Il Pd sfida il Cav sull’assegno di disoccupazione: “Dica no in Aula”

Il segretario del Pd Dario Franceschini

Il Partito Democratico insiste con la proposta dell’assegno di disoccupazione per chi perde il posto di lavoro. E il segretario appena eletto, Dario Franceschini, ha spiegato che nella mozione si prevede un assegno mensile per coloro che hanno perso il lavoro dal primo settembre 2008 al 31 dicembre 2009: i gruppi Pd di Camera e Senato hanno anche chiesto che l’atto venga calendarizzato entro la settimana prossima dal Parlamento. “La mozione” ha aggiunto Franceschini “impegna il governo a istituire l’assegno anche attraverso un decreto”. Secondo il Pd l’assegno dovrà ammontare al 60 per cento dell’ultima retribuzione.
Per Franceschini il nostro Paese si trova “in piena emergenza sociale”. Certamente, la crisi non è colpa del governo, ma il modo di affrontarla è diverso da nazione a nazione. Anzi, secondo Franceschini il capo del governo, Silvio Berlusconi, nega la crisi: “Il tentativo del governo e di Berlusconi di negare la crisi che incide sulla vita delle famiglie e delle imprese è un tentativo di nascondere, un’operazione non onesta e non corretta per il Paese, perché la classe dirigente deve discutere e trovare la gerarchia delle urgenze”.

Insomma per il Pd ora Berlusconi non ha più alibi e non potrà solo dire no. “Dovrà risponderci nel merito, perché la nostra non è demagogia: abbiamo indicato le coperture. Piuttosto Berlusconi dica che non vuole farlo. Venga in Aula e dica alle centinaia di migliaia di persone che perderanno il lavoro che questa non è un’emergenza: tutto sarà più chiaro e non ci saranno scuse e alibi”. Per aiutare le famiglie italiane sarebbe oltretutto necessario bloccare i licenziamenti dei precari previsti nella Pa e nella scuola: “L’uscita dei precari nella scuola e nella pubblica amministrazione va immediatamente bloccata per non aggiungere disoccupati ad altri disoccupati” ha dichiarato il segretario del Pd.

Ma Franceschini ha anche risposto a chi gli chiedeva di legare la proposta dell’assegno ai disoccupati con la riforma delle pensioni. “Quando verrà il momento non ci sottrarremo al confronto sulle pensioni, ma l’assegno che proponiamo noi non c’entra nulla con il sistema previdenziale”, ha sottolineato il segretario del Pd. Non ha commentato, invece, la bozza uscita stasera sulla proposta dal governo che è stata inviata alla Commissione Europea per l’esame: una proposta di legge che punta ad innalzare l’età pensionabile per le donne nella pubblica amministrazione di un anno per ogni biennio, parificandola così a quella degli uomini. E poi ha concluso in maniera ‘femminista’: “Prima di affrontare quel tema ne dobbiamo affrontare molti altri. E in ogni caso” sottolinea il segretario Pd “quello che viene tolto alle donne deve rimanere alle donne”.

Date tutte queste risposte, resta inevasa una domanda per il neo leder della pattuglia Democratica: come risollevare le sorti del partitio, ormai sempre più giù nei sondaggi. Per il partitone nato dalla fusione (fredda) di Ds e Margherita i numeri non tornano: 22 per cento dice l’ultima rilevazione di Ipr Marketing, commissionata dal sito internet di Repubblica. Un bel tonfo rispetto al 33,2 raggiunto nelle elezioni politiche di aprile 2008. Basterà l’idea “dell’asegno per tutti” i disoccupati a portare linfa nuova (magari proveniente dalle fasce più deboli, tradizionalmente legate alla sinistra radicale) alla piantina esanime nata da dopo Ulivo?

Commenti

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Il 3 Marzo 2009 alle 22:27 pietroancona ha scritto:

Che cosa propone Franceschini e per chi?

