
Che sia per forma o per convinzione. Perché stanco del logorìo nei suoi confronti o abbattuto per un’altra bruciante sconfitta (più del suo partito che del candidato Soru) raccolta in Sardegna.
Di fatto Walter Veltroni ha detto stop. Ha convocato una riunione con i big dei Democratici e, dopo aver analizzato il risultato delle elezioni li in Sardegna, ha rassegnato il suo mandato di segretario. Cioè, ha più o meno detto: se volete mi faccio da parte. Ad ascoltarlo, intorno al tavolo Pier Luigi Bersani (il prossimo sfidante al Congresso), Enrico Letta, Rosy Bindi (suoi concorrenti alle primarie del 2007) , Piero Fassino (il segretario diessino che si vanta di non aver un’elezione in passato) e i capigruppo di Camera e Senato Antonello Soro e Anna Finocchiaro. Un parterre completato dal portavoce Andrea Orlando e dal coordinatore Goffredo Bettini.
Risposta: il Pd gli chiede di restare. Con un secco no il vertice ha respinto le dimissioni, spiegando che non è in discussione la leadership. Insomma, per adesso il segretario, resta al suo posto. Per adesso. Il segretario ha chiesto tempo (un’ora e mezza) per riflettere se dare o meno seguito alla sua decisione: la riunione del coordinamento è stata infatti aggiornata alle 15.30 proprio per concedere al segretario un momento di riflessione.
A spiegare la posizione dei vertici democratici rispetto al segretario è Francesco Rutelli, che in una nota inserita su Facebook assicura: “L’esperienza di Margherita e DS è conclusa. Ora Veltroni faccia quello che non è riuscito a fare finora. Ha il pieno rinnovo della mia fiducia per fare un partito nuovo. Non si torna indietro”. E allora si guarda avanti, anche se non si può non considerare la débâcle sarda, dove il Pd è incappato in un insuccesso pesante (il candidato del centrosinistra e governatore uscente Renato Soru è indietro di nove punti percentuali rispetto al candidato del Pdl Ugo Cappellacci).
Pur tenendosi Walter (le Europee si avvicinano e sarebbe rischioso un cambio di segretario ora), i responsabili del partito starebbero comunque discutendo di un eventuale “allargamento” della leadership dopo la debacle giunta dal voto sardo. Portrebbe cioè toccare al vertice del partito tracciare la rotta per i prossimi mesi.
Anche perché la sconfitta di Soru e l’affermazione di Cappellacci in terra sarda cadono infatti in un momento estremamente delicato per il partito che, dopo aver perso le regionali in Abruzzo, si prepara alle europee in un clima interno assai difficile: dal giorno dell’incoronazione alle primarie del 14 ottobre 2007, in realtà il segreatrio non ne ha vinta una di elezione (a parte quelle in Trentino). Mentre qua e là per il Paese le amministrazioni rette dai suoi uomini sono entrate in (profonda) crisi: in Campania, in Basilicata, in Toscana (a Firenze, alle primarie per il dopo Domenici domenica ha vinto Matteo Renzi, un giovane margheritino, non certo appoggiato da Roma).
Senza contare le continue divisione interne, la miriade di correnti (o di anime) che scorrono come fiumi carsici all’interno della compagine, i nodi da sciogliere in riferimento alla collocazione europea, i temi (bio)etici come il testamento biologico, la questione delle alleanze future (con il centro come vorrebbero gli ex margheritini o con la sinistra come vorrebbero Bersani-D’Alema) e di quelle in corso (con l’incontrollabile Antonio Di Pietro).
A proposito, a farsi sentire, sia pur fuori dal coordinamento Pd, è stato proprio l’ex pm: “L’Idv sale, il Pd scende. Questo dimostra che quando si sta all’opposizione, si fa opposizione non ammuina. L’unica vera opposizione siamo noi dell’Italia dei valori. Il Pd è stato sconfitto perchè non si sa se è maschio o femmina, carne o pesce”. Antonio Di Pietro tira così una sciabolata a Veltroni e lancia per il futuro “una coalizione alternativa con le forze politiche che ci vorranno stare, ma che guarda soprattutto alla società civile, senza etichette ideologiche, senza ghettizzarsi da una sola parte politica”.
