Le libertà di Fini e la sindrome di Montecitorio: a cosa mira il leader di An?

il saluto di Gianfranco Fini

Nel centrodestra, ma anche a sinistra, cominciano a sprecarsi le battute: “Il Pd cerca un leader? Ma c’è Fini!”. In astratto il paradosso contiene una logica: un capo ormai solo, ma con forte esperienza, per un partito che ha ancora una base ma non più capi. E la linea politica? Beh, il Gianfranco Fini delle ultime settimane calzerebbe benissimo perfino per un Partito democratico più a sinistra dell’ex Veltroni: schierato sulla libertà di scelta nella bioetica, difensore della laicità e della Costituzione, antirazzista fino al punto di mettere in guardia, nel giorno in cui il governo vara il decreto sicurezza, contro “l’odiosa omologazione tra criminali e immigrati”. Il tutto senza la classica distinzione tra clandestini e non.

Ma Gianfranco Fini difficilmente seguirà le orme del suo ex camerata ed amico Romano Misserville, iscrittosi al Msi a 15 anni e poi divenuto per breve tempo sottosegretario del governo D’Alema. Misserville, in un audace tentativo di sintesi politica paragonò D’Alema a Benito Mussolini; nonostante questo dovette dimettersi. A tutto c’è un limite, resta tuttavia il problema. A cosa mira Fini? Perché si agita così, e perché prende sempre più frequentemente e vistosamente le distanze dalla sua coalizione, da quel Pdl nel quale ha rivendicato e ottenuto il ruolo di “cofondatore”? Bisogna intanto partire dalla sindrome di Montecitorio della quale sono stati in varie misure vittime gli ultimi presidenti della Camera. Andando a ritroso, Fausto Bertinotti, Pier Ferdinando Casini, Luciano Violante e perfino la non memorabile Irene Pivetti: tutti dalla permanenza sul quella illustre poltrona hanno avuto più guai che benefici. La Pivetti scomparsa dalla politica; Violante uscito dai giochi di partito e frustrato nelle ambizioni istituzionali (ultima, l’ennesima mancata elezione a giudice costituzionale); Casini fuori dal centrodestra e dal potere; Bertinotti che ha assistito inerme al disintegrarsi di Rifondazione. Ed ora Fini, appunto.

Isolato nel Pdl e sempre meno in sintonia con Silvio Berlusconi; ai ferri corti con la Lega; e per di più con buona parte di An che ormai lo rinnega. Possono essere questi i motivi dell’eterorodossia di Fini, del suo prendersi libertà che ad altri, nella maggioranza, non sono minimamente concesse. Oppure queste sono invece le cause dell’inquietudine e della solitudine del presidente della Camera. Se la sindrome di Montecitorio esiste, lui ne soffre in maniera acuta. Casini, in fondo, un partito ce l’ha ancora, e adesso rischia perfino di tornare in qualche modo strategico dopo le disgrazie del Pd. Bertinotti fa il padre nobile, e comunque è già il là con gli anni. Ma Fini, che è “appena” 56 enne, un ragazzo per i nostri standard, ed ha un look ancora più giovanile, rischia davvero. Dopo l’autoesclusione di Casini (però, mai dire mai), e con i problemi personali di Umberto Bossi, era in fondo destinato a prendere l’eredità di Berlusconi. Eredità sempre sub sudice, peraltro. Bastava comunque avere la pazienza di attendere. Ma Gianfranco è sempre più insofferente. Ed oggi, dopo il black out del Pd, l’unico vero controcanto al governo (sicuramente quello che dà più fastidio al Cavaliere) lo fa lui. Coraggio? Rischio calcolato? Errore grave? Le interpretazioni si sprecano. Si va, appunto, dal trauma per aver perso An, la sua creatura, e con essa le antiche radici di destra, all’ambizione di soffiare, tra qualche anno, il Quirinale a Berlusconi.

