Dna “misto”? E il giallo della Caffarella diventa un pasticcio

racz

Nelle difficili indagini sullo stupro della Caffarella spuntano nuovi elementi. Dopo l’arresto lampo dei due presunti violentatori e i successivi dubbi causati dai mancati riscontri dei test del Dna, oggi gli inquirenti sono tornati a seguire la pista investigativa. Senza cambiare l’impianto accusatorio. Proprio oggi però sono arrivati i risultati di ulteriori accertamenti disposti dalla procura: l’esito è negativo, cioè favorevole ai due indagati.

Da ieri pomeriggio inoltre la polizia scientifica sta analizzando l’impermeabile della barista che la sera del 14 febbraio soccorse la ragazza vittima della violenza e il suo fidanzato. La giovane donna diede il proprio trench beige scuro alla ragazzina aggredita per coprirsi, dopo che lei e il fidanzato, entrambi in stato di choc, avevano chiesto aiuto nel suo bar. Ieri la barista si è accorta che sull’mpermeabile erano rimaste delle macchie di sangue e quindi lo ha consegnato alla polizia. Intanto per lunedì prossimo è prevista l’udienza davanti al tribunale del riesame che dovrà decidere se confermare o no l’arresto dei due romeni accusati dello stupro, Alexandru Loyos Isztoika, 20 anni, e Karol Racz, 36 anni.

Il primo ha inizialmente confessato davanti al magistrato, fornendo parecchi particolari, ma poi ha ritrattato. Anche la vittima della violenza lo ha riconosciuto attraverso una fotografia. Il secondo invece, tirato in ballo dal presunto complice, ha sempre negato tutto. Inoltre secondo il suo legale, l’identikit tracciato dalla questura non gli somiglierebbe neppure. I veri dubbi però sono nati dopo che la scientifica ha comunicato agli investigatori che le analisi del profilo genetico non avevano trovato corrispondenze con i reperti biologici prelevati sul luogo dello stupro. Nonostante questo ieri procura e questura avevano confermato le accuse a carico dei due romeni, ma oggi è arrivata la nuova doccia fredda dagli accertamenti genetici.

Ma l’esame del Dna è davvero infallibile? Non sempre. Ci sono infatti alcuni casi in cui il test viene invalidato. Un esempio: potrebbe essersi verificato un mescolamento di Dna di persone diverse, che renda impossibile ottenere un profilo genetico nelle analisi eseguite dalla scientifica. L’ipotesi è del genetista Giuseppe Novelli, dell’università di Roma Tor Vergata, uno dei massimi esperti italiani nelle indagini di questo tipo. “La presenza di tracce miste di Dna è una delle tre possibili cause che possono vanificare il test del Dna, che per il resto è un esame certo”. Considera assolutamente attendibile il test del Dna anche il giudice Amedeo Santosuosso, della Corte d’appello di Milano: “Per noi è un esame decisivo in casi del genere, ma sono gli scienziati che devono dire che il materiale è tale da rendere possibile ottenere un profilo sicuro”.

Il mescolamento del Dna, spiega Novelli, può avvenire quando la violenza sessuale viene esercitata da più persone e “quando questo si verifica”, aggiunge, “diventa praticamente impossibile ricostruire il profilo genetico di una sola persona”. In questi casi è come se i genetisti che eseguono il test si trovassero ad avere una serie di chiavi e una serie di serrature che non corrispondono. Dichiarare l’impossibilità di ottenere un profilo “è una prova di onestà da parte di chi esegue il test”, prosegue Novelli. Le altre due cause che possono rendere di fatto inutilizzabile il test del Dna sono la contaminazione fisica, chimica o batteriologica del materiale genetico, che può essere dovuta a procedure scorrette seguite al momento del prelievo o nelle modalità di conservazione. Altrettanto difficile è riuscire a ottenere un risultato attendibile quando il Dna prelevato e analizzato appartiene a consanguinei, come fratelli o gemelli. “In questi casi”, osserva il genetista, “è impossibile garantire l’appartenenza del profilo genetico in quanto l’informazione non può essere unica”. Ad esempio, nel caso di due fratelli, si possono trovare corrispondenze per il 50 per cento del materiale genetico.

Impossibile invece stabilire la nazionalità o la razza sulla base del test del Dna: “Se c’è una cosa che il Dna ha dimostrato è che le razze non esistono”, dice Novelli. Tecniche avanzate che Novelli sta studiando con il suo gruppo permettono, al più, di ricostruire il colore della pelle sulla base dei marcatori della pigmentazione: “Ma questo”, conclude, “è solo un marcatore che ha una funzione di orientamento e che comunque è utile soltanto per studi di popolazione”.

