Sicurezza fai da te: l’Italia delle Ronde

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Il mercato torinese di piazza Madama Cristina è deserto, ma Francesco Picciotto, emigrato settantunenne, arranca già tra le bancarelle assieme a qualche pensionato. Ha il volto chiazzato di rosso, due bypass al cuore e un fischietto appeso al collo. Guarda l’orologio: le otto. È ancora presto, i borseggiatori di colore, normalmente, si vedono a metà mattina. Quando intuisce un movimento strano, Picciotto prende fiato e soffia dentro il fischietto a pieni polmoni. I suoi compagni lo seguono: il sibilo assordante fa dileguare i rapinatori. Quest’uomo malconcio e corpulento è il primo rondista d’Italia: cominciò nel 1989 a San Salvario, popolosa zona di Torino alle spalle della stazione di Porta Nuova. E per vent’anni non ha mai smesso, nonostante risse, minacce e un lungo taglio all’avambraccio.
Ora il governo discute se riconoscere per legge l’inusuale mattinata di questo pensionato siciliano. E non solo la sua: in Italia ci sono già decine di gruppi di volontari organizzati per pattugliare il territorio. Le ronde sono ormai un modo immediato per cercare autotutela. A Parma ex carabinieri presidiano i parchi. In alcuni paesi abruzzesi gli abitanti sono scesi per strada dopo un’ondata di furti. Lo stesso succede in provincia di Frosinone.

L’Italia delle ronde. Inziative che, a livello locale, possono portare consenso e visibilità politica. In Veneto, Forza Italia ha istituito un numero telefonico. Nel Modenese la Lega va ogni sera in un paesino diverso. E anche nel Pd il tema è meno stigmatizzato di quanto si creda. Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, è favorevole. Quello di Vicenza, Achille Variati, pensa di coinvolgere militari in pensione. A Bologna se ne discute negli incontri elettorali per le prossime amministrative. La politica, però, cerca solo di assecondare l’esasperazione dei cittadini. Centinaia di persone continuano a scendere per strada: girano di notte, torce e cellulari in mano, lo sguardo vigile. Uniti dal timore della criminalità straniera ci sono attempati signori, camicie verdi, comitati di quartiere, manipoli di amici. Una varietà umana che rivela un paese impaurito ma risoluto: l’Italia delle ronde.

San Salvario, Torino, venerdì mattina. “Purtroppo da 2 anni esco solo di mattina, dalle otto a mezzogiorno. Sono vecchio e cardiopatico, di sera ormai è troppo pericoloso”. Francesco Picciotto ha cominciato nel 1989, quando arrivarono gli extracomunitari. Dopo aver avuto la pensione d’invalidità le ronde sono diventate il suo lavoro. È seduto davanti alla finestra sprangata del soggiorno, al primo piano di una casa di ringhiera. Tiene la mano destra sul termosifone. Con l’altra invece gesticola, per dare sapore ai suoi racconti: “Appena finito di cenare, ci trovavamo all’angolo con gli amici. Poi andavamo avanti fino alle 4″. A volte con gli immigrati si discuteva. Altre volte si arrivava alle mani: “Almeno un centinaio di risse” ricorda. “Sono finito all’ospedale spesso. Non avevo mai litigato in vita mia, loro però mi fanno imbestialire”. “Loro” sono i nordafricani. Picciotto dice di essere stato minacciato di morte: telefonate, lettere minatorie, bossoli nella cassetta della posta, scritte sui muri. Qualche anno fa qualcuno tappezzò il quartiere con un volantino rivolto ai clandestini. C’era la sua foto e sotto una scritta in tre lingue: “Attenti a questo signore: è uno sbirro. Si aggira nei mercati, pronto a saltarti addosso”.

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Picciotto ha segnalato moltissimi extracomunitari alla polizia: “Gli trovavano addosso merce rubata, armi, droga… Per questo so che me la faranno pagare. Prima o poi mi aspetto una coltellata alle spalle”. I pattugliamenti per lui sono una missione: “Se lo Stato facesse il suo dovere, non ce ne sarebbe bisogno, invece un gruppo di vecchietti deve rischiare la vita”. La Lega ha proposto che venga nominato cavaliere. L’anno scorso ha deciso di restituire la tessera elettorale al presidente della Repubblica: “Me la farò ridare quando qualcuno si occuperà seriamente della sicurezza dei cittadini”.