A difendere il leader, ci pensa il solitamente critico Massimo Cacciari: la colpa della sconfitta non è né di Soru né di Veltroni, argomenta il filosofo sindaco di Venezia ad Affaritaliani.it: “È il Pd nel suo insieme che non va. Tutta la leadership del partito in questi mesi si sta dimostrando non all’altezza della situazione. Non si affrontano i problemi organizzativi (che ho sottolineato tante volte), non si sviluppa un dibattito politico-strategico all’interno del partito, la dialettica è ancora bloccata sulle vecchie leadership e non si promuovono forze giovani. In questa situazione quanta strada si vuole fare? È evidente che finisca così”.
A dare invece un giudizio duro sul Pd ci pensa niente meno che il direttore dell’Unità (quotidiano il cui “mecenate” è proprio Renato Soru). Nell’editoriale di oggi Concita De Gregorio parla dei “due giorni più bui della breve storia del Pd” e poi precisa: “Delle sue oligarchie, per l’esattezza: punite con severità assoluta da un elettorato stanco di lotte intestine e clandestine, dei giochi di potere sotterranei, eppure così visibili”. De Gregorio parla di una “lotta fratricida fatta di colpi bassi e bassissimi: una guerra che mai si cura del bene comune, dell’alleanza politica, dell’interesse pubblico, delle città e delle regioni, delle persone che ci vivono, del Paese. Una politica dimentica di essere al servizio dei cittadini e convinta che i cittadini siano al suo servizio. Gli elettori li hanno puniti: esausti, esasperati, nauseati e in qualche caso incattiviti fino al punto di farsi del male. Ora basta, davvero. Questo ha detto il voto: ora basta, toccare il fondo a una sola cosa serve se non uccide. A risalire”. Chissà se Veltroni ha ancora fiato per riuscirci.
Discutine sul FORUM: “Veltroni, che batosta in Sardegna… Ma ora?”
- Martedì 17 Febbraio 2009
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Commenti
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Il 17 Febbraio 2009 alle 15:47 vincenzoaliascontadino ha scritto:
LA DIVINA COMMEDIA DI VINCENZO ALIAS IL CONTADINO? NO, DEL PD!
Woterloo ha rassegnato il suo mandato di segretario, ma ad ascoltarlo Pier Luigi Bersani, Enrico Letta, Rosy Bindi, Piero Fassino e i capigruppo di Camera e Senato Antonello Soro e Anna Finocchiaro gli stessi del disaster? Risposta: Devi restare e ha respinto le dimissioni, spiegando che non è in discussione la leadership, davvero? Certo non lo è, solo che il PD, non va come dice Cacciari, poiché non è né carne, né pesce, forse pesceserra o come canta Mina C**? Io non lo so che sono tutti colpevoli di avere aizzato il Popolo Comunista contro Berlusconi target, che oramai s’è imborghesito, ma questo gia dagli ottanta, quando ero un attivista Politico, quei Kompagnuzzi oltre a fare richieste salariali, menavano botte da orbi e molotov di cui porto ancora i segni! Ora il D’Alema, cioè il suo killer li ha soggiogati tutti intercettato: “ Fateci sognare…” Alla faccia del bicarboneto! Inutile usare lo sbianchetto se sono“ tutti dentro “ imbambolati nelle varie Amministrazioni ad arrecare danni e a percepire lauti stipendi da pannoloni e cachet di vario tipo, mentre la politica langue con insulti di tutti i tipi anche quella da spiaggia che sfoggia Di Pietro dei suoi alti Valori pedagogici: Schiavettones e sacchetti e lasciare marcire in galera o parli o ci resti per 10 anni in salamoia come successe a Berlusconi, Andresti “ con ritorno da passato al futuro passato con la Sindrome di Stoccolma essendo pantalone votava per Prodi. Ora la Politica del nuovo è il NIET! Persino qualcuno volando sul nido del cuculo dice: “ Io no non ci sto dando in Piazza da Lezioni di Democrazia “ proprio lui che firmava condanne a morte ad infermi?
vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera
Il 17 Febbraio 2009 alle 18:34 Caos sardo nel Pd, Veltroni saluta: “Dimissioni confermate” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] L’ipotesi di lasciare erar stata messa sul tavolo dal leader nella mattinata di martedì, al coordinamento del partito (presenti tra gli altri Pier Luigi Bersani, Enrico Letta, Rosy Bindi, Piero Fassino e i capigruppo di Camera e Senato Antonello Soro e Anna Finocchiaro) dedicato alla sconfitta elettorale del centrosinistra in Sardegna. “Se per molti sono un problema, io sono pronto ad andarmene per il bene del partito” avrebbe detto Veltroni, raccogliendo il secco “no” del vertice del partito e l’invito a ripensarci. Ma nel primo pomeriggio le condizioni per Veltroni non sono cambiate e l’ex sindaco di Roma ha confermato il suo addio. [...]
Il 18 Febbraio 2009 alle 14:13 pietroancona ha scritto:
allergia fatale
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Ora tutta l’area che va dal PD a tutta la sinistra è devastata.. E’ come la striscia di Gaza bombardata dagli israeliani solo che la destra non può dire di averne il merito. La causa, anzi le cause, sono tutte interne al PD ed alla sinistra malati per la degenerazione patologica di quel progetto politico che si diparte dalla Bolognina e per la perdità di identità subita dai socialisti dopo il terremoto giudiziario craxiano.
Il PD era diventato un partito allergico, fortemente allergico a quanto di progressista ci fosse non solo nella storia del PCI dal quale viene e della sinistra DC ma anche dello stesso Ulivo che non era contraddittorio ed eterogeneo così come è diventato il PD. L’Ulivo è stato un serio, importante tentativo di unificare il PC e la DC in un partito, in una piattaforma rivolta al miglioramento delle condizioni sociali e all’avanzamento della democrazia italiana. L’Ulivo stava con i lavoratori, appoggiò il grande sciopero per la difesa delle pensioni e gli alleati dell’Ulivo come Dini accettavano di stare in un percorso politico, in un progetto se non di sinistra almeno democratico.
Il PD invece è nato dalla rincorsa a destra di due gruppi dirigenti ex Margherita ed ex DS ed è diventato nel tempo un informe clone del PDL senza esserlo nella sua base elettorale.
Quando i due gruppi dirigenti hanno smesso di rincorrersi a destra hanno cominciato a rincorrere a destra il PdL: siamo al punto in cui su alcune cose le posizioni di Fini risultano più accettabili alla sensibilità democratica di quelle espresse da tanti esponenti del PD.
Ieri Rutelli ed un altro gruppo di fedelissimi del Vaticano hanno votato la norma che limita la libertà personale garantita da oltre duecento anni di rivoluzioni liberali. Il testamento biologico diventa il contrario di quello che è in tutto il mondo: l’alimentazione e l’idritazione forzata cozzano con la ratio che ne fa una manifestazione di volontà da rispettare.
I lavoratori italiani manifestano contro il continuo degrado delle loro condizioni materiali e delle normative che presiedono il rapporto di lavoro e tre quarti del PD fanno sapere di non condividere e coloro che vanno in piazza si guardano bene dal compromettersi con dichiarazioni troppo “radicali” di appoggio.
Il PD di Veltroni ha proseguito la corsa suicida iniziata da Fassino: prima dalla parte dei lavoratori, poi in posizioni di terzietà tra capitale e lavoro ed infine dalla parte della confindustria con un pegno importante dentro la elezione di Calearo e Colaninno (cosa ben diversa degli industriali progressisti di stampo olivettiano del vecchio PCI) e l’adesione alle scellerate scelte relative all’Alitalia, al precariato, all’abolizione del contratto nazionale. Ichino, deputato del PD, sostiene apertamente l’abolizione dell’art.18.
Nella terribile vicenda dei bombardamenti israeliani alla striscia di Gaza non solo si sono abbandonati i palestinesi ed i pacifisti, ma si partecipa a manifestazioni di sostegno degli aggressori.
Ognuno può ripercorrere per conto suo le scelte compiute in questi anni dalla Margherita e dai DS prima e poi dal PD: una corsa affannosa e sempre più accelerata verso l’asocialità della destra italiana e verso un neoconfessionalismo che desta perplessità e a volte anche rabbia negli stessi ambienti cattolici progressisti.