Sono davvero stupefatto della disputa che si è accesa attorno alla proposta di Franceschini. Tutti i giornali titolano: Il Segretario del PD propone un assegno per i disoccupati!! Una disputa che parte dal considerare la proposta di Franceschini nuova di zecca, come se è in Italia fossimo all’anno zero del welfare specialmente in materia di disoccupazione ordinaria e straordinaria che invece esiste nel nostro ordinamento si può dire da sempre. Bisogna avere dei requisiti relativi a prestazioni per almeno 52 settimane negli ultimi due anni, essere stati licenziati e non dimessi e viene erogata una indennità che è stata da qualche tempo portata da sette a otto mesi ed a dodici mesi per gli ultracinquantenni.E’ commisurata al sessanta per cento della retribuzione che è davvero poco dal momento che i salari medi italiani sono attorno ai mille, milleduecento euro al mese.
Non si capisce perchè Franceschini chieda il sessanta per cento che è davvero poco e non un aumento del sussidio in atto erogato. Perchè?
Non si capisce se Franceschini chieda o no condizioni di accesso migliori rispetto a quelle attuali che prevedono 52 settimane lavorate negli ultimi due anni.
E’ molto grave che non si metta in discussione la ragione dei licenziamenti. Ci deve essere una giusta causa anche per i licenziamenti collettivi. Dovrebbero essere vietati i trasferimenti di azienda, i frazionamenti, le operazioni di ingegneria aziendalistica tendenti a creare aree di prelicenziamento. Insomma, prima di accettare come una inesorabile fatalità della congiuntura i licenziamenti bisognerebbe fare un ragionamento molto stringente sulle finalità sociali della impresa prevista dalla Costituzione. La lotta ai licenziamenti va combattuta palmo a palmo e non si deve dare per scontato che tutto si realizzerò secondo i voleri degli imprenditori.
In quanto ai precari piuttosto che chiedere il loro accesso al sussidio di disoccupazione si potrebbe discutere la proposta dell’UIL di una moratoria dei licenziamenti. Un incentivo a trasformare il lavoro a tempo indeterminato con un aiuto dello Stato finalizzato al risanamento del tumore sociale del precariato.
In quanto allo scambio pensioni sussidio di disoccupazione bisognerebbe dire che c’è malafede e si è voluto strumentalizzare la questione dei disoccupati per infliggere il colpo mortale al sistema pensionistico pubblico italiano.
Avrebbe fatto bene Franceschini a farsi consigliere dalla CGIL e dal Sindacato pensionati della CGIL. Gli avrebbe evitato di farsi strumentalizzare dalla Confindustria per vendere ai lavoratori quello che già hanno in cambio di un arretramento mostruoso delle garanzie di pensionamento. Dopo il primo cazzotto Governo e Confindustria ne sferrano un altro con la proposta di aumentare l’età pensionale delle donne.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro......gspot.com/
http://www.spazioamico.it

http://www.inps.it/home/defaul.....emDir=4798

http://contenuto.monster.it/82....._it_p1.asp

http://contenuto.monster.it/64....._it_p1.asp
http://www.justlanded.com/ital.....ccupazione

Il 4 Marzo 2009 alle 14:11 artisticamente ha scritto:

‘Come al solito il Governo sposta l’attenzione su temi furvianti… L’emergenza e’ invece ”trovare le risorse per finanziare l’assegno di disoccupazione anche per i precari”.
E’ illogico scatenare una guerra tra poveri, pensionati, disoccupati e precari.
I soldi ci sono in abbondanza per finanziare l’assegno.
Basta recuperare l’evasione, abolire le province, tutti gli sprechi e gli enti inutili.
Tassare i redditi dei super ricchi!
Per sostenere la spesa si cominci ad abolire le province (dall’operazione si possono ricavare dai 6 agli 8 miliardi di euro) e, con esse, la miriade di societa’ per azioni che negli enti locali si sono sviluppate in questi anni con la moltiplicazione dei posti.

Poi si deve recuperare l’evasione del condono del 2003 ( somme mai versate!) per una cifra di circa 6 miliardi di euro.
Ci sono 700mila Italiani con un reddito superiore al milione di euro, si applichi una tassa di solidarietà!

In un momento di grande crisi come questo innalzare l’età pensionabile alle donne, che per ora riguarda il settore pubblico ma non è escluso venga esteso anche al privato, vuol dire scaricare due volte i costi della crisi sul mondo del lavoro e tre volte sulle donne lavoratrici.

