Benedetto XVI, i vescovi e quella “disavventura” chiamata Williamson

Papa Ratzinger

Un chiarimento definitivo su come e perché il Papa abbia deciso, nel gennaio scorso, di revocarela scomunica ai quattro vescovi della lefebvriana Fraternità Sacerdotale San Pio X, tra cui il negazionista monsignor Richard Williamson. Questo è il contenuto della lettera che Benedetto XVI ha inviato a tutti i vescovi del mondo, rievocando le tappe della polemica seguita alla riabilitazione del vescovi lefebvriani, tra cui quel Richard Williamson, di recente allontanato dal suo incarico in Argentina. Nelle parole di Papa Ratzinger - che dovrebbero essere diffuse giovedì 12 e sono state anticipate da Il Giornale e Il Foglio - emerge tutto il dolore che questa strumentalizzazione ha provocato nel Pontefice, dato che proprio la riconciliazione tra cristiani ed ebrei “fin dall’inizio era stato un obbiettivo del mio personale lavoro teologico”.

Benedetto XVI ha insomma preso carta e penna per scrivere a tutti i vescovi della Chiesa Cattolica. E nel testo (”Articolato, bello, umile e allo stesso tempo forte”, lo definisce il vaticanista del Giornale Andrea Tornielli) lungo ben sette pagine papa Ratzinger ammette in primo luogo gli errori che hanno accompagnato la revoca: il non essersi accorti, in Curia, delle dichiarazioni negazioniste di mons. Williamson, già ampiamente disponibili su internet, e il non aver spiegato in modo “sufficientemente chiaro” le ragioni e il contenuto del gesto di “misericordia” del pontefice. La revoca, scrive infatti il pontefice, “ha suscitato all’interno e fuori della Chiesa cattolica una discussione di tale veemenza quale da molto tempo non si era più sperimentata” e ha scatenato una “valanga di proteste” per quello che è stato percepito come un passo indietro deciso rispetto al Concilio Vaticano II.
“Una disavventura” prosegue la lettera, secondo le anticipazioni “per me imprevedibile è stato il fatto che il caso Williamson si è sovrapposto alla remissione della scomunica. Il gesto discreto di misericordia verso quattro vescovi, ordinati validamente ma non legittimamente, è apparso all’improvviso come una cosa totalmente diversa: come una smentita della riconciliazione tra cristiani ed ebrei, e quindi come la revoca di ciò che in questa materia il Concilio aveva chiarito per il cammino della Chiesa”.

Il secondo “errore” è nella gestione della vicenda è stato quello di un modo “non sufficientemente chiaro” di illustrare la remissione della scomunica. Benedetto XVI spiega che la revoca della scomunica è personale, riguarda i quattro vescovi, e non implica il riconoscimento canonico della Fraternità San Pio X che potrà avvenire solo dopo un suo riallineamento dottrinale, con tanto di accettazione del Vaticano II e del magistero post-conciliare dei Papi.
I quattro vescovi, dal punto di vista del diritto canonico, ancora non sottostanno all’autorità della Chiesa Cattolica, anche se, nella lettera del loro superiore, datata 15 dicembre 2008, avevano riconosciuto, in linea di principio, “il Papa e la sua autorità di pastore”. E proprio a causa di questo “sbaglio”, la commissione Ecclesia Dei, l’organismo vaticano che ha curato il caso lefebvriani, pare - a quanto riportano le agenzie di stampa - stia per essere ridimensionato nel suo ruolo, o quantomeno non potrà più operare da sola: verrà infatti collocato sotto la Congregazione per la dottrina della fede che garantirà una più stretta collaborazione con gli altri dicasteri vaticani su tutte le questioni relative alla Fraternità di San Pio X.

Infine Papa Ratzinger, secondo quanto riferito dal Foglio, esprime una “parola chiarificatrice” per “contribuire in questo modo alla pace della chiesa” e spiega come sia necessario cercare di reintegrare, prevenire ulteriori radicalizzazioni, impegnarsi per sciogliere irrigidimenti e dar spazio a ciò che vi è di positivo. “Può lasciarci totalmente indifferenti una comunità nella quale si trovano 491 sacerdoti, 215 seminaristi, 117 frati, 164 suore e migliaia di fedeli? Dobbiamo davvero lasciarli andare alla deriva lontani dalla Chiesa?”.
Ammette Benedetto XVI che dalla Fraternità San Pio X da molto tempo sono venute “molte cose stonate: superbia, saccenteria, unilateralismi”. Ma “Per amore di verità” aggiunge il Papa “devo aggiungere che ho ricevuto anche una serie di testimonianze commoventi di gratitudine, nelle quali si rendeva percepibile un’apertura dei cuori”.
LEGGI ANCHE: In video le tesi di monsignor Williamson

Commenti

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Il 20 Marzo 2009 alle 19:32 Ritardi in Vaticano: ora scatta l’operazione web » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Nella stagione di Facebook, Twitter e Youtube il Vaticano prepara un documento sui “social network”. Nella sua lettera sui lefebvriani, Benedetto XVI ha sottolineato la necessità di “prestare più attenzione” a internet per non commettere più le disattenzioni all’origine del caso Williamson. Ma la Chiesa punta anche a evangelizzare i nuovi spazi di comunicazione virtuale. [...]