Oggi c’è stato uno sviluppo ulteriore. A Karol Racz è stata notificata un’altra ordinanza di custodia cautelare in carcere per lo stupro del 21 gennaio nel quartiere di Primavalle. La vittima, una donna di 41 anni, avrebbe infatti riconosciuto l’uomo come responsabile della violenza in sede di incidente probatorio. Il provvedimento è stato firmato dal gip Silvia Castagnoli su richiesta del pm Nicola Maiorano.

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Il 6 Marzo 2009 alle 18:33 La sicurezza di Roma? Niente ronde, tante telecamere e task force sui bus » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] L’Unione Industriali di Roma scende in campo con il progetto “Roma città sicura”, presentato al sindaco Gianni Alemanno che, stando alle prime indiscrezioni, si sarebbe detto entusiasta dell’idea. Il piano è la prima parte di un maxiprogetto per il digitale a Roma da 600 milioni di euro di investimenti in cinque anni. Durante i quali dovranno essere posati centinaia di chilometri di fibre ottiche di nuova generazione che colleghino in una rete le migliaia di telecamere puntate su ogni angolo della città, “aggiungendone anche di altre nelle zone più oscure e più periferiche dell’area metropolitana”. Della rete faranno parte i “lampioni intelligenti” equipaggiati con sensori in grado di identificare se ci sono armi in zona, e con display per avvisi di pubblica utilità. Il progetto è tutto da verificare, come risulta a Panorama.it che ha consultato fonti vicine al gabinetto del sindaco, ma al tempo stesso potrebbe dare maggiore impulso ai tanti sforzi compiuti fino adesso per garantire più sicurezza ad una città nell’occhio del ciclone da qualche mese a questa parte. In ogni caso, sicurezza e pugno duro sì, ma mai lasciando spazio all’improvvisazione e al “fai da te”. Lo ha ripetuto Alemanno in un’intervista rilasciata a Famiglia Cristiana, in edicola questa settimana. Lo ha confermato questa mattina dalle frequenze di Radio Vaticana, spiegando che “le ronde sono negative perchè sono un’alternativa alla giustizia e alla sicurezza delle istituzioni, inoltre creano più problemi di quanti ne risolvano”. Facendo il punto sulla situazione della città alla vigilia della visita del Papa in Campidoglio che si svolgerà lunedì 9 marzo, il sindaco ha affermato che “si tratta di un’enfatizzazione, queste ronde sono composte da pochissime persone sulla base di una strumentalità politica da parte di alcuni gruppi. Al di là della retorica, la realtà è molto semplice: anche il ministero dell’Interno ha detto con chiarezza che non si tratta di fare le ronde. Quello che si può fare è organizzare del volontariato di cittadini che collabori con le forze dell’ordine”. Intanto, è partita l’operazione voluta dal generale Mori, che guida l’ufficio extradipartimentale per la sicurezza del comune di Roma, per garantire la sicurezza sul trasporto urbano. Tredici i municipi coinvolti per un totale di 114 linee di autobus, per lo più periferiche, sulla base di una vera e propria mappatura delle zone più pericolose. Il primo passo verso quella sicurezza integrata di cui il sindaco Alemanno ha parlato spesso. Gli autobus diretti in periferia potranno contare su una task force speciale di 200 uomini. Ispettori delle tre aziende, guardie giurate private e vigili urbani in pattuglia nei capolinea “caldi”. Per un sistema che, hanno spiegato, non deve avere lo scopo di verificare chi ha pagato il biglietto, ma deve servire a garantire la sicurezza di cittadini e autisti. La misura è sperimentale e prevede il controllo nelle ore notturne, dalle 20.30 a mezzanotte e mezza. Andrà avanti per tutto il mese di marzo e, se sarà ritenuta valida, l’intenzione è di prorogarla nel tempo, considerando anche che i costi sono di una certa rilevanza: 256 mila euro di cui 50 mila a carico di ogni azienda e 56 mila stanziati dal Campidoglio. Ma le novità in cantiere sono parecchie. Adalberto Bertucci, amministratore delegato di Trambus, ha annunciato che entro “il 31 dicembre verranno installate le telecamere sui primi 300 mezzi di una flotta che vanta 2.200 autobus”, mentre Massimo Tabacchiera, presidente di Atac, precisa che “entro giugno verranno messe in sicurezza altre 10 stazioni e capolinea, grazie all’incremento dell’illuminazione, alle telecamere e alle colonnine sos”. [...]