Campo sportivo di Poasco (Milano), lunedì sera. “Era un paese tranquillo, oggi è diventato un Far West” lamenta Enzo Di Gregorio, 57 anni, pensionato, mentre l’autobus 71 gli sfila davanti. Poasco, 3 mila abitanti a qualche chilometro da Milano, sembra uno di quei posti in cui non succede mai niente: le case basse, le aiuole curate e tutti felici a casa per il quiz della sera. Invece i residenti vivono con l’incubo dei rom: due campi nomadi a qualche centinaio di metri. Furti, violenza, degrado.
Le ronde sono cominciate un anno e mezzo fa, poi le hanno sospese. Ora, dopo altre rapine, sono riprese sotto forma di “passeggiate fra amici”. Alle 21 Di Gregorio esce e chiama al citofono altri tre volonterosi. “Ci muoviamo a piedi, fino a mezzanotte. È un deserto, e quelli devono avere chiaro che i padroni siamo noi” dice Alessandro Vigorelli, un ragazzone di 37 anni che fa l’operaio. I metodi di dissuasione, assicura, sono fermi ma non violenti: “Se ne vedo uno dal tabaccaio, gli dico che fumare fa male: e lui capisce”. Le “passeggiate” non passano inosservate tra le forze dell’ordine: «La Digos ci ferma dieci volte a sera. Ci sentiamo trattati da criminali. Mentre gli zingari fanno quello che vogliono…». Edda Malacrida, 68 anni, ha i capelli rossicci e una lunga pelliccia da cui sbucano scarpe sportive: “Leggiamo degli stupri nella periferia romana e tremiamo: siamo nella stessa situazione, in campagna, con un campo di clandestini a pochi metri. Aspettano che succeda una tragedia anche qui?”. Malacrida prende fiato per allentare la concitazione: “Allora, altro che ronde. Andremmo per strada con i forconi”. Se i pattugliamenti volontari diventeranno legali, a Poasco batteranno il paesino 24 ore al giorno. La base operativa sarebbe il bar dello stadio. Una cinquantina di persone ha già dato la propria disponibilità. Edda Malacrida è pronta: “Ci riprenderemo la città. Quelli non li voglio vedere più”.

Sampierdarena, Genova, venerdì sera. Nel quartiere operaio alla periferia di Genova il capopopolo è Massimo Cazzola, 44 anni, dipendente di un’azienda di telecomunicazioni, pizzetto curato e simpatie leghiste. È il presidente dell’associazione Genova sicura, nata a settembre 2007 dopo l’aggressione di due immigrati a un anziano. “Sono sbucati fuori dal cassonetto: quando hanno visto che aveva solo 5 euro, l’hanno massacrato di botte” racconta Cazzola. La moglie, Michela Fanti, 37 anni, lavora in una mensa: “Abbiamo chiamato polizia, carabinieri, vigili urbani, il Comune. Nessuno ci ascoltava. Allora ci siamo organizzati da soli”. Per due sere a settimana, insieme con una ventina di residenti, hanno cominciato a girare per strada, con volante al seguito. “Era l’unica maniera per fare capire che la zona non era abbandonata agli stranieri” dice Fanti, bruna e minuta. “E anche per far venire qui la polizia” aggiunge sarcastico il marito. Il problema erano “le orde di sudamericani ubriachi davanti ai bar fino al mattino” spiega Cazzola. “Non si riusciva più a dormire, il degrado era ovunque”. Dopo una cinquantina di esposti, i locali sono stati chiusi. Ma la cosa di cui va più fiero è l’arresto di tre clandestini: stavano spaccando la vetrina di un bar per rapinarlo, lui li ha fotografati e ha inviato le immagini alla polizia. Sono stati condannati da poco. Cazzola si arrotola una sigaretta di tabacco. Lo chiamano al cellulare: la manifestazione contro la costruzione della moschea a Lagaccio è partita. Manca solo lui. “Una moschea da 2 mila posti… Impensabile, verrebbero anche dalla Francia. Non glielo permetteremo mai”.

