Addio a Candido Cannavò. È morto lo storico direttore della Gazzetta dello Sport

L’ex direttore della Gazzetta dello Sport, Candido Cannavò, 78 anni, è morto questa mattina alle 8.45 nella clinica Santa Rita di Milano dove era ricoverato da giovedì scorso per una emorragia cerebrale. Le sue condizioni erano subito apparse gravissime. Durante la scorsa notte Cannavò ha avuto una grave crisi ipotensiva con scompenso cardiocircolatorio e oscillazione dei parametri vitali. Questa mattina è sopraggiunta la morte per arresto cardiocircolatorio. La clinica Santa Rita ha allestito una camera ardente dove, dalle ore 14 alle 21 di oggi (con ingresso da via Jommelli 13) sarà possibile rendere omaggio alla salma. Domani sarà poi allestita una camera ardente nella Sala Montanelli della sede Rcs di via Solferino, a partire dalle nove.

“Addio direttore, ci manchi già”: è stato il sito della Gazzetta dello Sport a pubblicare per primo la notizia della morte di Cannavò, alla guida del quotidiano sportivo per 19 anni, dal 1983 al 2002, facendolo diventare il più diffuso in Europa. Nel luglio del 2005 ha festeggiato il cinquantesimo anniversario della sua prima firma sul giornale per il quale ha seguito i maggiori avvenimenti sportivi mondiali e undici Olimpiadi. Nato a Catania nel novembre 1930, Cannavò ha iniziato la sua carriera di giornalista nel 1949 nel quotidiano della sua città, La Sicilia, occupandosi di sport ma anche di importanti temi sociali e di costume. Nel 1955 è entrato alla Gazzetta come corrispondente; nel 1981 ne è diventato vicedirettore, poi condirettore e nel 1983 ha preso il posto di Gino Palumbo alla guida del quotidiano. Nel 1992 il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, gli ha conferito il titolo di Grand’Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. Nel 1996, durante i Giochi di Atlanta, il Comitato Olimpico Internazionale lo ha insignito dell’Ordine olimpico. Nel 1998 ha ricevuto il premio Ischia per il giornalismo e nel 2006 il premio Saint Vincent-Indro Montanelli alla carriera. Lasciata la Gazzetta, Cannavò ha pubblicato per Rizzoli la sua biografia, Una vita in rosa (premio Chianciano nel 2003, sezione autobiografia) e tre saggi che testimoniano il suo impegno sociale: Libertà dietro le sbarre (un viaggio nelle carceri che nel 2004 ha ricevuto un riconoscimento speciale nell’ambito del premio letterario e giornalistico Ernest Hemingway), E li chiamano disabili (2005), un successo da undici edizioni, e Pretacci - Storie di uomini che portano il Vangelo sul marciapiede (2008), premio Fregene. Oggi sarà rispettato un minuto di silenzio sui campi sportivi.

Addio a Candido Cannavò

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