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Non accetta domande, perché forse non ha tutte le risposte. Non le ha o non le vuole dare, per opportunità politica, per il bene del partito, perché Uolter è buono dentro.
Di fatto l’addio dell’ex segretario del Pd, da oggi deputato semplice Veltroni, è un vero e proprio comizio di commiato, davanti ai vertici del partito, nella sala Adriano di piazza Di Pietra.
Intervento amaro (qui il VIDEO da RaiNews24), pieno di rimpianti e speranze frustate: specchio dei 16 mesi più difficili della sua vita politica al vertice del partito. Nonostante dica di lasciare “sereno e senza sbattere la porta” il suo discorso è pieno di rammarico.
“Sognavo un partito nuovo e aperto. Non ce l’ho fatta e chiedo scusa per questo. Sento di non aver corrisposto alla spinta di innovazione”. Tutto ciò è accaduto per un motivo, precisa, “ho seguito un riflesso antico che io considero un valore: il tentativo di tenere tutti uniti. Anche se poi, come spesso succede, non ci si riesce”. E sul futuro apre ai giovani: “Penso che il passaggio dei prossimi giorni si dovrà accompagnare all’avanzare di forze e energie nuove, ad esperienze legate ai territori e ai nostri amministratori”.
Il ricordo più bello? La manifestazione del 25 ottobre con le bandiere del Pd che sventolavano, simbolo della consapevolezza della gente dell’identità democratica, che a volte è mancata nella classe dirigente del partito. “Lascio” dice “senza sbattere la porta». Le dimissioni sono state una «scelta giusta per mettere al riparo il Pd da ulteriori logoramenti. Perché serve un nuovo clima per costruire quella solidarietà ” interna che é necessaria al progetto del Pd. “A chi viene dopo di me” chiude Veltroni “non chiedetegli con l’orologio in mano di ottenere dei risultati. Un grande progetto politico si misura nel tempo”. Veltroni biasima proprio quella “sindrome di logoramento” che ha portato a “bruciare molte leadership nel centrosinistra. Liberiamoci dalla logica che ci ha portati in sei anni a cambiare sei o sette leadership, mentre Berlusconi, se vincesse o perdesse, è rimasto al suo posto. Questa logica ci ha fatto male perché ha trasmesso un’idea di precarietà ”. Agli avversari interni la promessa: “Non farò agli altri quello che è stato fatto a me”.
Ce n’è anche per Berlusconi, l’ex leader dei democratici. “Berlusconi ha vinto la battaglia dell’egemonia perché con i suoi mezzi ha stravolto il sistema dei valori e ha costruito un sistema di disvalori contro i quali bisogna combattere con coraggio” si lascia sfuggire. L’ultimo attacco all’avversario che, insieme ai contrasti interni, l’ha affossato: “Berlusconi ha stravolto i valori e costruito un sistema di disvalori contro i quali bisogna combattere con coraggio, va fatto un lavoro profondo nella società . Dire queste cose non è anti-berlusconismo, ma è esercizio della critica che in democrazia è un valore”.
Poi rivendica i suoi successi: “La vocazione maggioritaria del Pd è la cosa a cui tengo di più”. Per Veltroni, l’obiettivo del Pd deve essere “conquistare la maggioranza dei consensi”, una cosa che finora non è mai accaduta neanche quando si sono vinte le elezioni. Un obiettivo da raggiungere “ovviamente non solo con il Pd, ma certamente con una maggioranza riformista. Il Pd non deve essere il vinavil che tiene incollate cose diverse”. Poi una sferzata al centrosinistra: “Bisogna eliminare i personalismi, basta con la sinistra salottiera e giustizialista, la sinistra dev’essere capace di recuperare il giusto rapporto con la vita reale dei cittadini. Serve più solidarietà tra di noi”. Fa degli esempi del “masochismo” del Pd: “Se a un congresso di destra si attacca la sinistra si attirano consensi. E se a un congresso di sinistra si attacca la sinistra si attirano consensi. Bisogna stroncare questo meccanismo. Tornare a essere orgogliosi dei valori che ci tengono uniti”. Quindi un messaggio a come si fa l’opposizione: “Serve un’opposizione riformista. Non serve urlare. Bisogna preparare un’alternativa, cambiare le regole del gioco. Essere anche duri, ma essere riformisti. Che sono sempre stati l’obiettivo dei conservatori”. Quindi sul futuro si lascia sfuggire un: “Annaffiate e amate questa pianta. Non bisogna tornare indietro o il sogno svanisce”. Confermando il proprio impegno: “Da una posizione molto discreta cercherò di dare una mano al progetto del Pd, che è stato la speranza e il sogno politico della mia vita perseguito con tetragona coerenza”.
