Franceschini leader fino a ottobre: “Il Pd logora chi ci sta, non mi candido”

Dario Franceschini

Due settimane gli sono bastate. Per rendersi conto che stare lì, sulla sedia di leader del Pd, fa male, logora. E allora, nonostante quindici giorni fa dal suo entourage dicessero il contrario, adesso Dario Franceschini sceglie di gettare la spugna. Dagli studi di Matrix, durante la registrazione del programma di Alessio Vinci.
Via allora, ma non subito: “tirerà ancora la carretta” democratica fino a ottobre, poi basta. Si dimetterà da segretario, andrà al congresso e non si ricandiderà; lasciando spazio agli altri. Di sicuro a Pierluigi Bersani (l’unico che ha annunciato, secondo alcuni facendo vacillare Walter Veltroni, di voler un gorno non lontano guidare il partito); forse a Enrico Letta; forse a qualche giovane emergente (Matteo Renzi, Maurizio Martina).
Un leader interinale, insomma. In autunno leva le tende Franceschini: “Non mi faccio avanti, non ho intenzione di ricandidarmi ad ottobre”.
E il giuramento sulla Costituzione, il giorno dopo la sua “elezione”? E la nuova squadra, infarcita di volti nuovi e di leader locali? “Il mio è un mandato a termine e di garanzia fino allo svolgimento del congresso. Arrivato lì è finito il mio lavoro”.
Vero che, da qui a sei mesi, un obiettivo l’ex margheritino ce l’ha. E, vista “la sua data di scadenza”, anche ambizioso: riportare il Pd a una quota di consensi più vicina a quel 33,2% ottenuto alle scorse elezioni che non al magro 22% registrato dall’ultimo sondaggio, passando le europee di giugno. Anzi vorrebbe che quell’appuntamento fosse “la prima tappa del percorso che porterà alla sconfitta di Silvio Berlusconi”. Anche perché: “Se ci dovesse essere alle elezioni un astensionismo o un voto di protesta per altri partiti del centrosinistra e una tenuta o una vittoria del cavaliere le conseguenze ci sarebbero per tutto il sistema della democrazia italiana”. E per farlo punterà tutto sulla crisi economica (anche grazie alla proposta dell’assegno di disoccupazione), che sarà quasi il leit motiv delle iniziative delle prossime settimane e della campagna elettorale.

Chissà come ci rimarrà Arturo Parisi, che nell’Assemblea romana di sabato 21 febbraio (dopo aver vista respinta la sua richiesta delle primarie) è stato l’unico a osare di sfidare il nome che l’apparato dirigente del partito aveva già scelto per il dopo Veltroni. E invece: “Questa situazione mi rende libero, io non ho pensato di fare questo lavoro e mi sembrava anche innaturale di dover essere io, il vicesegretario, a svolgere il ruolo di segretario che era stato di Veltroni. Non ho un problema di garantirmi una rielezione e non ho paura di pestare i piedi a nessuno”.

E la voglia di remare, insieme, tutti dalla stessa parte? Perché questo sì, pare, è l’unico rammarico di Dario il segretario precario: “Finalmente ora lavoriamo come una squadra” dopo che il “logoramento maledetto” ha mietuto come vittime i precedenti leader, tutti puntigliosamente ricordati, da Romano Prodi a Walter Veltroni (”senza il quale non sarebbe nato il Pd” e che si assunto ”una colpa che non era sua”), passando per Amato, D’Alema, assino e Rutelli. Lui, quindi, non vuol fare la stessa fine: quella di un leader sempre attaccato, nel mirino, al centro delle spinte - uguali e contrarie - delle tante anime, delle troppe correnti. E la questione sul testamento biologico è lì a dimostrarlo. Anche per mancanza di una posizione chiara sui temi (bio)etici il Pd paga il calo di consensi, no? “Mi fanno orrore i politici che affrontano i temi non se sono giusti o sbagliati ma sulla base dei sondaggi, io non ne guarderò uno fino alle Europee e cercherò di dire cose di verità anche se fanno perdere voti” alle elezioni, risponde Franceschini.
Cosciente che, comunque andrà, dopo pochi mesi il suo “calvario” avrà fine.