Il 4 Marzo 2009 alle 18:24 nhico ha scritto:

Il Pd facendo retromarcia scacciò Veltroni. Su quella poltrona ancora calda, si mette a sedere Franceschini. Dal Rosso che più rosso è impossibile, al bianco che più bianco non si può. A parte le cravatte vermiglie, non hanno niente in comune. Così,il secondo diventato primo, per prendere le distanze dal suo ex capo, giura sulla Carta e disfà quello che l’altro aveva fatto. A cominciare dal governo ombra. Ma non può essere una mano di calce data sui muri a fermare le crepe di una casa che si avvia al collasso. Ci vorrebbe dell’altro. Pensa e ripensa e il nostro eroe si inventa un assegno mensile per chi perde il lavoro. Non rendendosi conto, nella foga di sbalordire, che la sua trovata è palesamente anticostituzionale. Perché lascerebbe fuori dal vitalizio tutti gli uomini e le donne che il lavoro è da una vita che lo cercano senza intercettarlo mai. Non ha, insomma, capito che non è con le buffonate che fermerà la tendenza a scendere dei consensi.

Il 4 Marzo 2009 alle 22:23 Sindacati e Confindustria pressano il governo: “Subito disponibili gli ammortizzatori sociali” » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Gli ultimi negativi dati di Bankitalia sono freschi di giornata, quando inizia il vertice a Palazzo Chigi tra governo e parti sociali. Così come attuale è la polemica innescata dal Pd sull’assegno di disoccupazione per chi perde il lavoro nel 2009. L’esecutivo si trova così a fronteggiare le richieste di tante sigle di sindacati e di Confindustria. Tutte riassumbili in una frase: la crisi quest’anno sarà dura, bisogna agire, da subito. In particolare sugli ammortizzatori sociali: per i casi più urgenti, infatti, il ricorso ai fondi rischia di rivelarsi lento e macchinoso ed è difficile per l’esecutivo spiegare perché questi fondi non possano essere utilizzati immediatamente in altro modo, soprattutto davanti a uno scenario internazionale che ogni giorno propone nuove misure eccezionali. Insomma le misure anticrisi decise dal governo negli accordi con le Regioni (stanziati circa 8 miliardi) vanno bene, ma il ricorso agli ammortizzatori deve essere immediato e semplificato. “Bisogna concentrare gli interventi - ha spiegato Emma Marcegaglia - su alcuni elementi che permettano la sopravvivenza delle imprese e dei lavoratori e permettano di uscire dalla crisi con un sistema imprenditoriale più forte”. In merito agli sgravi fiscali la leader degli industriali ha detto: “Dalla rimodulazione dei fondi Fas dare la possibilità di sgravi alle imprese che investono, fanno ricerca ed innovazione”. Il ministro dell’Economia Tremonti ha punzecchiato la Marcegaglia “Scusa Emma, gli ammortizzatori sociali rientrano nella categoria dell’immobilismo?”. La presidente di Confindustria ha sorriso e ha risposto: “No, ma si può fare di più”. Ne sono convinti anche i sindacati: “Bisogna dare particolare attenzione - ha detto la leader Ugl Renata Polverini - a quanti sono privi di tutele e far sì che le aziende restino attive anche con incentivi condizionati al mantenimento dei posti di lavoro scongiurando chiusure di attivita’”. Per la dirigente sindacale è inoltre fondamentale la questione dei tempi e la modalità di erogazione delle risorse per gli ammortizzatori sociali. “Sarebbe utile - ha affermato - un accordo con l’Abi a livello nazionale per anticipare