euro per la ricostruzione dell’Abruzzo vede la luce il 23 aprile scorso. Tra le questioni emergenziali affrontate dal governo c’è anche la crisi Alitalia. Il decreto per il salvataggio della compagnia di bandiera diventa legge il 24 ottobre 2008. L’emergenza numero uno, però, è quella economica. Per far fronte alla complicata congiuntura internazionale il governo anticipa la manovra finanziaria a giugno. E vara inoltre 2 decreti anti-crisi. Tra i temi dell’iniziativa governativa c’è senza dubbio quello della sicurezza. Il governo a un mese e mezzo dal suo insediamento dà vita a un consistente “pacchetto sicurezza”, che viene poi diviso in un decreto e un disegno di legge. Il secondo, che prevede, tra l’altro, la possibilità di “ronde” di cittadini, ma soprattutto il reato di immigrazione clandestina, dovrebbe avere a breve il via libera della Camera anche grazie alla fiducia posta dal governo. I decreti hanno finora rappresentato la “cifra” dell’azione di governo. Testi a volte modificati in corso d’opera e sui quali diverse volte è intervenuto il Colle. La scelta di ricorrere molto spesso a questo strumento ha anche inasprito il rapporto con l’opposizione che ha fatto appello ai presidenti delle Camere. Gli interventi di Gianfranco Fini in questo senso hanno più volte provocato frizioni con il premier. Berlusconi, anche a un anno dall’insediamento, non manca di sottolineare che la sua luna di miele con l’elettorato non subisce battute d’arresto. Nei giorni scorsi ha fatto sapere di avere oltre il 75% del consenso degli italiani. Dall’inizio del governo, due consultazioni elettorali su tre gli hanno dato ragione. Il centrodestra ha infatti perso le provinciali a Trento, ma ha conquistato la regione Abruzzo e soprattutto la Sardegna. Una sconfitta, quella nell’isola, che nel Pd ha portato alle dimissioni di Walter Veltroni. Da gennaio l’Italia ha assunto la presidenza del G8 e il Summit dei grandi del mondo si terrà nel nostro Paese. Il governo, dopo il terremoto in Abruzzo ne ha spostato la sede dall’isola della Maddalena all’Aquila. Tra le iniziative del governo in campo internazionale va citato il trattato di Bengasi che chiude i contenziosi riguardanti l’avventura coloniale italiana in Libia e l’impegno per la risoluzione della crisi in Ossezia. Dopo l’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca Berlusconi ha fatto sapere che il rapporto del nostro Paese con gli Usa non cambierà. Tra i momenti più travagliati del governo Berlusconi c’è quello riguardante la vicenda di Eluana Englaro, la donna lombarda in coma irreversibile, per la quale il padre, Beppino, ha chiesto e ottenuto lo stop di alimentazione e idratazione. Mentre la maggioranza sta per approvare un ddl che obbliga i medici a riprendere quei trattamenti, Eluana muore. Maggioranza e opposizione si impegnano comunque ad approvare nel più breve tempo possibile una norma sul testamento biologico. Ma il provvedimento, dopo l’ok del Senato, è ancora all’esame della Camera. Il governo ha finora varato tre riforme strutturali. La prima riguardante la scuola, fonte di una pesante protesta di studenti e professori contro il ministro Gelmini; la seconda sulla pubblica amministrazione. La terza è il federalismo fiscale, che vede la luce, con un voto bipartisan dopo sei mesi di discussione in Parlamento. L’annunciata riforma della giustizia, invece, tarda ad arrivare. Su questo fronte si registra, però, l’approvazione del disegno di legge Alfano che prevede uno “scudo” per le più alte cariche dello Stato. [...]

Il 12 Giugno 2009 alle 17:54 Silvio ha ucciso la sinistra: “Per resuscitarla servirebbe Berlusconi” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Chi tiene in mano la pistola fumante? L’ha uccisa Veltroni? È stata una malattia genetica: è mancata l’evoluzione della sinistra. Chi l’ha fatta emergere ed esplodere è stato, suo malgrado, Romano Prodi: durante il suo governo abbiamo assistito all’impossibilità di conciliare posizione diverse e a scarse capacità di comunicare con l’elettorato. Un governo non sintonizzato con le esigenze del paese, più ‘buro-tecnico’ che politico. Chi ha poi indebolito un corpo già debilitato, è stato Walter Veltroni che tuttavia non poteva fare di più, se non accelerare il processo di anoressia elettorale. [...]

Il 12 Giugno 2009 alle 20:23 Silvio ha ucciso la sinistra: “Per resuscitarla servirebbe Berlusconi” « Ilcorsarorosso ha scritto:

[...] Chi tiene in mano la pistola fumante? L’ha uccisa Veltroni? È stata una malattia genetica: è mancata l’evoluzione della sinistra. Chi l’ha fatta emergere ed esplodere è stato, suo malgrado, Romano Prodi: durante il suo governo abbiamo assistito all’impossibilità di conciliare posizione diverse e a scarse capacità di comunicare con l’elettorato. Un governo non sintonizzato con le esigenze del paese, più ‘buro-tecnico’ che politico. Chi ha poi indebolito un corpo già debilitato, è stato Walter Veltroni che tuttavia non poteva fare di più, se non accelerare il processo di anoressia elettorale. [...]

Il 21 Gennaio 2010 alle 19:06 Amministrative 2010: il Pd riprova la scalata alla Sardegna (dalle province) - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] al Pdl (che incoronò Ugo Cappellacci governatore), mettendo l’allora segretario democratico Veltroni, nelle condizioni di dimettersi dopo soli 16 [...]

Il 3 Febbraio 2010 alle 12:37 Rischio big bang a sinista. Nella faida Pd è l’ora del tutti contro tutti - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] voluto da Veltroni, il primo segretario, e da lui costruito a propria immagine e somiglianza. Il Pd del “sì, ma anche” ironizza Pellegrino, incapace di compiere scelte e dove potevano convivere giustizialisti e [...]

Il 5 Febbraio 2010 alle 19:10 Ma come parla Bersani? Dalle metafore “al prosciutto” alla difesa di Morgan - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] marzo Bersani ha promesso che in caso di sconfitta non si dimetterà, come invece ha fatto Walter Veltorni dopo la batosta dello scorso anno , quando la Sardegna, feudo di Renato Soru, fu espugnata dal centrodestra, che incoronò Ugo [...]

Il 31 Marzo 2010 alle 18:01 Regionali, Bersani perde 2 milioni di voti. Altro che effetto Francia - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] gastrite”, si chiede la figlia dell’ex segretario, pensando forse al papà che lasciò proprio la guida del partito lo scorso anno dopo la sonora sconfitta del centrosinistra in [...]

Il 25 Agosto 2010 alle 12:21 PD, il partito delle primarie perpetue - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] infatti, ecco che si materializza puntuale il fantasma delle primarie. E’ successo dopo le dimissioni di Veltroni, il17 febbraio 2009, per la sconfitta di Soru in Sardegna, a cui è seguita [...]

Il 17 Settembre 2010 alle 14:40 Ma esiste ancora il Pd? - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] l’ex segretario Veltroni, che quando non ne può più si mette a scrivere: una lunga lettera, ad agosto sul Corriere sulla [...]

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