Milano, violenza su una colf 36enne. Fini: lo stupro è un’emergenza civile

Albanese stuprata a MIlano

L’hanno rapita una prima volta, per costringerla a prostituirsi. Dopo qualche giorno di sottomissione lei era riuscita a scappare, ma è stata sequestrata di nuovo, segregata e stuprata. La vittima della violenza è una donna albanese di 36 anni, i suoi aguzzini sono alcuni suoi connazionali, due dei quali fermati la notte scorsa dalla polizia di Milano.

La ragazza è stata prelevata per strada a Magenta, nel Milanese, dopo essere stata rapinata e quindi portata a Milano in un appartamento nella zona Ticinese dove è stata ripetutamente violentata dai due albanesi, probabilmente legati al giro dello sfruttamento della prostituzione. La punizione è arrivata, perché la 36enne si era ribellata: non voleva più lavorare sul marciapiede. Questa notte ha tentato di scappare dall’appartamento, una passante l’ha vista sul cornicione e ha chiamato il 113.

La donna sequestrata era stata costretta a fare la prostituta, ma è una giovane che da oltre dieci anni vive regolarmente in Italia lavorando come addetta alle pulizie. Solo quindici giorni fa era stata rapita una prima volta, portata nella zona di Monza e messa sulla strada. Ma lei non aveva nemmeno concluso la serata: aveva spiegato tutta la situazione a un cliente convincendolo a riportarla a casa a Magenta.

I suoi persecutori però hanno continuato a cercarla e due giorni fa sono riusciti di nuovo a rapirla portandola questa volta nell’appartamento di Milano dove è stata violentata. A un certo punto lei, facendo finta di essersi convinta a tornare a prostituirsi, ha mandato gli uomini a comprarle dei vestiti adatti ed è rimasta sola. Subito dopo si è calata dal balcone ed è scesa fino in cortile dove ha chiesto aiuto a un inquilino. Gli agenti della Squadra mobile si sono quindi appostati e hanno aspettato il rientro dei due uomini. Si tratta di due albanesi irregolari di 26 e 34 anni, entrambi noti nell’ambiente dello sfruttamento della prostituzione.

Proprio oggi, in occasione della Festa della donna il presidente della Camera Gianfranco Fini, ha parlato di violenze sessuali. Le donne maltrattate sono state al centro anche del discorso di ieri del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, mentre Papa Benedetto XVI nell’Angelus di questa mattina ha affrontato il tema del rispetto della dignità femminile.
“La violenza sulle donne è da un lato una piaga sociale e dall’altro una vera e propria emergenza civile ma non ci può essere una connotazione etnica dietro lo stupro, ha affermato Fini, intervenendo alla manifestazione per l’8 Marzo al teatro Brancaccio di Roma. Fini ha sottolineato l’esigenza di una “convergenza bipartisan” che deve essere “un valore aggiunto della politica su questioni che attengono la dignità della persona”. E poi, echeggiando le parole dette ieri dal capo dello Stato, ha esortato a non dare connotazioni etniche agli episodi di stupro: “È giusto”, ha spiegato Fini, “titolare ‘donna stuprata da romeno’, ma bisogna fare lo stesso quando a commettere la violenza è un italiano”.

“Per un impegno corale delle istituzioni contro la violenza sulle donne non possiamo concentrarci solo su nuove leggi, non possiamo limitarci a una stretta repressiva, che pure è utile, ma occorre avere più attenzione per la violenza quotidiana e silenziosa, quella che avviene tra le mura domestiche e che provoca ferite ma anche un grande senso di ingiustizia”, ha aggiunto Fini. Occorre, ha sottolineato il presidente della Camera, “mobilitare le coscienze, senza distinzioni politiche: ci si può dividere sulla bontà di un singolo provvedimento, non nel momento in cui si lancia una mobilitazione delle coscienze”. Mobilitazione che, secondo Fini, deve riguardare “innanzitutto chi ha la responsabilità di educare i giovani”. Occorre, ha detto ancora, “far sentire alla donna che il suo grido di dolore viene ascoltato”. Bisogna dunque, secondo il presidente della Camera, occuparsi della violenza quotidiana, e per fare questo serve “un’azione culturale e l’impegno di tutti, ma anche l’impegno degli opinion leader”. Fini ha invitato a “porre maggiore attenzione ai messaggi distorti”, a quelli che comunicano uno scarso rispetto nei confronti della donna e del suo corpo.

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