Divorziare costa: allo Stato quasi mezzo miliardo di euro all’anno

Il costo del divorzio

Quasi mezzo miliardo di euro. È la cifra che spende ogni anno lo Stato nelle aule di giustizia per divorzi e separazioni.

I dati sono dell’istituto di ricerca Eurispes, che ha moltiplicato il numero di cause attualmente definite presso gli uffici giudiziari per queste materie (539.878) e il costo medio annuale che ha per lo Stato ciascun procedimento, ovvero 815 euro: il risultato è appunto quella somma. Che rappresenta per le tasche degli italiani circa il 16,5% del costo totale della giustizia civile pari a 2,6 miliardi di euro.

Ma quale soluzione per far pesare di meno le crisi matrimoniali sulle tasche degli italiani? Secondo l’Eurispes bisognerebbe trasferire ai notai “le competenze in materia di separazione tra coniugi e volontaria giurisdizione allo scopo di alleggerire il carico della giustizia civile, gravata e rallentata da un numero ingestibile di processi, ma anche per ridurre i costi a carico dello Stato determinati da questo tipo di udienze”. I notai, fa notare l’istituto di ricerca, “potrebbero costituirsi come preistanza giudiziaria, per gestire il contenzioso che si sviluppa da separazioni e processi e dalle cause per volontaria giurisdizione”. Infatti, le separazioni con rito consensuale sono in Italia più del doppio di quelle con rito giudiziale. “Ciò induce a pensare che si tratti, nella maggioranza dei casi, di cause prive di elementi di elevata conflittualità, che potrebbero essere discusse e risolte senza ricorrere al tribunale”, spiegano all’Eurispes.

L’unica perplessità riguarda i costi notarili, se saranno più bassi o più alti per i due coniugi rispetto a quelli attuali. Un business di parecchi milioni di euro, visto che ogni anno secondo l’istituto di ricerca le separazioni e i divorzi in Italia coinvolgono circa 400 mila persone, tra coniugi e figli. In dieci anni dal 1996 al 2006 il numero delle separazioni tra gli italiani è cresciuto del 39,7% e dei divorzi del 51,4%.
Nel 2006, per esempio, le separazioni in Italia sono state oltre 80 mila, mentre i divorzi quasi 50 mila. Più contenute le rotture coniugali al Sud, il primato spetta al Nord Ovest, dove nel 2006 si sono verificate 24.885 separazioni e 17.693 divorzi. Fra le regioni, il primato delle crisi spetta alla Lombardia, dove si segnala il più elevato numero di separazioni (14.563) e divorzi (10.243); al secondo posto il Lazio (9.705 separazioni e 5.135 divorzi), al terzo il Piemonte (7.028 e 5.209).

Commenti

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Il 2 Marzo 2009 alle 23:18 vins ha scritto:

Se estendete i vostri calcoli e moltiplicate i 539.878 casi da voi citati per i due contententi ottenete diciamo 1.000.000 ex coniugi coinvolti e, se moltiplicate quel milione per una spesa media per legali diciamo 5.000 euro?, ottenete:
5.000.000.000 CINQUEMILIARDIDI EURO!

circa D I E C I M I L A M I L I A R D I delle vecchie lire all’anno.
Il parlamento italiano è formato in larga parte da avvocati; secondo voi quanta voglia hanno di cambiare questo stato di cose?

Il 3 Marzo 2009 alle 13:39 redazione ha scritto:

Riceviamo da parte di Giorgio Aldo Maccaroni, Presidente dell’Avvocatura italiana per i diritti delle famiglie, la seguente precisazione, che pubblichiamo integralmente:

