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Una stanza in più, la sopraelevazione di un piano, l’allargamento del capannone per l’azienda, la pensilina per coprire l’auto… Più metri quadrati e presto, magari entro un paio d’anni. La promessa del governo è chiara, le aziende delle costruzioni hanno già l’acquolina in bocca. Secondo il Cresme, uno dei centri studi sull’edilizia più accreditati, sarebbero 9,5 milioni gli immobili potenzialmente interessati, 490 milioni i metri quadrati aggiuntivi realizzabili e addirittura 60 i miliardi di euro che verrebbero investiti se tutti i proprietari decidessero di avvalersi delle semplificazioni previste dal piano per l’edilizia.
Le questioni aperte. Dal punto di vista del singolo cittadino, però, le domande sono ancora numerose. Quali procedure seguire? Quali costi bisognerà sostenere per balzelli, tasse e bolli vari? Quali approvazioni sarà necessario ottenere e quali limiti non dovranno comunque essere superati? Insomma, che cosa potrà fare davvero una famiglia? Per capirlo bisognerà verificare quali norme saranno approvate da ogni regione, perché è a queste amministrazioni che, sulla scia del progetto nazionale, spetterà il potere di decidere se e come tagliare lacci e lacciuoli che regolano l’attività edilizia dei privati.

Proprio per offrire queste informazioni Panorama ha svolto un lavoro di ricerca, raccogliendo esempi concreti di possibili interventi e delle relative procedure dai tecnici delle regioni favorevoli al provvedimento, come la Sardegna , la Lombardia e soprattutto il Veneto, dove la giunta del presidente Giancarlo Galan ha già approvato un disegno di legge che ora passa all’esame dell’assemblea.

Il primo capitolo riguarda gli ampliamenti per gli immobili destinati ad abitazione. Ma non tutti: sarà vietata qualunque iniziativa sugli edifici abusivi, costruiti su aree demaniali o destinate a uso pubblico. Per gli edifici vincolati per motivi storici, artistici, ambientali, e là dove vi siano limiti urbanistici più stringenti fissati dai piani dei Comuni, sarà invece necessario il benestare delle autorità competenti. Cioè non sarà vietato ampliare la cubatura, ma bisognerà ottenere l’autorizzazione.
In tutti gli altri casi in Veneto si potranno fare lavori per ampliare del 20 per cento la cubatura della propria abitazione con la semplice Dia, la denuncia di inizio attività redatta da un professionista.
Un esempio concreto: per una casa di 100 metri quadrati e con un soffitto a 3 metri di altezza, si potrà aggiungere una cubatura di 60 metri. Tradotta in superficie, significa circa 20 metri quadrati. Come dire: una stanza da 5 metri per 4. Gli esempi sono numerosi.
La chiusura del terrazzino. Tamponare un poggiolo, come si dice al Nord, e creare così una nuova stanzetta è uno degli interventi più diretti e meno difficili da eseguire. Oggi c’è bisogno della concessione edilizia del comune. Domani basterà la Dia (e che il condominio non si opponga). Se l’immobile funge da prima casa, la Regione Veneto propone di abbattere i costi di urbanizzazione del 60 per cento.
La sopraelevazione. Con le stesse modalità del terrazzino si potrà sopraelevare l’immobile, sempre che sia tecnicamente possibile. Nel caso di un condominio, la decisione sarà collettiva e la nuova cubatura apparterrà pro quota a tutti i condomini.
Allargamento casa unifamiliare. Nel caso di un villino, si potrà allargare la costruzione fino al 20 per cento in più di cubatura.
Costruzione separata. Se si ha un giardino, o comunque un’area annessa, si potrà realizzare la cubatura aggiuntiva separata dall’immobile principale, con una costruzione a parte.
Box e cantine. Là dove possibile dal punto di vista tecnico, si potrà ampliare del 20 per cento la cubatura anche di box e cantine. Ma ciò non cambierà la destinazione d’uso dell’immobile.
Un caso diverso riguarda l’ampliamento degli edifici con destinazione diversa dall’abitazione. I grandi centri commerciali non potranno fare alcunché. Tutti gli altri, fermi restando i limiti previsti anche per le abitazioni, potranno ampliare la superficie dell’immobile del 20 per cento.
Il capannone. A un edificio industriale di 1.000 metri quadrati se ne potranno aggiungere 200.
Il negozio o la bottega artigiana. Se c’è la possibilità tecnica, si potrà allargare la superficie dell’immobile del 20 per cento.