Si va verso la conclusione: e Veltroni, esperto homo mediaticus, chiude con un classico: i ringraziiamenti. Che vanno alle persone che “nessuno cosnosce”, ovvero gli uomini della sua scorta: “Questa mattina ho scritto una lettera al prefetto per chiedergli di togliermi la scorta”, ha detto, usando parole affettuose anche per gli uomini del suo staff. Poi: “Ringrazio Dario Franceschini per la sua lealtà e solidarietà , che sono virtù rare in un uomo politico”, ovvero quella capacità “per cui anche se non si è d’accordo su qualcosa alla fine si dicono le stesse cose e si condividono le idee di fondo”. E ancora, ecco i grazie al capo dello Stato Giorgio Napolitano, gli ex presidenti della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi ma anche i presidenti di Camera e Senato Gianfranco Fini e Renato Schifani “per la correttezza dimostrata in questi mesi”.
Per quanto lo riguarda, Veltroni assicura che darà il suo contributo ma da una “posizione assolutamente discreta”. In realtà , dopo 30 anni ai vertici della politica, dice di voler guardare oltre: “Comincia per me un tempo nuovo”, annuncia l’ex sindaco di Roma che lascia intravedere un’esperienza in Africa: “Si è spesso ironizzato” dice “ma l’Africa è un luogo naturale per chi ha una coscienza civile e ora ho la possibilità di scoprirlo”.
Sono le 12 passate quando Veltroni chiude la sua storia da segretario Pd: “Ho chiesto a Dario (Franceschini, il suo vice, ndr) di assumere le responsabilità di questo momento nella speranza che si possa dare rapidamente certezza; ma poi, senza concitazione, si deve svolgere un congresso con una vera discussione politica, non imbrigliata”: questa la rotta che Walter Veltroni indica.
E infatti: “Il coordinamento ha deciso di dare corso agli adempimenti statutari e, quindi, convocare per sabato l’assemblea costituente, che o eleggerà un nuovo segretario, oppure aprirà il percorso congressuale, come previsto dallo statuto”. Così il portavoce del Pd Andrea Orlando, al termine della riunione del coordinamento. Dunque, per ora, nessuna proposta ufficiale da parte del vertice del partito, ma restano in piedi sia l’ipotesi di eleggere un segretario pro tempore fino alle europee e quindi al congresso di ottobre, sia di aprire la fase congressuale e, nel frattempo, il partito sarebbe retto da una sorta di direttorio collegiale. Orlando specifica che “la decisione sarà presa dopo la riunione dei segretario regionali che si terrà nelle prossime ore. A breve saranno riuniti anche i segretari provinciali del Pd”. È certo, conclude Orlando che “andremo all’assemblea costituente con una proposta che però prima passerà dalla conferenza dei segretari regionali”.
Il VIDEO servizio:
- Mercoledì 18 Febbraio 2009
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Commenti
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Il 18 Febbraio 2009 alle 17:12 prat_pratico ha scritto:
Componete i resti del PD ! Pericolo Creature Necrofaghe.
Questa sinistra è moribonda perché comunista,forse post-comunista,è ancora sotto la sbornia del compromesso storico con una mitica “balena bianca”, preferibilmente addomesticata da Mani Pulite ,è nel pericolo di trasformarsi in una creatura non-morta,in uno zombie della cultura ,prima ancora della politica.Una sinistra che non ha fatto ancora i conti con il cadavere eccellente di Bettino Craxi. Eppure gli avvenimenti ed i percorsi della società italiana erano stati esattamente disegnati nei discorsi programmatici ( Conferenza Programmatica del Partito Socialista Italiano Rimini, 22 marzo 1990 ) del segretario del PSI.
La sinistra ha una sola strada per la sua rinascita :il riformismo moderno, per un socialismo liberale democratico nei valori cristiani.
Basterebbe fotografare la realtà sotto gli occhi di tutti :i ministri che riscuotono più consenso nel governo Berlusconi;saltano agli occhi i nomi di Tremonti,Sacconi e Brunetta che sono uomini di salda fede e scuola craxiana.
