Ha preso di mira due bambine di dieci anni, una sera le ha aspettate sotto casa di un loro amichetto e le ha seguite. Poi, in strada, poco prima delle 19, le ha costrette entrambe a subire abusi sessuali. Il maniaco è un cittadino senegalese di 23 anni, con regolare carta d’identità e in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno. Ibrahima N. è in Italia dal 2005, non ha precedenti penali e vive a Corsico, alle porte di Milano, dove fa il venditore ambulante di merce contraffatta. I carabinieri lo hanno arrestato ieri sera, dopo che sono arrivati a lui anche grazie all’aiuto della comunità senegalese della cittadina.
L’uomo è accusato di violenza sessuale su minore, ora si trova in carcere. Gli abusi risalgono al tardo pomeriggio dello scorso 27 febbraio. Le due bambine, italiane, si trovavano al parco con un amico di origini gambesi di un anno più grande, che poi le ha invitate a giocare a casa sua. Verso le 18.30 il ragazzino le ha riaccompagnate a casa e ad aspettarli in strada c’era Ibrahima N., che si è offerto di andare con loro. I bambini hanno rifiutato, ma lui li ha seguiti. Ha atteso fuori mentre i tre salutavano la madre di una delle due bimbe nel negozio in cui lavora e poi li ha di nuovo affiancati.
Poco lontano dalla casa delle bambine il senegalese le ha bloccate e, dopo essersi abbassato i pantaloni, le ha costrette entrambe a toccarlo nelle parti intime, mentre il loro amico 11enne assisteva senza poter fare nulla. La pesante molestia non è andata oltre e i tre ragazzini sono corsi a casa, dove hanno raccontato tutto ai genitori. Il giorno dopo è stata fatta la denuncia ai carabinieri. I bambini hanno descritto il maniaco (di colore, alto un metro e 70 e coi capelli tipo “rasta”) e il padre del ragazzino gambese, chiedendo informazioni tra gli stranieri immigrati che vivono a Corsico, ha intuito che si potesse trattare di un senegalese soprannominato “Monsour”. A quel punto la comunità senegalese si è attivata per cercarlo e si è arrivati all’identificazione del 23enne. Nel frattempo si era rasato i capelli e aveva chiesto in Comune il rinnovo della carta d’identità. I tre bambini lo hanno riconosciuto attraverso una fotografia.
- Venerdì 13 Marzo 2009
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