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	<title>Italia &#187; Le libertà di Fini e la sindrome di Montecitorio: a cosa mira il leader di An?</title>
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	<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 12:46:41 +0000</pubDate>
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		<title>Le libertà di Fini e la sindrome di Montecitorio: a cosa mira il leader di An?</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Feb 2009 08:40:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo Rosati</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Isolato nel Pdl, poco in sintonia con Berlusconi e ai ferri corti con buona parte del suo stesso partito. E quella "maledizione" politica che da qualche anno aleggia su chi assurge alla terza carica dello Stato: da Bertinotti, a Casini, a Violante. Da qui nasce l'eterodossia del presidente della Camera, che però rischia di mettersi nei guai. Anche quando ha ragione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://media.panorama.it/media/foto/2009/02/20/499ed5b911bc6_zoom.jpg" alt="il saluto di Gianfranco Fini" border="0" width="500" /></p>
<p>Nel <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=330341" target="_blank">centrodestra, ma anche a sinistra</a>, cominciano a sprecarsi le battute: &#8220;Il <a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/02/19/pd-effetto-8-settembre-chiamparino-ora-un-direttorio-il-cav-a-casa-anche-il-prossimo/">Pd cerca un leader</a>? Ma c’è Fini!&#8221;. In astratto il paradosso contiene una logica: un capo ormai solo, ma con forte esperienza, per un partito che ha ancora una base ma non più capi. E la linea politica? Beh, il <a href="http://presidente.camera.it/" target="_blank">Gianfranco Fini</a> delle ultime settimane calzerebbe benissimo perfino per un Partito democratico più a sinistra dell’ex Veltroni: schierato sulla <a href="http://www.lucacoscioni.it/rassegnastampa/strappo-di-fini-rispetto-la-scelta-dei-genitori" target="_blank">libertà di scelta nella bioetica</a>, difensore della <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Politica/?id=3.0.3034971234" target="_blank">laicità</a> e della <a href="http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=105251" target="_blank">Costituzione</a>, antirazzista fino al punto di <a href="http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsid=107506" target="_blank">mettere in guardia</a>, nel giorno in cui il governo vara il <a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/02/20/dal-governo-il-decreto-anti-stupri-ergastolo-agli-stupratori-e-ronde-gestite-dai-prefetti/" target="_blank">decreto sicurezza</a>, contro &#8220;<a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/02/20/i-lavoratori-immigrati-guadagnano-7-mila-euro-meno-degli-italiani/">l’odiosa omologazione</a> tra criminali e immigrati&#8221;. Il tutto senza la classica distinzione tra clandestini e non.</p>
<p>Ma Gianfranco Fini difficilmente seguirà le orme del suo ex camerata ed amico <a href="http://www.senato.it/leg/13/BGT/Schede/Attsen/00001604.htm" target="_blank">Romano Misserville</a>, iscrittosi al Msi a 15 anni e poi divenuto per breve tempo sottosegretario del governo D’Alema. Misserville, in un audace tentativo di sintesi politica<a href="http://www.repubblica.it/online/politica/dalema2/concita/concita.html" target="_blank"> paragonò D’Alema a Benito Mussolini</a>; nonostante questo dovette dimettersi. A tutto c’è un limite, resta tuttavia il problema. A cosa mira Fini? Perché si agita così, e perché prende sempre più frequentemente e vistosamente le distanze dalla sua coalizione, da quel Pdl nel quale ha rivendicato e ottenuto il ruolo di &#8220;cofondatore&#8221;? Bisogna intanto partire dalla sindrome di Montecitorio della quale sono stati in varie misure vittime gli ultimi presidenti della