
Il silenzio di Beppino Englaro è durato poco: a nove giorni dalla morte della figlia Eluana, il padre ha fatto sentire la propria voce contro il ddl sul testamento biologico calendarizzato con urgenza dal governo quando la ragazza era ancora in stato vegetativo. “La legge che il parlamento si appresta ad approvare” ha detto, “è una vera e propria barbarie”. Il testo di maggiornaza, ddl Calabrò, è stato scelto questa mattina come testo base dalla commissione Sanità della Camera, per arrivare a una legge. Nella votazione di stamane, 13 i sì della maggioranza, mentre il Pd si è diviso, con 6 senatori che hanno votato no e 3 che si sono astenuti, tra cui il capogruppo Pd Dorina Bianchi. Un testo dal quale, secondo Englaro, potrà uscire solo una legge assurda, incostituzionale e contro la quale “è assolutamente necessario che i cittadini facciano sentire la propria voce e scendano in piazza a manifestare”. Beppino Englaro ha inoltre aderito alla manifestazione ”Sì alla vita, no alla tortura di Stato”, che si svolgerà a Roma sabato 21 febbraio in piazza Farnese. “Fatti salvi il no ad eutanasia, accanimento terapeutico e suicidio assistito, credo che si possa migliorare tutto nel tentativo di fare una buona legge”, ha commentato invece il relatore Raffaele Calabrò, del Pdl. Nel Pd le divisioni sono acuite dalla temporanea mancanza di leadership, così da un lato c’è l’ex capogruppo Sanità, il senatore Ignazio Marino, che critica il testo approvato e minaccia il referendum se non verranno cambiate le parti che, dice, “di fatto ne rendono impossibile l’applicazione, come la necessità del notaio”, dall’altro i Teodem come Paola Binetti, che vuole lanciare nel Paese una ”mobilitazione e battaglia culturale” per ”ricostruire il tessuto dei valori in favore della vita”.
A Englaro invece rispondono i capogruppo del Pdl in Senato, Quagliariello e Gasparri, attaccandolo: “ha offeso il parlamento” dicono, “Un dramma personale, come certamente è stato quello di Eluana Englaro, non può essere usato per coprire un disegno politico. L’impressione, invece, è che il polverone che si sta sollevando contro il ddl - concludono i due senatori - serva ad impedire un dibattito sui contenuti nella chiarezza delle rispettive posizioni, per non dire apertamente cos’è che si vuole in realtà: l’introduzione dell’eutanasia nel nostro Paese”.
- Giovedì 19 Febbraio 2009
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Commenti
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Il 19 Febbraio 2009 alle 22:04 vincenzo.m. ha scritto:
I TEODEM e i LEGIONARI.
E’ risaputa l’appartenenza di eminenti personaggi politici ed operatori economici alla fondazione “Legionari di Cristo”, talvolta anche con una punta di vanto espressa attraverso i media.
I Teodem , indubbiamente in sintonia con il vero “compositore” del ddl, dovrebbero farci sapere la loro opinione in merito alle vicende dei “Legionari di Cristo”, attualmente avvolti da una provvidenziale luce protettiva, alla scarsa visibilità degli eventi che hanno trovato la loro compiutezza nel paese dei toreadores, dell’operare del loro fondatore. Certamente, sollevando il polverone del caso Englaro, nessuno può correlare che sia servito ad impedire un dibattito pubblico sui contenuti del caso sopra esposto.
Forse ciò che riguarda lo Stato italiano deve essere oggetto di contrasto pubblico mentre ciò che è inerente un altro Stato e riguarda aspetti etici deve essere asservito al silenzio.
Il 20 Febbraio 2009 alle 12:26 nhico ha scritto:
Dove è finita la sua voglia di rifugiarsi nell’ ombra dell’anonimato? Per anni ci ha raccontato della sua personalissima battaglia in solitario. Per anni ci ha detto che faceva tutto in nome della figlia. Per anni è entrato e uscito dalle pagine dei giornali e dagli schermi della tv con il solo obiettivo di mettere in una tomba la figlia. Così per come lei stessa avrebbe fatto, se avesse potuto farlo. E quando tutto è finito, ha avuto un ripensamento ed eccolo di nuovo sulle pagine dei giornali e sugli schermi della tv. Affari suoi. Basta che non ci dica di farlo in nome di Eluana.
Il 20 Febbraio 2009 alle 14:45 shift ha scritto:
Le convinzioni di un singolo individuo non solo non hanno a che fare con le convinzioni di tutti gli altri individui di una collettività, ma nemmeno con i valori universali cui dobbiamo confrontarci.
