Giallo sullo stupro della Caffarella: spunta un terzo uomo. Anzi, no

Due romeni arrestati per lo stupro di Roma

Il caso non è chiuso. Svolta nelle indagini sullo stupro avvenuto il giorno di San Valentino nel parco della Caffarella, a Roma. I due romeni fermati, Karol Racz e Alexandru Isztoika Loyos, si trovano attualmente in carcere ma tutti gli esami della scientifica li scagionerebbero. Il dna raccolto sulle sigarette fumate e sui fazzoletti usati dagli stupratori la sera dell’accaduto non combacia con quello dei due arrestati, così come non combacia l’identikit di uno di loro: Karol Racz, alto circa un metro e 55 e quasi calvo, mentre nel racconto della vittima quindicenne era un uomo di un metro e 75 e con la frangia sulla fronte. Gli investigatori non credono che si sia tagliato i capelli perché in un video risalente ai giorni precedenti lo stupro appariva sempre stempiato. Inoltre c’è un altro elemento di riflessione: nel loro racconto i due fidanzatini vittima dell’aggressione avevano parlato di frasi in italiano ma Racz non conosce altra lingua che il romeno. L’uomo è stato accusato di un altro stupro, quello di una donna violentata il 21 gennaio scorso nel quartiere di Primavalle a Roma, che lo avrebbe riconosciuto dalle foto.
Ma per gli inquirenti i due uomini restano gli accusati principali. Lo ribadisce una nota congiunta della Questura e della Procura, diffusa in serata. “L’impianto accusatorio originale non cambia di una virgola” ha ribadito il questore di Roma Giuseppe Caruso. Più difficile rispetto a Racz la posizione dell’altro arrestato, che era stato riconosciuto in foto dalla vittima. Ma anche nel suo caso il profilo genetico non combacia. Alexandre Loyos, arrestato per primo il 17 febbraio, aveva però confessato in un primo momento e poi ritrattato. Racz invece era stato preso a Livorno, dove era giunto in treno dalla capitale.
Lunedì prossimo i due romeni saranno davanti al tribunale del Riesame. Per il momento gli investigatori negano di essere sulle tracce di un “terzo uomo”, che sarebbe un altro cittadino romeno fermato prima di Racz sulla base dell’identikit della ragazza, ma che era risultato estraneo ai fatti perché si trovava all’estero il 14 febbraio.
Sulla vicenda accusa la deputata radicale Rita Bernardini, che era stata oggetto di insulti anonimi per aver chiesto più cautela: “Cos’hanno da dire ora quei direttori di giornali e tg che hanno sparato le immagini dei due romeni come autori dello stupro della Caffarella?” per la parlamentare si tratta di “doppiopesismo a seconda che il reato sia commesso da un italiano o da un extracomunitario”.

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Commenti

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Il 4 Marzo 2009 alle 17:01 bimba_franca ha scritto:

Supporre che questi uomini non siano le persone che tutti crediamo è di per sè fuori argomento. Coloro che hanno subito una violenza sanno riconoscere anche nel mezzo dello stato emotivo in cui si trovano, colui che le ha fatto del male. Il fatto stesso di aver indicato proprio queste due persone come i colpevoli non può scagionarli e non devono essere scagionati, nè deve essere utilizzata la parola “possibili” colpevoli. C’è stata una confessione e con questo abbiamo detto tutto.

Il 4 Marzo 2009 alle 18:10 sept ha scritto:

Il terzo …! Ma gli altri due ,quale sono?…

Il 4 Marzo 2009 alle 19:51 alexis ha scritto:

Purtroppo “bimba_franca” non ha la più pallida idea di ciò che dice. Gli erronei riconoscimenti (spesso non calunniosi, ma molto spesso in perfetta buona fede) da parte di vittime e/o testimoni di un delitto sono la PRIMA CAUSA DI ERRORE GIUDIZIARIO, esiste una letteratura sterminata in argomento nei Paesi anglosassoni e la prova del DNA è servita negli USA a salvare molti innocenti condannati in base ad ERRONEOUS EYEWITNESS I.D - le cui cause sono tante e non analizzabili in questa la sede - in processi risalenti all’ epoca precedente alla introduzione di una prova scientifica oggettiva come l’esame del profilo genetico. Quanto alla confessione in sé, essa non è mai una prova conclusiva, l’autocalunnia esiste in teoria e ne andrebbe approfondita la motivazione nel caso di specie se risulteranno innocenti. Più in generale, vorrei ricordare che un indagato fino a sentenza definitiva è presunto innocente, ma mi rendo conto che è pretendere troppo da una opinione pubblica martellata da una stampa forcaiola, che ha scatenato una campagna furiosa in barba ai dati oggettivi sul livello del crimine in Italia (basso rispetto alla media europea e in calo) previa manipolazione dell’ ignoranza diffusa sulle norme processuali, come ad es quelle sulla custodia cautelare che non ha niente a che fare con la pena da scontare. D’altronde la stagione del garantismo è finita, visto che i politici non sono più oggetto privilegiato di inchieste e quindi i pennivendoli si sono adeguati ai desiderata dei loro padroni.

Il 6 Marzo 2009 alle 11:31 Cronaca di un atto di giustizia popolare : Giornalettismo ha scritto:

[...] PICCOLI CONTRATTEMPI - Immaginiamo che la polizia inizi a fare i vari esami sui corpi e mettiamo che i conti inizino a non tornare. La ragazza stuprata non riconosce i due rumeni, il cui volto è stato ricostruito per l’occasione. Uno dovrebbe avere una frangetta, ma è pelato. Sarà l’emozione, si dicono tutti. Si scopre però che i cellulari dei due non erano in zona la sera dello stupro. Ci sono molte spiegazioni a questo fatto, si dicono tutti e vanno avanti senza clamore. Infine, l’esame del DNA, la prova principe, non corrisponde, ovvero le tracce organiche degli stupratori non corrispondono a quelle dei due trapassati secondo giustizia popolare, resa legge da un decreto invocato a furor di popolo con un televoto e fortemente voluto del ministro Maroni che ne decanta il valore civile e la responsabilizzazione per la gente comune che ne deriva. Il questore, avvertito degli esiti delle indagini, inizia a sudare freddo. Come spiegare che non c’è più alcuna sicurezza sulla colpevolezza dei due stupratori? È vero, avevano precedenti penali. È vero, non erano bellissimi. Magari gli si può attribuire qualche altro stupro. Ma quello per cui sono stati uccisi, probabilmente, non lo hanno commesso. Che coprano qualcuno? Forse, ma anche in questo caso il reato sarebbe differente e sarebbero stati linciati ingiustamente. Oltretutto, dove saranno finiti i veri colpevoli? Se sono già scappati dall’Italia è un grosso guaio, perché sarà più difficile riprenderli. E se avessero cambiato identità? Non sarà facile scoprirlo. Oltretutto c’è il nodo della confessione. Qualcuno inizierà probabilmente a chiedersi come la si è ottenuta: perché uno dei due avrebbe confessato un reato che non ha commesso? Perché ha tirato in ballo il suo compare, seppur innocente? [...]

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