Università e tagli. Da Gelmini la mappa degli sprechi

Mariastella Gelmini

A stemperare i toni; a specificare che non si sta assistendo a un altro scontro tra Quirinale e Palazzo Chigi; a dire che sì, insomma: “Le preoccupazioni del Presidente sono anche le preoccupazioni del Governo”, ci pensa, poche ore dopo le affermazioni di Napolitano, il ministro dell’Istruzione e dell’Univesrità, Mariastella Gelmini. Che specifica: lo scopo della riforma, l’intento del governo è prorpio premiare le università migliori e tagliare gli sprechi. Per il ministro la crisi economica internazionale “deve trasformarsi in una grande opportunita’ per rivedere il sistema di Istruzione in Italia, un sistema in cui il problema principale non e’ quanto si spende ma come vengono spese le risorse pubbliche”.
È necessario utilizzare al meglio le risorse per università e ricerca in Italia; non è solo un problema di risorse destinate all’università ma come queste vengono impiegate, ha ribadit il ministro Gelmini. E Viale Trastevere, a supporto di questa affermazione, ha ricordato in una nota alcuni dati.
In percentuale in Italia si laureano meno studenti che in Cile, questo anche se nel nostro Paese ci sono 95 università. Oltre alle sedi centrali esistono più di 320 sedi distaccate. Sono attivi 37 corsi di laurea con 1 solo studente e 327 facoltà con 15 iscritti. Nel 2001 i corsi di laurea erano 2444, oggi sono più che raddoppiati arrivando a 5500. Negli altri Paesi Europei, la media dei corsi dei laurea è la metà. Le materie insegnante nelle università italiane sono circa 170.000, contro una media europea di 90.000. Nessun ateneo italiano è entrato nella graduatoria delle migliori 150 università del mondo stilata dal Times.
La prima nostra università che compare è Bologna al 192esimo posto. Negli ultimi 7 anni sono stati banditi concorsi per 13.232 posti da associato ma i promossi sono stati 26.000. Si sono moltiplicate cattedre e posti per professori senza tener conto delle reali esigenze degli studenti, aumentando la spesa in maniera incontrollata. Molte università italiane hanno i conti in rosso.
L’Università di Siena, ad esempio, spende per il personale il 104% del suo finanziamento e la Federico II di Napoli il 101% con decine di milioni di euro di passivo.

A specificare l’intervento del ministro Gelmini, intreviene anche il collega Renato Brunetta, ministro della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione: “Non ci sono stati tagli indiscriminati”, ha commentato. “Lo dico” ha aggiunto il ministro “senza alcuna polemica”. “Abbiamo tagliato 36 miliardi di euro per il triennio 2009-2011 di spesa corrente” ha proseguito Brunetta, a margine della firma di un protocollo di intesa con l’università Roma 3 “con la manovra finanziaria di luglio abbiamo salvato l’Italia”. Rispetto alla ricerca, “il governo ha un’enorme attenzione”, ha concluso Brunetta, “lo dico io che sono un professore universitario e lo dimostrano i protocolli di intesa” già firmati per la digitalizzazione degli atenei romani

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