misure di sostegno dove fosse necessario ed evitare ritardi che già si stanno verificando ad esempio nel caso Alitalia”. Il segretario confederale Uil, Guglielmo Loy, aggiunge che “in questo momento è necessario dare un segnale di fiducia ai lavoratori a partire da quelli più deboli ed esposti, rendendo spendibili immediatamente le risorse già stabilite dalla legge anticrisi e, soprattutto, quelle derivanti dall’accordo Stato-Regioni”. La Cgil, per bocca del segretario confederale Fammoni, definisce l’incontro “strano”: ‘’Tutti abbiamo espresso un giudizio positivo sull’accordo con le regioni per gli ammortizzatori sociali che, però non è ancora operativo’’. Infine ‘’la Cgil ha chiesto al governo di bloccare il provvedimento sui precari della pubblica amministrazione e aprire un tavolo di discussione. In questo caso ci è stato detto che è stato applicato il protocollo sul welfare che vieta il rinnovo dei contratti a tempo dopo i tre anni. Per noi, tuttavia, se si vuole fare riferimento al protocollo bisogna farlo per intero’’ e cioè alla scadenza dei tre anni, il contratto a tempo deve essere trasformato a tempo indeterminato’’. Nel corso dell’incontro, Tremonti e Sacconi si sarebbero detti disponibili a discutere di misure a sostegno di parasubordinati, co.co.co e co.co.pro minacciati dalla disoccupazione:  l’accordo raggiunto fra l’esecutivo e le Regioni, infatti, che prevede lo stanziamento di otto miliardi, non riguarderebbe questa categoria di lavoratori per i quali però il governo ha ricordato che esiste già un’ indennità una-tantum del 10% del reddito percepito l’anno precedente. In particolare Tremonti ha spiegato che bisognerà innanzitutto capire quanto si spenderà di questi otto miliardi già stanziati, ma il titolare del Tesoro si è comunque detto disponibile a valutare eventuali misure a sostegno dei lavoratori parasubordinati. In questo senso si potrebbe quindi aprire un nuovo tavolo con le Regioni per verificare la disponibilità delle risorse. Intanto, il Pd continua la sua campagna, con l’intervento del senatore Tiziano Treu, vicepresidente della Commissione lavoro: “La maggioranza potrebbe votare a favore degli emendamenti del Pd al ddl lavoro in discussione a Palazzo Madama. Si tratta di emendamenti che, appunto, istituiscono la misura dell’assegno mensile di disoccupazione per quanti non ancora coperti da misure sociali’’. Ma per il momento nel Pdl si registrano poche aperture: ‘’Sindacati e imprese definiscono positivo lo stanziamento di 8 miliardi destinati agli ammortizzatori sociali. E’ demagogia questa o le parole in libertà di Franceschini?’’. Con queste parole il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti replica al segretario del Pd. Nell’incontro si è discusso anche degli interventi sulle infrastrutture: “Venerdì al Cipe porteremo una nuova tabella orientata alla coesione sociale, alla tutela dell’occupazione e delle imprese. Ci sarà la rimodulazione dei fondi Fas, dei programmi regionali e i dettagli dell’elenco delle infrastrutture”, ha detto il sottosegretario Gianni Letta: “La tabella sulle infrastrutture messa a punto in precedenza era in un’altra epoca. Ora deve essere adeguata alle mutate condizioni per affrontare eventuali emergenze”, ha proseguito Letta che ha avvertito: “tutte le opere non prioritarie saranno messe in secondo piano”. [...]

