- Tags: buvette, Federconsumatori, Idv, menu.-prezzi, Palazzo-Madama, pranzo, sconti, Senato
- 8 commenti

E chi se non il leader dell’IdV, Antonio Di Pietro, poteva protestare a gran voce contro l’ultima “vergogna” messa a segno dalla “casta” di Palazzo Madama: il pranzo alla buvette dei senatori costa 1 euro e 50. “Questo è bullismo parlamentare. Come il caso dei ‘pianisti’, i parlamentari che votano per gli assenti per rubarsi 250 euro al giorno: qui c’è bisogno di ripristinare il buoncostume”. I toni sono alla Grillo, naturalmente.
E l’ex pm li alza per denunciare “la vera vergogna italiana”, tanto più in epoca di crisi: “Così si dà il cattivo esempio ed è chiaro che poi diventano tutti bulli. Con i bulli che abbiamo in Parlamento e al governo, così succede”.
Di Pietro ce l’ha con il calo del 20% dei prezzi del bar, dove - racconta un’inchiesta di Repubblica - la pasta al ragù si paga 1,50 euro, un secondo di roast beef due euro e non più 2,50, il caffè vale 42 centesimi, la spremuta 92, un panino con prosciutto 1 euro e 17, un tramezzino 96 centesimi, un cappuccino 58, il tè 84, la birra 1,60, un pasticcino 46 centesimi.
Da martedì 3 marzo, dentro il palazzo che ospita uno dei due rami del Parlamento, a differenza di quanto accade fuori e a dispetto delle indennità complessiva da 14 mila euro dei suoi inquilini, i prezzi anziché aumentare sono diminuiti.
Certo, i questori del Senato hanno voluto asssicurare che il ribasso dei prezzi non incide sulle casse pubbliche ed è dovuto all’unificazione dell’appalto per bar e ristorante: “Abbiamo affidato per cinque mesi la gestione a una società che garantiva il medesimo servizio con costi ridotti” ha spiegato il questore Benedetto Adragna (del Pd).
Spiegazione che non convince la Federconsumatori: “I prezzi alla produzione sono in calo, l’abbiamo denunciato più volte, ma l’effetto di tale diminuzione, a quanto pare, si percepisce solo alla Buvette del Senato! Siamo increduli”, dichiara l’associazione in un comunicato. Che continua: “I prezzi erano già notevolmente più bassi in rapporto a quelli applicati dai normali esercizi, oggi sono stati ulteriormente tagliati! In un momento così difficile per il paese, e così drammatico per il potere di acquisto delle famiglie italiane, che ogni giorno si trovano sempre più in difficoltà a far quadrare il bilancio familiare, questa operazione appare veramente assurda”. “Ci chiediamo” prosegue l’associazione “come mai questo possa accadere all’interno del Senato e non, come da sempre richiediamo, anche per il resto del paese! Eppure le materie prime sono le stesse! Le ‘comuni’ famiglie italiane, che in maniera più sentita subiscono gli effetti negativi della crisi, invece, anche per il 2009, dovranno far fronte ad un maggior costo per l’alimentazione di ben 564 euro l’anno. Questa disparità di trattamento, che sicuramente non passerà inosservata agli occhi dei cittadini” conclude la Federconsumatori, “contribuirà sempre più a diffondere un clima di disuguaglianza nel nostro paese”.
E, come era pevedibile, la nuova carta della buvette ha riscosso molti consensi, tra gli “eletti”. C’è stato un vero e proprio pienone alla buvette del Senato dove oggi si è avuto il debutto ufficiale della nuova gestione della ristorazione veloce con una varietà di primi e secondi “caldi” con quel calo dei prezzi intorno al 20%.
L’ avvicendamento nella gestione della buvette, un’ elegante sala con una grande boiserie scolpita con putti da un lato e un pregiato arazzo dei Medici dall’ altro, posta al piano nobile di palazzo Madama dov’è l’Aula, è scattato ieri. Ma solo stamane con la ripresa dei lavori dell’Aula e delle commissioni, i senatori (dopo aver deciso uno slittamento di due settimane per la trattazione degli emendamenti allo schema di testo unificato proposto dal relatore Calabrò in materia di testamento biologico) hanno avuto la gradita sorpresa di poter gustare un pasticcio caldo di maccheroni per un 1,50 e sorseggiare un caffè, servito in tazzina di porcellana con il marchio in oro del Senato, a 0,42 centesimi.
