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“Ho proposto che si riconosca nel solo voto del capogruppo il voto di tutto quanto il gruppo che rappresenta; ovviamente chi è contrario può venire in Aula per esprimere il suo no o per astenersi”. È questa, insieme al taglio dei parlamentari, una delle proposte che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avanzerà per “rivedere i regolamenti parlamentari che non sono adeguati per un Governo e una maggioranza che devono avere tempi certi sull’approvazione delle leggi. È normale” ha detto il premier “che si riconosca il voto del partito nel voto del capogruppo”.
E con questa proposta il presidente del Consiglio è riuscito ad animare l’assemblea dei parlamentari Pdl (riuniti per discutere del nuovo partito che debutterà al congresso del 27 marzo) e ad aprire un nuovo fronte polemico con Gianfranco Fini.
Passano infatti pochi minuti e arriva lo stop del presidente della Camera: “La proposta era già stata avanzata ed era caduta nel vuoto. Accadrà anche stavolta…”. Taglia corto il presidente di Montecitorio. Lo stesso Fini che in un’intervista a El Pais aveva dischiuso la strada del Cavaliere verso il Colle, ma si era comunque smarcato, rifiutando di farsi definire il “delfino” di Berlusconi: “Io sono repubblicano e Berlusconi non è un re con un erede”.
E così si chiude un altro scambio di fioretto tra i due leader del Pdl. Ma all’assemblea dei parlamentari del Pdl si è parlato dei temi caldi del momento: di Rai, di crisi economica, intercettazioni, piano casa e del decreto con gli incentivi per l’acquisto dell’auto. Berlusconi si è detto consapevole delle accuse rivolte ai parlamentari di lavorare poco ma ha ricordato non solo “che lavorano molto anche in commissione” ma che “dopo 50, 60, 80 votazioni so che può venire addosso la morte civile”. In ogni caso, prima della riforma dei regolamenti “occorre essere tutti presenti e anch’io” ha precisato “farò la mia parte per testimoniare l’importanza del Parlamento”.
Ai cronisti Berlusconi ha poi detto che la decisione di “superare” la nomina di Petruccioli è stata presa nel segno di un rinnovamento e quindi, “se vogliamo davvero rinnovare la Rai credo che la nomina del presidente in carica vorrebbe dire continuita’ e dunque soltanto per questo che noi abbiamo detto che volevamo un cambiamento”.
A Viale Mazzini perdura, quindi, lo stallo. Con il Pd, nella persona del segretario Dario Franceschini, che rimanda al mittente la proposta del pdl di fornire una rosa di nomi da cui scegliere il presidente. Intanto l’assemblea degli azionisti della Rai è stata aggiornata al 18 marzo. Sarà in quella sede che il ministero del Tesoro dovrà formalizzare il nome del suo rappresentante.
“L’Italia uscirà prima e meglio di altri Paesi dalla crisi, ma se si aggrava, abbiamo la possibilità di sostenere tutti i cittadini che fossero in condizioni di non lavoro”. Il premier ha così risposto negativamente alla proposta del segretario pd Franceschini che, in settimana, aveva suggerito di intervenire, se necessario, con un assegno di disoccupazione. “Non vogliamo incentivare i licenziamenti”, ha tagliato corto Berlusconi. “Alle banche” ha sottolineato il presidente del Consiglio “tenderemo una mano in modo amichevole e diremo loro di non avere paura di continuare a sostenere le imprese”.
“Sulle intercettazioni ” ha detto il leader Pdl “abbiamo provveduto, pur con una legge che non è quella che volevo. ma che comunque è un passo avanti. Non è una democrazia quella in cui non si può parlare liberamente al telefono”.
Sul piano casa, fortemente avversato dall’opposizione, Berlusconi ha ribadito che “si rivolge alle famiglie con case mono o bifamiliari che sono il 50% degli italiani. Si potrà ampliare del 20% la casa sul proprio territorio e non credo ci sai qualcuno così stupido che voglia diminuire il valore della propria casa facendo cose brutte”. Il premier ha così rigettato le accuse a lui mosse dal Pd è ha concluso che il progetto per l’edilizia “non incentiva la cementificazione, ma solo il buon senso che favorirà l’edilizia”.
Il VIDEO delle battute del Premier all’Assemblea Pdl:
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Il 11 Marzo 2009 alle 13:47 Nuove regole in Camera, Franceschini attacca: “Non si sa se ridere o piangere” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Per essere un leader con la data di scadenza, Dario Franceschini non lesina battute: “Quando Berlusconi dice queste cose, non si sa se ridere o piangere. È tutto un ingombro alla sua luminosa azione di governo: il Parlamento, le regole della democrazia, in qualche caso purtroppo anche il ruolo di garanzia del Capo dello Stato”. Così il segretario del Pd, liquida con parole durissime la proposta di Berlusconi di cambiare le regole parlamentari, facendo votare solo i capigruppo. Ospite di Unomattina, Franceschini sfodera il sarcasmo: “Berlusconi semplificherebbe tutto… penso che il passaggio successivo potrebbe essere, invece di avere quattro capigruppo che votano per 600 deputati, avere un tasto solo nel suo ufficio: spinge lui e semplifica ancora di più, fa lui per tutti…”, conclude sul punto. Il segretario del Pd interviene poi sul caso Rai. “Non ho fatto nessuna rosa di nomi per la presidenza”, afferma. “Le priorità degli italiani e del Pd sono ben altre”, osserva Franceschini, ma “purtroppo c’è una legge sbagliata, che noi abbiamo avversato, che impone che il presidente della Rai sia scelto con un’intesa maggioranza-opposizione perchè sono necessari i due terzi, quindi sono costretto ad una trattativa piuttosto sgradevole. Spero che faremo in fretta e bene” aggiunge “e tutto sarà pubblico e trasparente”. Nell’intervento televisivo del leader del Pd un accenno al tema della crisi e dell’unità sindacale: “Berlusconi” spiega ” non è ottimista. Finge di esserlo e non penso che questo sia onesto né corretto”. Quanto all’unità sindacale “arriverà inesorabilmente. Il tempo e la velocità con cui arriverà dipenderanno dalla volontà dei dirigenti del sindacato e dalla spinta della base. Io penso che oggi l’Italia, come tutte le democrazie moderne, abbia bisogno di un sindacato unito, forte, che difenda i diritti dei lavoratori e di chi ha perso il posto di lavoro, dei pensionati, piuttosto che avere divisioni interne”. E a proposito di “semplificazione”, il leader Pd aggiunge infine che “la storia porterà per forza in quella direzione e per tutto quello che potremo fare, nella totale autonomia dei ruoli e rispetto delle reciproche autonomie, spingeremo perché si vada verso la costruzione di un grande sindacato unitario”. [...]
Il 9 Novembre 2009 alle 13:33 I paletti di Fini: “Non firmo autografi e non mi piace un Pdl caserma” - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] per mezz’ora lì, seduto nel salotto buonista di RaiTre, a rispondere e a marcare (ancora, di più, di nuovo) la propria distanza dall’impostazione che Berlusconi dà al proprio modo di fare e [...]
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