La crisi? Arricchirà Cosa Nostra. L’allarme di Antimafia e Viminale

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La crisi economica? Arricchirà la mafia. Non solo infatti la recessione non scalfirà il potere finanziario della criminalità organizzata, ma lo farà aumentare. Quello che per molti è un momento di grave difficoltà per la criminalità organizzata può rappresentare un’occasione di cui approfittare: è l’allarme del procuratore nazionale della Dna (Direzione nazionale antimafia), Piero Grasso, nella sua relazione alla commissione Antimafia lo scorso 25 febbraio (i contenuti del testo sono stati anticipati dall’agenzia Adnkronos).

“Tutto autorizza a ritenere”, sostiene Grasso, “che anche l’attuale crisi finanziaria ed economica, destinata, purtroppo, ad aggravarsi nei prossimi mesi, con conseguenze allo stato non pienamente valutabili, possa rappresentare una ghiotta occasione per l’arricchimento delle mafie e ciò per una serie di motivi”. Il procuratore nazionale antimafia elenca poi i fattori che permetteranno alla criminalità organizzata di sfruttare la bufera finanziaria che sta mettendo in ginocchio i mercati mondiali.

Il primo vantaggio della mafia rispetto all’economia legale, spiega Grasso, “È costituito dalla permanente, enorme, illimitata, liquidità finanziaria, di cui godono le organizzazioni mafiose, in particolare quelle che traggono i maggiori profitti illeciti dal traffico internazionale si sostanze stupefacenti. Un mercato che non andrà certo in crisi, dal momento che è in aumento tanto l’offerta che la domanda di droghe di ogni genere. Sul versante legale vi è, al contrario, una contrazione vistose delle risorse. Le banche, anche quelle più grandi, sono in difficoltà, soffrono di limitazione delle risorse e anche quando ne dispongono, non sono disponibili a concedere mutui né alle imprese né ai privati”.

Inoltre, continua Grasso, “la crisi colpirà soprattutto i ceti più deboli, i lavoratori, la manodopera precaria”. Il procuratore avverte: “Il numero dei licenziati salirà vertiginosamente e gli ammortizzatori sociali non riusciranno a coprire tutte le situazioni di crisi, in particolare quelle del lavoro nero e del precariato. È prevedibile allora un aumento dei reati ‘predatori’, soprattutto rapine, della microcriminalità, delle truffe, dello spaccio di stupefacenti. Settori nei quali operano soggetti non appartenenti alla criminalità organizzata, ma è certo che sono le mafie a tirare le fila anche di tali reati, a fare da punto di riferimento per la ricettazione dei beni oggetto di furto e rapina, di truffa e contraffazione”.

L’ultimo fattore che avvantaggerà la mafia, secondo la valutazione del procuratore della Dna, è “L’intervento massiccio dello Stato nell’economia. Ciò avviene a livello mondiale, dagli Usa alla Cina, dall’Europa, al nostro Paese. Tutto ciò comporterà che la mano pubblica avrà il compito di aiutare la ripresa economica, attraverso una politica di interventi di sostegno, di finanziamenti ai settori deboli, di promozione degli investimenti e della ricerca”. Tuttavia “non mancheranno alle imprese mafiose e paramafiose le possibilità e le occasioni di captare parte delle risorse pubbliche a proprio profitto, rafforzando in tal modo una tendenza già in atto, come dimostrano le vicende calabresi dei fondi previsti dalla legge 488 del 1992 e di quelli comunitari”. Il procuratore Grasso non ha dubbi: “L’acquisizione presuppone l’inserimento delle mafie nel sistema di potere economico e politico dominante”. È necessario quindi “affinare gli strumenti di indagine per consentire di cogliere i nessi, le connivenze che reggono” questo sistema di potere.

Anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha affrontato l’argomento dell’economia mafiosa in un intervento radiofonico a Radioanch’io. Secondo il capo del Viminale, il fatturato complessivo della mafia, della ‘ndrangheta, delle altre organizzazioni criminali italiane e della criminalità straniera “è superiore a 100 miliardi di euro all’anno, una cifra enorme”. Per questo il governo sta promuovendo “un’azione fortissima” sotto il profilo dell’attacco ai patrimoni mafiosi. “Nel 2007″, continua Maroni, “vi sono stati sequestri di beni mafiosi per 1,5 miliardi di euro, una somma salita a 4,3 miliardi di euro nel 2008″.

Commenti

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Il 12 Marzo 2009 alle 19:17 nhico ha scritto:

Ogniqualvolta si pensa di mettere in cantiere un’opera pubblica o si discute di riaprirne uno dei tanti chiusi per futili motivi, salta fuori sempre qualcuno a ricordarci che così facendo la mafia si arricchirà. Questa volta è toccato dare l’allarme al procuratore nazionale della Dna. E c’ è da scommettere che ora sarà un fiorire di altre simili voci. Nel loro consueto modo di dare lo stop. Non riuscendo a capire che Cosa Nostra morirà di inedia solo quando le Istituzioni preposte alla legalità faranno terra bruciata attorno ad essa e non fermando le nostre infrastrutture o facendovi crescere sopra la muffa. Lo stop, insomma, va dato alle varie mafie non all’ammodernamento dello Stivale.