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Pescarotto, Padova, sabato mattina. Uno dei nemici pubblici è “Cicciobello”, spacciatore tunisino di 27 anni. Arrestato 28 volte, è ancora in circolazione: “Giuro che se lo incontro mentre sono in macchina, lo tiro sotto” minaccia Denis Menegazzo, 55 anni, imprenditore e presidente del Comitato Pescarotto. Un gruppo nato spontaneamente, per combattere lo spaccio degli extracomunitari. Le ronde si fanno almeno una volta la settimana, con torcioni e ombrelli anche d’estate, “per difenderci dalle aggressioni”. Assidua partecipante è Ottorina Fassina, 69 anni, caschetto curato e occhiali a specchio: “Non siamo più padroni in casa nostra. Vengono fuori alle 8 di sera come scarafaggi. Nascondono la droga ovunque. Non possiamo vivere così”. “Facciamo decine di segnalazioni alla polizia” dice Menegazzo. “I neri ci odiano, ci danno dei bastardi e dei razzisti. Ma noi siamo tanti e li sorvegliamo. Lo devono sapere” aggiunge incattivito. Annuncia che alle amministrative il comitato presenterà la lista Padova sicura. Le perlustrazioni notturne, racconta, sono diventate pure occasioni di socialità: “Il mio vicino non sapevo chi fosse. Adesso organizziamo grigliate insieme”.

Servola, Trieste, sabato sera A riprova della pluriennale fedeltà alla Lega, Giorgio Marchesich, 54 anni, pelata lucida e parlantina fluida, tira fuori le tessere del Carroccio, a partire da quella del 1991. Quattro mesi fa ha fondato a Trieste i Volontari verdi: “Siamo i duri e puri del partito: seguiamo la corrente indipendentista di Mario Borghezio”. Beve un sorso di birra: “Vogliamo combattere la microcriminalità, ma il controllo del territorio è anche un atto di identità politica”. L’iniziativa però non è piaciuta né al sindaco, il forzista Roberto Dipiazza, né ai rappresentanti locali della Lega, che si sono subito dissociati. “I cani sciolti non sono apprezzati dai potentati” replica Marchesich. I Volontari verdi hanno escogitato le ronde in macchina. Ogni sera un paio di automobili girano per la città, come due volanti della polizia. La prima impresa, spiega Marchesich, è stata “derattizzare dai rom alcuni bar della periferia”. Senza violenza: solo spray al peperoncino e, in casi estremi, “qualche calcio nel sedere”. Giorgio Gherlanz, 49 anni, ristoratore, è un colosso con le basette lunghe e gli occhiali fumé: “Facciamo da deterrente. E funziona, perché siamo di sana, robusta e padana costituzione”. Accanto a lui Dario Dussi, 52 anni, annuisce ingrugnato. Di giorno lavora come amministrativo. Di sera veste in tenuta militare dalla testa ai piedi. “Non siamo tanto amati dalle forze dell’ordine” ammette “ma continueremo a vigilare: in questa città ci vogliono ordine e disciplina”.

Pensionati, operai, militanti: tutti accomunati dalla paura. Sono gli italiani che organizzano pattugliamenti per difendere il territorio. Vorreste anche voi diventare “volontari per la sicurezza”, sotto il contollo dei prefetti, come previsto dal decreto del governo?

Commenti

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Il 22 Febbraio 2009 alle 23:03 shift ha scritto:

Il fai da te degli italiani in materia di sicurezza pubblica e’ fortemente indicatore del fatto che non si fidano più delle capacità operativa delle forze dell’ordine, utilizzate spesso e volentieri in altri modi che il servizio pubblico, ne’ della successiva giustizia dei magistrati, troppo pronti alle concessioni benevole con i criminali, ne’ delle chiacchiere dell’attuale maggioranza, che in un anno non ha fatto gran che per mandare via tutta questa gente, nonostante che siano stati votati appositamente per questo.

E’ evidente che gli italiani non hanno intenzione di trascendere oltre i limiti di civiltà, ma e’ altresì evidente che la loro presenza e’ già un avviso per i malintenzionati, quando non e’ fatto capire con chiare antifone.

