
di Marilena Bussoletti, Marida Caterini, Gianluca Ferraris, Lucia Scajola
La scusa classica è che si è rotto il preservativo. In alcuni casi, mentre ricorrono al logorato alibi, diventano rosse. Perché sono ragazzine di 13 o 14 anni, frequentano ancora la scuola media, vivono attaccate al cellulare, per i genitori sono ancora “le loro bambine”. Ma fanno sesso, o di certo l’hanno fatto se adesso sono lì davanti a un medico a chiedere la pillola del giorno dopo, dicendo che il preservativo le ha tradite. Non la pillola abortiva, ma quella che si ingerisce per essere sicure di non trovarsi a guardare sgomente il test di gravidanza qualche settimana dopo. Un metodo anticoncezionale come tanti, che due casi di cronaca, molto diversi far loro, ha portato alla ribalta. Il primo è di casa nostra: la Asl 3 di Genova ha chiesto un chiarimento al tribunale dei minori per capire se sia giusto per un medico pubblico prescrivere la pillola sempre e comunque, senza avvisare i genitori neppure in caso il richiedente abbia 12 o 13 anni. Il gesto della Asl nasce “dall’aumento vertiginoso” di adolescenti (secondo i medici) a caccia di Levonelle o Norlevo (questi i nomi dei farmaci in questione). I magistrati hanno risposto sì, meglio se i genitori rimangono ignari della vita sessuale della figlia, e tuttavia il tribunale si è detto disposto a esaminare con la necessaria riservatezza i casi che a giudizio dei medici sono i più delicati, ed eventualmente ad avvertire i genitori. Il secondo caso arriva da Oltremanica: due tredicenni sono diventati mamma e papà (almeno sembra, sebbene la vicenda non sia del tutto chiara); la notizia, rimbalzata nei tg del mondo e sulle prime pagine dei giornali, ha indotto polemiche e riflessioni sul sesso in età preliceale, sui metodi contraccettivi, sull’educazione sessuale e sulla latitanza di genitori e insegnanti come educatori.
Che sta succedendo? In Italia, il 90 per cento dei giovani ha avuto rapporti entro i 20 anni e la metà di loro non ha usato precauzioni. Da Nord a Sud, il Paese si assomiglia per quanto riguarda i casi di adolescenti (13-14 anni) che chiedono la pillola del giorno dopo. Sono poche, vanno al pronto soccorso o ai consultori con il fidanzato o con un’amica, si schermiscono con la scusa del lattice difettoso e chiedono la ricetta della pillola per mettersi l’anima in pace. Siamo andati a Genova dove è nato il caso della Asl 3, a Milano, Roma e Napoli e la fotografia che ne esce è di un Paese dove, come nel recente caso di Eluana, norme ed etica individuale aprono un fronte di punti interrogativi. A Napoli, ad esempio, all’ospedale san Giovanni Bosco dove Giovanni Buonanno è primario ginecologico: “In un mese si presentano da noi circa 30 persone a richiedere la pillola in questione. Sono donne under 25. Di queste, due, al massimo tre, sono ragazzine sotto i 14 anni. Nel mio reparto siamo tutti obbiettori di coscienza ma prescriviamo lo stesso la pillola”. “Costringerle a interpellare le famiglie sarebbe una follia” commenta Enrico Ferrazzi, direttore operativo dell’ospedale Buzzi di Milano “fare la spia significherebbe allontanare queste ragazzine, già spaventate, dalle strutture sanitarie pubbliche costringendole a cercare rimedi chissà dove. Non capisco come possano venire certe idee”.
Decisioni controverse. Eppure non tutti la pensano così. Ognuno, almeno a Milano, fa un po’ come crede, nonostante la legge. C’è chi rifiuta tout court la prescrizione: nonostante si tratti di contraccettivo la considera abortiva e la nega anche alle adulte. Chi riceve solo le maggiorenni. Chi la prescrive dai 14 anni in su e chi, non senza difficoltà , accetta di intervenire anche al di sotto di questa soglia. Al pronto soccorso dell’ospedale Macedonio Melloni, per esempio, le minori vengono respinte. “A chi non abbia compiuto almeno 18 anni non si può prescrivere, per legge, nemmeno un antibiotico” sostiene Emilio Grossi, caporeparto gravidanze patologiche della struttura “quando me ne è capitata una ho chiamato i genitori per avere il loro consenso informato”. Eppure, stando a quanto spiega Andrea Gentilomo, medico legale con cattedra all’università statale di Milano, la legge non lo imporrebbe “l’articolo 2 della legge 194 autorizza la prescrizione dei mezzi per la procreazione responsabile anche ai minori” chiarisce. Secondo il professore è più delicato stabilire la liceità della prescrizione nel caso di ragazze minori di 14 anni: “mancano disposizioni nette. L’orientamento è quello di valutare caso per caso, senza tuttavia l’obbligo di coinvolgere i familiari”.
