Amministrative 2009: il Pdl all’assalto alle fortezze rosse

Silvio Berlusconi tra le bandiere europee

di Laura Maragnani

Qualcuno l’ha già chiamata Operazione cavallo di Troia. E ora scatta la rivendicazione ufficiale: “Se Matteo Renzi è riuscito a sbaragliare gli avversari e a vincere le primarie, lo deve al centrodestra di Firenze che gli ha portato un bel contributo”. Ossia? “Un buon 10 per cento dei voti che hanno assicurato a Renzi la vittoria non vengono certo dal centrosinistra. Sono roba nostra. E torneranno a casa il 6 giugno”. Mario Valducci, responsabile degli enti locali per Fi, ha l’aria di un gatto che si appresta a mangiare un grosso topo. Le primarie fiorentine del Pd sono finite in un bagno di sangue. Matteo Renzi, il giovane presidente rutelliano della giunta provinciale, ha battuto i candidati sponsorizzati dai big del suo stesso partito, come il veltroniano Lapo Pistelli o il dalemiano Michele Ventura, e nelle interviste dopo la vittoria ha continuato a mitragliare allegramente la nomenklatura, liquidando l’elezione del nuovo segretario Dario Franceschini con un sarcastico: “Hanno eletto il vicedisastro”. E, come se non bastasse, dopo aver avuto l’appoggio di Verdi e Pdci alle primarie, ha già annunciato a mezzo stampa di “guardare con attenzione all’Udc”.
Lo sconfitto Pistelli scuote la testa: “Gli consiglierei di muoversi con maggiore saggezza. Chi vince la primarie ha l’onore della vittoria, ma anche l’onere di ricucire gli strappi e di rimotivare il suo schieramento in vista del voto”. Traduzione: non bisogna aggravare le divisioni e facilitare il lavoro al nemico.

Fissando soddisfatto le macerie del campo avversario, Valducci rivendica l’Operazione cavallo di Troia: il 6 giugno il Pdl si troverà ad affrontare un candidato che paradossalmente ha contribuito a scegliere, aiutandolo a liquidare avversari potenzialmente più pericolosi.
Manca ancora un nome del centrodestra, ma in ogni caso si troverà davanti un contendente in rotta col suo stesso schieramento e già indebolito sulla carta dal salasso dei voti arrivati in prestito dal Pdl. “Le primarie aperte sono un modo un po’ barbaro, diciamolo, di scegliere i candidati sindaci” ride Verdini, lanciando l’opa del Pdl su Firenze. “Tutto sta ora a trovare un nome in grado di inserirsi nella rottura che si è creata tra Renzi e l’oligarchia del Pd”.

E di far saltare il banco, come è successo in Sardegna? L’obiettivo non dichiarato del centrodestra è infatti quello di testare, a Firenze, ma anche a Bologna, quel metodo che, secondo Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo dei senatori del Pdl, “si è dimostrato vincente con Ugo Cappellacci in Sardegna e con Gianni Chiodi in Abruzzo”. Che sarebbe? “Coniugare il carisma del leader nazionale con le facce nuove di una classe dirigente che non viene dai partiti fondatori del Pdl. Chiodi e Cappellacci sono giovani, sono nuovi, non hanno una storia vecchia di partito alle spalle. E hanno vinto alla grande. Ora le città rosse si dimostreranno il vero banco di prova. Vedremo se il metodo regge”.

Certo, la gara è dura. A Firenze e Bologna, le due grandi roccheforti del centrosinistra, il divario tra gli schieramenti, a svantaggio del centrodestra, è ancora fisso su 12 punti percentuali. Tutto si giocherà sui nomi degli sfidanti. A Firenze confusamente rimbalzano i nomi di Paolo Bonaiuti, Lamberto Dini, Leonardo Ferragamo e Giovanni Galli, ex portiere della Fiorentina e del Milan, impegnato nel volontariato, molto conosciuto e amato in città. Il tam tam locale lancia anche il nome di Gabriele Toccafondi, una sorta di alter ego di Matteo Renzi: stessa età, stessa verve, è presidente del consiglio provinciale e deputato vicino al coordinatore nazionale Denis Verdini. Le ferree regole del nuovo metodo berlusconiano escluderebbero a priori Dini, attempato navigatore di partiti, e favorirebbero invece facce nuove come quelle di Galli e Toccafondi.