Il 6 Marzo 2009 alle 18:35 La sicurezza di Roma? Niente ronde, tante telecamere e task force sui bus | Greg Notizie - AgGREGgatore ha scritto:

[...] L’Unione Industriali di Roma scende in campo con il progetto “Roma città sicura”, presentato al sindaco Gianni Alemanno che, stando alle prime indiscrezioni, si sarebbe detto entusiasta dell’idea. Il piano è la prima parte di un maxiprogetto per il digitale a Roma da 600 milioni di euro di investimenti in cinque anni. Durante i quali dovranno essere posati centinaia di chilometri di fibre ottiche di nuova generazione che colleghino in una rete le migliaia di telecamere puntate su ogni angolo della città, “aggiungendone anche di altre nelle zone più oscure e più periferiche dell’area metropolitana”. Della rete faranno parte i “lampioni intelligenti” equipaggiati con sensori in grado di identificare se ci sono armi in zona, e con display per avvisi di pubblica utilità. Il progetto è tutto da verificare, come risulta a Panorama.it che ha consultato fonti vicine al gabinetto del sindaco, ma al tempo stesso potrebbe dare maggiore impulso ai tanti sforzi compiuti fino adesso per garantire più sicurezza ad una città nell’occhio del ciclone da qualche mese a questa parte. In ogni caso, sicurezza e pugno duro sì, ma mai lasciando spazio all’improvvisazione e al “fai da te”. Lo ha ripetuto Alemanno in un’intervista rilasciata a Famiglia Cristiana, in edicola questa settimana. Lo ha confermato questa mattina dalle frequenze di Radio Vaticana, spiegando che “le ronde sono negative perchè sono un’alternativa alla giustizia e alla sicurezza delle istituzioni, inoltre creano più problemi di quanti ne risolvano”. Facendo il punto sulla situazione della città alla vigilia della visita del Papa in Campidoglio che si svolgerà lunedì 9 marzo, il sindaco ha affermato che “si tratta di un’enfatizzazione, queste ronde sono composte da pochissime persone sulla base di una strumentalità politica da parte di alcuni gruppi. Al di là della retorica, la realtà è molto semplice: anche il ministero dell’Interno ha detto con chiarezza che non si tratta di fare le ronde. Quello che si può fare è organizzare del volontariato di cittadini che collabori con le forze dell’ordine”. Intanto, è partita l’operazione voluta dal generale Mori, che guida l’ufficio extradipartimentale per la sicurezza del comune di Roma, per garantire la sicurezza sul trasporto urbano. Tredici i municipi coinvolti per un totale di 114 linee di autobus, per lo più periferiche, sulla base di una vera e propria mappatura delle zone più pericolose. Il primo passo verso quella sicurezza integrata di cui il sindaco Alemanno ha parlato spesso. Gli autobus diretti in periferia potranno contare su una task force speciale di 200 uomini. Ispettori delle tre aziende, guardie giurate private e vigili urbani in pattuglia nei capolinea “caldi”. Per un sistema che, hanno spiegato, non deve avere lo scopo di verificare chi ha pagato il biglietto, ma deve servire a garantire la sicurezza di cittadini e autisti. La misura è sperimentale e prevede il controllo nelle ore notturne, dalle 20.30 a mezzanotte e mezza. Andrà avanti per tutto il mese di marzo e, se sarà ritenuta valida, l’intenzione è di prorogarla nel tempo, considerando anche che i costi sono di una certa rilevanza: 256 mila euro di cui 50 mila a carico di ogni azienda e 56 mila stanziati dal Campidoglio. Ma le novità in cantiere sono parecchie. Adalberto Bertucci, amministratore delegato di Trambus, ha annunciato che entro “il 31 dicembre verranno installate le telecamere sui primi 300 mezzi di una flotta che vanta 2.200 autobus”, mentre Massimo Tabacchiera, presidente di Atac, precisa che “entro giugno verranno messe in sicurezza altre 10 stazioni e capolinea, grazie all’incremento dell’illuminazione, alle telecamere e alle colonnine sos”. Per leggere tutto articolo vai al sito ufficale Tags: [...]

Il 9 Marzo 2009 alle 19:46 Se il giallo diventa un pasticcio: i punti deboli della guerra delle perizie » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] I processi li vincono gli avvocati, si diceva un tempo. Oggi non è più così. Oggi la figura chiave è il consulente. La cosiddetta “guerra delle perizie” ha preso piede, gli esperti forensi imperversano in tv, ascoltati come oracoli. A volte però non fanno che aumentare la confusione. Come a Garlasco (delitto di Chiara Poggi), dove gli studiosi ingaggiati da accusa e difesa interpretano le prove in modi opposti tra loro. O come a Perugia, dove i legali degli imputati accusano gli inquirenti di aver “inquinato” la scena del delitto. O alla Caffarella dove Dna “misti” e riscontri non univoci potrebbero far crollare le tesi della procura. [...]

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