Spett.le redazione,
ho letto sul numero del vostro giornale di oggi lunedì 2 marzo 2009 pubblicato sul vostro sito internet un articolo dal titolo “Divorziare costa: allo Stato quasi mezzo miliardo di euro all’anno”
Con la presente intendo contestarne integralmente il contenuto, sia a titolo di Presidente di Avvocatura Italiana per i Diritti delle Famiglie che in qualità di componente dell’Osservatorio Giustizia dell’Ordine degli Avvocati di Roma.
Nell’articolo si legge, in particolare, che l’Eurispes, istituto di ricerca, che non comprendiamo perché debba avanzare proposte per le quali non ha il titolo né la legittimazione, essendo meglio che si dedichi alle sole attività di ricerca e a ciò che gli compete, “proporrebbe di trasferire le competenze in materia di divorzi, separazioni e volontaria giurisdizione ai notai” e ciò sul presupposto che “il ricorso ai notai può essere risolutivo sia in termini di tempo che di costi”.
Ciò è profondamente errato e giuridicamente assurdo dal momento che per prima cosa una materia così importante e delicata quale quella del diritto di famiglia, che ha come oggetto principale le separazioni e i divorzi, non può essere trattata da persone che non siano avvocati. Quindi sottrarre questa materia agli avvocati significherebbe creare dei danni enormi per i cittadini coinvolti nei procedimenti di separazione. Allo stesso tempo consentire ai notai che non sono né competenti né legittimati a trattare tale materia produrrebbe lo stesso danni enormi. E’ ormai pacifico che i notai possono interessarsi di stipule di atti di compravendita, eredità e quanto altro possa essere attinente alle loro funzioni, che, si vuole ricordare, ha principalmente ad oggetto quello di conferire pubblica fede agli atti da loro stipulati, precisamente, secondo quanto recita l’art. 1 della legge 16 febbraio 1913, n. 89 (cosiddetta “legge notarile”), I notari sono ufficiali pubblici istituiti per ricevere gli atti tra vivi e di ultima volontà, attribuire loro pubblica fede, conservarne il deposito, rilasciarne le copie, i certificati e gli estratti.
Le funzioni del notaio, quindi, non possono in alcun modo riguardare questioni, quali quelle che attengono alle separazioni e ai divorzi, che necessitano di una preparazione e di una competenza che va ben oltre quella di apporre un timbro o un sigillo.
In questa materia si controverte di questioni che riguardano esseri umani e non fredde pratiche di compravendita o di diritto societario e quindi è necessaria un’attenzione e una preparazione che non può lasciar spazio alla superficialità, perché il prezzo da pagare è troppo alto, riguardando la vita e l’intera esistenza delle persone coinvolte: mariti, mogli, figli minori, nonni, etc..
Né si possono semplicisticamente catalogare le questioni di separazione e divorzi a seconda che siano o meno implicati i figli o si controverta o meno di questioni patrimoniali, come vorrebbe far intendere sempre il citato articolo, perché anche questo sarebbe semplicistico ed errato.
Ogni questione di separazione o divorzio, anche se all’apparenza banale, perché non ci sono figli di mezzo, nasconde problematiche complesse e che necessitano di un approccio da parte dell’avvocato sia sotto il profilo giuridico che psicologico di grande preparazione.
Anzi, è sempre più auspicabile che di dette questioni se ne occupino non solo esclusivamente gli avvocati, ma gli avvocati realmente specializzati nella materia del diritto di famiglia e minorile.
E’ per questi motivi che contestiamo fermamente quanto proposto dall’Eurispes e dal suo Presidente Gian Maria Fara e da tutti i notai che intendono seguire questa assurda proposta, proponendo sempre con forza che il diritto di famiglia e con esso le questioni concernenti le separazioni e i divorzi siano sempre ed esclusivamente in mano agli avvocati specializzati, unici soggetti idonei e titolati a occuparsi di questioni che riguardano le persone e i loro problemi umani e giuridici, e che i notai continuino ad occuparsi di altre questioni che esulino dal predetto campo.
Tale proposta dell’Eurispes, che i giorni seguenti, sarà contestata con forza anche dall’intero Ordine degli Avvocati di Roma (in ciò ho avuto conferma proprio oggi dal Consigliere Avv. Mauro Vaglio, che mi ha garantito il suo personale appoggio e quello dell’Ordine degli Avvocati di Roma), solleverà come è giusto un coro di critiche e di proteste in tutta Italia da parte di tanti altri avvocati ed istituzioni e quella dell’Eurispes e dei notai d’accordo con l’Istituto di ricerca sarà sempre più una voce isolata e senza conseguenze per i diritti delle famiglie e dei minori.

Avv. Giorgio Aldo Maccaroni

Il 3 Marzo 2009 alle 19:32 Sergio_Nardelli_Taranto ha scritto:

Sono daccordo con Giorgio Aldo Maccaroni, Presidente dell’Avvocatura italiana per i diritti delle famiglie,assolutamente contesto integralmente questi dati.
Ho speso di avvocati 25.000 euro ed ho solo una fattura di 3.000 euro…deduco che quì tutti parlano solo per fare filosofia.
il sistema x ridurre le spese delle separazioni,stà innanzitutto nella eliminazione delle cause che favoriscono le separazioni.
In Italia non si costruiscono ospedali x gli ammalati, si creano gli ammalati x costruire gli ospedali.