Di questa scuola di pensiero anche Tiziano Motta, ginecologo e dirigente medico presso la clinica Mangiagalli di Milano: “Sopra i 14 anni agiamo liberamente. Al di sotto, sta alle nostre coscienze: mi è capitato di presciverla a una ragazza di 12 anni vittima di un abuso”. Motta, obiettore di coscienza per quanto riguarda l’interruzione volontaria di gravidanza, critica le posizioni di chi rifiuta la prescrizione della pillola del giorno dopo: “È un contraccettivo che interviene prima e non dopo che l’ovulo sia fecondato”. Alessandra Graziottin, ginecologa al San Raffaele di Milano, racconta: “Nel 2008 sono state vendute in Italia 370 mila confezioni di contraccezione d’emergenza: il 55 per cento è stato prescritto a ragazze di età compresa tra i 14 e i 20 anni. I minori fanno sesso ma si proteggono poco”.
Richieste nel weekend. A Genova invece le minorenni che hanno chiesto di utilizzare la pillola del giorno dopo sono state almeno 300. Un quarto di loro ha richiesto la ricetta presso strutture pubbliche, il resto lo ha fatto attraverso i consultori indipendenti. Il 55 per cento sono straniere, soprattutto sudamericane, ma da un po’ di tempo è tornato a crescere anche l’afflusso di adolescenti italiane. Il 90 per cento delle richieste arriva dal venerdì notte al lunedì, generando due flussi: il primo nei pronto soccorso degli ospedali , aperti nel weekend, l’altro nei consultori, che seguono l’orario settimanale. “L’età media del primo rapporto sessuale completo si sta rapidamente abbassando, e purtroppo gli atti non protetti sono ancora molti” dice a Panorama Mercedes Bo, vicepresidente di Aied (Associazione italiana per l’educazione demografica) e responsabile del più importante consultorio cittadino, dove si prescrivono ogni mese fino a 120 razioni di Norlevo.

Un ticket di 25 euro. Roma sembra essere la maglia nera in quanto a prescrizioni della pillola del giorno dopo negli ospedali pubblici, gli unici ai quali ci si può rivolgere nel fine settimana. Per una ragione o per l’altra, come ha evidenziato un filmato dei radicali l’estate scorsa, (inviato poi alla magistratura), è quasi impossibile ottenere l’agognata prescrizione del Norlevo per le maggiorenni. Figuriamoci per le minorenni. Su circa 20 pronto soccorso, la metà è popolata di medici obiettori che considerano il farmaco un abortivo e quindi si astengono dal fare ricette. Tanto che la sera di san Valentino, una cinquantina di ragazze, studentesse liceali, universitarie e precarie rappresentanti dell’Onda, sono entrate contemporaneamente nelle sale del pronto soccorso dei più importanti ospedali romani. Obiettivo: “Verificare se i rapporti amorosi tra giovani e meno giovani siano tutelati effettivamente con l’accesso a misure preventive e anticoncezionali, a cominciare dalla prescrizione della Ru486″. Risultato del blitz: niente prescrizione della pillola del giorno dopo al policlinico Gemelli, al san Pietro Fatebenefratelli e al Cto. La spiegazione da parte dei medici? “Questi sono ospedali cattolici”.
Per avere la sospirata ricetta al policlinico Umberto I, al San Filippo Neri, al San Camillo, al Sant’Eugenio, al Pertini e al San Giovanni, invece, basta pagare il ticket stabilito di 25 euro. qui sono poche le ragzze under 14 a chiedere la pillola del giorno dopo. Spiega il responsabile delle interruzioni di gravidanza e contraccezione del reparto di ginecologia del Policlinico, Massimo Minozzi:” Prescrivere la pillola per noi non è un problema, abbiamo una tradizione di laicità come policlinico universitario. A noi si rivolgono decine di ragazze ogni mese, di età fra i 16 e i 20. Quelle più piccole sono rare, ne saranno capitate neanche una ventina nell’ultimo anno. Appartengono alla classe media, si presentano intimidite col loro ragazzetto, più timido ancora di loro, ma sembrano informate sul farmaco. Molto meno sui metodi anticoncezionali. Siamo circa 50 ginecologi, ognuno di noi naturalmente si regola secondo il caso, ma tendenzialmente non mettiamo in difficoltà una ragazzina che ha anche il timore di dirlo alla famiglia. Una volta accertato che non ci siano problemi, la ricetta la facciamo”.