Commenti

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Il 5 Marzo 2009 alle 16:42 vincenzoaliascontadino ha scritto:

ALTRIMENTI LO CHIAMEREMO FRANCESCHINI ” DARIO IL ROSSO!”COMUNISMO UGUALE CULTURA DELLA MORTE?
A quanto pare ci marciano su binari paralleli: ingiustizia e Libertà con una valanga di miliardi occultati in banche Austriache e altri paradisi fiscali Mitrokhin insegna, ora bandiera rossa e avanti popolo è diventata faccetta brutta di un a Politica di 4 gatti randagi e voltagabbana che tradiscono pure i padri, perché sanno mentire ed avere cache da media a loro vicini: poi ultima trovata, da non dimenticare che, quella Legge dello scempio si chiamava: TURCO NAPOLITANO, ma la Sinistra ignora, che così, facendo si sono macchiati le mani di sangue, come i negrieri di una volta! Adesso cosa fare spot? “ Venite a stuprare, delinquere è un piacere e godiamo?” Di Pietro ha perso, per tre mesi i Valori, i Sinistrorsi per decenni, la faccia, ora a quanto pare, i salsicciotti de, l’Unità, né? vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera.

Il 5 Marzo 2009 alle 17:24 Corrado Buccieri ha scritto:

Non cè la fa,per il PD ci rivuole un vero comunista,
desinato all’eterna opposizione.

Il 6 Marzo 2009 alle 14:29 Il Pd: “No alle ronde, più fondi alla polizia, risparmiando sulle elezioni” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Per muoversi, si muove Dario Fanceschini. Interviene, fa, propone, discute. Butta lì idee e sfide. Al governo e ai suoi. Nonostante il suo mandato abbia una scadenza (ottobre 2009). L’ultima del segretario Pd è questa: “No alla demagogia delle ronde, sì a più risorse per la sicurezza”. Dario Franceschini lancia la proposta durante un’assemblea organizzata dal Pd con i sindacati delle forze dell’ordine presso la Sala Berlinguer di Montecitorio. Questo, spiega il segretario del Pd, a dimostrazione di quanto sia falsa l’accusa al Partito democratico di saper dire solo dei “no”. Franceschini qualche “no” lo pronuncia, ma contro le “scelte sbagliate fatte dal governo” quella “inutile di inviare i militari nelle città” e quella “pericolosa delle ronde”. E allora scandisce il segretario del Pd: “Siamo pronti a dire dei sì in Parlamento, anzi facciamo noi una proposta per reperire risorse per la sicurezza si voti per il referendum, per le amministrative e per le europee in un unico giorno, il 7 giugno, e i 460 milioni di euro risparmiati vadano per la benzina delle volanti e per assumere subito 5000 poliziotti, carabinieri e finanzieri”. Franceschini ha sottolineato infatti che la scelta del governo di votare in 3 domeniche diverse, il 7, il 14 e il 21, per i ballottaggi, “serve a fare in modo che il referendum non raggiunga il quorum perché la Lega non lo vuole e questo rischia di succedere anche l’anno prossimo quando ci saranno le regionali e il referendum sul lodo Alfano”. Franceschini ha spiegato di aver voluto che l’assemblea fosse aperta alla stampa perchè “gli italiani sentissero non dalla voce dell’opposizione, di cui si potrebbe sospettare che parli nell’ambito dello scontro politico quotidiano, ma dalle parole dei diretti interessati”. Il leader del Pd ha citato i problemi più urgenti: “3,5 milioni di tagli alla sicurezza, meno volanti, meno poliziotti, 500 vetture ferme per riparazioni perchè non ci sono i soldi, racconti da brivido che abbiamo sentito oggi”, il governo sta facendo “due tipi di operazioni, una di immagine che è inutile: tremila soldati nelle strade cosa fanno? Il presidente del Consiglio aveva annunciato altri 30mila soldati per le strade: qualcuno li ha visti? Non possono esserci perchè su 70mila soldati operativi 42mila sono impegnati all’estero”. Anche i sindacati delle forze dell’ordine puntano l’indice contro il governo, denunciando che il 30-40% delle macchine per le pattuglie sono ferme. Ma l’accusa più pesante nei confronti del governo è per l’istituzione delle ronde: “Sono controproducenti. Si è trattato di una sanatoria per qualche drappello verde”, ha detto Antonio Scolletta, coordinatore nazionale della Federazione Sindacale di Polizia dell’Ugl. Il segretario nazionale dell’Anfp, Enzo Marco Letizia, sottolinea che “le ronde sono permeabili ad infiltrazioni mafiose, soprattutto al Sud, ed ancora va chiarito che non possono portare né armi né cani”. Duro l’atto d’accusa di Silvio Iannotta del Siap di Caserta: “Dopo l’allarme criminalità dello scorso anno, ci avevano promesso militari e risorse. Non ci hanno dato nulla. A Caserta, se le ronde ci chiamano, non abbiamo neanche le automobili per andare a controllare”. Franco Maccari del Coisp, Graziano Candeo del Siulp Veneto, Giuseppe Tiani segretario generale del Siap sottolineano che in molte regioni, soprattutto al Nord, stanno nascendo “scuole per prepararsi alle ronde” e “accedere ai fondi europei Pon per la sicurezza”. [...]