Segue nel Pratico blog:
http://pratico.splinder.com
Il 18 Febbraio 2009 alle 18:30 nhico ha scritto:
Sembra che, malgrado le tante sigle consumate, gli ex PCI siano ancora in mezzo al guado dove li ha lasciati Achille Occhetto. Né sembra vicino l’inizio della fine di questo frastornamento. Forse lo stormo di comici che fa satira solo guardando a destra, dovrebbe incominciare con serietà a illuminare le storture che ci sono nel loro campo. Perché l’elaborazione del lutto per la morte del comunismo sta davvero durando molto.
Il 18 Febbraio 2009 alle 20:05 vincenzoaliascontadino ha scritto:
PD COL FRENO A MANO.
Io dico che sarebbe una ciofeca! Perchè? Forse non colpa sua, Turco, Soru, Soro, Bindy, Jervolino, Lanzillotta, Bassolino e Franceschini il più inutile Politico Italiano da addebitarsi a costoro, la colpa della morte per eutanasia del PD? Ovvio, poi ci sono gli alleati Pannella e Di Pietro e tutti i Politici Campani compreso Napolitano sia per la monnezza sia per la Giustizia, poiché senza dialogo e riforme non può esistere il nuovo. Secondo voi, oggi chi può fare il Dittatore, Berlusconi? Voi pensate che se fosse stato un uomo come Chavez non avrebbe usato Poteri per mandarli a Quantanamo? Certo, è forzatura di un discorso astratto, ma Putin cosa fa non regala Scaramella al polonio 210 e galera? Ecco del perché, ci vuole opposizione intelligente che deve controllare e non dire sempre no, per convenienza, questo è il risultato idiota del PD e dei suoi col freno a mano, mettici anche Mancino CSM e ANM! Nuovo e vecchio: Come quel film alleati Lucifero con DIO? Può mai funzionare l’olio e l’acqua Santa. Con Pannella, Di Pietro e Comunisti? Mai mio padre o io da ragazzo, avrei scelto per il suo carro, due pariglia: uno Inglese e tre brocchi per tirare da un lato? vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera
Il 18 Febbraio 2009 alle 21:26 E dopo Walter? “Tutti a casa, meglio il congresso” dice il popolo della Rete Pd » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Via Veltroni, ma non le polemiche, i distinguo, le distinzioni. Anche per il dopo-Walter, a poche ore dall’amaro addio del segretario, il Pd si divide. Sul cosa fare: dare il partito a Franceschini (gemello post Dc dell’ex sindaco di Roma, da lui stesso definito “leale”) fino alle europee, anzi fino al congresso di ottobre (ma Cofferati ha già fatto conoscere la propria contrarietà ). Oppure andarci subito alla conta dell’assise (ma senza un “traghettatore” seppur temporaneo?) . Certo, la strada del dopo-Veltroni sarebbe scritta nello statuto dei Democratici, approvato con la nascita del nuovo partito, che contempla espressamente il caso delle dimissioni anticipate del segretario nazionale. Le opzioni previste dall’articolo 3 della carta statutaria sono due: l’Assemblea nazionale in carica può riunirsi e procedere all’elezione di un nuovo segretario “per la parte restante del mandato”, oppure può sciogliersi e avviare la normale procedura per la scelta del leader. Se dovesse essere quest’ultimo il percorso prescelto, la parola tornerebbe agli iscritti del partito. Stando agli ultimi dati disponibili, il tesseramento (che è iniziato nel giugno scorso e avrebbe dovuto concludersi a dicembre 2010) è arrivato a quota 350mila unità . Ma in molte realtà la raccolta delle iscrizioni è andata a rilento o non è proprio cominciata. E allora? Allora “Primarie subito”, anzi subito il congresso: Walter Veltroni dà l’addio alla segreteria del Partito democratico e dal socialnetwork del Pd arriva il pressing per voltare pagina con determinazione. “Chiediamo nuove primarie tutti insieme”, dice Riarch. L’appello è “ad ascoltare la base e non i dirigenti”. “Rinnovamento, rinnovamento, rinnovamento”, chiede Dany; “Decidete per il congresso subito”, incalza Bright. C’è anche chi ha più dubbi che certezze: “E adesso che si fa?”, si domanda Freddy71, che intravede un rischio: “prendiamo qualcun altro e bruciamo anche questo. Solito bla, bla. Solita storia”. La maggioranza sogna comunque “un ripulisti dei dinosauri” (Maxikk) e i big del partito sono infatti presi di mira da molti internauti: “Scongiuriamo - afferma sempre Riarch - la reggenza di Franceschini, dopo la quale non ci sarà più un Pd”. Per 13.Matteo e Lucifero “é ora che tutte quelle facce che hanno rovinato il partito vadano via”. “Walter si è dimesso! E D’Alema, La Torre, Binetti & Co e tanti altri restano? Il futuro é Bersani? Ci deve essere qualcosa - afferma Marioingl - che non quadra”. Il web unito nella richiesta di rinnovamento, è invece diviso sul giudizio su Veltroni e la scelta di lasciare la segreteria: “Un atto intempestivo - dice Vandac - dettato dalla sindrome di Sansone. Amore per il Pd avrebbe voluto dire tenere i denti stretti”. C’é poi chi, come Frapem, “non è dispiaciuto neanche un po’”, chi definisce l’ex segretario “inadeguato”, chi lo accusa “di aver commesso troppi errori”. Un fronte al quale si contrappongono i nostalgici: “Ho appena finito di ascoltare Walter…l’amarezza - scrive invece Pippins - è troppa. Senza di lui non esiste più il Pd”. “Grazie per quello che hai fatto - scrive Fune 42 - e grazie anche per le tue dimissioni. Si tratta di un gesto di responsabilità ”. Intanto l’addio del segretario beffardamente è il programma più visto della breve storia della tv on-line del Pd: per la diretta del discorso di Walter Veltroni da Piazza di Pietra, trasmessa dai siti youdem.tv e partitodemocratico.it. sono stati infatti oltre 300mila i visitatori unici che si sono collegati ai siti e 250mila secondo le richieste di accesso’’. E a Youdem, c’è da scommetterlo, sperano che non sia stata la loro ultima trasmissione. Pd nel caos dopo l’addio di Veltroni. Per la nuova leadership chi scegliereste? [...]
Il 19 Febbraio 2009 alle 17:45 Pd effetto 8 settembre. Chiamparino: “Ora un direttorio”. Il Cav: “Bruciano tutti i leader” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Otto settembre. No, certo, oggi è il 19 febbraio. E per il Pd è il giorno dopo del day after: di quando (martedì) Walter Veltroni ha annunciato le sue dimissioni da segretario (anche se il sito del Pd si ostina a presentarlo come tale) e di quando (mercoledì 18) le ha spiegate e se n’è andato chiedendo scusa. Per i Democratici è come l’8 settemre: chi di qua, chi di là , chi su, chi giù: stanno, più o meno tutti (big, colonnelli, deputati, base elettorale) scappando di fronte alla tragedia. A gruppi e senza una direzione comune, mentre il partito si trova in una fase cruciale per il suo futuro. Sabato sarà una giornata clou: si riunirà l’assemblea nazionale (che si terrà dalle 10 alla nuova Fiera di Roma) con i suoi 2.800 eletti e il dibattito potrebbe anche riservare delle sorprese. Certo, per ora sul tavolo c’è solo la proposta di (alcuni) dirigenti di far succedere a Walter il gemello (diverso) Dario Franceschini, numero due del partito, dopo il via libera di ieri anche da parte dei segretari regionali. La via è tracciata dallo Statuto che prevede l’elezione del segretario solo in caso di dimissioni, come è avvenuto in questo caso (perchè il segretario in genere si elegge con le primarie). Quindi Franceschini, come fa notare qualcuno, se venisse eletto sarebbe un segretario a tutti gli effetti e il suo mandato durerebbe fino al congresso d’autunno perchè quella era la scadenza naturale della segreteria targata Veltroni. Un’alternativa potrebbe essere quella di aprire una fase congressuale, ma per questo l’Assemblea nazionale dovrebbe autosciogliersi e poi, si sottolinea da più parti, non ci sarebbero i tempi: servirebbero infatti almeno tre mesi per l’organizzazione e tra 60 giorni il Pd dovrà pensare a liste e candidature per le elezioni amministrative ed europee. Poi, ci sarebbe anche la campagna elettorale. Buon senso vorrebbe, fanno notare da ambienti del Pd, che non si segua questa strada perché i tempi sono troppo stretti. E tra gli altri problemi ci sarebbe anche il fatto che il tesseramento del partito non è chiuso e questo creerebbe problemi per mandare i delegati al congresso. L’ipotesi Franceschini, dunque, sembra essere la più verosimile. E colui che finora è stato vice di Veltroni, si prepara ad accettare un ruolo che non è affatto semplice. Intanto il dibattito ferve e si infiamma. “Ora