Decreto anti stupri: il governo cerca l’ok del Colle. Che frena sulle ronde

Intervento della polizia

Sul decreto anti-stupri, il Governo cerca l’ok del Quirinale. Obiettivo: un testo da presentare al Consiglio dei ministri di venerdì, senza scatenare un altro caso istituzionale. Anche per questo il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, è salito infatti nel pomeriggio al Colle per sondare gli umori del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Nel decreto, ha sintetizzato Maroni, ci sarà “carcere certo per chi commette stupri, gratuito patrocinio per le vittime, maggiore controllo del territorio e misure più incisive per combattere l’immigrazione clandestina”. Sembra invece essere tramontata l’ipotesi di inserirvi le ronde, che dunque seguirebbero l’iter del disegno di legge sulla sicurezza ora alla Camera. Non ci sarebbero infatti i requisiti di urgenza, senza contare le riserve emerse all’interno della maggioranza, in testa il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.

Dopo lo scontro sul caso Eluana, il Governo vorrebbe evitare nuove frizioni con Napolitano che deve controfirmare il decreto dopo averne valutato i requisiti di necessità ed urgenza. Del provvedimento potrebbero parlare anche Napolitano e Berlusconi nell’incontro in programma domani pomeriggio, il primo dopo gli attriti dei giorni scorsi. A preoccupare è, in particolare, uno dei punti che più stanno a cuore a Maroni, cioé il prolungamento della permanenza dei clandestini nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) oltre gli attuali due mesi. Il ministro vorrebbe l’allungamento fino a 18 mesi, ma la misura - contenuta nel ddl sicurezza - è stata bocciata al Senato.

Ci sono, inoltre, sentenze non favorevoli della Corte Costituzionale di cui tener conto.
Difficile, su questi presupposti, immaginare un sì dal Colle, il cui punto di riferimento sarebbe il testo già approvato da Palazzo Madama, più - eventualmente - ulteriori norme specifiche contro gli stupri. Il punto di mediazione potrebbe essere la previsione di una proroga al trattenimento nei Centri di 60 giorni, rinnovabile per altri 60. Si arriverebbe così a sei mesi. La bozza contiene poi le norme più propriamente legate alla violenza sessuale, stralciate dal ddl sicurezza: la custodia cautelare in carcere obbligatoria per chi è accusato di stupro, il no ai benefici della Gozzini per i condannati, una stretta contro gli autori di violenza sessuale di gruppo e nei confronti di minori, nonché l’arresto obbligatorio in flagranza. Previsto, inoltre, il diritto al gratuito patrocinio per le vittime di stupri, anche in deroga ai limiti di reddito. Su queste misure c’é pieno accordo nella maggioranza ed un sostanziale via libera da parte dell’opposizione. Previsto inoltre il potenziamento del controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, non con assunzioni (mancano i fondi), ma organizzando meglio le pattuglie su strada delle forze dell’ordine. Nella bozza c’é infine anche la possibilità, da parte dei Comuni, di mantenere per sette giorni dalla data di registrazione i filmati dei sistemi di videosorveglianza presenti nelle città.

Critica l’opposizione. Il leader del Pd, Walter Veltroni, si dice “favorevole a garantire la effettività della pena comminata, ma siamo contrari a ogni forma di demagogia, come le ronde, che in questo momento crea un clima pericoloso nel Paese”.
Pier Ferdinando Casini (Udc) si dice “disponibile a votare il decreto, con una condizione: che si evitino nuovi spot o idee estemporanee come le ronde e si proceda al rifinanziamento delle forze dell’ordine e al reintegro degli organici della Polizia di Stato”.
Netto, invece il no di Antonio di Pietro. “La risposta vera per contrastare gli stupri, come anche le rapine e gli omicidi” osserva “sta nel dare gli strumenti adeguati: intercettazioni, risorse, macchine della polizia. Tutto il resto sono solo chiacchiere e propaganda”.

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