Camera. Andando a ritroso, <a href="http://presidentebertinotti.camera.it/biografia/biografia.asp" target="_blank">Fausto Bertinotti</a>, <a href="http://presidentecasini.camera.it/" target="_blank">Pier Ferdinando Casini</a>, <a href="http://leg15.camera.it/organiparlamentari/ufficiopresidenza/leg13/presidente_Violante.asp" target="_blank">Luciano Violante</a> e perfino la non memorabile Irene Pivetti: tutti dalla permanenza sul quella illustre poltrona hanno avuto più guai che benefici. La Pivetti scomparsa dalla politica; Violante uscito dai giochi di partito e frustrato nelle ambizioni istituzionali (ultima, l’ennesima mancata elezione a giudice costituzionale); Casini fuori dal centrodestra e dal potere; Bertinotti che ha assistito inerme al disintegrarsi di Rifondazione. Ed ora Fini, appunto.</p>
<p>Isolato nel Pdl e sempre meno in sintonia con Silvio Berlusconi; ai ferri corti con la Lega; e per di più con buona parte di An che ormai lo rinnega. Possono essere questi i motivi dell’eterorodossia di Fini, del suo prendersi libertà che ad altri, nella maggioranza, non sono minimamente concesse. Oppure queste sono invece le cause dell’inquietudine e della solitudine del presidente della Camera. Se la sindrome di Montecitorio esiste, lui ne soffre in maniera acuta. Casini, in fondo, un partito ce l’ha ancora, e adesso rischia perfino di tornare in qualche modo strategico dopo le disgrazie del Pd. Bertinotti fa il padre nobile, e comunque è già il là con gli anni. Ma Fini, che è &#8220;appena&#8221; 56 enne, un ragazzo per i nostri standard, ed ha un look ancora più giovanile, rischia davvero. Dopo l’autoesclusione di Casini (però, mai dire mai), e con i problemi personali di Umberto Bossi, era in fondo destinato a prendere l’eredità di Berlusconi. Eredità sempre sub sudice, peraltro. Bastava comunque avere la pazienza di attendere. Ma Gianfranco è sempre più insofferente. Ed oggi, dopo il black out del Pd, l’unico vero controcanto al governo (sicuramente quello che dà più fastidio al Cavaliere) lo fa lui. Coraggio? Rischio calcolato? Errore grave? Le interpretazioni si sprecano. Si va, appunto, dal trauma per aver perso An, la sua creatura, e con essa le antiche radici di destra, all’ambizione di soffiare, tra qualche anno, il Quirinale a Berlusconi.</p>
<p>Ma forse bisogna davvero risalire alla sindrome di Montecitorio. Fateci caso: ha mietuto vittime da quando c’è la seconda Repubblica. Cioè da quando le coalizioni si sono organizzate intorno ad un potere leaderistico. Il che significa che chi non è dentro i partiti o le coalizioni, è tagliato fuori dai giochi. Prima, non era così. La presidenza della Camera costituiva anzi un ottimo trampolino per il Quirinale. Giorgio Napolitano, Oscar Luigi Scalfaro, Sandro Pertini, e prima ancora Leone, Gronchi, sono tutti passati da lì. Ma era il periodo dello strapotere dei partiti, e sedere sulla poltrona più alta di Montecitorio permetteva di assistere alle grandi manovre parlamentari senza sporcarsi le mani, ed anzi guadagnandosi molti favori.<br />
Oggi, tutto il contrario. Il profilo bipartisan in una politica molto partisan non rende. Se lo può permettere il capo dello Stato. Un po’ meno il presidente del Senato. Figuriamoci quello della Camera. Ancora di più se è &#8220;cofondatore&#8221; del partito di maggioranza, ed ha un capo di nome Berlusconi. Per questo Fini rischia sul serio di mettersi nei guai. Anche quando ha ragione. O, peggio per un politico, di sbagliare i calcoli. Era per esempio in ottimi rapporti con Veltroni; secondo Berlusconi, questo feeling avrebbe dovuto metterlo al servizio del centrodestra, nei periodi di mancanza di dialogo con l’opposizione e con il Quirinale. Come è noto ha dovuto pensarci Gianni Letta. Fini, ancora una volta, ha giocato in solitario. E per giunta Veltroni si è dimesso.</p>
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