dobbiamo salvare il salvabile. E da qui alle elezioni propongo una sorta di leadership collettiva per gestire il momento del passaggio. Un gabinetto di crisi, un direttorio, chiamiamolo come si vuole. Ma facciamolo”, propone il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, ex ministro per il federalismo nel governo ombra, non nascondendo la preoccupazione per il futuro dei democratici. E in un’intervista a Panorama, pubblicata sul numero in edicola da venerdì 20 febbraio, si sfoga: “A tre mesi dalle elezioni non era il momento di dare le dimissioni. Abbiamo 5 mila comuni che a giugno vanno al voto. E non possiamo arrivarci con un gruppo dirigente privo di testa”. Il pericolo, dice, è quello di “andare in pezzi. E se pensiamo di andare alle elezioni rappezzando il vaso con lo scotch e con la colla, corriamo solo il rischio che il primo tram di passaggio lo faccia andare in frantumi”. Ma le due anime del partito, quella diessina e quella cattolica sono davvero inconciliabili? Risponde Chiamparino a Panorama:”Finora non siamo riusciti a conciliarle. Ma più che un problema di anime è un problema di correnti che dopo aver dato vita al Pd non hanno mai voluto sciogliersi. Ciascuno ha difeso i propri assetti di potere, i propri ruoli, i propri spazi, le proprie famiglie. E qualunque cosa si faccia, a cominciare dalla vicenda Englaro, non si capisce quale sia il messaggio del Pd”. Molto critico anche Arturo Parisi che spiega come, a suo parere, la strada da percorrere sia quella delle primarie subito e definisce le dimissioni di Veltroni “tardive e intempestive”, anche se ammonisce: “Non si torna indietro”. Critico anche sul metodo, perchè “ancora una volta l’assemblea convocata per sabato era chiamata a ratificare, immagino con un applauso, una decisione che era stata già presa in qualche luogo perduto”. Anche Enrico Letta non risparmia critiche allo statuto che è “barocco e schizofrenico” perchè “indica un percorso talmente contorto per fare un congresso che durerebbe mesi”. Quindi, si andrà verso un reggente? “Temo di sì per via del fatto che ci vogliono tre mesi per fare un congresso. Io sono tra quelli che andrà a studiare meglio tutte queste cose per capire se effettivamente è così. Se è così, andiamo alle europee con Franceschini e facciamo il congresso subito dopo le europee”. Letta, ospite di Maurizio Belpietro a Panorama del giorno, non esclude la sua candidatura: “Ma non è questo il momento. Se decidiamo, il congresso si farà dopo le europee e le candidature si esprimeranno dopo le europee. Adesso va rifondato il centrosinistra”. Ripartendo, conclude il ministro ombra del Welfare: “dall’alleanza con l’Udc”. Intanto sulla crisi del Pd interviene anche il presidente del Consiglio Berlusconi, che dice di non essere preoccupato da quanto sta accadendo nelle file democratiche e dunque dall’eventualità dell’assenza di un’opposizione strutturata. Rispondendo a una domanda in tal senso dei giornalisti a margine dell’incontro con il premier britannico Gordon Brown, Berlusconi ha detto: “No, ormai è una abitudine. Sono quindici anni che sono in politica. Mi sono confrontato con sette leader diversi che poi sono andati a casa. Arriverà l’ottavo e credo non vorrà tradire la regola della sinistra”. Pd nel caos dopo l’addio di Veltroni. Per la nuova leadership chi scegliereste? [...]
Il 20 Febbraio 2009 alle 15:54 Caos nel Pd, dubbi nel centrodestra: e adesso con chi trattiamo? » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Non affondare il coltello. Fair play, almeno nelle intenzioni, con Walter Veltroni che lascia da sconfitto. Un garbo appena increspato dall’analisi del Cavaliere: “Inevitabile dopo la batosta. Ma se l’è cercata fin dall’inizio, si è fatto fuori da solo mettendosi con Antonio Di Pietro, e questo certo non è colpa mia”. Pragmatico Silvio Berlusconi. E sinceramente rammaricato Gianni Letta, che a differenza del premier sul dialogo con Veltroni aveva puntato parecchio. In questa prima fase, in attesa che qualcosa e qualcuno cominci a emergere dalle macerie del Pd, sarà soprattutto Letta a tenere i rapporti con l’opposizione. [...]
