Abu Omar, la Consulta conferma la violazione del segreto di Stato

La Corte costituzionale sconfessa i magistrati di Milano sul caso Abu Omar, l’ex imam sequestrato nel capoluogo lombardo il 17 febbraio 2003: secondo la Consulta c’è stata violazione del segreto di Stato da parte degli inquirenti di Milano che hanno indagato e rinviato a giudizio l’ex capo del Sismi, Nicolò Pollari e altre 34 persone (di cui 26 agenti Cia). La Corte costituzionale avrebbe così accolto (anche se solo in parte) i ricorsi presentati dai governi Prodi e Berlusconi: è stato dichiarato inammissibile il contro-conflitto della procura di Milano e respinto quello del giudice del tribunale, Oscar Magi, dinanzi al quale il processo è in corso.

Il procedimento, dunque, perderà due fonti di prova e non potrà proseguire con domande rivolte ai testi sui rapporti tra servizi segreti italiani e stranieri. Dovrebbero essere questi gli effetti della decisione della Corte Corte Costituzionale che ha accolto in parte i tre ricorsi presentati dai governi Prodi e Berlusconi contro la magistratura di Milano, ‘rea’ di aver violato il segreto di Stato nell’indagare sul rapimento di Abu Omar, avvenuto nel 2003 nell’ambito di una ‘extraordinary renditions‘ (sequestri di sospetti terroristi ad opera di servizi segreti internazionali al di fuori di procedure legali). La Corte costituzionale ha invece respinto tutti i contro-ricorsi della magistratura di Milano: inammissibile quello della procura di Milano che, tra l’altro, sosteneva che sul sequestro Abu Omar non si poteva opporre il segreto di Stato trattandosi di un fatto “eversivo dell’ordine costituzionale”; non accolto il conflitto del giudice Oscar Magi, davanti al quale il dibattimento riprenderà il 18 marzo, che chiedeva l’annullamento della nota del novembre scorso inviata dal premier Berlusconi ad agenti ed ex agenti dei servizi chiamati a testimoniare al processo ricordando loro che il segreto di Stato è stato opposto in relazione a “qualsiasi rapporto tra servizi segreti italiani e stranieri, ancorché in qualche modo collegato o collegabile con il fatto storico” del sequestro di Abu Omar.
Secondo la Corte, i magistrati di Milano hanno violato il segreto di Stato in almeno due circostanze: nell’acquisire integralmente agli atti del procedimento (e senza gli ‘omissis’ poi apposti dal Sismi) un documento sequestrato il 5 luglio del 2006 durante la perquisizione nell’ufficio di via Nazionale gestito dall’ex funzionario del Sismi Pio Pompa; nell’ aver chiesto e disposto l’incidente probatorio di Luciano Pironi, il carabiniere del Ros addetto all’antiterrorismo e ai rapporti con la Cia che aveva confessato di aver partecipato al sequestro di Abu Omar su richiesta di Bob Lady, capo della Cia a Milano. Solo questi due atti processuali dovranno essere annullati, mentre non lo saranno le intercettazioni telefoniche (15 in tutto su otto agenti del Sismi, ribadiva ieri la procura contestando il dato dell’avvocatura generale dello Stato che aveva parlato di intercettazioni ”a tappeto” per un totale di 180 identita’ svelate). Ma la Corte ha accolto in parte anche l’ultimo ricorso del governo Berlusconi che - in una logica bipartisan di tutela della sicurezza dello Stato come barriera all’accertamento giudiziario - ha continuato ad opporre il segreto di Stato: la Consulta ha pertanto annullato l’ordinanza del 14 maggio 2008 con cui il giudice Magi ammetteva i testi indicati dall’accusa pur enunciando una regola di cautela e cioe’ che non erano consentire domande sulla tela dei piu’ ampi rapporti Cia-Sismi, ma solo su “specifici rapporti idonei ad individuare ambiti di responsabilità personale”.

Commenti

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Il 12 Marzo 2009 alle 11:34 nhico ha scritto:

La Consulta, con piede lento, conferma quello che gli italiani avevano capito già dalle prime improvvide ordinanze. Ma al tribunale di Milano sono fatti così. Amano lo scompiglio.

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