Atteggiamento diametralmente opposto al pronto soccorso ginecologico del policlinico Casilino dove, se non si arriva accompagnati dai genitori, non si ha diritto alla prescrizione. Spiega il primario Fabrizio Venditti: “Di ragazze così piccole se ne vedono poche. Ci saranno stati cinque o sei casi in un anno, giovanissime alle quali abbiamo negato la prescrizione perché non erano accompagnate dal genitore. Non mi sembra che ci sia un’emergenza under 14″.
Rosalba Paesano, responsabile gravidanze ad alto rischio alla Fabia Mater, fino a pochi mesi fa lavorava all’ospedale San Pietro di Roma: “Quando ero di guardia sono capitate poche ragazzine. Chiedevano la ricetta che io naturalmente non ho mai negato. Mi ha colpito il fatto che spesso arrivavano da me dopo essere state rifiutate da altri ospedali”. Carla Paganelli, medico di pronto soccorso al Policlinico universitario di Tor Vergata, spiega: “Non abbiamo problemi a firmare la ricetta della pillola alle ragazze dai 16 anni in su. Ma se hanno 15 anni, le mandiamo prima dal ginecologo. Nel nostro pronto soccorso non ci sono comportamenti standardizzati. C’è la legge, e poi c’è il libero arbitrio dei singoli medici”.
La ricerca della prescrizione a Napoli. Insomma, un altro guazzabuglio: seguire la legge, o il proprio dovere di medico o il proprio credo (laico o religioso)? A sentire Riccardo Arienzo, ginecologo dell’ospedale Annunziata di Napoli, la questione è più grave di quanto si pensi: “Le ragazze, dopo aver avuto un rapporto a rischio, sono terrorizzate dalle conseguenze, girano da un ospedale all’altro in cerca della fatidica prescrizione che, spesso, viene negata. Sono di estrazione sociale diversa, la più varia- medio, bassa, alta - ma sono uguali dinanzi all’emergenza che stanno vivendo”.
Nei consultori partenopei la musica è solo di poco diversa, come spiega Francesco Buoninconti del consultorio di via Pietravalle: “Le minorenni comunque sono parecchie: noi facciamo lezioni di sessuologia nelle scuole, quindi sanno che possono contattarci con fiducia. Infatti la legge 405 del ’75 prevede che nei consultori il minore sia accolto indipendentemente dall’età . Noi cerchiamo di mettere le ragazze a proprio agio, di farle parlare. Le ragazze di solito richiedono la pillola una sola volta. In un caso, però ci è capitato di prescriverla ad una diciassettenne ben tre volte”.
Al di là dei possibili casi di coscienza dei medici legate all’interpretabilità del farmaco (è un contraccettivo o è un abortivo?), la pillola è un farmaco: inibisce l’ovulazione e l’effetto degli spermatozoi (per questo è rubricato come contraccettivo) senza avere conseguenze nel caso in cui la fecondazione fosse già avvenuta. Le coppie hanno 72 ore di tempo per intervenire. Carmine Nappi, direttore di Scienze ostetrico - ginecologiche dell’università Federico II di Napoli, mette in guardia sull’uso disinvolto del farmaco: “Sarebbe auspicabile un collegamento fra tutti i centri pubblici di prescrizione (ospedali, consultori, guardia medica) per ottenere dati epidemiologici e controllare le cosiddette ‘prescrizioni ripetute’ a garanzia della salute delle ragazze”.
- Sabato 21 Febbraio 2009
Tutto sulla tragedia della Costa Concordia
La pirateria online è un furto?
Avetrana: video, articoli e foto esclusive
IL MEGLIO DEL 2011







LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie
Mostri della porta accanto
Il Governo Monti
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama








Lettere dal fronte dei nostri soldati














Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 22 Febbraio 2009 alle 17:25 fercas ha scritto:
E’ la dimostrazione che le giovanio d’oggi non hanno più alcuna morale! La danno a ruota libera, vogliono provare a tutti i costi, anche a quello di diventare madri precoci, l’effimera goduta!!! Non ci puoi far nulla, è un mare di vacchette che cresce in via esponenziale; le famiglie non se ne curano perchè, pensano, che è ancora troppo giovane per fare certe cose e/o avere certe voglie! Ora vanno bene i maschi perche? Perchè sicuramente compreranno solo l’usato ma altrettanto sicuramente non a scatola chiusa!!! Cordialità .
Il 26 Febbraio 2009 alle 8:52 Le ragazze del giorno dopo: dateci la pillola « La Boulevard di Lady Cleopatra Weblog ha scritto:
[...] [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.