Centro storico blindato (controllato da oltre 1000 agenti della polizia di Stato e da circa 150 vigili urbani), campane a festa, folla davanti al Campidoglio: così Roma per la visita di papa Benedetto XVI al Comune, dove è stato accolto, ai piedi della scala di Sisto IV, dal sindaco di Roma Gianni Alemanno (affiancato dalla moglie Isabella Rauti): “Un momento storico”, ha affermato Alemanno, baciando la mano al Pontefice.
“Ormai sono diventato un pò romano”, ha scherzato Benedetto XVI rivolgendosi alla gente che lo acclamava sulla piazza del Campidoglio. Vicino a lui, affacciato al balcone il sindaco Gianni Alemanno. “Vivendo a Roma da tantissimi anni” ha detto Ratzinger “ormai sono diventato un pò romano; ma più romano mi sento come vostro vescovo. Con più viva partecipazione allora, rivolgo, attraverso ciascuno di voi, il mio pensiero a tutti i “nostri” concittadini, che in un certo modo voi oggi rappresentate: alle famiglie, alle comunità e alle parrocchie, ai bambini, ai giovani e agli anziani, ai disabili e ai malati, ai volontari e agli operatori sociali, agli immigrati e ai pellegrini”.
Papa Benedetto XVI, nel suo intervento davanti alla giunta capitolina riunita in seduta straordianaria, ha espresso la speranza che “Roma continui ad essere faro di vita e di libertà, di civiltà morale e di sviluppo sostenibile, promosso nel rispetto di ogni essere umano e della sua fede religiosa”. Il Papa ha auspicato poi che la Città, di fronte al grande afflusso di immigrati e lavoratori stranieri, “saprà trovare la forza per esigere da tutti il rispetto delle regole della convivenza civile e respingere ogni forma di intolleranza e discriminazione”. Roma ha, aggiunto Benedetto XVI, ha ormai “il volto di una metropoli multietnica e multireligiosa, nella quale l’integrazione è talvolta faticosa e complessa”.
Auspicio ribadito anche dal sindaco Alemanno nel suo discorso di benvenuto al Pontefice: il Campidoglio intende “con sempre maggiore consapevolezza, prevenire e sconfiggere ogni forma di violenza che ferisce i nostri quartieri, che colpisce e umilia la dignitaà delle donne, che viola l’innocenza dei bambini, che emargina i disabili e le persone più deboli”.
“La risposta autentica ai problemi che siamo chiamati ad affrontare” ha aggiunto Alemanno “è quella di conoscere le nostre vere radici culturali e spirituali, la nostra memoria storica di romani, figli di una città universale. Roma vuole essere la città della vita, la città dell’accoglienza e della speranza: questo abbiamo scritto nell’epigrafe che tra breve scopriremo per ricordare una eccezionale giornata come l’odierna. Parole” ha continuato “gravate nel marmo, e con più forza impresse nell’animo di tutti noi, al di là delle diverse provenienze e visioni politiche, culturali e religiose”.
I recenti episodi di violenza che hanno segnato la vita della città, ha detto il Pontefice, sono “un segno di disagio profondo e la prova che se si elimina Dio e la sua legge non si realizza la felicità dell’uomo”. “Mi sia permesso, inoltre, notare che gli episodi di violenza, da tutti deplorati” ha affermato il Papa “manifestano un disagio più profondo; sono il segno - direi - di una vera povertà spirituale che affligge il cuore dell’uomo contemporaneo. La eliminazione di Dio e della sua legge, come condizione della realizzazione della felicità dell’uomo, non ha affatto raggiunto il suo obbiettivo; al contrario, priva l’uomo delle certezze spirituali e della speranza necessarie per affrontare le difficoltà e le sfide quotidiane”. “Quando, ad esempio, ad una ruota manca l’asse centrale” ha osservato Ratzinger “viene meno la sua funzione motrice. Così la morale non adempie al suo fine ultimo se non ha come perno l’ispirazione e la sottomissione a Dio, fonte e giudice di ogni bene.” “Dinanzi all’affievolimento preoccupante degli ideali umani e spirituali” ha detto ancora il Pontefice “che hanno reso Roma modello di civiltà per il mondo intero, la Chiesa, attraverso le comunità parrocchiali e le altre realtà ecclesiali, si sta impegnando in una capillare opera educativa, tesa a far riscoprire, in particolare alle nuove generazioni, quei valori perenni”.
“Questa nostra città, come del resto l’Italia e l’intera umanità” ha detto ancora il Papa “si trova ad affrontare oggi inedite sfide culturali, sociali ed economiche, a causa delle profonde trasformazioni e dei numerosi cambiamenti sopravvenuti in questi ultimi decenni”. Quindi, ha rilevato, Benedetto XVI “Roma si è andata popolando di gente che proviene da altre nazioni e appartiene a culture e tradizioni religiose diverse, ed in conseguenza di ciò, ha ormai il volto di una Metropoli multietnica e multireligiosa, nella quale talvolta l’integrazione è faticosa e complessa”.
Benedetto XVI è il terzo Papa che arriva sul colle capitolino, il secondo che prende la parola davanti al consiglio comunale. Il primo fu Paolo VI, seguito da Giovanni Paolo II che partecipò 11 anni fa, come farà anche Ratzinger domani, a una seduta straordinaria dell’aula Giulio Cesare. Il papa arriverà in piazza del Campidoglio e verrà accolto all’entrata di Sisto IV dal sindaco Gianni Alemanno.
Piazza del Campidoglio non era piena: poche le persone che osservano il maxi-schermo. Tra gli striscioni esposti per l’occasione quelli dei campi rom: “Casilino 900 saluta il Santo Padre” e “Il gruppo degli Ercolini saluta il Papa e dice no al razzismo”. Gli Ercolini sono bambini rom del campo nomadi di Tor di Quinto che, aiutati da don Giovanni d’Ercole, hanno fondato una squadra di calcio.
C’è stato spazio anche per le proteste, durante la visita del Pontefice: “No alle ingerenze vaticane” e “Libera chiesa in libero stato”, sono le scritte che gli aderenti alla Fgci, organizzazione giovanile del Pdci, che hanno voluto “sottolineare che non si può accogliere nelle nostre istituzioni chi scomunica i medici che fanno abortire ragazzine di 9 anni stuprate e riabilita i vescovi filonazisti”, hanno detto i giovani del Pdci in una nota.
Mentre Sergio Rovasio, segretario dell’associazione Radicale Certi Diritti, e gli esponenti del partito Radicale Antonio Stango e Mario Staderini al passaggio del Pontefice a piazza Venezia gli hanno urlato “Viva il Papa Re”. Un gesto, si legge in una nota, utile a “rimarcare la totale genuflessione della classe politica al potere della teocrazia vaticana. Da due giorni su tutti i palazzi di Corso Vittorio Emanuele e Piazza venezia sono esposte bandiere vaticane, a dimostrazione che effettivamente lo Stato italiano è tornato ad essere lo Stato pontificio”.
- Lunedì 9 Marzo 2009
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