Tettoie e pensiline. In tutti i casi, abitazione o no, ma anche semplice terreno, non saranno considerate cubatura le tettoie e le pensiline costruite o usate per impianti fotovoltaici per la produzione di energia fino a 6 chilowatt. Stando al parere dei tecnici del settore, si parla di una superficie che potrà arrivare a 45-50 metri quadrati. Così, per esempio, si potranno coprire i posti auto del villino senza che la struttura rientri nella cubatura della casa.

Rinnovamenti. Il secondo grande capitolo di questi interventi in edilizia riguarda il rinnovamento. Resta fermo il divieto di qualunque iniziativa su immobili costruiti abusivamente, su aree demaniali o destinate a uso pubblico. Per il resto le norme scritte in Veneto sono chiare: tutti gli immobili costruiti prima del 1989, in deroga alle previsioni comunali e regionali, ma che non presentino particolari vincoli storici, artistici o ambientali, potranno essere abbattuti e ricostruiti con un ampliamento della cubatura del 30 per cento se destinati ad abitazione (35 per cento se realizzati con la bioedilizia) o con il 30 per cento di superficie in più se destinati ad altri usi.
Ricostruzione nello stesso sito. Una palazzina di quattro piani, con una superficie per piano di 400 metri quadrati di appartamenti e soffitti alti 3 metri, se demolita e ricostruita, secondo un calcolo a spanne, potrà fruttare, aggiungendo alla cubatura scale e annessi, oltre 1.500 metri cubi, quindi ben più di un piano, se la costruzione sarà di tipo tradizionale. E quasi 1.800 metri cubi (per dare un’idea: 600 metri quadrati con un soffitto di 3 metri) nel caso siano usate per la ricostruzione tecniche di bioedilizia e sia previsto l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili: dallo scambio di energia con il terreno al fotovoltaico, al solare per l’acqua e così via. Qualora gli immobili siano interamente dedicati a prima casa, i contributi per urbanizzazione e costruzione vengono abbattuti del 50 per cento.
Ricostruzione in un sito diverso. Il nuovo edificio ampliato e rinnovato potrà essere costruito in un’area diversa da quella in cui sorgeva. In questo caso la nuova area dovrà essere già stata destinata a edilizia abitativa dal comune, mentre l’area dell’insediamento originario diventerà non edificabile. Anche nelle attività di rinnovamento per gli immobili con destinazione diversa dall’abitazione il bonus di ampliamento si calcola sulla superficie invece che sulla cubatura.
Capannone. Se la struttura industriale è di 1.000 metri quadrati, può essere abbattuta e ricostruita, sullo stesso sito o altrove, di 1.300 metri, o di 1.350 se viene usata la bioedilizia.
Il panorama dei possibili interventi è insomma vasto. Ma la vera libertà d’azione bisognerà verificarla alla fine del processo di approvazione delle norme regionali. Lo stesso disegno di legge veneto, il progetto con il migliore “stato di avanzamento” dei lavori, prevede che dopo l’entrata in vigore i Comuni abbiano 60 giorni per escludere la possibilità di ampliamenti o di ricostruzioni per “specifici o zone del proprio territorio, sulla base di specifiche valutazioni o ragioni di carattere urbanistico, edilizio, paesaggistico, ambientale, come pure stabilire limiti differenziati in ordine alle possibilità di ampliamento, in relazione alle caratteristiche proprie delle singole zone e del diverso loro grado di saturazione edilizia”.
Come dire: il limite imposto dalle leggi nazionali e le decisioni dei Comuni non scompariranno. Saranno il confine entro il quale si potrà operare. Basti pensare al Codice civile: sia l’altezza di un immobile, rispetto alla vista che avevano prima i vicini, sia la distanza dagli altri immobili dovranno essere rispettate in ogni caso.