Ma forse bisogna davvero risalire alla sindrome di Montecitorio. Fateci caso: ha mietuto vittime da quando c’è la seconda Repubblica. Cioè da quando le coalizioni si sono organizzate intorno ad un potere leaderistico. Il che significa che chi non è dentro i partiti o le coalizioni, è tagliato fuori dai giochi. Prima, non era così. La presidenza della Camera costituiva anzi un ottimo trampolino per il Quirinale. Giorgio Napolitano, Oscar Luigi Scalfaro, Sandro Pertini, e prima ancora Leone, Gronchi, sono tutti passati da lì. Ma era il periodo dello strapotere dei partiti, e sedere sulla poltrona più alta di Montecitorio permetteva di assistere alle grandi manovre parlamentari senza sporcarsi le mani, ed anzi guadagnandosi molti favori.
Oggi, tutto il contrario. Il profilo bipartisan in una politica molto partisan non rende. Se lo può permettere il capo dello Stato. Un po’ meno il presidente del Senato. Figuriamoci quello della Camera. Ancora di più se è “cofondatore” del partito di maggioranza, ed ha un capo di nome Berlusconi. Per questo Fini rischia sul serio di mettersi nei guai. Anche quando ha ragione. O, peggio per un politico, di sbagliare i calcoli. Era per esempio in ottimi rapporti con Veltroni; secondo Berlusconi, questo feeling avrebbe dovuto metterlo al servizio del centrodestra, nei periodi di mancanza di dialogo con l’opposizione e con il Quirinale. Come è noto ha dovuto pensarci Gianni Letta. Fini, ancora una volta, ha giocato in solitario. E per giunta Veltroni si è dimesso.

Commenti

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Il 21 Febbraio 2009 alle 13:39 melloni ha scritto:

Dalla fiamma al compasso … il fardello dell’uomo nero !

Il 21 Febbraio 2009 alle 13:41 shift ha scritto:

Fini e’ purtroppo il disastro della destra, un opportunista politico cresciuto con l’unica idea che la politica sia un gioco di opportunismi e momenti da cogliere per il potere.

In questo e’ abilissimo, ma ha finito per perdere tutti i suoi ideali o nel non considerarli più validi, cosa che quelli di destra che l’hanno seguito non l’hanno ancora capito oppure perché hanno preferito accodarsi per il potere.

Quello che non riescono a capire e’ che il raggiungimento del potere non e’ niente se non ci sono ideali dietro a supportarli, crollerà altrettanto facilmente di come sono riusciti ad ottenerlo con l’inganno dei loro stessi elettori.

Le idee professate da Fini non sono compatibili con le idee di destra, sono un vero tradimento con l’utilizzo del prestigio d’essere il capo di tale partito e l’incredulità e difficoltà d’accettare, dei suoi sostenitori, la convinzione che possa aver tradito gli ideali comuni.

La destra di Almirante era ben diversa, non ha niente a che fare con la trasformazione in un partito d’estrema sinistra di AN.

Va bene aver lasciato alla storia il fascismo, l’imperialismo e il razzismo, ma l’essersi staccati dalla destra storica nazionalista e liberista per trasformarsi in socialisti di fatto e’ semplicemente assurdo.

Non sono nemmeno più nazionalisti, addirittura facilitano l’immigrazione selvaggia, ma pretende di far di peggio, insegnare nelle scuole il Corano, una cosiddetta religione il cui unico scopo apertamente dichiarato e’ quello di conquistarci e sottometterci come schiavi altrimenti di ucciderci, e questo insegnamento dovrebbe essere fatto nel nostro stesso paese!

Adesso per ingraziarsi l’ingresso in Europa Fini fa di tutto per andare ancora più a sinistra degli stessi partiti di sinistra.

Come Presidente della Camera, invece di aiutare il partito del PdL in cui e’ confluito, fa di tutto per mettergli i bastoni fra le ruote per far sentire il suo peso politico infischiandosene degli interessi degli italiani, ma solo dei giochi politici in cui spera di diventare il successore di Berlusconi, ampliando il suo potere.

Addirittura per fare questo lo fa da Presidente della Camera, cercando d’usare la sua influenza sul suo partito di riferimento, per farlo andare dove vuole lui.

Mi chiedo se in AN ci sia rimasto qualcuno in grado di pensare, più che al potere, a ciò che avrebbero dovuto rappresentare per il loro elettorato di riferimento e agli stessi ideali che avevano un tempo.

Il guaio del panorama politico italiano non e’ solo che non esiste più una sinistra moderata credibile, ma che non esiste più una destra moderata credibile.

L’unico ancora credibile e’ Storace, ma purtroppo per l’esigenza del maggioritario e per non far vincere la sinistra il suo partito ha perso, sia pure di poco.

In realtà mentre a sinistra non c’e’ una sinistra credibile, a destra, invece, c’e’ ancora una destra credibile ma che purtroppo non ha avuto modo di avere una rappresentanza politica.

Speriamo cha alle europee si presenti e che possa prendere quel posto che le spetta, da reale protagonista della vita italiana ed europea senza gli eccessi del passato.