Il 10 Marzo 2009 alle 17:53 Così parlò D’Alema: “Io non c’entro, il Pd è stato gestito male” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Prima la premessa, di pragmatica: dire che l’eterno duello politico D’Alema-Veltroni abbia indebolito il Pd “è una gigantesca stupidaggine”. Poi l’affondo, sincero: “Il problema vero” è che nel suo primo anno di vita il Pd è “stato diretto in un modo tale che ci ha portato a una serie di sconfitte e, come avviene in questi casi, c’è stata una crisi e si è fatto un ricambio”. Infine, l’auto assoluzione: “Io non sono stato, né prima né dopo, membro degli organisimi dirigenti del partito”. Così parlò l’ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema, dai microfoni di Faccia a faccia su Radiotre. E a tentare una possibile traduzione, quello che ne esce è questo: a portare il partito al 22%, dopo aver inanellato una serie di sconfitte elettorali da record (politiche, amministrative di Roma, Abruzzo, Sardegna), non è stata la lotta intestina tra il presidente della fondazione Italianieuropei (e il capo della corrente, anzi dell’Associazione Red) e la segreteria del Pd, ma gli errori del solo segretario. Insomma, Veltroni ha fatto (male) tutto da solo, ha sbagliato di suo, D’Alema non c’entra niente. Non c’entrano le sue mosse, le sue iniziative, le sue parole. Anche perché a parlare D’Alema non rinuncerà mai: “Mi viene detto, in sostanza, che devo stare zitto. Invece la Costituzione mi consente di dire la mia” ha ironizzato D’Alema “e finché avrò una certa audience, io continuerò a esprimermi”. E allora via alle opinioni. Tanto per non essere frainteso su chi abbia commesso errori nel passato, D’Alema salva e loda il presente: “Mi sembra che Dario Franceschini stia lavorando bene. Ha dato un profilo più chiaro alla nostra battaglia di opposizione, è riuscito a lanciare alcune proposte giuste ed efficaci come la costruzione di un sistema di protezione sociale per i disoccupati. Mi sembra si stia muovendo bene”. Di più: nell’analisi dell’ex vice premier, è tutto il partito a essere “rinato” con Franceschini: “Mi pare anche” ha aggiunto il parlamente del Pd “che ci sia un clima più sereno nel partito. Il che dimostra che non siamo condannati alla polemica perenne, come si è invece sostenuto”. Peccato che a ottobre il segretario lasci, insomma. Ma di questo (e di tanti altri nodi) D’Alema rinvia tutto alla conta del congresso: “Sono convinto che il Paese abbia bisogno di una grande partito riformista. C’è stato un avvio faticoso, difficile e ci sono questioni che dovremo discutere al congresso. Anzitutto occorre sottolineare” ha concluso “che tra noi non c’è nessuna polemica”. [...]

