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“Distruttivo”. “Eccessivo”. Il Csm boccia il ddl sulle intercettazioni: il progetto della maggioranza “distrugge” questo strumento investigativo. Non usa mezzi termini il vicepresidente Nicola Mancino. Nel dibattito sul parare del Consiglio Superiore della Magistratura vota come la maggioranza dei componenti. Contrari solo i membri laici designati dal Pdl. Due gli astenuti. Il parere finale è fortemente negativo.
“L’autorizzazione delle intercettazioni solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza” spiega Mancino, “distrugge o limita fortemente la possibilità di intercettazioni”. Il vicepresidente di Palazzo dei Marescialli ha esplicitamente parlato di un contrasto con l’articolo 21 della Costituzione che tutela la libertà di stampa, a proposito della sanzione penale prevista per i giornalisti che pubblichino atti di procedimenti. “Il venir meno del segreto - ha aggiunto - è opera unilaterale del giornalista o c’è qualcuno che ha concorso nella consumazione del reato con lui?”.
E su questa parte del provvedimento si annuncia battaglia. La Giunta della Federazione della Stampa esaminerà domani in via di urgenza, con l’Ordine dei giornalisti e d’intesa con l’Unione Cronisti Italiani, ”le nuove iniziative comuni e unitarie di tutta la categoria dei giornalisti per contrastare le interferenze e le gravi minacce al diritto di cronaca che, con le novità che stanno emergendo nella Commissione Giustizia alla Camera, porterebbero addirittura alla cancellazione della cronaca giudiziaria”: lo si legge in una nota della Fnsi.
”L’assalto ai giornali e ai giornalisti che vogliano rispondere al diritto dei cittadini a conoscere come vanno le cose che riguardano la propria vita, a sapere se e come procedono le inchieste giudiziarie su vicende di rilevanza pubblica - continua la nota - sta assumendo dimensioni intollerabili e incivili. L’emendamento che introduce, nel ddl intercettazioni, il carcere fino a 3 anni per chi pubblica notizie, non solo di conversazioni poste agli atti, ma anche di riassunti della documentazione sulle indagini è profondamente illiberale. Non è in gioco un privilegio di una categoria, quella dei giornalisti, o il preteso potere di un’impresa, quella editoriale. Si vuol trattare da criminali queste due categorie e da poveri di diritti i cittadini, privati di un bene costituzionalmente garantito: l’informazione. I giornalisti, per deontologia professionale e per le convenzioni internazionali sui diritti dell’uomo, hanno sempre l’obbligo di non tacere sui fatti di pubblico interesse e di darne conto ai cittadini, anche qualora le notizie dovessero provenire da fonti riservate che altri avevano l’obbligo di custodire assicurandone la segretezza”.
E in un comunicato congiunto anche la federazione degli editori (Fieg) si appella al presidente della Repubblica e al Parlamento affinché ”vengano evitate nel nostro ordinamento norme che costituiscono un’evidente e palese compressione dei valori della libertà di stampa riconducibili all’articolo 21 della Costituzione”.
A introdurre l’emendamento contestato è stata la parlamentare del Pdl Deborah Bergamini, che nel novembre 2007 finì nella bufera per intercettazioni legate al suo lavoro come responsabile di marketing strategico in Rai. ”Sono assolutamente convinta di quello che ho fatto - spiega - perché secondo me i diritti dei cittadini vengono prima di ogni altra cosa. E il diritto alla privacy è un diritto sacrosanto già tutelato, proprio nel codice della privacy, con il carcere da uno a tre anni”.
Il parere è ”antigovernativo e corporativo” e il Csm ‘’si atteggia a Terza Camera”, hanno sostenuto Gianfranco Anedda (An) e Michele Saponara (Fi). Il Consiglio superiore, hanno accusato, ”vuole coprire l’incapacità dei Pm, consentire abusi nelle intercettazioni e attuare un regime in cui un cittadino qualunque possa essere intercettato alla cieca”.
Il Csm ha esposto il proprio parere con una critica punto per punto sul ddl: in particolare secondo l’organo di governo della magistratura, la necessità dei “gravi indizi di colpevolezza”: ”Le intercettazioni non si dovrebbero più effettuare - avverte il Csm - per scoprire gli autori di omicidi, violenze sessuali, rapine o altri reati gravissimi, per i quali il fatto sia immediatamente noto, mentre assolutamente ignoto ne sia l’autore. Il ritrovamento di un cadavere e l’evidenza che si tratta di una persona uccisa non sarebbero più sufficienti per autorizzare le intercettazioni, essendo necessario anche aver già individuato il possibile autore”. Nel mirino anche i limiti alla durata (la massima è di 30 giorni prorogabili di altri 30):”La fissazione di termini cosi’ limitati non corrisponde alla realtà e pone gli uffici di procura e le forze di polizia nella evidente difficoltà di svolgere seriamente il loro lavoro”.
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Commenti
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Il 17 Febbraio 2009 alle 23:47 Zione ha scritto:
Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce !
Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia Preghiera !
Accogli fra le Tue Braccia Misericordiose e fa che riposi in PACE la BUONANIMA della GIUSTIZIA !!! AMEN !!! AMEN !!! AMEN !!!
Preghiamo Fratelli !!! Preghiamo per il GRAVE LUTTO !!!
Requiem Aeternam dona eis, DOMINE, et Lux Perpetua luceat eis.
Nella paziente attesa di una Pronta RESURREZIONE (AMEN !), da parte del Legittimo Governo; Oremus Fratres, OREMUS !!! OREMUS !!!
Il 18 Febbraio 2009 alle 20:34 lucia rosi ha scritto:
Se i magistrati lavorassero onestamente non avrebbero bisogno di adottare nei confronti dei cittadini mezzi “invasivi” e, perciò, lesivi della propria privacy. Comunque, penso che il vero punto “dolens” stia nel fatto che la casta-magistratura non vuole alcuna limitazione e,se poi,grazie a “schegge impazzite di intercettazioni,” riuscisse a “distruggere” Berlusconi, il suo sogno sarebbe del tutto coronato!
Il 18 Febbraio 2009 alle 21:35 dinmau ha scritto:
Magistratura e Giornalisti ovvero gli INTOCCABILI! Come si difendono uno con l’altro, guai a mettere loro limitazioni! La Giustizia è comatosa, i Giudici ci mettono anni per scrivere una sentenza e mandano ai domiciliari chi ben sappiamo rovinando la vita a molte donne, intasano i tribunali e fanno durare le cause un’eternità; i giornalisti di parte, approfittano a piene mani delle carte che passano abusivamente loro, per nuocere gli avversari; ma guai accennare di mettere un po’ d’ordine, fanno subito la voce grossa! Basta, le REGOLE debbono valere per tutti e si rispolveri l’esito di quel referendum vinto dai “SI” che condannava i Giudici a pagare per i loro errori!
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