Il 21 Febbraio 2009 alle 13:47 nhico ha scritto:

E’ vero, Fini, sta esagerando. Si può anche tranquillamente dire che in più di una occasione ha davvero pisciato fuori del vaso, ma anche in passato ha avuto questi momenti surreali. Gli piace scrutare l’orizzonte. Certo allora era un capopartito, aveva appunto An alle spalle. Non va dimenticato, però, che gli resta sempre il suo profilo di condottiero e che sa coniugare il passato con il presente e il presente con il futuro. Con tutto il rispetto per tutti i suoi predecessori menzionati, lui non ama fare harakiri.

Il 21 Febbraio 2009 alle 17:12 fercas ha scritto:

A cosa mira Fini? Semplicissimo! Prendere il posto del Berlusca quando questi, prossimamente, prenderà il posto di Napolitano. Cordialità.

Il 21 Febbraio 2009 alle 19:16 vincenzoaliascontadino ha scritto:

FINI FUORI DI COLLE?
Chi lo capisce è bravo: fa parte di un Partito, ma ci sembra partito per il Colle! Sarà pure la terza carica dello Stato, ma Il Presidente del Consiglio figura di scarto che ha fatto una vincente campagna elettorale, come Bertinotti, Marini ed altre nel passato, terze cariche? Per forza, fare distinguo ed isolarsi: tanto da farci capire che noi non capiamo la mentalità dei concittadini? Il problema che lui è fuori della mischia e non vede come la gente o le donne sono in pericolo, come gli stessi extracomunitari possono esserlo! Il razzista non è altro un deficiente e di lezione non può riceverne visto che l’è talmente fuso, non connesso col cervello: ora assorbirsi pure il rimbrotto di Fini? Di uomini esistono due tipi, onesti e fuorilegge, il buono è il cattivo il cattivo, non può avere bonifici di Legge chi è fuorilegge, perciò, serve una cura che solo il Politico deve trovare, non di certo la Chiesa con i malumori, che già tanti guai, vale a dire; casi di pedofilia, ne hanno in casa: che curi le anime e lasciare il corpo ce la rieducazione che spetta solo il Parlamento impartirlo, né Parrocchia, né CSM che deve amministrarsi, ancor meno l’ANM, che è un’associazione di parte e corporativa diventata Casta che deve solo applicare le Leggi, senza incorrere in sanzioni e sarebbe ora che il CSM, l‘applicasse! vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera

Il 22 Febbraio 2009 alle 1:37 graym ha scritto:

Sparlano un po’ tutti….perche’ qualcuno rosica e spinge a sparlare..
Perfino belpietro, giordano, ferrara…
fossero loro lungimiranti quanto Fini….
Ma chi ve lo dice che lui sia o si senta cosi’ isolato in mezzo a tutta la cagnara?

Il 22 Febbraio 2009 alle 6:55 bruno1946 ha scritto:

Fini non mira a sostituire Berlusconi, piuttosto tiene i canali aperti con la sinistra perche’ vuole arrivare al Colle. Se si e’ insediato un comunista, la prossima volta sara’ il turno di un fascista o giu’ di li. Essere leader di una coalizione implica una mole di lavoro e Fini temo abbia la spina dorsale debole, meglio il Quirinale, anche perche’ si spera che presidenze alla Scalfaro non succedano ancora.

Il 11 Marzo 2009 alle 11:46 Berlusconi accelera: “Nuove regole per il Parlamento”. Fini frena » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] E così si chiude un altro scambio di fioretto tra i due leader del Pdl. Ma all’assemblea dei parlamentari del Pdl si è parlato dei temi caldi del momento: di Rai, di crisi economica, intercettazioni, piano casa e del decreto con gli incentivi per l’acquisto dell’auto. Berlusconi si è detto consapevole delle accuse rivolte ai parlamentari di lavorare poco ma ha ricordato non solo “che lavorano molto anche in commissione” ma che “dopo 50, 60, 80 votazioni so che può venire addosso la morte civile”. In ogni caso, prima della riforma dei regolamenti “occorre essere tutti presenti e anch’io” ha precisato “farò la mia parte per testimoniare l’importanza del Parlamento”. [...]