Il 11 Marzo 2009 alle 13:45 Nuove regole in Camera, Franceschini attacca: “Non si sa se ridere o piangere” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Per essere un leader con la data di scadenza, Dario Franceschini non lesina battute: “Quando Berlusconi dice queste cose, non si sa se ridere o piangere. È tutto un ingombro alla sua luminosa azione di governo: il Parlamento, le regole della democrazia, in qualche caso purtroppo anche il ruolo di garanzia del Capo dello Stato”. Così il segretario del Pd, liquida con parole durissime la proposta di Berlusconi di cambiare le regole parlamentari, facendo votare solo i capigruppo. Ospite di Unomattina, Franceschini sfodera il sarcasmo: “Berlusconi semplificherebbe tutto… penso che il passaggio successivo potrebbe essere, invece di avere quattro capigruppo che votano per 600 deputati, avere un tasto solo nel suo ufficio: spinge lui e semplifica ancora di più, fa lui per tutti…”, conclude sul punto. Il segretario del Pd interviene poi sul caso Rai. “Non ho fatto nessuna rosa di nomi per la presidenza”, afferma. “Le priorità degli italiani e del Pd sono ben altre”, osserva Franceschini, ma “purtroppo c’è una legge sbagliata, che noi abbiamo avversato, che impone che il presidente della Rai sia scelto con un’intesa maggioranza-opposizione perchè sono necessari i due terzi, quindi sono costretto ad una trattativa piuttosto sgradevole. Spero che faremo in fretta e bene” aggiunge “e tutto sarà pubblico e trasparente”. Nell’intervento televisivo del leader del Pd un accenno al tema della crisi e dell’unità sindacale: “Berlusconi” spiega ” non è ottimista. Finge di esserlo e non penso che questo sia onesto né corretto”. Quanto all’unità sindacale “arriverà inesorabilmente. Il tempo e la velocità con cui arriverà dipenderanno dalla volontà dei dirigenti del sindacato e dalla spinta della base. Io penso che oggi l’Italia, come tutte le democrazie moderne, abbia bisogno di un sindacato unito, forte, che difenda i diritti dei lavoratori e di chi ha perso il posto di lavoro, dei pensionati, piuttosto che avere divisioni interne”. E a proposito di “semplificazione”, il leader Pd aggiunge infine che “la storia porterà per forza in quella direzione e per tutto quello che potremo fare, nella totale autonomia dei ruoli e rispetto delle reciproche autonomie, spingeremo perché si vada verso la costruzione di un grande sindacato unitario”. [...]

Il 18 Marzo 2009 alle 13:46 L’exit strategy dei governatori Pd. Tutti i leader con la valigia » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Di fronte ai portoni del Pd in via Sant’Andrea delle Fratte c’è una valigia. Dentro la valigia, una guerra di successione che non si annuncia affatto pacifica. Per il Pd, il problema infatti non è solo la corsa alla segreteria nazionale che si aprirà per il dopo-Franceschini. È innanzitutto l’esodo che porterà entro i prossimi dodici mesi moltissimi amminstratori locali a lasciare i loro presidi, roccaforti storiche o conquiste del recente passato, e a rintracciare candidati credibili e altrettanto radicati nel territorio. [...]

Il 18 Marzo 2009 alle 14:02 L’exit strategy dei governatori Pd. Tutti i leader con la valigia - GREG NOTIZIE ha scritto:

[...] Di fronte ai portoni del Pd in via Sant’Andrea delle Fratte c’è una valigia. Dentro la valigia, una guerra di successione che non si annuncia affatto pacifica. Per il Pd, il problema infatti non è solo la corsa alla segreteria nazionale che si aprirà per il dopo-Franceschini. È innanzitutto l’esodo che porterà entro i prossimi dodici mesi moltissimi amminstratori locali a lasciare i loro presidi, roccaforti storiche o conquiste del recente passato, e a rintracciare candidati credibili e altrettanto radicati nel territorio. [...]

Il 24 Giugno 2009 alle 16:27 Contrordine, compagni. Le marce indietro dei big per fare il leader del Pd » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Uno in Africa. L’altro a Genova con il figlioletto. L’altro ancora nelle retrovie del partito, lontano dalla segreteria. Ah, il partito… Come sarebbero state diverse le vite dei big del Pd senza Pd? Già, perché “se il partito chiama”, “se me lo chiedono gli altri”, “se c’è bisogno di me”, “per il bene del progetto”, si può sempre fare un passo indietro. E così non stupisce nessuno il fatto che Dario Franceschini da “segretario precario” con scadenza (a Matrix, il 4 marzo scorso aveva detto basta, aveva assicurato che avrebbe “tireto ancora la carretta” democratica fino a ottobre, fino al congresso al quale non si sarebbe ricandidato: qui il video), abbia deciso di candidarsi ufficialmente al congresso che in autunno eleggerà il leader dei democratici. [...]

Il 24 Giugno 2009 alle 17:04 Ogni promessa è un debito | OpenWorld ha scritto:

[...] «Ho già detto cosa farò e non cambio idea. Il mio lavoro finisce a ottobre.» Ma se il partito gli chiedesse di ricandidarsi? «Non succederà  ci sarà un congresso importante, ci saranno dei candidati». Dario Franceschini il 22 maggio http://www.openworldblog.org/w.....didato.flv [...]

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