Il 4 Marzo 2009 alle 22:34 Sindacati e Confindustria pressano il governo: “Subito disponibili gli ammortizzatori sociali” ha scritto:

[...] Gli ultimi negativi dati di Bankitalia sono freschi di giornata, quando inizia il vertice a Palazzo Chigi tra governo e parti sociali. Così come attuale è la polemica innescata dal Pd sull’assegno di disoccupazione per chi perde il lavoro nel 2009. L’esecutivo si trova così a fronteggiare le richieste di tante sigle di sindacati e di Confindustria. Tutte riassumbili in una frase: la crisi quest’anno sarà dura, bisogna agire, da subito. In particolare sugli ammortizzatori sociali: per i casi più urgenti, infatti, il ricorso ai fondi rischia di rivelarsi lento e macchinoso ed è difficile per l’esecutivo spiegare perché questi fondi non possano essere utilizzati immediatamente in altro modo, soprattutto davanti a uno scenario internazionale che ogni giorno propone nuove misure eccezionali. Insomma le misure anticrisi decise dal governo negli accordi con le Regioni (stanziati circa 8 miliardi) vanno bene, ma il ricorso agli ammortizzatori deve essere immediato e semplificato. “Bisogna concentrare gli interventi - ha spiegato Emma Marcegaglia - su alcuni elementi che permettano la sopravvivenza delle imprese e dei lavoratori e permettano di uscire dalla crisi con un sistema imprenditoriale più forte”. In merito agli sgravi fiscali la leader degli industriali ha detto: “Dalla rimodulazione dei fondi Fas dare la possibilità di sgravi alle imprese che investono, fanno ricerca ed innovazione”. Il ministro dell’Economia Tremonti ha punzecchiato la Marcegaglia “Scusa Emma, gli ammortizzatori sociali rientrano nella categoria dell’immobilismo?”. La presidente di Confindustria ha sorriso e ha risposto: “No, ma si può fare di più”. Ne sono convinti anche i sindacati: “Bisogna dare particolare attenzione - ha detto la leader Ugl Renata Polverini - a quanti sono privi di tutele e far sì che le aziende restino attive anche con incentivi condizionati al mantenimento dei posti di lavoro scongiurando chiusure di attivita’”. Per la dirigente sindacale è inoltre fondamentale la questione dei tempi e la modalità di erogazione delle risorse per gli ammortizzatori sociali. “Sarebbe utile - ha affermato - un accordo con l’Abi a livello nazionale per anticipare misure di sostegno dove fosse necessario ed evitare ritardi che già si stanno verificando ad esempio nel caso Alitalia”. Il segretario confederale Uil, Guglielmo Loy, aggiunge che “in questo momento è necessario dare un segnale di fiducia ai lavoratori a partire da quelli più deboli ed esposti, rendendo spendibili immediatamente le risorse già stabilite dalla legge anticrisi e, soprattutto, quelle derivanti dall’accordo Stato-Regioni”. La Cgil, per bocca del segretario confederale Fammoni, definisce l’incontro “strano”: ‘’Tutti abbiamo espresso un giudizio positivo sull’accordo con le regioni per gli ammortizzatori sociali che, però non è ancora operativo’’. Infine ‘’la Cgil ha chiesto al governo di bloccare il provvedimento sui precari della pubblica amministrazione e aprire un tavolo di discussione. In questo caso ci è stato detto che è stato applicato il protocollo sul welfare che vieta il rinnovo dei contratti a tempo dopo i tre anni. Per noi, tuttavia, se si vuole fare riferimento al protocollo bisogna farlo per intero’’ e cioè alla scadenza dei tre anni, il contratto a tempo deve essere trasformato a tempo indeterminato’’. Nel corso dell’incontro, Tremonti e Sacconi si sarebbero detti disponibili a discutere di misure a sostegno di parasubordinati, co.co.co e co.co.pro minacciati dalla disoccupazione:  l’accordo raggiunto fra l’esecutivo e le Regioni, infatti, che prevede lo stanziamento di otto miliardi, non riguarderebbe questa categoria di lavoratori per i quali però il governo ha ricordato che esiste già un’ indennità una-tantum del 10% del reddito percepito l’anno precedente. In particolare Tremonti ha spiegato che bisognerà innanzitutto capire quanto si spenderà di questi otto miliardi già stanziati, ma il titolare del Tesoro si è comunque detto disponibile a valutare eventuali misure a sostegno dei lavoratori parasubordinati. In questo senso si potrebbe quindi aprire un nuovo tavolo con le Regioni per verificare la disponibilità delle risorse. Intanto, il Pd continua la sua campagna, con l’intervento del senatore Tiziano Treu, vicepresidente della Commissione lavoro: “La maggioranza potrebbe votare a favore degli emendamenti del Pd al ddl lavoro in discussione a Palazzo Madama. Si tratta di emendamenti che, appunto, istituiscono la misura dell’assegno mensile di disoccupazione per quanti non ancora coperti da misure sociali’’. Ma per il momento nel Pdl si registrano poche aperture: ‘’Sindacati e imprese definiscono positivo lo stanziamento di 8 miliardi destinati agli ammortizzatori sociali. E’ demagogia questa o le parole in libertà di Franceschini?’’. Con queste parole il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti replica al segretario del Pd. Nell’incontro si è discusso anche degli interventi sulle infrastrutture: “Venerdì al Cipe porteremo una nuova tabella orientata alla coesione sociale, alla tutela dell’occupazione e delle imprese. Ci sarà la rimodulazione dei fondi Fas, dei programmi regionali e i dettagli dell’elenco delle infrastrutture”, ha detto il sottosegretario Gianni Letta: “La tabella sulle infrastrutture messa a punto in precedenza era in un’altra epoca. Ora deve essere adeguata alle mutate condizioni per affrontare eventuali emergenze”, ha proseguito Letta che ha avvertito: “tutte le opere non prioritarie saranno messe in secondo piano”. [...]