Il 26 Marzo 2009 alle 20:42 Silvio e Gianfranco e quei mal di pancia prima della festa Pdl » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Naturalmente da Silvio Berlusconi è arrivata la rettifica: “I miei concetti sono stati stravolti, cado dalle nuvole”. Alla quale segue, altrettanto naturalmente, un vertice a due, “chiarificatore”. Naturalmente Gianfranco Fini, presidente della Camera ed ex leader di An, era insorto: “Il premier non può irridere il Parlamento, lo dirò chiaramente a Berlusconi”. Naturalmente Silvio Berlusconi, a Napoli per inaugurare il termovalorizzatore di Acerra, e perciò molto su di morale, con i giornalisti aveva pronunciato le consuete battute di troppo. Fra queste c’è (o secondo la versione berlusconiana, ci sarebbe stata) quel “i parlamentari stanno lì a far numero, ad approvare con due dita emendamenti di cui non conosce nulla”. Con l’aggiunta di un “pazienza se ora Fini si risentirà”. Un breve resoconto al contrario per dire come il congresso fondativo del Popolo della Libertà si apra all’insegna di un nuovo conflitto tra capo del governo e presidente della Camera. Tra i due fondatori, Berlusconi e Fini. Sempre loro: per l’esultanza dell’opposizione, lo sconcerto dei militanti e la sostanziale alzata di spalle dell’opinione pubblica. Non basterà a guastare la festa del Pdl, eppure il problema c’è, ed è destinato a durare. Ben al di là dei summit chiarificatori, e ben oltre l’orizzonte della tre giorni della Fiera di Roma. Alcune cose non possono essere smentite né minimizzate. Quando Fini difende l’onore del Parlamento è chiaro che fa il suo dovere. Quando Berlusconi si lamenta del ritardo delle Camere nell’approvare i provvedimenti governativi dice una cosa, dal suo punto di vista, altrettanto giusta. C’è un dettaglio indicativo del vero umore del premier nei confronti del suo co-fondatore nel Pdl: quel “stanno lì ad approvare con due dita emendamenti di cui non conoscono nulla”. Le due dita sono quelle necessarie a votare con il nuovo sistema di impronte digitali voluto da Fini per debellare i famigerati “pianisti” di Montecitorio, deputati che per oltre cinquant’anni hanno premuti pulsanti ed infilato badge in nome e per conto dei colleghi assenti. Ebbene, quell’innovazione delle impronte a Berlusconi non è mai andata giù. Ed il motivo è semplice: tra ministri, sottosegretari e deputati impegnati in commissione, e mettiamoci un po’ di assenteismo, il centrodestra, nonostante la maggioranza amplissima di cui gode, rischia di non essere mai al completo nell’aula di Montecitorio. L’opposizione, che di impegni ne ha oggettivamente meno, si presenta ogni volta compatta. E così il governo va sotto. Aggiungiamoci che il sistema delle impronte digitali porta via, tecnicamente, circa cinque minuti per ogni singola votazione, ed ecco che palazzo Chigi vive nell’ansia di non vedere approvate leggi e decreti a cui ha affidato la propria azione di governo, ed anche la propria immagine. Berlusconi (e non solo lui) avrebbe preferito che Fini, più che sulle impronte, si impegnasse nella modifica dei regolamenti parlamentari, dove vige tuttora la regola ereditata dalla prima repubblica per la quale il rappresentante di un singolo partito può ritardare o bloccare il calendario dei lavori. L’iniziativa di Fini è andata a piovere sul bagnato. Cioè ad aggiungersi ad un feeling con il Cavaliere che non è mai stato brillantissimo, ma che con la nascita del Pdl è quasi sceso ai minimi storici. La competizione interna c’entra poco: nessuno mette in discussione la leadership berlusconiana né nel nuvo partito né nell’alleanza di governo. Quanto alla successione, il problema è più concreto, ma remoto. No, le incomprensioni sono più attuali e riguardano non solo i due primi attori, ma il rapporto tra Fini e il Pdl. Perché se è vero che Berlusconi va spesso sopra le righe nelle sue esternazioni, costringendo Fini a reagire, è altrettanto certo che il presidente della Camera vede ridursi un consenso, nel Popolo della Libertà, che ai tempi del patto di ferro tra Forza Italia e An era quasi pari, se non superiore, a quello di Berlusconi. Oggi Fini appare distante dai suoi ex colonnelli della fiamma; quanto alla corrente di destra sociale di Gianni Alemanno lo è sempre stato. La sensazione è che sciolta An, la sua classe dirigente stia in qualche modo facendo a meno di Fini, e viceversa. Per questo l’ultimo congresso di Alleanza nazionale dello scorso week end è scivolato via senza incidenti, ma anche senza particolari emozioni. Tutto ciò dall’altra parte, nella ex Forza Italia, non sarebbe neppure immaginabile. E Berlusconi lo sa benissimo. Tuttavia l’immagine di Fini nel Paese è sempre forte, e sempre più apprezzata dall’opposizione; cosa che non piace né a Berlusconi e neppure allo stato maggiore del Pdl, compresi molti ex di An. Se del prececessore di Fini alla presidenza di Montecitorio, Pier Ferdinando Casini, Berlusconi temeva i trabocchetti come leader dell’Udc (ed infatti è finita come è finita), la diffidenza nei confronti di Fini riguarda il personaggio in sé, ed il profilo sempre più bipartisan che si sta ritagliando, in un’Italia politica molto partisan. Perché Fini non è solo quello delle impronte digitali e della difesa del ruolo del Parlamento: è anche quello del no alle norme sugli immigrati e sulla bioetica. È il partner che Berlusconi, nei passaggi più delicati di un governo che pure continua ad avere il vento in poppa nei sondaggi, non ha mai sentito realmente al proprio fianco come alleato strategico. I tre giorni di kermesse del Pdl cercheranno ovviamente di sotterrare, sul breve, queste divergenze e queste diffidenze. E lo faranno, da parte di Berlusconi, su un terreno che da sempre costituisce un cavallo di battaglia di Fini: la riforma dell’impianto istituzionale con l’introduzione del presidenzialismo. Fini ha messo l’argomento al centro del suo discorso di domenica scorsa. Berlusconi farà presumibilmente altrettanto. Anche se quando si parla presidenzialismo bisognerà poi vedere a quale modello tende il centrodestra: se quello americano, con l’elezione diretta del capo dello Stato, oppure francese (elezione diretta ma capo dello Stato diverso dal capo del governo), oppure i cosiddetto modello Westminster, la formula inglese per cui alle elezione politiche si scelgono contemporaneamente la maggioranza parlamentare ed il premier. Berlusconi sembra orientarsi a quest’ultima formula, che garantirebbe meglio la governabilità. E che certamente ridurrebbe gli spazi di manovra del Parlamento nei confronti di palazzo Chigi. Berlusconi e Fini non vogliono far nascere il Pdl in mezzo ad una lite tra loro. Ad uscirne peggio, nonostante tutto, sarebbe oggi il presidente della Camera. E quindi nei prossimi tre giorni assisteremo ad uno scambio di reciproci riconoscimenti, e forse anche a qualche abbraccio. Ma non ci vuole molto a scommettere che sarà solo una tregua. [...]