Le ronde fai da te, nei piccoli paesini dove tutti si conoscono e sanno dove sono i punti deboli e chi circola, potrebbero anche funzionare, ma nelle città non funzioneranno di sicuro, nemmeno se fosse lo Stato ad organizzarle e, con questo, dichiarando esplicitamente che le forze dell’ordine non riescono a coprire tutti i cittadini.

Di sicuro c’e’ che le ronde diverrebbero l’ultima ratio della civiltà italiana, dopo di che ci può solo che essere la bufera, cosa che potrebbe scoppiare se nemmeno le ronde dimostrassero di servire.

In tal caso non ci sarebbe governo che tenga, ne’ forze dell’ordine, tutto verrebbe travolto se dovesse esplodere la rabbia trattenuta fin troppo dagli italiani.

La colpa di tale situazione vanno solamente divise tra la maggioranza parlamentare, che permette che costoro permangano e continuino ad arrivare, e la magistratura che continua a liberare criminali con tutte le possibili opzioni giuridiche.

In pratica in Italia c’e’ la tendenza a sfuggire la soluzione netta e precisa dei problemi e a rifugiarsi a raggiungere sempre la mediazione, continuando ad annacquare le soluzioni, quindi non risolvendole e lasciandole marcire fino ai limiti di saturazione, com’e’ accaduto non troppo tempo fa con il problema dell’immondizia in Campania.

Solo che la sicurezza e la tranquillità dei cittadini italiani e’ anche peggio dell’immondizia campana, in più riguarda tutta l’Italia ed e’ legata a precise promesse elettorali, cosa per cui i partiti al governo hanno ricevuto il voto fiduciario degli elettori, addirittura senza preferenze!

Apparentemente sembrerebbe che i politici, compresi i magistrati, non si vogliono rendere conto che alcune cose si possono mediare, ma altre non sono mediabili, che andrebbero decisamente affrontate e risolte frontalmente.

Fosse questo il problema si sarebbero già dovuti rendere conto da un pezzo della cosa, ma sembra che il problema non sia questo, lo dimostrano le dichiarazioni dei due Presidenti delle camere, che sono i massimi esponenti della maggioranza al governo dopo lo stesso.

Fini, Presidente della Camera dichiara tranquillamente: “Immigrati - criminali, odiosa associazione”, mentre Schifani, Presidente del Senato se ne esce fuori con: “Non bisogna discriminare gli immigrati che vivono in Italia,… rispetto della legalità, delle nostre tradizioni e della nostra cultura costituisce presupposto indispensabile per una civile convivenza”.

Nel primo caso l’associazione con la criminalità che gli italiani fanno non e’ dovuta a loro, che si sono mostrati ben disponibili all’accoglienza, anche troppo, ma al fatto che la maggior parte dei casi criminali sono attribuibili solo agli immigrati, come le ultime e costanti notizie di cronaca sono costrette a rilevare.

Nel secondo caso di Schifani, nelle sue parole, da per scontato che questa gente debba rimanere da noi, qualunque sia il quantitativo e gli eventuali futuri arrivi.

In pratica le due personalità politiche hanno in testa solo che gli italiani facciano posto a costoro e che abbozzino, cosa che mi sembra non rientri per niente nei patti elettorali fatti con gli elettori.

Gli italiani stanno iniziando a capirlo, le ronde sono per l’appunto il fai da te, visto che non sperano più nell’intervento della maggioranza che sta tradendo l’impegno preso.

Se le ronde non dovessero funzionare, cosa che inevitabilmente accadrà, soprattutto nelle città, allora potrebbero iniziare i guai, e guai grossi, qualche avvisaglia già c’e’ stata, ma potrebbe peggiorare.

Saranno del tutto inutili gli alti laiti dei politici se ciò dovesse accadere, le frasi ipocrite per l’occasione eventuale, aumenterebbero soltanto il divario tra loro e i cittadini, quindi si decidano a prendere provvedimenti e a rispettare gli impegni con l’elettorato, facendo sgombrare intanto i clandestini, chi commette reati di qualsiasi tipo, e rimandando a casa loro i nuovi arrivi.

