Pd effetto 8 settembre. Chiamparino: “Un direttorio”. Il Cav: “Bruciano tutti i leader”

Walter Veltroni e Sergio Chiamparino

Otto settembre. No, certo, oggi è il 19 febbraio.
E per il Pd è il giorno dopo del day after: di quando (martedì) Walter Veltroni ha annunciato le sue dimissioni da segretario (anche se il sito del Pd si ostina a presentarlo come tale) e di quando (mercoledì 18) le ha spiegate e se n’è andato chiedendo scusa.
Per i Democratici è come l’8 settemre: chi di qua, chi di là, chi su, chi giù: stanno, più o meno tutti (big, colonnelli, deputati, base elettorale) scappando di fronte alla tragedia. A gruppi e senza una direzione comune, mentre il partito si trova in una fase cruciale per il suo futuro. Sabato sarà una giornata clou: si riunirà l’assemblea nazionale (che si terrà dalle 10 alla nuova Fiera di Roma) con i suoi 2.800 eletti e il dibattito potrebbe anche riservare delle sorprese.
Certo, per ora sul tavolo c’è solo la proposta di (alcuni) dirigenti di far succedere a Walter il gemello (diverso) Dario Franceschini, numero due del partito, dopo il via libera di ieri anche da parte dei segretari regionali. La via è tracciata dallo Statuto che prevede l’elezione del segretario solo in caso di dimissioni, come è avvenuto in questo caso (perchè il segretario in genere si elegge con le primarie). Quindi Franceschini, come fa notare qualcuno, se venisse eletto sarebbe un segretario a tutti gli effetti e il suo mandato durerebbe fino al congresso d’autunno perchè quella era la scadenza naturale della segreteria targata Veltroni.
Un’alternativa potrebbe essere quella di aprire una fase congressuale, ma per questo l’Assemblea nazionale dovrebbe autosciogliersi e poi, si sottolinea da più parti, non ci sarebbero i tempi: servirebbero infatti almeno tre mesi per l’organizzazione e tra 60 giorni il Pd dovrà pensare a liste e candidature per le elezioni amministrative ed europee. Poi, ci sarebbe anche la campagna elettorale. Buon senso vorrebbe, fanno notare da ambienti del Pd, che non si segua questa strada perché i tempi sono troppo stretti. E tra gli altri problemi ci sarebbe anche il fatto che il tesseramento del partito non è chiuso e questo creerebbe problemi per mandare i delegati al congresso. L’ipotesi Franceschini, dunque, sembra essere la più verosimile. E colui che finora è stato vice di Veltroni, si prepara ad accettare un ruolo che non è affatto semplice. Intanto il dibattito ferve e si infiamma.
“Ora dobbiamo salvare il salvabile. E da qui alle elezioni propongo una sorta di leadership collettiva per gestire il momento del passaggio. Un gabinetto di crisi, un direttorio, chiamiamolo come si vuole. Ma facciamolo”, propone il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, ex ministro per il federalismo nel governo ombra, non nascondendo la preoccupazione per il futuro dei democratici. E in un’intervista a Panorama, pubblicata sul numero in edicola da venerdì 20 febbraio, si sfoga: “A tre mesi dalle elezioni non era il momento di dare le dimissioni. Abbiamo 5 mila comuni che a giugno vanno al voto. E non possiamo arrivarci con un gruppo dirigente privo di testa”. Il pericolo, dice, è quello di “andare in pezzi. E se pensiamo di andare alle elezioni rappezzando il vaso con lo scotch e con la colla, corriamo solo il rischio che il primo tram di passaggio lo faccia andare in frantumi”.
Ma le due anime del partito, quella diessina e quella cattolica sono davvero inconciliabili? Risponde Chiamparino a Panorama:”Finora non siamo riusciti a conciliarle. Ma più che un problema di anime è un problema di correnti che dopo aver dato vita al Pd non hanno mai voluto sciogliersi. Ciascuno ha difeso i propri assetti di potere, i propri ruoli, i propri spazi, le proprie famiglie. E qualunque cosa si faccia, a cominciare dalla vicenda Englaro, non si capisce quale sia il messaggio del Pd”.
Molto critico anche Arturo Parisi che spiega come, a suo parere, la strada da percorrere sia quella delle primarie subito e definisce le dimissioni di Veltroni “tardive e intempestive”, anche se ammonisce: “Non si torna indietro”. Critico anche sul metodo, perché “ancora una volta l’assemblea convocata per sabato era chiamata a ratificare, immagino con un applauso, una decisione che era stata già presa in qualche luogo perduto”. E invece: “Assieme a chi pensa che si debba andare avanti” ha aggiunto Parisi “ci batteremo perché la parola ritorni ai nostri elettori attraverso le primarie. Pronto a battersi il prodiano sardo perché il nuovo leader del Pd sia eletto subito attraverso le primarie. Ma se l’Assemblea nazionale di sabato essere chiamata a eleggere il segretario, allora l’ex ministro della Difesa annuncia la sua candidatura “a nome dell’Ulivo”.

