Voto sardo, terremoto nel Pd: più di Soru, perde Veltroni

Walter Veltroni e Massimo D'Alema

L’immagine del Pd in questa notte che certifica un’altra batosta elettorale? Il portone della sede nazionale è chiuso. Man mano che passano le ore perde le speranze di vincere in Sardegna e rinvia alla riunione del coordinamento di domani ogni decisione sulla rotta da seguire, già molto accidentata al punto che il veltroniano Giorgio Tonini tornava a chiedere l’anticipo del congresso. Un’ipotesi che tanto Veltroni quanto i suoi sfidanti, Bersani in primis, tendono a scartare, per motivi diversi ma tutti consapevoli dei rischi altissimi di un scontro congressuale a ridosso delle europee.

Spoglio al cardiopalma ed estenuante per il Partito Democratico, che già dai sondaggi degli ultimi giorni sapeva che sarebbe stato un testa a testa durissimo. Il segretario ha sempre ripetuto che il voto sardo non era un referendum tra lui e Berlusconi ma una sfida regionale, gestita in prima fila da Renato Soru che ha sempre voluto carta bianca sia dal Pd, commissariato dopo lo scioglimento della giunta, sia dagli altri partiti della coalizione. Ma tutti al vertice dei democratici sono coscienti che questa sconfitta (la lista del Pd a sostegno del Governatore uscente si è fermata poco sotto il 25%, dieci punti in meno rispetto alle politiche di aprile 2008) non può che allargare le fratture interne e accelerare una fase congressuale cominciata nei fatti dopo la discesa in campo di Pier Luigi Bersani.
L’ottimismo iniziale è scemato quando, racconta un dirigente del Pd, “si è capito che a Sassari e a Nuoro, tradizionalmente più vicine a noi, si era vinto ma con un vantaggio stretto”.
Non sufficiente, quindi, a bilanciare i voti di Cagliari, dove il Pdl è più forte. Ma c’è un altro dato che, man mano che le sezioni scrutinate aumentavano, ha preoccupato i big del Pd, cioè i consensi del Pd intorno al 25%, ovvero quasi dieci punti sotto il risultato delle politiche.
Perché tra le varie sfaccettature del voto sardo c’è anche il peso del Pd rispetto a Soru, da più parti accreditato come un possibile futuro leader del partito a maggior ragione dopo che, come dimostra la vittoria di Matteo Renzi alle primarie fiorentine, gli elettori sembrano stufi di candidati identificati con gli apparati ed i vari capicorrente.
Con tutti gli aspetti del voto sardo si cominceranno a fare i conti a Roma da subito. Quello che è certo è che Veltroni non ha alcuna intenzione nè di mollare ma nemmeno di continuare a farsi logorare fino alle europee. Per questo, anche se il congresso non sarà anticipato, come pensano in molti, sarà da rivedere lo schema della conferenza programmatica e magari anche l’assetto del vertice del partito, anche se “ora” spiega un dirigente “i primi a non avere più interesse a fare un comitato di emergenza sono critici e sfidanti, ormai sincronizzati sui tempi previsti del congresso ad ottobre per tirare lì le somme della gestione veltroniana”. Che al “nemicoamico” di sempre, Massimo D’Alema non piace proprio più: alla sollecitazione di Fausto Bertinotti, “Sospendiamo le dispute identitarie. Rimettiamoci tutti in gioco”. D’Alema risponde con un sì: “Occorre ripartire insieme, non fare terra bruciata. Il Pd deve aiutare una sinistra disposta a misurarsi con la sfida del governo”.

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Commenti

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Il 17 Febbraio 2009 alle 14:59 Veltroni al Pd: “Pronto a dimettermi”. No dei vertici: “Resti leader” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Che sia per forma o per convinzione. Perché stanco del logorìo nei suoi confronti o abbattuto per un’altra bruciante sconfitta (più del suo partito che del candidato Soru) raccolta in Sardegna. Di fatto Walter Veltroni ha detto stop. Ha convocato una riunione con i big dei Democratici e, dopo aver analizzato il risultato delle elezioni li in Sardegna, ha rassegnato il suo mandato di segretario. Cioè, ha più o meno detto: se volete mi faccio da parte. Ad ascoltarlo, intorno al tavolo Pier Luigi Bersani, Enrico Letta, Rosy Bindi, Piero Fassino e i capigruppo di Camera e Senato Antonello Soro e Anna Finocchiaro. Risposta: il Pd gli chiede di restare. Con un secco no il vertice ha però respinto le dimissioni, spiegando che non è in discussione la leadership. Insomma, per adesso il segretario, resta al suo posto. Per adesso. A spiegare la posizione dei vertici democratici rispetto al segretario è Francesco Rutelli, che in una nota inserita su Facebook assicura: “L’esperienza di Margherita e DS è conclusa. Ora Veltroni faccia quello che non è riuscito a fare finora. Ha il pieno rinnovo della mia fiducia per fare un partito nuovo. Non si torna indietro”. E allora si guarda avanti, anche se non si può non considerare la débâcle sarda, dove il Pd è incappato in un insuccesso pesante (il candidato del centrosinistra e governatore uscente Renato Soru è indietro di nove punti percentuali rispetto al candidato del Pdl Ugo Cappellacci). [...]

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