
Non è ancora stata risolta l’emergenza italiana in campo ambientale: la situazione è critica per i rifiuti al Sud, per la mobilità nei trasporti su strada, per l’inquinamento da Pm10 al Nord.
Eppure non mancano le good news e riguardano la riduzione delle emissione climalteranti dell’1,7%, la crescita dell’agricoltura biologica, dei marchi ecolabel e del turismo sostenibile.
La fotografia sullo stato dell’arte la scatta il rapporto di Legambiente Ambiente Italia 2009 - Rifiuti made in Italy, presentato a Roma. I rifiuti sono ancora un’emergenza, presi come “metafora delle politiche ambientali”, per “il clamoroso ritardo impiantistico” del sud (ci sono il 47% delle discariche di tutto il Paese, soltanto il 14% di impianti per compostaggio e il 28% per il trattamento meccanico biologico).
E il 54% dei rifiuti viene ancora smaltito in discarica, con il record del 94% in Sicilia. Aumenta la produzione di rifiuti urbani (più 12% dal 2000 al 2006) e lo smaltimento illecito di quelli speciali per un giro d’affari di 4,5 miliardi all’anno. Tra le buone pratiche, i 1.081 comuni (nel 2007) oltre l’obiettivo del 40% di raccolta differenziata, la Sardegna che raggiunge il 38% al 2008, e i 118 comuni campani oltre il 40% di differenziata (Salerno arriva all’80% nei quartieri con il porta a porta).
La mobilità è un altro “punto dolente”: il sistema dei trasporti paga gli spostamenti personali e delle merci (per il 74% del totale su strada), un parco veicolare “spropositatamente elevato”, l’emergenza smog delle città del nord, e un trasporto pubblico che segna “una ripresa insignificante”.
Tra le buone notizie, la conferma del nostro Paese con il parco auto a minor emissione di CO2 (146 g/km contro una media europea di 158). Il 65% di tutte le stazioni di monitoraggio ha registrato il superamento del valore limite giornaliero di PM10 (50 microgrammi/metro cubo per non oltre 35 giorni all’anno), con una situazione eccezionalmente critica nelle regioni padane e a Roma (oltre l’80% dei casi in Emilia, Lombardia, Piemonte e Lazio). Per il capitolo clima, calano, per la prima volta, le emissioni di gas climalteranti dell’1,7%, per la combinazione tra bassa crescita economica e alte temperature invernali con minori consumi energetici.
Con 570 milioni di tonnellate di C02 equivalente, l’Italia è comunque il terzo Paese europeo per emissioni (del 17,5% sopra l’obiettivo al 2012). C’è una “contrazione del gettito da tassazione ambientale”: nel 2007 la fiscalità ambientale ha raggiunto “il minimo storico degli ultimi 30 anni in rapporto alle entrate tributarie (8,9% sul totale di tasse dirette, indirette e in conto capitale)”.
L’Italia è diventata leader europeo per numero di licenze di prodotti con marchio ecolabel, il 31% sul totale Europeo, con un grande successo dei sistemi di gestione ambientale (13.132 siti certificati Iso 14001 nel 2008). E’ cresciuta l’agricoltura biologica (1.150.253 ettari nel 2007) e ha segnato un forte sviluppo il settore degli allevamenti biologici. Registra buoni risultati la ricettività diffusa (al 23% nel 2007) dei bed & breakfast e degli agriturismi, legata alle risorse naturali e agli insediamenti esistenti.
Secondo il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza il rapporto è “il giusto strumento per capire in quali settori intervenire” anche alla luce di “un new deal” ecologico attraverso incentivi, una politica fiscale incentrata sul consumo delle risorse ambientali, innovazione e ricerca, e valorizzazione delle piccole e medie imprese. Per il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Diafani sui rifiuti bisogna imboccare “la strada della gestione sostenibile”, definire “le regole del gioco a livello centrale e locale, replicare le best practices sulla differenziata”.
Il VIDEO servizio:
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