Il 12 Marzo 2009 alle 20:27 vincenzoaliascontadino ha scritto:

LA GIUSTIZIA? COME DIRE,VEDI NAPOLI E PO’ MORI?
Vero che sarà cosi, quando i gatti dormono i topi ballano, la criminalità d’aiutini ce l’hanno tutto l’anno, dalla Magistratura che non ha tempo per scrivere gli atti, alla lungaggine dei processi di burocrati e Parlamento inceppato! Poi abbiamo, mazza sentenze e Cassate non siciliane. In poche parole, indagini sotto il controllo di PM che fanno schedari, intercettazione con assunzione di direzione meglio delle attività d’intelligence Echelon (NIS) a supporter d’Agenzie Cia, Fbi, Atf, Dcis, Ncis, ma solo la Dea e una Camera per fare Leggi a parte il CSM, no? Oggi, se la Giustizia funzionasse con pochi controlli incrociati, su attività bancarie, ordine Onu o G20) usando gli hackes, credo che ci sarà trippa per gatti!Insomma, ricordarsi di Eliot Ness - Capone. vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera.

Il 5 Aprile 2009 alle 11:07 La mafia all’assalto dell’Italia sana » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Nelle scorse settimane il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha inviato una relazione al Parlamento, intitolata “L’infiltrazione mafiosa nell’economia legale e l’attuale fase di recessione economica”. Per il magistrato l’espansione degli affari della criminalità organizzara prende il via dalla sua “permanente, enorme, illimitata liquidità finanziaria”. Un patrimonio accumulato in gran parte grazie al narcotraffico, un business che non conosce crisi. A questi denari vanno aggiunti quelli derivanti dalle estorsioni, molti milioni di euro che ogni giorno, ricorda la Confesercenti, passano dalle tasche di commercianti e imprenditori a quelle dei boss. Ben diversa la realtà dell’economia legale, dove, sottolinea la Direzione nazionale antimafia (Dna), le banche “non sono disponibili a concedere mutui né alle imprese né ai privati”. Conseguenza? “Il ricorso a prestiti usurari”, al sistema creditizio abusivo gestito dalla criminalità organizzata. Nel 2008, in Italia, ci sono stati 956 procedimenti per usura con 4.809 indagati. In una recente relazione dello Scico (il Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata della Guardia di finanza) si legge che “per le associazioni mafiose l’interesse usurario (…) è quasi sempre strumentale all’acquisizione delle imprese e si configura come canale di riciclaggio di proventi di altre attività illegali”. [...]

Il 8 Maggio 2009 alle 15:23 Allarme dal Colle: “La mafia può approfittare della crisi economica” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] L’allarme, basato sulle parole del procuratore antimafia Piero Grasso, lo aveva lanciato Panorama (qui e qui) qualche settimana fa. E ora il monito viene ribadito dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del 157esimo anniversario di fondazione della polizia: Il Presidente della Repubblica avverte: “Esiste il rischio che le organizzazioni di stampo mafioso possano approfittare dell’attuale crisi per acquisire il controllo di aziende in difficoltà, con una invasiva presenza in tutte le regioni del Paese”. “Il livello di attenzione” aggiunge “dovrà essere mantenuto sempre”. Napolitano riconosce comunque, nel suo messaggio, alle forze dell’ordine di aver conseguito “brillanti risultati”. “Straordinari” afferma “quelli nella lotta alla criminalità organizzata, con la disarticolazione di organizzazioni criminali fortemente radicate in alcuni territori e con la cattura di pericolosi latitanti, anche all’estero, grazie a sapienti strategie di cooperazione internazionale. In tale ottica determinante potrà essere l’armonizzazione delle legislazioni per consentire di aggredire i patrimoni illeciti anche al di fuori dei confini nazionali, affermando la forza della legge e l’autorità dello Stato”. [...]

Il 1 Ottobre 2011 alle 5:56 La mafia all’assalto dell’Italia sana | ItaliaSana ha scritto:

[...] Nelle scorse settimane il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha inviato una relazione al P…, intitolata “L’infiltrazione mafiosa nell’economia legale e l’attuale fase di recessione economica”. Per il magistrato l’espansione degli affari della criminalità organizzara prende il via dalla sua “permanente, enorme, illimitata liquidità finanziaria”. Un patrimonio accumulato in gran parte grazie al narcotraffico, un business che non conosce crisi. A questi denari vanno aggiunti quelli derivanti dalle estorsioni, molti milioni di euro che ogni giorno, ricorda la Confesercenti, passano dalle tasche di commercianti e imprenditori a quelle dei boss. Ben diversa la realtà dell’economia legale, dove, sottolinea la Direzione nazionale antimafia (Dna), le banche “non sono disponibili a concedere mutui né alle imprese né ai privati”. Conseguenza? “Il ricorso a prestiti usurari”, al sistema creditizio abusivo gestito dalla criminalità organizzata. Nel 2008, in Italia, ci sono stati 956 procedimenti per usura con 4.809 indagati. In una recente relazione dello Scico (il Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata della Guardia di finanza) si legge che “per le associazioni mafiose l’interesse usurario (…) è quasi sempre strumentale all’acquisizione delle imprese e si configura come canale di riciclaggio di proventi di altre attività illegali”. [...]

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