LEGGI ANCHE: Brunetta: “Vendiamo le case ex Iacp a chi le abita, risparmieremo miliardi”

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Il 17 Marzo 2009 alle 16:45 Il doppio monito di Draghi: la crisi continuerà . No a pressioni politiche su credito alle imprese » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Il controllo sull’andamento del credito da parte degli osservatori territoriali guidati dai prefetti non deve sconfinare in un “ruolo di pressione sulle banche che spinga ad allentare il rispetto di criteri di sana e prudente gestione nella selezione della clientela”, ha continuato il governatore. “Ritengo che debbano essere evitate interferenze politico-amministrative nelle valutazione del merito di credito di singoli casi”. In Italia, dove il debito pubblico è alto, è necessario compensare gli interventi di breve periodo adottati per fronteggiare la crisi, con misure strutturali che “diano subito la certezza del riequilibrio del bilancio nel medio periodo”, ha detto il governatore. “Allungare lo sguardo è essenziale: la sostenibilità dei conti pubblici nel lungo periodo è fondamentale anche per assicurare l’efficacia delle politiche di breve. In Paesi come l’Italia, dove è alto il debito pubblico, interventi di breve periodo ampi e incisivi vanno compensati da misure strutturali che diano subito la certezza del riequilibrio del bilancio nel medio periodo”. La crisi richiede ai banchieri di essere “bravi” anche se l’economia va male. Questo il monito lanciato ai vertici degli istituti di credito. “La prova sollecitata dalla crisi” ha detto Draghi “è severa e richiede di saper essere bravi banchieri anche quando l’economia va male. Di fronte all’inevitabile peggioramento della qualità del credito, dovuta alla recessione, occorrono scelte lungimiranti: non basta tenere i conti in ordine”. “Un fermo sostegno ai clienti con buon merito di credito” ha aggiunto il governatore “evita che una stretta creditizia eccessiva aggravi la recessione e quindi peggiori la posizione degli stessi clienti delle banche”. Il governatore chiede poi all’esecutivo di impostare sin da subito una riforma complessiva del sistema degli ammortizzatori sociali. Draghi tuttavia definisce “opportuni” gli interventi adottati per estendere gli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori atipici. Draghi denuncia inoltre i troppi ritardi nei pagamenti delle amministrazioni pubbliche alle imprese. “Un’accelerazione darebbe sostegno alle imprese senza appesantire strutturalmente i conti pubblici”, dice. “I crediti commerciali che le imprese vantano nei confronti delle amministrazioni pubbliche, connessi con dilazioni e ritardi nel pagamento di beni e servizi, sono molto elevati: circa il 2,5% del prodotto interno lordo, oltre il 30% della spesa annua delle amministrazioni per consumi e investimenti. Un’accelerazione dei pagamenti darebbe sostegno alle imprese senza appesantire strutturalmente i conti pubblici”. Per le banche italiane “l’irrobustimento del capitale, anche con gli strumenti messi a disposizione dallo Stato, cioè i Tremonti-bond, è condizione per sostenere la capacità del sistema bancario di fornire credito all’economia”, ha poi sottolineato il governatore. E ancora, se da una parte Draghi ha sottolineato che occorre “riconsiderare” alcuni aspetti del trattamento fiscale delle banche e di altri intermediari, spiegando che questi ultimi “determinano svantaggi competitivi nei confronti di altri Paesi e dovrebbero essere riconsiderati”, ha poi spiegato che “rimane forte l’incertezza sulla distribuzione delle perdite nei bilanci delle banche”. I numerosi interventi anti-crisi di governi e autorità monetarie “hanno evitato un collasso del sistema, ma non hanno portato chiarezza sui bilanci di quelle banche che più hanno investito in titoli tossici”, ma “permane l’incertezza sull’entità e la distribuzione delle perdite nei bilanci di quelle che erano le più grandi banche mondiali. Ristabilire la fiducia nelle istituzioni finanziarie e ripristinare il buon funzionamento dei mercati del credito è indispensabile, insieme con il sostegno alla domanda proveniente dalle politiche monetarie e fiscali, per riavviare la crescita”. Il piano casa annunciato dal governo, con una semplificazionme degli adempimenti e una riduzione degli oneri, “potrebbe avere effetti di stimolo”. Tuttavia, ha spiegato Draghi, “la complessità della materia, la presenza di competenze concorrenti fra Stato e Regioni, la necessità di congegnare l’intervento in modo da preservare l’ambiente naturale ed equilibrio urbanistico ne rendono incerta la portata da un punto di vista congiunturale”. [...]