Il 21 Febbraio 2009 alle 9:59 PD ovvero Partito Dissolto » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] C’è il bang e non c’è più un big. L’esplosione del Partito democratico dopo il voto in Sardegna fa secco il segretario Walter Veltroni, i morti e feriti sul campo non si contano. Il Pd è in coma, al punto che la parola scissione non è più tabù. O meglio, viene evocata attraverso un’altra formula, più gentile ma dagli stessi esiti: “scioglimento dell’associazione”, un esodo volontario da una casa non più comune. Silvio Berlusconi in Sardegna ha fatto una vera e propria (s)elezione darwiniana provocando l’estinzione dell’Homo Sorus (Renato Soru, l’aspirante segretario) e del Veltrosauro (Walter Veltroni, il leader), costringendo l’ircocervo del Pd alla mutazione genetica. Il problema infatti investe non solo la leadership, ma il dna del partito. E mentre i riflettori s’accendono sulla galleria di personaggi che hanno fatto (e disfatto) la storia degli ultimi venti anni del Pci-Pds-Ds, in un cono d’ombra sono cominciate le manovre dei centristi. [...]
Il 22 Febbraio 2009 alle 11:13 Il Pd ha scelto: Franceschini leader. Moriranno democristiani? » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] È il nuovo segretario del Partito democratico. Dopo esserne stato il numero due, affiancando Veltroni, anche nel momento dell’addio (e Walter lo ha ringraziato così: “Dario è uno leale”). Quindi sa bene quale compito improbo lo aspetta, Franceschini: dall’Assemblea nazionale del partito ha preso 1047 voti, battendo Arturo Parisi (fermo a 92), e il compito di rifondare la casa dei Democratici, proteggendola dai venti della crisi. Dice, però, di non essere spaventato. Anzi, vede davanti a sé un futuro rosa: non gli fa difetto l’ottimismo a questo ex dc, allievo di Zaccagnini, poi margheritino, ora alla guida del partito in cui sono confluiti gli ex Pci. E infatti: “Siamo entrati con uno stato d’animo e ne usciamo con uno diverso. È tornato l’ottimismo, la fiducia, la voglia di combattere”. Ma ha anche chiarito nel discorso per la candidatura: “Non posso nascondere la crisi in cui siamo, ma abbiamo costruito non solo un contenitore ma una nuova appartenenza ed è questa che crea dolore, delusioni perché è dettata dal sentimento di essere in una casa nuova, in una casa comune”. E ancora: “Oggi abbiamo dimostrato che stiamo lavorando per un giorno nuovo. Ho puntato i piedi per farla oggi l’Assemblea proprio perché ho visto quello che hanno scritto in questi giorni i giornali, non potevamo fare altri sette giorni così. È stato un bene rimettersi a questa assemblea costituente che ha tanta voglia di costruire. Ha avuto ragione Walter Veltroni”. Prima di lasciare l’Assemblea sulle note della Canzone Popolare di Ivano Fossati, il neo segretario ha indicato i quattro valori sui quali costruirà la sua azione: la Costituzione, la Resistenza, la laicità dello Stato, l’unità sindacale. Già , l’unità . In questo segno, il neo eletto ha voluto incontrare, dietro le quinte, il suo predecessore. Che così lo ha battezzato: ‘’Dario è la persona giusta per guidare il Pd”, commenta, da amico. “La prima persona alla quale parlai delle mie dimissioni è stato lui” afferma il segretario uscente, che , come previsto, non ha partecipato all’assemblea. [...]
Il 17 Luglio 2009 alle 10:39 Franceschini e il programma su Twitter: da 281 pagine a 160 caratteri, la sostanza non cambia » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Solo 160 caratteri per presentare idee, progetti, posizioni. Un modo per distanziarsi forse dalle 281 pagine di programma dell’Unione, tristemente famose anche e soprattutto nel popolo della Rete. Ci aveva già provato Walter Veltroni, riducendo il suo programma a 30 pagine. Perché non fare di più, anzi di meno? Almeno in questo sono coerenti, in casa democratica: in tre anni si sono ridotti gli alleati (lasciati a casa Prc, Pdci, Udeur, Verdi, Sd, i socialisti) e si sono persi per strada milioni di elettori. Quindi meglio ridurre anche i temi dei progammi, presentandoli per parole chiave (cinque quelle di “Segredario”: Fiducia, Regole, Uguaglianza, Merito, Qualità ). [...]
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