Il 22 Giugno 2009 alle 13:02 Che fine persegue Fini? La parabola di Gianfranco, che studia da leader (del Pd?) » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Le stoccate a Berlusconi E che dire della sua condotta politica, che negli ultimi mesi ha preso traiettorie ben diverse (e solitarie) da quelle della maggioranza, del governo e del premier Silvio Berlusconi? Beh, al Fini di questi ultimi tempi calzerebbe benissimo perfino per un Partito democratico più a sinistra dell’ex Veltroni: schierato sulla libertà di scelta nella bioetica, difensore della laicità e della Costituzione. Fino a bacchettare più volte, a colpi di disringuo, le uscite del premier. L’ultima critica, ma solo in senso cronologico, sull’inchiesta di Bari. “Non credo che ci sia un rischio di instabilità per il governo. C’è un rischio di minore fiducia dei cittadini nei confronti della politica e delle istituzioni, cioè del fondamento della democrazia”, ha risposto il presidente della Camera, venerdì 19 giugno, a chi gli chiedeva dei rischi per la stabilità del governo Berlusconi in seguito alle vicende degli ultimi giorni. Fini, che parlava a una conferenza stampa seguita a un dibattito al Cnel su futuro del parlamentarismo in Italia e in Germania, ha aggiunto: “Una democrazia impotente e inefficace alla lunga genera disillusione, scontento, alimenta la critica e il ripudio e finisce per alimentare progetti bonapartisti o cesaristi, con una delegittimazione del Parlamento inteso come luogo che rallenta le decisioni”. [...]

Il 9 Novembre 2009 alle 17:38 :: LaDestra.info - Il portale d'informazione della destra italiana ha scritto:

[...] nel centrodestra: che fine persegue Fini? Perché questo continuo smaracrsi dal Cavaliere? è il suo ruolo super partes di Presidente di Montecitorio a renderlo così critico o è una sua precisa volontà, politica, di “fare opposzione” dall’interno del Pdl (visto che [...]

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