A Lampedusa altri 300 clandestini: centro al collasso. Il sindaco: “Avevamo ragione”

Centro accoglienza di Lampedusa

Nuovo maxi sbarco di immigrati clandestini sull’isola di Lampedusa, dove sono approdati complessivamente 171 extracomunitari, tra cui 26 donne e un neonato. I clandestini sono arrivati direttamente in porto riuscendo ad eludere i controlli. Non si sa ancora se gli immigrati verranno trasferiti nel Centro di identificazione ed espulsione.
È il secondo sbarco in poche ore a Lampedusa. La notte scorsa sono arrivati altri 84 clandestini, portati al Cie prima del rimpatrio, mentre gli altri 34 immigrati, tra i quali tre donne, di cui due in stato di gravidanza, stanno facendo rotta verso Porto Empedocle sulla nave della Marina militare. In questo momento il Cie è al collasso, soprattutto perché la struttura è stata notevolmente “ridimensionata” dall’incendio dei giorni scorsi, in cui sono andati distrutti tre edifici.
Una situazione che fa riesplodere le polemiche sull’isola. A parlare è proprio il sindaco Dino De Rubeis: “Il fenomeno epocale dell’immigrazione clandestina non si arresta. I barconi continuano ad arrivare, come ci aspettavamo, perché questa è la strada più breve. La linea decisa dal governo di trasferire a Porto Empedocle gli immigrati, invece di portarli a Lampedusa, funziona solo quando il mare non è in tempesta”.
Poi De Rubeis ribadisce la sua netta contrarietà all’istituzione di un Centro di identificazione ed espulsione sull’isola, dopo gli ultimi “arrivi” che fanno registrare nuovamente il “tutto esaurito” nel Centro di contrada Imbriacola. Sul molo del porto si trovano ancora i 171 migranti, tra i quali 26 donne e un neonato, che non sanno ancora dove saranno trasferiti. Con ogni probabilità nella ex base Loran di Capo Ponente, che tuttavia è ancora in fase di ristrutturazione.
“Quanto sta accadendo” spiega il sindaco “è la conferma di quello che avevamo previsto: bisogna ritornare al ‘modello Lampedusa’, un Centro di prima accoglienza e soccorso per l’ospitalità immediata sull’isola, mentre i Cie devono essere realizzati sulla terra ferma. Lo ripeterò anche oggi, in occasione del sopralluogo del vice capo della polizia Izzo, del capo del dipartimento immigrazione del Viminale, il prefetto Morcone, e della vice responsabile dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, la signora Feller”.
L’atteggiamento dell’esecutivo comunque non cambia: martedì 3 marzo il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano ha confermato la linea dura anche di fronte alla Commissione diritti umani: l’Italia, ha detto, “non è un luogo dove si può arrivare nel disprezzo delle regole con la prospettiva di rimanerci”. Dunque, per chi cerca una vita diversa nel nostro Paese, secondo Mantovano, non c’è altra soluzione che “tornare a casa”

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Il 17 Aprile 2009 alle 18:32 L’allarme di Save the Children: sono migliaia i ragazzini sbarcati e diventati “fantasmi” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Ne arrivano tutti i giorni. Nei barconi per Lampedusa. Stipati nei camion delle navi greche nel porto di Ancona. Sotto i rimorchi o sui binari ferroviari in Friuli. Poco più che bambini, ma cresciuti troppo in fretta. E pronti a diventare “fantasmi”. Sono i minori stranieri non accompagnati, la faccia più incognita dell’immigrazione clandestina. “Prima di tutto, va chiarito, non sono clandestini” puntualizza Angela Oriti, coordinatrice del progetto “praesidium” per la Sicilia di Save the Children, in partenariato con CRI e UNHCR e in convenzione con il Ministero dell’Interno. “Entrano in modo irregolare ma hanno diritto alle tutele che lo Stato prevede per i minori non accompagnati”: cioè non possono essere espulsi tranne che per motivi di ordine pubblico e sicurezza (stabiliti dal Tribunale dei Minori), devono essere “collocati in luogo sicuro”, affidati a familiari entro il quarto grado o a una comunità. Esiste la possibilità del “rimpatrio assistito” ma dovrebbe essere “nell’interesse del minore”. I ragazzini hanno diritto a presentare domanda di asilo o a un permesso di soggiorno per minore età valido fino ai 18 anni. Il problema è che metà di loro sparisce nel nulla. I dati forniti dall’associazione parlano chiaro: sono 2.294 i minori stranieri giunti a Lampedusa nel periodo maggio 2008-febbraio 2009 (1.994 non accompagnati e 300 con genitori o parenti) a seguito di sbarchi clandestini. Di oltre il 50% dei minori giunti soli, si sono però successivemante perse le tracce: più di 1.000 ragazzi sono infatti fuggiti dai centri di accoglienza verso i quali erano stati successivamente indirizzati. “Ci sono una serie di problematiche che favoriscono questo fenomeno” spiega la Oriti, “le comunità di alloggio sono spesso strutture insufficienti, non riescono a seguirli, non hanno abbastanza fondi da parte dei comuni”. Solo un terzo delle comunità, poi, dispone di educatori in grado di parlare una lingua straniera. [...]

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