Il 4 Marzo 2009 alle 10:09 stefano separato ha scritto:

Industria delle separazioni coniugali:

La Giustizia Italiana poggia su un sistema (fallito?), caratterizzato da un numero infinito di leggi e normative, a volte diversamente interpretabili, che permette di protrarre a lungo qualsiasi azione legale.
Anche il meccanismo che si attua nell’intorno delle separazioni coniugali quindi, è piagato da questo “orientamento”.

Le figure più propense ed interessate ad impinguare il numero di interventi presso le sedi della giustizia, potrebbero essere (sono?) gli avvocati.
Posto in evidenza, infatti, che dal Marzo 2006, la figura del legale è obbligatoria, è facilmente intuibile che una separazione travagliata da corsi e ricorsi altro non fa che permettere enormi guadagni.

Fomentare e supportare CULTURA DEL CONFLITTO, alla faccia dei nostri figli, è semplice.

E’ naturale comprendere che l’ipotesi di spartire l’enorme torta, fra tanti, alletta molto.

Per questo, l’Italia si è trasformata in un paese atipico.
Roma ha più avvocati di tutta la Francia mentre Torino supera quelli presenti a Manhattan, cuore finanziario del mondo occidentale.

Un aspetto incredibile è ravvisabile nel fatto che “l’avv.to squalo” ha manifestato in piazza…ed ha scioperato contro il decreto di espulsione degli extracomunitari, qualche tempo fa.

Da non dimenticare che un loro rappresentante in una trasmissione televisiva, dichiarò:
“gli avvocati non manifestano ne si agitano”

La disonestà intellettuale di questi individui è ormai nota a molti.
Naturalmente la descrizione riferisce a legali affatto professionali, protesi al lucro, del tutto noncuranti della sorte psicologica del soggetto più importante in una separazione: i figli.
Fortunatamente, si tratta di una percentuale bassa…

Distorsioni del sistema e scomparsa della figura del padre:

Troppo spesso il provvedimento di una separazione, anche se non consensuale, è deciso in un tempo che ruota intorno al quarto d’ora (1/2h al massimo).

Nella quasi totalità dei casi, il padre è relegato al ruolo di genitore a tempo, letteralmente gettato per strada e messo in condizione di estrema precarietà materiale.
L’affido condiviso, quindi, è ignorato!

Si tratta di una consuetudine violentissima della quale non si può affermare, come asseriscono le figure giurisprudenziali più maliziose (e non solo quelle), che si attua nell’interesse del minore.

Da tenere presente, per esempio, il Min.Bindi che tempo fa ha dichiarato che:

- la separazione è cosa per i ricchi
- la casa è un diritto inalienabile e non avere un minimo di certezza in questo senso può generare stati depressivi e portare a gesti esagerati (in occasione della donna assolta in cassazione che aveva occupato un appartamento)

Un figlio, a meno di profondi squilibri delle dinamiche familiari (e forse neanche in quei casi), alla domanda “con chi vorresti andare a vivere” molto probabilmente risponderebbe “con mamma e papà”.

Anche se la legge per l’affido condiviso è stata approvata (perfettibile), o NON viene applicata, o sembra essere “concessa” soltanto sotto ricatto del padre.
Ma non si tratta comunque di affido condiviso, dato che in troppi casi la parte affidataria, troppo spesso la madre, non è collaborativa e per un papà si complica tutto.

Innescare malevoli contenziosi e/o motivi di scontro sui figli, oggetto di mercificazione, è fin troppo facile per il genitore che vive più tempo con loro, soprattutto se supportato da un avvocato compiacente.
Il mobbing genitoriale la fa da padrone.

E’ lo stupro del sentimento paterno.

La consuetudine, come già posto in evidenza, affida i figli alla madre.
Questo provvedimento trasforma la figura del figlio in un orfano di padre vivo e crea giovani certamente, in qualche modo, disturbati nella serenità.

Riferendo al padre, trovo sia assurdo ritenerne normale l’alienazione al diritto di compiere il proprio dovere di genitore.
Un padre serio e consapevole “vuole essere tale e vorrebbe essere parte della vita del figlio”.
Con quale diritto si limita questo principio naturale?