Anche Enrico Letta non risparmia critiche allo statuto che è “barocco e schizofrenico” perchè “indica un percorso talmente contorto per fare un congresso che durerebbe mesi”. Quindi, si andrà verso un reggente? “Temo di sì per via del fatto che ci vogliono tre mesi per fare un congresso. Io sono tra quelli che andrà a studiare meglio tutte queste cose per capire se effettivamente è così. Se è così, andiamo alle europee con Franceschini e facciamo il congresso subito dopo le europee”. Letta, ospite di Maurizio Belpietro a Panorama del giorno, non esclude la sua candidatura: “Ma non è questo il momento. Se decidiamo, il congresso si farà dopo le europee e le candidature si esprimeranno dopo le europee. Adesso va rifondato il centrosinistra”. Ripartendo, conclude il ministro ombra del Welfare: “dall’alleanza con l’Udc”.
Intanto sulla crisi del Pd interviene anche il presidente del Consiglio Berlusconi, che dice di non essere preoccupato da quanto sta accadendo nelle file democratiche e dunque dall’eventualità dell’assenza di un’opposizione strutturata. Rispondendo a una domanda in tal senso dei giornalisti a margine dell’incontro con il premier britannico Gordon Brown, Berlusconi ha detto: “No, ormai è una abitudine. Sono quindici anni che sono in politica. Mi sono confrontato con sette leader diversi che poi sono andati a casa. Arriverà l’ottavo e credo non vorrà tradire la regola della sinistra”.

Pd nel caos dopo l’addio di Veltroni. Per la nuova leadership chi scegliereste?

Commenti

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Il 19 Febbraio 2009 alle 17:29 vincenzo.m. ha scritto:

IL CERINO ACCESO.

Con l’imprevisto ed inatteso sbandamento del PD una grande opportunità si presenta sulla scena nazionale:
lasciare nelle mani della maggioranza, unica rappresentante parlamentare, il ceerino acceso. Non avendo più controparti sarà difficile dire che il debito è stato ereditato, il popolo avrà modo di vedere solo chi è rimasto.

Riprendiamo il vorticoso passamano del cerino, tutto sommato conviene a tanti.

Il 19 Febbraio 2009 alle 17:51 fercas ha scritto:

Premesso che nel sondaggio proposto manca il personaggio secondo me piu importante, cioè il personaggio nuovo, ma vedo dai risultati che tra i 16 cariotidi il preferito è Bersani, forse per la sua faccia da pacioccone, bonaria e rassicurante! Berlusconi la smetta di dire fesserie, cioè che la defenestrazione di Veltroni è opera sua!! No, tale evento è opera per metà dello stesso Walter e per l’altra metà di quelle quattro o cinque mummie che continuano a voler comandare stando dietro le quinte! D’Alema, Fassino, Bindi, Rutelli, andate a casa e velocemente!!! Franceschini lascia perdere non sei tagliato! E gli altri, dei 16, continuino a fare i portaborse che è meglio per tutti!!! Caro P.D. se continua così ti ritroverai presto al 10%; dimenticavo: Ma cosa aspettano a mandare alla malora Di Pietro, che forse li tenga tutti in scacco? Domando. Cordialità.

Il 19 Febbraio 2009 alle 17:59 fercas ha scritto:

Chiamparino ma quale direttorio!!! Non siamo più ai tempi di Cesare! Svegliati per favore!!! Cordialità.

Il 19 Febbraio 2009 alle 18:41 nhico ha scritto:

Veltroni lascia tra lacrime e frecciate. Un sogno, il suo, infranto tra gli scogli delle troppe sconfitte elettorali e l’indifferenza totale dei suoi interni competitor. Ma il dramma del Pd continua. Anzi sembra che il frastornamento degli ex PCI sia ancora aumentato. Non è che, malgrado le tante sigle consumate, siano ancora in mezzo al guado dove li ha lasciati Achille Occhetto?

Il 20 Febbraio 2009 alle 15:41 cini ha scritto:

Pd nel caos dopo l’addio di Veltroni. Per la nuova leadership chi scegliereste?

* Franco Fini proposto da Parisi ex ministro difesa
98,17% dei voti
* Rosy Bindi
35,7% dei voti
* Mercedes Bresso
31% dei voti
* Massimo Cacciari
40,8% dei voti
* Sergio Chiamparino
50,9% dei voti
* Sergio Cofferati
20,4% dei voti
* Massimo D’Alema
37,7% dei voti
* Piero Fassino
17,,3% dei voti
* Anna Finocchiaro
61,12% dei voti
* Dario Franceschini
11,2% dei voti
* Enrico Letta
397% dei voti
* Arturo Parisi
11,2% dei voti
* Matteo Renzi
24,5% dei voti
* Francesco Rutelli
13,2% dei voti
* Renato Soru
69,13% dei voti
* Barbara Pollastrini
11,2% dei voti

Voti totali: 529

Il 21 Febbraio 2009 alle 11:46 Le libertà di Fini e la sindrome di Montecitorio: a cosa mira il leader di An? » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Nel centrodestra, ma anche a sinistra, cominciano a sprecarsi le battute: “Il Pd cerca un leader? Ma c’è Fini!”. In astratto il paradosso contiene una logica: un capo ormai solo, ma con forte esperienza, per un partito che ha ancora una base ma non più capi. E la linea politica? Beh, il Gianfranco Fini delle ultime settimane calzerebbe benissimo perfino per un Partito democratico più a sinistra dell’ex Veltroni: schierato sulla libertà di scelta nella bioetica, difensore della laicità e della Costituzione, antirazzista fino al punto di mettere in guardia, nel giorno in cui il governo vara il decreto sicurezza, contro “l’odiosa omologazione tra criminali e immigrati”. Il tutto senza la classica distinzione tra clandestini e non. [...]

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