Il 24 Marzo 2009 alle 11:52 L’attacco del Cardinale. Bagnasco: “Il Papa mai più irriso e offeso” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] La Cei contrattacca. Nonostante Ratzinger avesse detto, all’inizio del suo viaggio in Africa, di non sentirsi solo, ecco uscire un un duro documento letto dal Cardinale Angelo Bagnasco proprio in difesa del Papa “irriso e offeso”. Nel suo discorso di apertura al Consiglio permanente della Conferenza episcopale il cardinale e arcivescovo di Genova invita i vescovi italiani a fare muro intorno al pontefice. Le critiche piovute su Ratzinger prima per la riabilitazione dei Lefebvriani e il caso Williamson e poi per le frasi dette in Africa sui preservativi hanno convinto il successore di Ruini a difendere il suo superiore. “Si è prolungato oltre ogni buon senso” ha detto “un pesante lavorio di critica, dall’Italia e soprattutto dall’estero, nei riguardi del nostro amatissimo Papa” in occasione dell’imbarazzo intorno alle frasi del reverendo Williamson. “Polemiche proseguite” dice Bagnasco “in maniera pretestuosa, fino a configurare un vero e proprio disagio”. Espresso da Benedetto XVI nella lettera ai vescovi di qualche giorno fa in cui diceva “nella chiesa ci si divora”. E poi la polemica sui preservativi, che, secondo il capo dei vescovi italiani “ha sovrastato nell’attenzione degli occidentali il pellegrinaggio in Africa, un viaggio impegnativo e ricco di speranza”. Insomma, la gerarchia della Chiesa non ha gradito affatto tutta l’attenzione su quella singola frase detta dal Papa, “francamente la polemica non aveva ragione di essere e si è arrivati” prosegue Bagnasco, “ad un ostracismo che esula dagli stessi canoni laici”. Per la Cei si è esagerato, nei media ma non solo: Bagnasco parla anche di “organismi sovranazionali”, come l’Unione Europea ed “esponenti politici europei”. L’uscita di papa Ratzinger è stata poco commentata in Italia (sia Berlusconi che Franceschini hanno rilasciato nei giorni seguenti dichiarazioni molto concilianti nei confronti della Chiesa) ma nel resto d’Europa ha scatenato critiche poco sommesse. “Invitiamo i nostri interlocutori” continua Bagnasco, “a non abbandonare il rispetto che è indice di civiltà e vorremmo dire, sommessamente ma con energia, che non accetteremo che il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso”. Ma il discorso del presidente della Cei ha toccato molti temi che guardano da vicino la politica italiana. Sul caso Englaro, ad esempio, “ha rappresentato un’operazione tesa ad affermare un diritto di libertà inedito quanto raccapricciante’’ e cioè ‘’il diritto a morire’’: ‘’darsi e dare la morte in talune situazioni da definire’’. Motivo per cui la Chiesa chiede che si arrivi presto a una legge sul fine vita (è prevista per martedì 24 la discussione in Senato, ndr): “Spetta alla politica agire nell’approntare e varare, senza lungaggini o strumentali tentennamenti, un inequivoco dispositivo di legge che - in seguito al pronunciamento della Cassazione - preservi il Paese da altre analoghe avventure, ponendo attenzione a coordinarlo con l’altro sospirato provvedimento relativo alla cure palliative, e mettendo mano insieme alle Regioni ad un sistema efficace di hospice, che le famiglie attendono non per sgravarsi di un peso ma per essere aiutate a portarlo”. L’intervento di Bagnasco ha affrontato su scala più ampia il tema dello scontro di civiltà “Non esiste uno scontro di civiltà derivante da diverse matrici religiose” secondo il capo dei vescovi, invece ‘’si fronteggiano sostanzialmente due culture riferibili all’uso della ragione’’. Da una parte, Bagnasco vede ‘’la cultura che considera l’uomo come una realtà che si differenzia dal resto della natura in forza di qualcosa di irriducibile rispetto alla materia’’. Dall’altra, ‘’una cultura per la quale il soggetto umano è un mero prodotto dell’evoluzione del cosmo’’. Un frutto, quindi, del darwinismo, la cui ‘’interpretazione esasperata e unilaterale’’ può portare ad un ‘’nichilismo gaio e trionfante’’ che ‘’induce alla disgregazione dell’uomo e ad una società individualista fino all’ingiustizia e alla violenza’’. Il presidente della Cei ha parlato anche della crisi economica: ‘’Nessuno è in grado di dire con certezza a che punto si è della perigliosa attraversata’’ ma ‘’si rivela sempre più urgente e necessario affermare in modo chiaro e forte e riscoprire a livello concreto, l’anima etica della finanza e dell’economia’’. Parallelamente, la Cei ha annunciato, in seguito all’ultimo consiglio permanente, “l’istituzione di un fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà, che nascerà da una colletta comune da farsi nei modi che decideremo’’. [...]

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