Nel sistema giudiziario italiano (che ribadisco, male odora di fallimento), le consuetudini riservate ai provvedimenti applicati nelle separazioni coniugali, quindi, non sembrano poter essere elevate a baluardo del principio che la legge è uguale per tutti.

Paradossalmente, infatti, troppo spesso si è costretti a constatare di delinquenti incalliti, omicida premeditati e rei diversi, che la fanno franca in barba agli ideali di giustizia, mentre per un padre che inciampa in una separazione coniugale, lo attendono, quasi certamente, anni di calvario, psicologico ed economico.

L’istituzione del divorzio è certamente una conquista sociale.

Ma nell’attuale consuetudine, si tratta della sola realizzazione di un contenzioso a sfondo economico, nel quale i figli spesso sono gettati dentro per essere usati come merce di scambio.
I motivi di forte scontro sono, a volte supportati dalle leggi e troppo spesso ipertrofizzati dagli avvocati (azzeccagarbugli?) meno corretti, che sanno come “ammalare ad arte” qualsiasi procedimento.

Questa piaga va debellata.

Lo stereotipo, la truffa ideologica, la scusa posta a base di troppe attività pseudo sociali supportate e sovvenzionate da “tessitori di potere politico”, vuole l’uomo come il tiranno despota, burattinaio violento.
Esistono, naturalmente, casi del genere, ma generalizzare maliziosamente è ormai diventato solo strumento di lucro o lotta di potere (vedi caso manifesti di Brescia: “lo fa anche papà”)

E va detto che, se è vero, perchè è vero, che esistono uomini schifosissimi, presunti padri, che avrebbero dovuto e dovrebbero mutare atteggiamento verso le donne ed i figli, è altrettanto vero che ormai troppe donne approfittano malevolmente della potenza giuridica messa loro a disposizione e di tutta la possibile distorsione attuata dai legali, per massacrare il marito a solo scopo di lucro, anche se non meritevole di questo trattamento.

Problema culturale e civile:

Le percentuali ed i numeri propri delle separazioni coniugali, non devono essere considerate soltanto sotto il mero profilo statistico, ma anche e soprattutto, per una società fondata sulla famiglia, come fenomeno sociale preoccupante.

Troppo spesso la separazione avviene dopo pochi anni di matrimonio.
Ed altrettanto spesso, la stessa avviene anche se i coniugi si trovano in presenza di figli piccoli.
Sembra mancare, in troppe coppie, capacità di volontà di compromesso, equilibrio e consapevolezza genitoriale.

In generale quindi, ritengo si debba rivolgere attenzione al fatto che la società (solo i giovani?), sembra essere composta da persone che, oltre a contrarre matrimonio inconsapevolmente delle difficoltà che esso comporta, non si rendono perfettamente conto che la separazione non è un evento semplice e soprattutto, non sempre risolutivo.

Il problema si pone a monte: è culturale.
Non esiste educazione civica preventiva.
Non esiste un minimo auspicabile di scuola di vita, e le esperienze degli altri, in questi casi, non possono essere percepite a dovere se non incappando nella stessa esperienza, spesso devastante psicologicamente.

False accuse e tempi della giustizia elefantiaci.

Prima fra tutti, la falsa accusa di percosse, lo strumento principe adottato da donne malevole per incastrare l’ex, portarlo in tribunale e costringerlo, dopo la condanna, a risolvere civilmente il contenzioso con donazioni ed elargizioni.

Le false accuse di violenza sessuale

La doverosa caccia alla pedofilia ha prodotto una quantità intollerabile di false accuse che hanno trascinato persone rispettabili in un vortice di inchieste inverosimili.
Alcuni di noi sono diventati arbitrariamente vittime di indagini, carcerazioni, arresti domiciliari, processi e pubblico linciaggio, per fatti semplicemente non accaduti, che una semplice indagine giudiziaria, imparziale e avveduta, avrebbe potuto facilmente smascherare.

Il SOGNO:

Dato che prevenire è meglio che curare:

- Educazione civica
- Contratti prematrimoniali
- Mediazione familiare obbligatoria
- Ferma condanna per le false accuse

Cordialmente:

Stefano, un padre che mama i propri figli ma che non riesce a proteggere da un sistema malato.

Il 4 Marzo 2009 alle 10:17 stefano separato ha scritto:

Per il sig. Maccaroni:

Come mai tantissimi avvocati…vogliono diventare Mediatori Familiari…?

Buon lavoro.
Stefano

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