Valori universali che non discendono dalla religione, semmai che qualunque religione degna di questo nome ha adottato conformandosi ad essi, ma dagli obiettivi sociali in base ai quali una collettività e’ sorta per sussistere e svilupparsi, non per mandare a morte i componenti che ne fanno parte, nemmeno se essi stessi lo volessero.
In tempi antichi una simile decisione individuale di morte era accettata perché il senso di collettività, di unità sociale, non era così forte come nelle collettività moderne, dato che le primordiali società non erano in grado di sostenere e preoccuparsi più che tanto dei singoli componenti ma unicamente della sua sicurezza collettiva, lasciati praticamente a sé stessi per quanto atteneva la loro sicurezza e crescita individuale in ambito collettivo, compresa la loro decisione autonoma di morte, comunque sempre sofferta dall’insieme collettivo di cui poteva far parte, seppure accettata a livello collettivo.
Nei nostri tempi simili decisioni personali, contrarie agli interessi di tutta la società, non possono essere accettate, e’ giusto che vengano contrastate.
Una collettività si regge, sussiste e cresce, solo se e’ in grado di competere con le altre, altrimenti viene sopraffatta e sparisce.
Una collettività che permette che i suoi componenti vengano uccisi o che si suicidino liberamente, addirittura aiutandoli, e’ destinata a sparire, non potrebbe sopravvivere.
Poco importa che il contributo che individui malati possano dare non solo sia nullo, ma addirittura un fardello, ma e’ il vincolo che essi hanno con l’insieme della società, vincoli spirituali oltre che materiali, che contano e possono creare danni all’insieme della collettività, soprattutto danni spirituali.
Le collettività non si reggono solo sulle forze materiali per sopravvivere, ma soprattutto sulla sua decisione spirituale ad esistere, cosa che gli da la forza di combattere e competere.
Spesso si vedono situazioni sportive individuali o di squadra in cui non e’ chi ha grandi possibilità materiali e tecniche di vincere che vince, ma chi riesce ad esprimere il massimo dello spirito competitivo, anche se apparentemente sembri il più debole dal punto di vista materiale e tecnico.
Uno sportivo, per quanto tecnicamente forte sia, non potrà mai vincere se non e’ assistito allo stesso tempo dallo spirito competitivo, che gli fa superare ostacoli che la sola tecnica non gli permetterebbe mai di superare.
Un individuo o una squadra che sia depressa spiritualmente non potrà mai vincere, sarà sempre sconfitta, per questo gli allenatori solitamente cercano di “caricarli” emotivamente.
La stessa cosa avviene con le grandi collettività o nazioni, se invece di preservare e combattere s’inizia a lasciarsi andare verso la morte, seppure la cosa possa interessare singoli individui, si rifletterà immediatamente sull’insieme, distruggendone lo spirito di competizione e di vita di una nazione.
In definitiva se si accettasse tale principio di morte, la nazione che lo facesse sarebbe destinata a sparire, perché gli verrebbe a mancare lo spirito di sopravvivenza.
Le religioni, per chi vi crede, non fanno altro che supportare tale spirito di sopravvivenza che dovrebbe essere insito nella natura umana, ma che senza un credo spesso si avvita verso idee negative, dato che l’uomo ha il pregio e, allo stesso tempo, il difetto di pensare.
E’ ben per questo che popoli con fedi fanatiche non solo sopravvivono, ma possono anche conquistare facilmente altri popoli nonostante il divario di forze materiali, com’e’ accaduto nel passato e come potrebbe accadere altrettanto facilmente anche nel futuro, se pensiamo all’occidente nei confronti dell’islamismo.
Non posso pertanto che condannare non solo l’azione di far uccidere la figlia legalmente, una violazione del rapporto affettivo che unisce una qualsiasi famiglia frainteso e male interpretato, in una ricerca di autodistruzione non solo della figlia ma del nucleo stesso familiare.
Non solo ciò ha già creato un danno sociale allo spirito di una società, come spiegato, ma addirittura la pretesa che tale autodistruzione si diffonda anche nelle regole sociali, ledendo ulteriormente e definitivamente il tessuto spirituale di una collettività, e’ veramente troppo grave.
Significa semplicemente attentare all’esistenza stessa dell’Italia e degli italiani, chiunque lo farà, individuo o gruppo politico o associazione culturale, sarà esattamente questo quello che farà, pertanto va combattuto nella maniera più rigida e convinta possibile, perché la barbarie sarebbe proprio permettere una cosa simile non solo a danno di singoli, ma addirittura di tutti noi.
L’unica cosa che potrebbe essere accettata e’ solo la cessazione dell’accanimento terapeutico, ma che ci siano i reali presupposti, non come nel caso di Eluana, che di omicidio vero e proprio si e’ trattato e nella forma piu’ crudele.
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