Il governatore della Calabria è a Roma, reduce dall’incontro con il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. La sanità della regione che guida da quasi quattro anni rischia il commissariamento. È ormai un’idrovora che ha accumulato 2 miliardi di deficit.
La situazione è allarmante.
Difficilissima, davvero. Non possiamo più nasconderci. È uno sconquasso.
Cosa le ha detto il ministro Sacconi?
Che bisogna incidere sul personale: organizzare meglio i manager e bloccare le assunzioni.
E voi le bloccherete?
Questo è sicuro. Il personale è decisamente ipertrofico. Ma del resto in Calabria le imprese stentano, le infrastrutture mancano, la criminalità è fortissima…
Quindi?
La sanità è il settore che dà più lavoro. Siamo sottoposti a pressioni drammatiche per assunzioni inutili e il mantenimento dei privilegi: io, i politici, i dirigenti. Ma non c’è scelta: interverremo con coraggio.
Qualcuno remerà contro.
Senza dubbio. Ma il rischio di saltare all’aria, alla fine, convincerà anche i più riottosi. Tutti capiranno che la situazione è insostenibile. E un commissario calato dall’alto può solo peggiorare la situazione. La falce manzoniana “che pareggia tutte le erbe” non la vuole nessuno. Anche chi punta a mantenere i privilegi.
Il piano di rientro è pronto?
Lo sarà tra due settimane. Ridurremo sprechi e personale, costruiremo nuovi ospedali.
Basterà a risanare?
Fra le tante misure, stiamo studiando l’ipotesi di ripristinare il ticket. La gente spesso da noi tende a fare incetta di medicinali e ricoveri. Tanto tutto, o quasi, è gratuito.
Del disastro della sanità calabrese si parla da anni.
Ho ereditato una situazione drammatica: il deficit si è accumulato dal 2001, all’epoca del centrodestra.
Durante la sua presidenza però è raddoppiato.
È l’effetto anche degli interessi passivi sul debito. Noi stiamo andando spediti, ma a Roma devono capire che qui intervenire non è difficile solo a parole. Ci sono distorsioni, sprechi, collusioni. Le cose più torbide.
Come si ridimensiona l’influenza della ‘ndrangheta?
Ci vorrà tempo. Intanto abbiamo istituito la stazione unica appaltante per le gare sopra i 150 mila euro. La guida Salvatore Boemi, un ex procuratore aggiunto di Reggio Calabria esperto di criminalità.
Chiuderete i piccoli ospedali come quelli di Oppido Mamertina, Taurianova, Palmi?
Sono diventati strumenti di morte, non di vita. Un rischio per i pazienti.
Le sembrano più pericolosi o diseconomici?
Entrambe le cose: avere 20 posti letto non è solo uno sperpero. Se manca la tac, come si fanno certe diagnosi?
Quando verranno chiusi?
Entro un anno e mezzo. Prima costruiremo gli altri: siamo già nella fase dei progetti preliminari. In alcuni ospedali soppressi allestiremo case della salute, per le prime diagnosi. Così da scoraggiare ricoveri inappropriati.
Supererete la logica di un politico per ogni reparto?
Dobbiamo: questi piccoli ospedali ormai sono diventati una palla al piede.
- Venerdì 6 Marzo 2009
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