Il 5 Marzo 2009 alle 13:45 Franceschini leader fino a ottobre: “Il Pd logora chi ci sta, non mi candido” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Due settimane gli sono bastate. Per rendersi conto che stare lì, sulla sedia di leader del Pd, fa male, logora. E allora, nonostante quindici giorni fa dal suo entourage dicessero il contrario, adesso Dario Franceschini sceglie di gettare la spugna. Dagli studi di Matrix, durante la registrazione del programma di Alessio Vinci. Via allora, ma non subito: “tirerà ancora la carretta” democratica fino a ottobre, poi basta. Si dimetterà da segretario, andrà al congresso e non si ricandiderà; lasciando spazio agli altri. Di sicuro a Pierluigi Bersani (l’unico che ha annunciato, secondo alcuni facendo vacillare Walter Veltroni, di voler un gorno non lontano guidare il partito); forse a Enrico Letta; forse a qualche giovane emergente (Matteo Renzi, Maurizio Martina). Un leader interinale, insomma. In autunno leva le tende Franceschini: “Non mi faccio avanti, non ho intenzione di ricandidarmi ad ottobre”. E il giuramento sulla Costituzione, il giorno dopo la sua “elezione”? E la nuova squadra, infarcita di volti nuovi e di leader locali? “Il mio è un mandato a termine e di garanzia fino allo svolgimento del congresso. Arrivato lì è finito il mio lavoro”. Vero che, da qui a sei mesi, un obiettivo l’ex margheritino ce l’ha. E, vista “la sua data di scadenza”, anche ambizioso: riportare il Pd a una quota di consensi più vicina a quel 33,2% ottenuto alle scorse elezioni che non al magro 22% registrato dall’ultimo sondaggio, passando le europee di giugno. Anzi vorrebbe che quell’appuntamento fosse “la prima tappa del percorso che porterà alla sconfitta di Silvio Berlusconi”. Anche perché: “Se ci dovesse essere alle elezioni un astensionismo o un voto di protesta per altri partiti del centrosinistra e una tenuta o una vittoria del cavaliere le conseguenze ci sarebbero per tutto il sistema della democrazia italiana”. E per farlo punterà tutto sulla crisi economica (anche grazie alla proposta dell’assegno di disoccupazione), che sarà quasi il leit motiv delle iniziative delle prossime settimane e della campagna elettorale. [...]

Il 5 Marzo 2009 alle 13:52 Franceschini leader fino a ottobre: “Il Pd logora chi ci sta, non mi candido” ha scritto:

[...] Due settimane gli sono bastate. Per rendersi conto che stare lì, sulla sedia di leader del Pd, fa male, logora. E allora, nonostante quindici giorni fa dal suo entourage dicessero il contrario, adesso Dario Franceschini sceglie di gettare la spugna. Dagli studi di Matrix, durante la registrazione del programma di Alessio Vinci. Via allora, ma non subito: “tirerà ancora la carretta” democratica fino a ottobre, poi basta. Si dimetterà da segretario, andrà al congresso e non si ricandiderà; lasciando spazio agli altri. Di sicuro a Pierluigi Bersani (l’unico che ha annunciato, secondo alcuni facendo vacillare Walter Veltroni, di voler un gorno non lontano guidare il partito); forse a Enrico Letta; forse a qualche giovane emergente (Matteo Renzi, Maurizio Martina). Un leader interinale, insomma. In autunno leva le tende Franceschini: “Non mi faccio avanti, non ho intenzione di ricandidarmi ad ottobre”. E il giuramento sulla Costituzione, il giorno dopo la sua “elezione”? E la nuova squadra, infarcita di volti nuovi e di leader locali? “Il mio è un mandato a termine e di garanzia fino allo svolgimento del congresso. Arrivato lì è finito il mio lavoro”. Vero che, da qui a sei mesi, un obiettivo l’ex margheritino ce l’ha. E, vista “la sua data di scadenza”, anche ambizioso: riportare il Pd a una quota di consensi più vicina a quel 33,2% ottenuto alle scorse elezioni che non al magro 22% registrato dall’ultimo sondaggio, passando le europee di giugno. Anzi vorrebbe che quell’appuntamento fosse “la prima tappa del percorso che porterà alla sconfitta di Silvio Berlusconi”. Anche perché: “Se ci dovesse essere alle elezioni un astensionismo o un voto di protesta per altri partiti del centrosinistra e una tenuta o una vittoria del cavaliere le conseguenze ci sarebbero per tutto il sistema della democrazia italiana”. E per farlo punterà tutto sulla crisi economica (anche grazie alla proposta dell’assegno di disoccupazione), che sarà quasi il leit motiv delle iniziative delle prossime settimane e della campagna elettorale. [...]