Dei nuovi “prezzi politici” della buvette, entrati in vigore con la nuova ditta la Compass group che già gestisce il ristorante (lì non c’è stato alcun ritocco in basso) beneficiano anche i funzionari e i giornalisti che per un pasto completo, il più caro e abbondante: pasticcio di maccheroni (1,50 euro), seppioline con patate o pesce spada (2 euro); contorno (1 euro), composta di frutta fresca (1 euro) e caffè, spendono 5 euro e 92 centesimi. Pranzo ottimo
- Martedì 3 Marzo 2009
Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 3 Marzo 2009 alle 20:06 vincenzoaliascontadino ha scritto:
Per questo che Giulio Andreotti, piace tanto il Parlamento: all’hotel di Cortina costa troppo, a Roma ce l’aria condizionata, taglio di capelli e mangiare costa una miseria! Poi, si parla d’astensione e di odiare gli Onorevoli, molti non lo sono, per coscienza visto che sono terroristi? ” ..e io pago!
vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera
Il 3 Marzo 2009 alle 20:23 vincenzoaliascontadino ha scritto:
PROVARE PER CREDERE, LA NILDE JOTTI CHIEDEVA PIÙ SOLDI PER IL PARLAMENTARE!
Franceschini chiederà anche per il Senato e camero assegno integrativo?Sono cambiete le couse Kumpagnuzzo e Paesà…io vuliva ‘a pizza dove in faccia? ” Che vo possono ammazzà! ” ( Enrico Montesano)
vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera
Il 3 Marzo 2009 alle 20:49 cini ha scritto:
Finalmente una cosa sulla quale posso concordare con Di Pietro.
I numerosi privilegi che i politici italiani si sono nel corso dei decenni accordati in silenzio sotto dei sorrisi sbeffeggianti verso i comuni cittadini che sudano e faticano per una manciata di euro sono rivoltanti, indecorosi se non scandalosi.
Il 4 Marzo 2009 alle 10:27 roverna ha scritto:
Nonostante siano stati resi noti i privilegi di cui godono i nostri parlamentari, in “servizio” e non ; nonostante tutti i politici intervistati in merito si dichiarino unanimemente d’accordo sulla riduzione dei costi della politica in Italia, di fatto nessuno avanza proposte concrete in tal senso, anzi accade il contrario.
Non c’è bisogno di esser un grande esperto d’economia per rendersi conto di quanto si potrebbe risparmiare eliminando i suddetti privilegi, ma anche eliminando gli Enti inutili, quali le province, i comuni con meno di 1000 abitanti, le Agenzie Regionali create per sistemarvi i politici trombati, ecc,ecc.
Solo in Italia gli ex : presidenti della Republica, della Camera del Senato e deputati, senatori, continuano a fruire di privilegi, già assurdi quando erano in carica..
Costoro si fanno chiamare “onorevoli”, ma sono i peggiori nemici della democrazia e dei principi sanciti dalla Carta Costituzionale, della quale violano, come nella fattispecie l’art. 3…
alla faccia dei cittadini disoccupati o di quelli il cui salario o stipendio non è sufficiente per arrivare alla “terza settimana”.
Ciò è molto grave e dovrebbe far riflettere gli elettori…
Il 4 Marzo 2009 alle 10:44 E Schifani dice stop al “prezzo politico”: niente sconti alla buvette del Senato » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Un giorno solo. Ma pieno di polemiche e reazioni scandalizzate. Tanto è durato il calo dei prezzi alla buvette del Senato. La notizia sui senatori che si erano ridotti i costi della tazzina di caffè a 0,42 centesimi e del piatto di pasta a 1,50 euro - grazie al nuovo gestore che ha vinto, per quattro mesi, l’appalto ribassando del 20% i prezzi - aveva suscitato le immediate proteste di associazioni di consumatori e di varie associazioni di categoria. Proteste erano piovute anche da Antonio Di Pietro e da Paolo Ferrero che hanno invitato ad aprire il Senato ai cittadini, perchè potessero godere dei nuovi prezzi. Troppo per il vertice di Palazzo Madama. Il presidente del Senato Renato Schifani, convocati i senatori questori, ha chiesto che si tornasse ai vecchi prezzi per bloccare il crescere nei prossimi giorni di una più che probabile irritazione tra i lavoratori che non riescono a pasteggiare ai prezzi del Senato, neanche nella mensa aziendale più economica. I nuovi “prezzi politici” della buvette, entrati in vigore ieri, a Senato ancora deserto - con l’appalto alla ditta la Compass group, che già gestisce il ristorante - hanno consentito oggi a senatori, funzionari e i giornalisti di spendere per un pasto completo, il più caro e abbondante: pasticcio di maccheroni (1,50 euro), seppioline con patate o pesce spada (2 euro); contorno (1 euro), composizione di frutta fresca (1 euro) e caffè,in tutto 5 euro e 92 centesimi. “Il presidente Schifani” ha detto ai giornalisti il senatore questore Benedetto Adragna (del Pd) “non poteva rimanere indifferente davanti a ciò che stava accadendo rispetto alla questione dei costi alla buvette e al nuovo prezzario che, anche se calato di pochi centesimi, ha avuto un forte impatto all’esterno”. “È stata una tempesta in una tazzina di caffè, perchè i ribassi non incidevano minimamente sulle casse del Senato. Il rapporto ‘economico’ tra cliente e gestore della buvette è infatti ‘esclusivò, senza cioè che il Senato partecipi alla transazione”, si è affrettato a spiegare Adragna ai giornalisti convocati alla buvette per far sapere che tutto torna come prima. Il Senato ha anche deciso di devolvere in beneficenza la differenza del 20% tra il prezzo stabilito dal nuovo gestore e il vecchio prezzo che domani tornerà a campeggiare sul listino. [...]
