
A un anno e mezzo dalla sua nascita il Pd è chiamato domani alla prova piè difficile.
All’Assemblea Nazionale, tocca ai 2800 delegati, convocati per sabato 21 febbraio alle ore 10, presso il Padiglione 1 della Nuova Fiera di Roma, scegliere tra elezione di Dario Franceschini a segretario, un congresso immediato e le primarie, è in gioco la stessa sopravvivenza del partito.
Sono (forse è meglio usare il condizionale sarebbero) per la prima opzione i big nazionali e lo vanno ripetendo nelle numerose telefonate fatte ai responsabili locali. “In questo momento” ragiona un esponente degli ex Ppi vicino a Franceschini “forse prevale l’emozione, ma il problema è che se non si elegge il segretario, salta tutto, di fatto si azzera ogni struttura e rimangono in piedi solo i gruppi parlamentari, è questo che stiamo cercando di fare capire”. Oltretutto, ragiona la stessa fonte “se vai alle primarie è solo una resa dei conti, non c’è nessun discorso politico, ma solo uno scannatoio”.
Un “pressing” sui territori che oggi ha portato a un primo significativo segnale con un documento siglato da diversi amministratori locali “di peso”, da Mercedes Bresso (governatore del Piemonte) a Vasco Errani (governatore della rossa Emilia Romagna), da Sergio Chiamparino (sindaco di Torino) a Leonardo Domenici (primo cittadino fiorentino). Un documento che dice sì all’elezione di Franceschini, ma a patto che ci siano “immediati segnali di discontinuità” a partire “dall’azzeramento del coordinamento politico e del governo ombra” e la “costruzione di un organismo di carattere straordinario e temporaneo che faccia leva sui segretari regionali e su una rappresentanza significativa dei territori”.
Le incognite in campo, comunque, sono ancora molte a partire dalla questione della governabilità di una assemblea che si prevede molto partecipata, con la presenza di almeno 1.800 dei 2.800 delegati aventi diritto al voto. Ad aprire, e presiedere, i lavori sarà Anna Finocchiaro, che farà una introduzione istituzionale e politica.
Poi l’Assemblea sarà chiamata a votare sull’opzione, elezione del segretario o primarie subito ed è probabile che si voti a scrutinio segreto. Con il punto interrogativo del “partito delle primarie subito”, una componente trasversale della quale è difficile prevedere l’entità.
In campo comunque, oltre alle mille (e diverse) opinioni, ci sono già due candidature: di Dario Franceschini si è già detto; l’altra è quella dell’ulivista Arturo Parisi sostenitore della necessità di andare subito alle primarie. Quest’ultimo non le manda a dire ai suoi “amici” di partito: “Il tempo per fare le primarie è abbondante. La casa brucia, guai se quelli che la abitano non si accorgono dell’incendio. Meritano di perire con essa”, ha detto ai microfoni di Radio24. Il leader ulivista indica come obiettivo immediato dell’assemblea del Pd “consentire al partito di scegliere un segretario con la stessa legittimazione del segretario che ha dato le dimissioni” e quindi propone le primarie: “Poiché la legittimazione di Veltroni, come lui ha ripetuto in tutti questi mesi, derivava dal coinvolgimento di una larga base di cittadini, su questa stessa larga base di cittadini deve essere fondata la scelta del nuovo segretario”.
Ma anche i veltroniani annunciano battaglia: Stefano Ceccanti è pronto a presentare una mozione perché si vada subito alla consultazione popolare, mentre cresce il “partito dei sindaci e dei governatori” che chiedono la convocazione in tempi brevi del congresso.
Si è fatto sentire anche Massimo D’Alema, che in un’intervista, ha replicato alle accuse smentendo qualsiasi complotto, ma rileva che la crisi del Pd “nasce da scelte insufficienti e confuse” e auspica che ora “si creino le condizioni per una migliore collaborazione e si possa finalmente lavorare insieme”. Quanto alla guida veltroniana, per D’Alema l’errore è stato aver imboccato una “scorciatoia” incentrando tutto sul rapporto “taumaturgico tra il leader e le masse”. Il risultato, un partito “ircocervo”. Ora, conclude D’Alema, servono 2decisioni chiare e condivise”. Non ci sono i tempi per un congresso, riconosce, e se Franceschini è la soluzione bene, purchè “abbia un forte consenso”. Attenzione quindi “a non creare uno strappo tra il vertice e la base”.
Ad appesantire il clima c’è poi l’ultimatum contenuto del nuovo “manifesto dei coraggiosi” di Francesco Rutelli (in traferta, insieme a Enrico Letta, alla convention dei centristi a Todi, per entrambi gli ideali e nuovi alleati del Pd): “O cambiamo” ha attaccato l’ex leader margheritino “o rischiamo l’estinzione”. Se tutto andrà secondo quanto deciso al coordinamento, e Franceschini verrà eletto segretario, l’ipotesi è quella che il nuovo leader venga affiancato da una segreteria politica comprensiva delle varie componenti. Con Piero Fassino che viene dato come probabile responsabile dell’organizzazione. Verrebbe poi previsto un organismo di raccordo con i territori, una sorta di “conferenza” dei segretari locali da convocare a scadenze fisse, attivamente coinvolta, insomma, nelle decisioni del partito.
Ma mai come oggi la storia del Pd è stata piena di “se e ma”. E il timore - per i big e per la base - è che quella di domani sia un’Assemblea “ingovernabile”.
- Venerdì 20 Febbraio 2009
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Commenti
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Il 21 Febbraio 2009 alle 14:12 pietroancona ha scritto:
—–
megko che si sfasci!!
salvare il PD, allo stato delle cose, sarebbe negativo per la democrazia italiana. E’ composto da nomenclature troppo diverse che, tuttavia, tendono a farne un clone del PDL su questioni fondamentali come i diritti dei lavoratori, la laicità, la politica internazionale.
Rispetto l’Ulivo è un aborto. L’Ulivo aveva una piattaforma politica e progrfammatica che entusiasmava la sua base e la spingeva a lottare per una Italia migliore. Il PD ha seppellito quanto c’era non solo di sinistra ma soltanto democratico in questo Paese. Mi dispiace per Polito e quanti come lui vivono la politica nel salotti romani e considerano l’elettorato come un gregge
da guidare magari con l’ausilio di alcuni cani pastore.
Dal momento che è impossibile avere un PD che non sia un clone della destra tanto vale che si sfasci !
Gran parte dell’elettorato ex PCI e poi ex DS è disponibile ed ansioso di riavere un partito legato agli interessi della classe lavoratrice che faccia fuori Colannno, Ichino e Calearo dal suo gruppo parlamentare, che riprenda la lotta per restituire dignità al lavoro, quella dignitìà che giuslavorista al servizio del peggiore padronato hanno tolto con la precarietà, i bassi salari etc..
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro......gspot.com/
http://www.spazioamico.it
Il 21 Febbraio 2009 alle 17:16 fercas ha scritto:
Rutelli ha ragione! Se il PD non riuscirà con urgenza a cacciare Lui ex radicale e gli ex DC, Rosy in testa, non so se alle prossime politiche prenderà il 10% di voti!!! Cordialità.
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