Il 6 Marzo 2009 alle 16:54 Berlusconi: crisi pesante ma non tragica, 9 mld per gli ammortizzatori » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] E proprio ai cittadini il premier chiede di avere fiducia e spiega come il governo sia pronto a mettere in campo tutte le misure necessarie a frenare la crisi e ad attutinerne gli effetti: sono stati approvati 4 miliardi di euro per gli ammortizzatori sociali che vanno ad aggiungersi a quelli già stanziati dalle Regioni e dalla Finanziaria per un totale di 9 miliardi di euro. Bocciata, invece, la proposta dei democratici di un assegno ai disoccupati: “Sarebbe una licenza a licenziare”. “Chi ha delle azioni e non ha bisogno di fare cassa immediatamente” ha osservato il Cavaliere “si deve più o meno tranquillamente tenere le azioni nel cassetto e aspettare che passi questa crisi” Mentre, ha sottolineato, “se si continua a dare l’impressione che la crisi sia assolutamente tragica questo non fa che spaventare le persone che forse, soltanto per la paura, rischiano di cambiare il loro stile di vita”. Berlusconi è tornato poi a fare l’esempio degli impiegati della pubblica amministrazione che “hanno avuto un incremento” salariale grazie ad una inflazione inferiore a quella tendenziale, grazie al prezzo basso del petrolio e alle tariffe delle bollette. I pubblici dipendenti, ha detto, “si trovano quindi gli stessi soldi di prima, anzi aumentati dal rinnovo del contratto” e “hanno un potere di acquisto superiore a quello di prima”. “Non c’è quindi motivo” ha concluso “che queste famiglie riducano il loro stile di vita, aumentando la profondità della crisi”. “Non voglio rispondere qui a ipotesi dell’opposizione circa la garanzia per tutti coloro che perdono il posto di lavoro”, ha detto il premier con riferimento all’assegno di disoccupazione proposto dal leader del Pd Dario Franceschini. “Il sistema attuale” ha aggiunto “è già un sistema che consente di intervenire e modulare gli interventi e di farlo in maniera opportuna e migliore di quella che non sarebbe se adottassimo la misura che è stata preconizzata” che “sarebbe una licenza di licenziare, soprattutto per i piccoli imprenditori e gli artigiani”, i cui dipendenti “godrebbero dell’indennità e continuerebbero a lavorare in nero”. Sarebbe quindi, ha concluso Berlusconi, “un incentivo a licenziare e un incentivo al nero”. I Tremonti bond, ha poi sottolineato il premier nella conferenza stampa di Palazzo Chigi saranno 10-12 miliardi di euro, a seconda delle richieste e che vanno al patrimonio delle banche. Berlusconi ha spiegato che con questi si potranno “attivare 150 miliardi di euro di finanziamenti alle imprese”. “Nessuno ha fatto più noi in Europa. Noi riteniamo che potremo fare di più, ma è tutto legato alla crisi e alla sua profondità”. Il Cavaliere ha spiegato che in Europa infatti se vi sono stati stanziamenti “più imponenti sono stati per salvare le banche e non come supporto all’economia”. Le misure varate dal governo in favore del settore dell’auto “stanno dando ottimi risultati” come dimostra il fatto che “le industrie hanno richiamato la quasi totalità dei lavoratori che erano in cassa integrazione”, ha detto il presidente del Consiglio, riferendo di aver ricevuto i “complimenti dal presidente” della casa automobilistica Volkswagen per “l’efficacia” delle misure adottate dall’Italia per contrastare la crisi. [...]

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