E a Bologna? Il metodo punta senz’altro su Alfredo Cazzola più che sull’ex sindaco Giorgio Guazzaloca, entrambi in corsa con proprie liste civiche. A favore del “Guazza” spingono molto Comunione e liberazione e la Compagnia delle opere; lo appoggiano Pier Ferdinando Casini (e probabilmente, anche se non in via ufficiale, la curia) e i commercianti. Cazzola gode di maggiori simpatie dalle parti di An e Fi, e i maggiorenti regionali del Pdl si sono già espressi a suo favore. “Diciamo che Cazzola è il nostro candidato vero. Le minestre riscaldate, come ha dimostrato il fallimento di Francesco Rutelli a Roma, non piacciono a nessuno” spiega Valducci. “Ora dobbiamo schierarci apertamente a sostegno di Cazzola con una lista del Pdl”. E sperare che riesca, anche a Bologna, un rimescolamento di carte: “Cazzola gode di consensi anche nell’elettorato di sinistra e dell’appoggio di parte del movimento cooperativo, Consorte compreso”.

A ridere stavolta è Virginio Merola, fede Pd, origine Ds, assessore uscente all’Urbanistica: sconfitto da Flavio Del Bono alle primarie di dicembre, insieme agli altri sfidanti (Maurizio Cevenini e Andrea Forlani) è ora in prima fila nel comitato elettorale del candidato sindaco. Giura: “Consorte ha già smentito di aver espresso il suo appoggio a Cazzola. La Legacoop e le grosse cooperative, Ccc compreso, sono per Del Bono. Mentre a Firenze il centrosinistra è diviso, a Bologna è compatto. Gianfranco Pasquino, promotore di una sua lista, convergerà nel ballottaggio. C’è l’appoggio della lista Sinistra per Bologna. A scannarsi tra loro, e a dividersi, sono i due ‘civici’ del centrodestra”.

Qualche timore a sinistra c’è. Soprattutto tra gli ex ds. L’abbandono del sindaco uscente Sergio Cofferati ha messo in corsa un non ds come Flavio Del Bono. A Roma un ex dc, Dario Franceschini, ha preso il posto di un ds come Walter Veltroni. A consolare la base non basta certo l’ingresso di Vasco Errani nel nuovo board di Franceschini. E poi Del Bono ha molte qualità, ma anche una seriosità eccessiva che a Bologna può rivelarsi un limite. Non ride mai. Non fa battute.

E Romano Prodi, che dovrebbe esserne il grande sponsor, ha già fatto capire che non si spenderà più di tanto. Soprattutto se scenderà in campo Berlusconi in prima persona, come ha fatto in Sardegna e in Abruzzo. Prodi non vuole dare l’impressione di volersi misurare nell’ennesimo duello col Cav, sia pure per interposta persona.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 2 Marzo 2009 alle 14:08 vincenzoaliascontadino ha scritto:

IL CANDIDATO NUOVO IDEALE
Io credo che il metodo Sardegna deve essere vincente: promesse da mantenere e che i delegati siano presenti nella vita sociale non solo quella dei salotti dov’è finita a Sinistra, in altre parole nella discarica! Io so solo che non solo deve essere il volto nuovo: sapere che Politica non è solo scranno a vita, oltre il pannolone, ma dedizione vera di cercare di accontentare tutti i cittadini, senza gabole di T RED, piuttosto se l’applicassero di fronte come uno specchio e chiedersi ogni giorno ( come fiaba di Jacob Ludwig Karl Grimm) se merita quella poltrona.
vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • le uscite al cinema
  • Viaggio nell'antico Egitto
  • Applicazioni Mondadori
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!