Il PD ha inseguito la destra sul piano più repellente della xenofobia e lo ha fatto con ordinanze dei suoi sindaci odiose ed apertamente ostili verso i poveri. Il Sindaco di Padova si è spinto a rimuovere le panchine ed abolire i semafori per cacciare i lavavetri. Ha assediato con un muro allucinante un quartiere costringendo alla evacuazione i suoi abitanti in gran parte immigrati.
Nella sua deriva a destra fino alla xenofobia è accaduto un fatto che riguarda lo stesso Veltroni: subito dopo l’aggressione della povera signora Giovanna Reggiani ha preteso la convocazione del Consiglio dei Ministri, allora presieduto da Prodi, rivendicando con acuti strilli immediati provvedimenti restrittivi dei diritti dei migranti. Il governo si è riunito ed ha fatto quanto chiesto dall’allora Sindaco di Roma. Questo fatto ha ben impresso nell’opinione pubblica l’idea e la necessità di una politica securitaria che ora con il governo Berlusconi già raggiungendo livelli maniacali e limiti alle libertà non solo degli stranieri ma anche degli italiani.
Con la decisione di rompere con la sinistra che si era dissanguata per tenere in vita il governo Prodi chiudendosi alle legittime aspettative e richieste della sua base espresse con la manifestazioni del venti ottobre 2007, il PD ha voluto stabilire un confine nettissimo con tutto ciò che in parte era stato in passato e che è ancora il sentire comune dei partiti socialisti europei. Si è voluto proporre come partito di centro moderato non rendendosi conto che in Italia il centro non esiste e che la stessa congiuntura economico-sociale spinge verso posizioni di netta radicalizzazione: o stai con la Marcegaglia o stai coi lavoratori. Non dico con i Sindacati dal momento che questi dal patto per l’Italia in poi sono coinvolti ed in parte hanno coinvolto la stessa CGIL in una politica di progressiva inesorabile riduzione dei diritti dei lavoratori.
Purtroppo non esistono punti di riferimento validi dai quali ripartire per ricondurre a “normalità” la dialettica politica del Paese: un partito di destra o moderato ed un grande partito di ispirazione socialdemocratica che si contendono il potere. Le cose non stanno così e la crisi di identità dei PD risoltasi in una adesione ai principi della destra ha contagiato aree della sinistra radicale. Credo che la scissione del gruppo di Vendola, il PSI, la sinistra democratica aspirano ad allearsi con il PD senza fare tante storie sulla sua vocazione centrista o di centro-destra. Il resto della sinistra, dai comunisti italiani al Prc, ha grossi problemi nella sua nomenclatura fatta da tante persone che stanno vivendo una dolorosa “sindrome occhettiana” e sono ancora in fase di elaborazione del lutto per la perdita delle proprie posizioni di prestigio
che non consente loro una analisi della realtà.
Il Partito di Di Pietro ha tratto vantaggio da questo enorme casino appropriandosi di posizioni di “sinistra” che pur non gli sono congeniali, ma comunque capendo che doveva stare vicino ai lavoratori. Di Pietro si è speso nella vicenda Alitalia e questo è stato notato ed ha dato speranza a tanti. Qualcuno mi dice: e se votassimo per Di Pietro?
Ma Di Pietro non può coprire il vuoto oggi ingombro dalla rovine della sinistra.
Allo stato delle cose c’è una destra che ha fatto diventare sentire comune il suo odio per i poveri e per la giustizia e restano poche testimonianze di un’Italia diversa rappresentate da persone come Gad Lerner che sta conducendo una appassionata lotta contro i pregiudizi razziali, come Santoro, come Pietro Marcenaro che ha scritto una bella pagine di passione civile su Lampedusa, il Prof. Marino con la sua proposta di referendum, il gruppo del Manifesto, tutto il popolo disperso della sinistra comunista e laica. Ma come dicevo si tratta di testimonianze e ci vuole ben altro. Temo che una parte dell’elettorato del PD convertito da Treu, Letta, Rutelli e tanti altri “modernisti” alla causa della destra italiana confluirà del PDL di Berlusconi che diventerà un Partito-Regime.
Pietro Ancona
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