
Ne è convinto il presidente della Camera Gianfranco Fini: il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali “non può compromettere oltremisura il godimento di altri diritti della persona ugualmente garantiti in Costituzione. Non si tratta ovviamente di soffocare il diritto di sciopero, ma di armonizzarlo con l’esercizio degli altri diritti di tutti i cittadini in un’opera di bilanciamento che deve tenere conto dell’evoluzione sociale”.
Questo è il nocciolo dell’intervento del numero uno di Montecitorio alla presentazione della relazione annuale della Commissione di Garanzia sull’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali. E i dati presentati da Antonio Martone, presidente della commissione di Garanzia, parlano chiaro: nel 2008 sono stati effettuati 856 scioperi tra nazionali e locali, oltre la metà dei quali nei trasporti; in crescita quindi rispetto ai 731 del 2007 è stata del 17%. Gli stop del lavoro con rilevanza nazionale sono stati 201, 77 dei quali nei trasporti.
Hanno scioperato soprattutto i lavoratori del trasporto aereo con 171 fermate nel complesso e 57 di rilevanza nazionale (quasi una ogni sei giorni) in forte crescita rispetto alle 39 del 2007 soprattutto a causa della vicenda Alitalia. Proprio questi ultimi casi, secondo Martone, mostrano “le anomalie e l’inadeguatezza” dell’attuale normativa sull’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali. La verifica potrebbe essere affidata alla stessa commissione di Garanzia e il referendum preventivo, analogamente a quanto proposto dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, “potrebbe essere previsto solo per le proclamazioni di sciopero da parte di organismi privi di una data rappresentatività”.
Parlando del caso Alitalia, Martone ha sottolineato come in questo settore “si sono verificati scioperi dove, pur essendo la percentuale di adesione estremamente bassa, si è verificata, nella stessa occasione, un’altissima percentuale di assenza dal servizio dei dipendenti e, di riflesso, la soppressione di centinaia di voli”. E lo stesso Martone ha citato il “caso emblematico” del 30 novembre 2007 “quando sono stati soppressi ben 220 voli, con nessuna adesione da parte dei lavoratori previsti in turno mentre risultavano assenti per altri motivi 263 sui 790 in turno e 749 assistenti di volo su 1.750 unità”. Secondo il presidente della Commissione di Garanzia: “questi esempi hanno dimostrato come, in particolare nel settore del trasporto aereo, la sola proclamazione dello sciopero in mancanza di attendibili previsioni sul grado di partecipazione, può incidere pesantemente sul servizio, indipendentemente dalla percentuale della concreta adesione” e “questa conseguenza è ancor più ingiustificata in caso di revoca quando l’informativa all’utenza si rivela di scarsa utilità”. Anche qu i dati: nel biennio 2007/08 sono arrivate alla Commissione oltre 4.000 dichiarazioni di sciopero (2.017 nel 2007 e 2.195 nel 2008) mentre gli scioperi effettivamente realizzati sono stati nel complesso 1.587, poco più di un terzo (731 nel 2007 e 856 nel 2008).
Per attenuare gli effetti negativi dell’effetto annuncio, bisognerebbe assicurare “la proporzionalità tra l’esercizio del diritto di sciopero e i danni agli utenti, in applicazione di criteri elaborati dalle stesse parti sociali, oltre che sulla base dei dati relativi a precedenti proclamazioni di sciopero da parte della medesima organizzazione”. Questa soluzione, per Martone, consentirebbe di poter prevedere il grado di partecipazione allo sciopero e “la tempestiva informativa all’utenza”. Martone, come il Governo nel ddl Sacconi, si detto favorevole allo sciopero virtuale.
Il provvedimento dovrebbe essere discusso nella riunione del Consiglio dei ministri di venerdì. Stando a quanto ha precisato il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, intervistato da Canale 5, nel prossimo futuro non sarà più possibile fare scioperi selvaggi nei servizi pubblici: “È nel testo di legge che probabilmente approveremo domani nel consiglio dei ministri presentato dal collega Sacconi che ha perfettamente ragione” ha detto l’esponente del governo. “Non è possibile che una minoranza tenga in ostaggio una maggioranza. Anche qui bisogna essere molto chiari. Lo sciopero è un diritto tutelato dalla Costituzione (all’articolo 40, ndr) ma anche la mobilità, la vita, il lavoro sono valori tutelati dalla Costituzione. Quando ci sono due valori tutelati dalla Costituzione che entrano in conflitto, cosa che può succedere, serve la regola, la regolazione, la legge e la legge deve definire la priorità. In questo caso la priorità è la vita, la mobilità, l’economia dei cittadini rispetto al diritto di sciopero che potrà essere comunque espletato secondo regole tali da non incidere nella libertà degli altri”. La Cgil ha già annunciato un parere negativo, ma Brunetta non sembra preoccuparsene: “Ce ne faremo una ragione”.
- Giovedì 26 Febbraio 2009
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