Non continuino, quindi, a prenderci per i fondelli con le ronde pubbliche su aree del tutto incontrollabili, contentino per rabbonire la gente, le misure vere sono ben altre!

Cosa che sanno benissimo.

Gli italiani non ne possono più, sono una pentola in ebollizione e potrebbero esplodere.

Il 23 Febbraio 2009 alle 4:48 pietro berti ha scritto:

LE RONDE : DAL CARDINAL MARCHETTO, SCONFESSATO DAL VATICANO, A FRANCESCHINI
Monsignor Marchetto Segretario del Pontificio Consiglio dei Migranti, aveva espresso forti dubbi sulle iniziative del Governo in materia di sicurezza definendo “le ronde come la fine dello Stato di diritto, (…) non bisognare dare risposte a caldo ma razionali affinchè le leggi non siano legate ad avvenimenti contingenti”. Il Vaticano in data 21.02.2009 ha ufficialmente sconfessato il Cardinal Marchetto dichiarando “il rispetto della Santa Sede verso le Autorità civili che nella loro legittima autonomia hanno il diritto ed il dovere di provvedere al bene comune”; conseguentemente Monsignor Marchetto ha parlato a titolo personale, per nulla interpretando il pensiero Vaticano che “quando intende esprimersi autorevolmente usa mezzi propri e modi consoni (comunicati, note, dichiarazioni)”. “Frequentemente i mezzi di informazione attribuiscono al Vaticano commenti e punti di vista di singoli ” afferma padre Lombardo portavoce ufficiale della Santa Sede. Il decreto prevede che i Sindaci d’intesa con i Prefetti possano avvalersi di associazioni tra cittadini iscritte in apposito elenco , costituite soprattutto da ex appartenenti alle forze dell’ordine in pensione. I membri delle associazioni (“ronde”) non porteranno armi ma solo il cellulare e le radio per segnalare situazioni di rischio. Si tiene a precisare che queste associazioni saranno composte per la maggior parte da carabinieri in pensione, poliziotti in pensione, poliziotti municipali in pensione, alpini in pensione; persone che agiranno sotto la responsabilità del Prefetto per svolgere un degno supporto davanti alle scuole elementari, agli asili, alle scuole medie, ai licei nelle zone limitrofe alla città , nei parchi pubblici e dove i Prefetti riterranno più opportuno impiegarli. Si sottolinea che costoro non riceveranno alcun tipo di compenso e saranno dotati, oltre che di cellulare e di radio, di una divisa fluorescente. Ognuno di loro sarà iscritto ad un albo, sarà dotato di un tesserino di riconoscimento e verrà impiegato dopo un addestramento formale e dopo regolare visita medica. Queste pattuglie miste (cioè composte da uomini e donne) saranno operative 24h al giorno ed il loro numero non dovrà mai essere inferiore alle 5 unità. Per quanto ci riguarda giudichiamo la decisione presa dal Governo e condivisa dal portavoce Vaticano, lecita, utile, preventiva, e tale da regolamentare un fenomeno comunque già esistente. E’ utile anche ricordare che tutti gli ex appartenenti alle forze dell’ordine che verranno impiegati in questa attività lo faranno ben conoscendo la tipologia del lavoro ed essendo pensionati ritroveranno il modo di sentirsi nuovamente utili al bene comune. Personalmente, ritengo alla luce di tutti gli aspetti sopra citati l’iniziativa estremamente lodevole nei principi, nelle metodologie e nelle finalità; ritengo, inoltre, che il Governo abbia operato una scelta consona nei fini del controllo del territorio per completare quello che viene svolto dalle forze dell’ordine e dai militari. L’Italia, a mio modesto modo di vedere, ne ritrarrà un grande beneficio. Concludendo, in merito all’analisi fatta dal neo segretario del PD , Franceschini, sulle associazioni messe in campo dal Governo per svolgere le iniziative di cui sopra, ebbene mi sento di esprimere il totale disaccordo con il suo discorso di insediamento nel quale ha attaccato il Governo anche su questo punto. E’ ovvio che ci si ponga la domanda se Franceschini rappresenti il vecchio che avanza o il nuovo che non ha niente di nuovo. C’è solo da chiedersi quanto costui sia destinato a durare, vista anche l’ira di Parisi che si è visto annientato vedendosi attribuire solo 92 preferenze contro le 1.047 dell’ex Vice di Veltroni. Dulcis in fundo i delegati chiamati al voto erano 2.800; i delegati presenti erano 1.300; 1006 delegati si sono espressi in favore dell’elezione diretta del segretario; 206 i contrari, 16 gli astenuti. Alla fine, Veltroni si è dimesso ; alla fine, è stato votato il suo vice. C’è da chiedersi se questi non riuscisse nell’opera di riunione del partito prima delle europee e di conseguenza il PD, oggetto di una nuova debacle, dopo quanto tempo sarebbe anch’egli costretto alle dimissioni e quindi alla distruzione completa (come è successo con Parisi) della sua corrente.
Pietro Berti

