
Grandi manovre al centro, intorno al “partito della Nazione” lanciato da Pier Ferdinando Casini al convegno di Liberal, a Todi. Con i moderati del Pd il dialogo procede sottotraccia, in attesa dell’election day di giugno, quando il dato delle europee potrebbe assestare un nuovo scossone ai Democratici.
In movimento, malgrado le smentite, ci sono i rutelliani, che temono di restare schiacciati dalla nuova leadership ex Popolare. E anche Enrico Letta, che potrebbe candidarsi segretario al congresso previsto per ottobre, segue con attenzione le mosse dei centristi. Ma la novità di queste ore è la preoccupazione che Silvio Berlusconi sembra nutrire molto più per la possibile riaggregazione al centro piuttosto che per la segreteria di Dario Franceschini nel Pd. Con il quale il Cavaliere, a Berlino per un summit sulla crisi finanziaria, polemizza sulla questione della Carta: “Non ci sentiremmo” osserva il premier “fino in fondo cittadini italiani se non riconoscessimo la legge fondamentale che trasforma la nostra società in uno Stato”. Ai cronisti che gli ricordano le osservazioni del nuovo segretario del Pd sulla volontà di Berlusconi di stravolgere la Costituzione, il premier risponde: “Se avesse detto una cosa del genere sarebbe una cosa non reale. Io ho giurato sulla Costituzione. Ne sono un assoluto sostenitore”.
Ma oltre la querelle con il nuovo segretario Pd, il presidente del Consiglio ha soprattutto lanciato un’offensiva diplomatica verso l’Udc, in nome della comune militanza nel Ppe, perché non offra sponde neocentriste ai delusi dei due partiti maggiori e si allei invece con il futuro Pdl.
Un corteggiamento affidato a Fabrizio Cicchitto, che ha ingaggiato perfino una sorta di gara con la Lega nel tendere la mano ai centristi. Ieri, infatti, era stato per primo Roberto Calderoli a lanciare l’invito al confronto con i centristi sul ddl per il federalismo fiscale, che Casini & C. hanno osteggiato al Senato; oggi, il capogruppo del Pdl alla Camera sorpassa a sinistra il ministro leghista. “Mi spingerei anche oltre” dice “con una proposta di alleanza per le amministrative e di confronto su temi quali la giustizia. L’Udc, infatti, ha avuto finora un modo di fare opposizione molto diverso dal Pd che va a rimorchio di Di Pietro”.
E i centristi come rispondono alla diplomazia del Cavaliere? Per ora, nicchiano. Mai come in questo momento, infatti, con Franceschini impegnato a rassicurare gli ex Ds e a recuperare a sinistra consensi per il Pd, Casini vede allargarsi lo spazio al centro per l’Udc. E trae dal voto in Sardegna la certezza di poter essere determinante per il governo in tante realtà locali, come è stato per la vittoria di Cappellacci su Soru.
Per giugno, dunque, è prevedibile che l’Udc stringa intese a macchia di leopardo con Pd e Pdl (cercando anche di imporre suoi candidati, come nel caso di Giorgio Guazzaloca a Bologna) o vada da sola in caso di mancato accordo. Il tempo del terzo polo neocentrista, semmai, arriverà dopo le europee.
- Lunedì 23 Febbraio 2009
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Commenti
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Il 24 Febbraio 2009 alle 11:27 vincenzoaliascontadino ha scritto:
CASINI, IL SOLITO CASINISTA VOGLIA DEL COLLE?
Sarà un’altra accozzaglia: come il fuoco e l’acqua Santa! Saranno tutti DemonioNONcristianizzati, visto che devono attingere da Comunisti per sostegno. In poche parole patto col Diavolo o lucifero? Come disse qualcuno arrivedolci o amaro Petrus ovvero los Schiavettones?vincenzoaliasilcontadino@gmail.com
Il 17 Aprile 2009 alle 15:27 La ricetta di Letta (Enrico): Chi non vuole l’Udc vuole perdere » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Conosce quella del casellante? C’è un casellante che si rende conto che due treni sono in rotta di collisione. Per evitare il disastro, manovra segnali, allarmi, scambi. Poi, una volta resosi conto che è tutto inutile, chiama la moglie e le dice: cara, vieni alla finestra, almeno ci godiamo lo spettacolo. Ecco, io non voglio fare come quel casellante. Mi rifiuto di rassegnarmi al fallimento del Pd, o addirittura di augurarmelo”. Inevitabilmente sospettato (come del resto tutti i centristi del suo partito) di avere già la testa su quello che potrà succedere dopo l’impatto della segreteria Franceschini contro il muro delle elezioni di giugno, Enrico Letta non ci sta a fare la parte di chi punta sul tanto peggio tanto meglio. Sulla scrivania ha il libro che ha appena scritto per la Mondadori: Costruire una cattedrale, un atto di fede nella capacità del centrosinistra di essere anche in futuro la guida dello sviluppo economico e civile del Paese. Al segretario, Dario Franceschini, un ex della Margherita come lui, affida attraverso Panorama la sua ricetta per provare a salvare il partito. Qualche capacità profetica l’ha già dimostrata: nel 2004, mandando su tutte le furie Romano Prodi e i diessini, pronosticò l’insostenibilità dell’alleanza con Rifondazione, poi puntualmente entrata in crisi nel 2008. [...]
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