Madre e figlia sgozzate, l’ex della donna fermato in Slovenia

marocchino

È finita nella rete della polizia slovena, poco dopo il confine con l’Italia, la fuga del giovane marocchino ricercato per l’omicidio della compagna Elisabetta Leder, operatrice sanitaria, e della sua figlioletta Arianna di due anni, uccise a colpi di coltello.
Fahd Boichou, 26 anni, è stato arrestato, a Cosina, vicino al confine ma in territorio sloveno: era a piedi e da solo quando è stato fermato. Bouichou è stato individuato dai poliziotti sloveni sulla base delle immagini e delle descrizioni che erano state trasmesse dalle Questure di Treviso e di Trieste.
Il questore di Treviso, Carmine Damiano, è sicuro: a carico del marocchino, arrestato per l’omicidio della compagna e della figlia a Castagnole di Paese, c’è ormai un quadro indiziario molto grave che lo fa ritenere “l’unico responsabile del duplice delitto”.
Per giungere alla cattura dell’uomo la questura di Treviso, che ha coordinato tutte le indagini, aveva messo sotto intercettazione già dalla notte del fatto una quarantina di utenze telefoniche. Numeri di telefono di parenti di Bouichou tra la Francia, l’Olanda e il Marocco.
E proprio una telefonata dell’indagato, secondo quanto riportato il quotidiano Il Piccolo, fatta ieri sera da una cabina della stazione ferroviaria di Trieste alla sorella in Marocco ha consentito alla polizia di individuare la zona in cui si trovava l’uomo e di conoscere in anticipo la sua volontà di rifugiarsi oltre confine. Precedentemente gli investigatori trevigiani avevano già individuato l’automobile con cui Bouichou era fuggito, la Skoda di Elisabetta Leder, abbandonata a Jesolo (Venezia).
Il marocchino aveva con sé due cellulari, uno dei quali appartenente alla vittima, che però aveva spento subito dopo essere fuggito dal trevigiano proprio per evitare di essere intercettato dalle forze dell’ordine.

La mattanza di madre e figlia, trovate in un lago di sangue nella stanza da letto della loro casa - la piccola, pare, nel fasciatorio - sarebbe stata compiuta con due coltelli da cucina. Le due lame sono state trovate, sporche di sangue, sotto il corpo di Elisabetta Leder. Non è escluso che la donna possa aver usato uno dei due coltelli per tentare di difendersi.
Il fatto è stato scoperto dal fratello della donna, Alessandro, 27 anni, allarmato dalla madre, Raffaella, che non aveva visto arrivare la figlia e la nipotina per cena. Resta oscuro al momento il movente del duplice omicidio, che sembra essere avvenuto nel corso di un raptus.
Elisabetta Leder, infermiera in una casa di cura, aveva conosciuto il compagno, più giovane di lei di alcuni anni, in un viaggio in Marocco. L’uomo si recava saltuariamente in Italia, ma non aveva un lavoro. La famiglia di Elisabetta aveva accettato il rapporto della coppia, culminato nell’aprile del 2007 nella nascita della piccola Arianna. I genitori della vittima, Antonio e Raffaella Leder, hanno descritto l’immigrato come un ragazzo gentile, premuroso, legato alla figlia. Il rapporto tra il marocchino ed Elisabetta, pur caratterizzato dalle frequenti assenze del giovane, sembrava tranquillo, senza contrasti. Dopo aver conosciuto Elisabetta, il magrebino era giunto in Italia nei mesi scorsi con il proprio passaporto. Ma non avendo lavoro, e quindi senza permesso di soggiorno, era stato espulso. Secondo quanto si è appreso, il giovane era rientrato clandestinamente a Treviso nei giorni scorsi.
Sarà lutto cittadino a Paese (Treviso) il giorno dei funerali di Elisabetta e della figlioletta Arianna. La decisione sarà ratificata oggi pomeriggio da un’apposita riunione della giunta comunale convocata dal sindaco Valerio Mardegan.

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