Il 23 Febbraio 2009 alle 11:13 vincenzoaliascontadino ha scritto:

A MEZZANOTTE VA LA RONDA DEL DISPIACERE
Libera ispirazione dal film : ” mezzanotte va la ronda del piacere “ con Monica Vitti, Claudia Cardinale, Vittorio Gassman, Renato Pozzetto, accusata di omicidio della vetusta COSTITUZIONE MAI APPLICATA INTERAMENTE? Infatti, il Paese, maltrattato da Mele marce, Mani Pulite e malmenata dal PD, questo l’avrebbe spinta all’incauto gesto, facendo irritare la maggioranza accusato di tutto e di più che secondo l’accusa sarebbero ladri, mafiosi, nani, capelloni, puttanieri senza mai guardarsi indietro alle Foibe, stragi di Socialisti Cattolici Cristiani nel “ triangolo della morte “ ma spettinare la Democrazia con scioperi Politici con calo di diversi punti di PIL. Scredito internazionale della Nazione di leader PPL, non rispettando l’ingegnere di un movimento di idee solide Democraticamente: ma sarebbero furbesche le assoluzioni? I Gandusiani che partirono dal colle “ trascurando persino senza un po’ d’umanità, ma concessi sì, a terroristi? Per questo e con questi “ inevitabilmente “scendere in piazza con tromboni e trombette? Ebbene, “ Io non ci sto! “ Io non accetto lezioni di Democrazia, da Comunisti ed eredi di manipolatori, intrallazzatori ed infiltrati a fannulloni nelle Istituzioni: autossegnatosi patente Democratica, senza avere, né meriti, né arte solo diplomini per telenoveles e reality Luxurie shock, Travagliate Sontoryum:inequivocabile popolo di franceschielli ed una insolita Bibbia, questo sarebbe pulpito? vincenzoaliasilcontadino@gmail.com MT

Il 23 Febbraio 2009 alle 18:32 Maroni: legalizziamo le ronde per evitare la sicurezza fai da te » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Le “cosiddette ronde”? “Il governo vuole evitare la sicurezza fai da te. Proprio per questo ha inserito nel decreto recentemente approvato il modello di ’sicurezza partecipata’”. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni, in visita questa mattina al Comando regionale dei carabinieri della Lombardia, definisce i termini delle ultime misure dell’esecutivo, “contro le strumentalizzazione fatte ad hoc da alcuni esponenti della sinistra”. [...]

Il 24 Febbraio 2009 alle 18:54 Come funzionano le ronde negli altri Paesi: il caso messicano » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Sicurezza fai da te: l’Italia delle ronde [...]

Il 18 Marzo 2009 alle 18:01 Pdl, la carica dei 101. Lettera al premier: “No alla fiducia sul ddl sicurezza” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Sono più di cento, sono onorevoli (del Pdl, nessuno della Lega Nord) e vogliono far sentire la propria voce. Per esempio, scrivendo al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, una lettera per chiedergli di non porre la fiducia sul disegno di legge sulla sicurezza perché le norme riguardanti la denuncia dei clandestini da parte dei medici (ma, secondo i firmatari anche da parte degli insegnanti) sono “inaccettabili e necessitano di indispensabili correzioni. Siamo certi che ne converrai anche tu, quando potrai renderti conto di come questo dettato legislativo vada contro i più elementari diritti umani e in particolare dell’infanzia e della maternità”. E ancora: “Tutto questo va contro la nostra e crediamo la tua coscienza. Porre la fiducia mantenendo queste gravissime disposizioni sarebbe un errore imperdonabile”. Capitanati da Alessandra Mussolini (”Sono convinta di poter contare sull’appoggio del presidente Fini”) i parlamentari firmatari aggiungono d’esser certi che il premier si renderà conto di “come questo dettato legislativo vada contro i più elementari diritti umani e in particolare dell’infanzia e della maternità”. [...]