Il 4 Marzo 2009 alle 10:52 E Schifani dice stop al “prezzo politico”: niente sconti alla buvette del Senato ha scritto:
[...] Un giorno solo. Ma pieno di polemiche e reazioni scandalizzate. Tanto è durato il calo dei prezzi alla buvette del Senato. La notizia sui senatori che si erano ridotti i costi della tazzina di caffè a 0,42 centesimi e del piatto di pasta a 1,50 euro - grazie al nuovo gestore che ha vinto, per quattro mesi, l’appalto ribassando del 20% i prezzi - aveva suscitato le immediate proteste di associazioni di consumatori e di varie associazioni di categoria. Proteste erano piovute anche da Antonio Di Pietro e da Paolo Ferrero che hanno invitato ad aprire il Senato ai cittadini, perchè potessero godere dei nuovi prezzi. Troppo per il vertice di Palazzo Madama. Il presidente del Senato Renato Schifani, convocati i senatori questori, ha chiesto che si tornasse ai vecchi prezzi per bloccare il crescere nei prossimi giorni di una più che probabile irritazione tra i lavoratori che non riescono a pasteggiare ai prezzi del Senato, neanche nella mensa aziendale più economica. I nuovi “prezzi politici” della buvette, entrati in vigore ieri, a Senato ancora deserto - con l’appalto alla ditta la Compass group, che già gestisce il ristorante - hanno consentito oggi a senatori, funzionari e i giornalisti di spendere per un pasto completo, il più caro e abbondante: pasticcio di maccheroni (1,50 euro), seppioline con patate o pesce spada (2 euro); contorno (1 euro), composizione di frutta fresca (1 euro) e caffè,in tutto 5 euro e 92 centesimi. “Il presidente Schifani” ha detto ai giornalisti il senatore questore Benedetto Adragna (del Pd) “non poteva rimanere indifferente davanti a ciò che stava accadendo rispetto alla questione dei costi alla buvette e al nuovo prezzario che, anche se calato di pochi centesimi, ha avuto un forte impatto all’esterno”. “È stata una tempesta in una tazzina di caffè, perchè i ribassi non incidevano minimamente sulle casse del Senato. Il rapporto ‘economico’ tra cliente e gestore della buvette è infatti ‘esclusivò, senza cioè che il Senato partecipi alla transazione”, si è affrettato a spiegare Adragna ai giornalisti convocati alla buvette per far sapere che tutto torna come prima. Il Senato ha anche deciso di devolvere in beneficenza la differenza del 20% tra il prezzo stabilito dal nuovo gestore e il vecchio prezzo che domani tornerà a campeggiare sul listino. [...]
Il 4 Marzo 2009 alle 13:08 roverna ha scritto:
Di tanto in tanto noi poveri cittadini scopriamo nuovi privilegi risrvati
ai nostri parlamentari, ai magistrati, ai funzionari pubblici in generale, ma anche ad alcune categorie di pubblici dipendenti
(FF SS, RAI ecc.ecc.).
Se con una seria legge da emanare in ossequio all’art. 3 della nostra costituzione, tali privilegi venissero aboliti, con i relativi risparmi si potrebbero finanziare interventi a favore di quei lavoratori sprovvisti di qualsiasi tutela salariale…
Purtroppo, temo che nessuno rinuncerà ai cosiddetti “diritti acquisiti”, per far ciò srebbe necessaria una rivoluzione..
Quantomeno mi auguro che sia pure da qualche sparuto gruppo veramente “di sinistra”, vengano avanzate proposte per ristabilire l’eguaglianza dei cittadini di fronte allo Stato, o quanto meno ridurne le differenze…
Il 26 Novembre 2009 alle 17:07 Di salato, nei ristoranti del Palazzo, c’è il conto: l’onorevole pranzo costa 10 milioni - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] questione buvette, già la primavera scorsa si erano alzate polemiche per i prezzi “politici” (leggi: bassi, molto bassi) dell’onorevole pranzo. Ma ora il consiglio “brunettiano” del ministro Rotondi ha [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.