Un giorno solo. Ma pieno di polemiche e reazioni scandalizzate.
Tanto è durato il calo dei prezzi alla buvette del Senato. La notizia sui senatori che si erano ridotti i costi della tazzina di caffè a 0,42 centesimi e del piatto di pasta a 1,50 euro - grazie al nuovo gestore che ha vinto, per quattro mesi, l’appalto ribassando del 20% i prezzi - aveva suscitato le immediate proteste di associazioni di consumatori e di varie associazioni di categoria. Proteste erano piovute anche da Antonio Di Pietro e da Paolo Ferrero che hanno invitato ad aprire il Senato ai cittadini, perchè potessero godere dei nuovi prezzi.
Troppo per il vertice di Palazzo Madama. Il presidente del Senato Renato Schifani, convocati i senatori questori, ha chiesto che si tornasse ai vecchi prezzi per bloccare il crescere nei prossimi giorni di una più che probabile irritazione tra i lavoratori che non riescono a pasteggiare ai prezzi del Senato, neanche nella mensa aziendale più economica.
I nuovi “prezzi politici” della buvette, entrati in vigore ieri, a Senato ancora deserto - con l’appalto alla ditta la Compass group, che già gestisce il ristorante - hanno consentito oggi a senatori, funzionari e i giornalisti di spendere per un pasto completo, il più caro e abbondante: pasticcio di maccheroni (1,50 euro), seppioline con patate o pesce spada (2 euro); contorno (1 euro), composizione di frutta fresca (1 euro) e caffè,in tutto 5 euro e 92 centesimi.
“Il presidente Schifani” ha detto ai giornalisti il senatore questore Benedetto Adragna (del Pd) “non poteva rimanere indifferente davanti a ciò che stava accadendo rispetto alla questione dei costi alla buvette e al nuovo prezzario che, anche se calato di pochi centesimi, ha avuto un forte impatto all’esterno”.
“È stata una tempesta in una tazzina di caffè, perchè i ribassi non incidevano minimamente sulle casse del Senato. Il rapporto ‘economico’ tra cliente e gestore della buvette è infatti ‘esclusivò, senza cioè che il Senato partecipi alla transazione”, si è affrettato a spiegare Adragna ai giornalisti convocati alla buvette per far sapere che tutto torna come prima.
Il Senato ha anche deciso di devolvere in beneficenza la differenza del 20% tra il prezzo stabilito dal nuovo gestore e il vecchio prezzo che domani tornerà a campeggiare sul listino.

- Mercoledì 4 Marzo 2009
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