Il 1 Aprile 2009 alle 17:28 Bene le norme anti-stalking, dubbi sulle ronde. Il Csm in campo sulla sicurezza » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Critiche alle ronde stabilite dal decreto sicurezza; bene alle norme che invece riguardano il contrasto alla violenza sessuale e allo stalking. È articolato il giudizio del Csm sul decreto legge del governo ed è contenuto in un parere messo a punto dalla Sesta Commissione di Palazzo dei marescialli e che oggi pomeriggio sarà all’esame del plenum. Sulle ronde i consiglieri esprimono più di una “perplessità” a cominciare dalla scelta di “derogare al principio che assegna all’autorità pubblica l’esercizio delle competenze in materia di tutela della sicurezza”. Ma soprattutto segnalano un pericolo: “la genericità delle previsioni contenute nel decreto legge può determinare il rischio del determinarsi di incidenti, e nei casi più gravi della commissione di reati”; con il risultato di portare a “un aggravio sia per le forze dell’ordine” (che sarebbero distolte “dal perseguimento del fine di garantire un efficace controllo del territorio”) “sia per l’esercizio delle funzione giurisdizionale da parte della magistratura”. Nel testo del governo sulle ronde ci sono troppe “discrezionalità ” e “lacune”, lamenta la Commissione. Come la “mancata previsione” che le associazioni di volontari “non debbano avere né natura né finalità di ordine politico”; o “l’assenza di ogni requisito negativo , preclusivo della partecipazione alle associazioni, come quelli di essere stati condannati per reati di violenza o per il compimento di atti di discriminazione”. E non basta: “La doverosa precisazione che i cittadini debbano essere non armati” non fuga “ogni dubbio sull’utilizzazione di strumenti, non definibili armi in senso proprio,ma comunque atti a compiere atti di coercizione fisica”;e non c’é “un effettivo controllo sull’attività realmente svolta dalle associazioni”. Diverso è il giudizio sulla parte del decreto che “mira positivamente a rafforzare gli strumenti per contrastare tutte le forme di aggressione sessuale”. Il Consiglio “condivide” in particolare la scelta di ammettere l’incidente probatorio, “in assenza dei requisiti ordinariamente previsti”, nei casi di violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia, come pure il gratuito patrocinio per tutte le vittime , e l’introduzione del reato di stalking, che “colma una profonda lacuna normativa”. Ma esprime “perplessità” sul carcere obbligatorio per i responsabili di violenza sessuale. Non mancano riserve sulla norma che estende a 6 mesi il termine massimo per trattenere gli stranieri irregolari nei Centri di identificazioni e di espulsione. “La privazione della libertà personale, che è bene di primaria rilevanza costituzionale - scrivono i consiglieri - impone che si attui un procedimento di controllo del titolo che legittima la detenzione amministrativa assolutamente rigoroso”. E trattandosi di una materia così delicata “meglio sarebbe investire il tribunale ordinario” piuttosto che i giudici di pace. [...]

Il 12 Agosto 2009 alle 9:48 La Lega di piazza e di governo spiazza gli alleati ma conquista gli italiani » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Ronde Nate come “ronde padane”, auto-organizzate dai militanti per pattugliare il territorio e proteggerlo dai criminali, le ronde sono diventate affare nazionale da alcuni mesi, ossia da quando il Carroccio le ha volute all’interno del pacchetto sicurezza. Dall’8 agosto sono effettive le associazioni di cittadini che, non in formazione di non più di tre persone, potranno pattugliare il territorio. Saranno iscritte in elenchi e dovranno essere formate prioritariamente da ex agenti. [...]

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