Il 24 Marzo 2009 alle 14:52 L’invito del premier agli italiani: bisogna reagire, anche lavorando di più » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Abbiamo tutte le condizioni per guardare al futuro con fiducia”. Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è tornato a parlare della situazione economica alla Stazione Centrale di Milano dove ha preso il treno Freccia Rossa, inaugurando la tratta Milano-Roma in tre ore e senza fermate intermedie. “Un modo per tenere unita l’Italia facendo certo concorrenza ad Alitalia però questo è il bello del mercato”. La tratta diventerà operativa dal prossimo 13 dicembre. Per aver un’Italia ad alta velocità “bisognerebbe avere tutti la voglia di reagire e anche molta fiducia” ha spiegato Berlusconi “e magari anche lavorare di più reagendo a questa influenza americana che è come un virus che ha colpito un corpo sano. Noi abbiamo famiglie che risparmiano, l’83% degli italiani possiede una casa, e adesso chi ha una casa monofamiliare potrà espanderla mettendo in movimento dei soldi che altrimenti sono fermi in banca”. “Abbiamo il sistema delle banche che è solido e dei piccoli e medi imprenditori che sono straordinari. Per affrontare questa crisi noi stiamo tentando come tutti una cura che è un po’ un’aspirina, ma tutti i Paesi sono nella stessa situazione e lo posso dire essendo stato per due giorni ad ascoltare i miei colleghi europei. L’Italia -ha concluso il premier- è quella che ha fatto prima e ha fatto di più”. Tra le misure anti-crisi, Berlusconi cita il piano casa per aumentare le volumetrie e semplificare le procedure. “Oltre la metà degli italiani è favorevole” dice il premier. Che poi annuncia: “Abbiamo il progetto di fare una legge quadro attraverso un disegno di legge, ma per fare in fretta come ci chiedono molti cittadini dovremo fare un decreto» che sarà presentato venerdì. “Saranno poi le Regioni che si regoleranno” ha precisato il Presidente del Consiglio. Le Regioni che vogliono fare ricorso alla Corte Costituzionale si ricrederanno” ha concluso Berlusconi “anche sulla spinta dei loro cittadini”. Il Cavaliere ha anche osservato che “ci sono tutti i presupposti perché il governo continui a fare bene, abbiamo una solida maggioranza che garantisce la governabilità e questo è importante proprio per uscire bene dalla crisi”. Poi, “i sondaggi di ieri sono molto buoni per il presidente del Consiglio e per la formazione politica che è ormai una cosa reale e che fonderemo ufficilmente venerdì, sabato e domenica”. E nel Pdl “spero che si formi una classe dirigente di giovani e quando accadrà il più felice sarò io”, ha detto rispondendo ad un cronista. “Non crederà mica che io pensi di essere immortale”. Quanto a Fini, “non vedo perché dovrei temerlo, l’ho chiamato dopo il suo discorso per fargli i complimenti e ringraziarlo. Sta facendo molto bene il presidente della Camera e si è immedesimato in questo ruolo in modo totale”. Nelle parole del premier anche le notizie relative al suo reddito, reso pubblico ieri. “Le mie società avevano fatto nel 2007 delle vendite che avevano portato il mio reddito a essere dieci volte superiore a quello di quest’anno, un fatto che non si ripete. Ora siamo tornati alla normalità ed è una normalità che risente della crisi. Comunque non sono preoccupato”. [...]
Il 1 Aprile 2009 alle 10:13 Piano casa, ecco l’accordo governo-regioni. Decreto entro 10 giorni » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Lunghe le trattative, serrata la discussione. Che si è conclusa in tarda serata, nella sede del ministero per i Rapporti con le Regioni, con un accordo tra Stato e regioni sul piano casa. Nel Consiglio dei ministri di mercoledì 1 aprile l’accordo sarà già oggetto di riflessione per quanto riguarda la scansione dei tempi entro i quali dovrà essere approvato il relativo decreto. Prima, però, l’intesa dovrà essere formalmente approvata dalla Conferenza unificata convocata a Palazzo Chigi. “Si tratta di un risultato molto importante al quale abbiamo lavorato intensamente ” ha commentato il ministro Raffaele Fitto “abbiamo raggiunto un’intesa condivisa dall’intero governo. Il presidente Berlusconi è sempre stato puntualmente informato di ogni passaggio e in Consiglio dei ministri si potrà procedere con la tempistica, entro 10 giorni il decreto sulla semplificazione amministrativa dovrebbe essere pronto”. Il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, oltre alla soddisfazione, ha sottolineato che l’intesa “è un risultato importante per noi e per il Paese, confermiamo pienamente l’impostazione di quando avevamo detto che il decreto era inaccettabile”. Con gli accordi raggiunti oggi “non ci sono scelte che possono compromettere il sistema di governo e la tenuta urbanistica del territorio. Ora però bisogna occuparsi della vera emergenza che è quella di trovare risorse per le famiglie in difficoltà che non riescono a pagare l’affitto, abbiamo 550 milioni di euro, bisogna trovare altre risorse pubbliche e private”. Errani ha poi sottolineato che i lavori del piano casa saranno svolti nel rispetto delle norme sulla sicurezza e con lavoro regolare e forme di rendicontazione che mettano in chiaro tutti i lavori che verranno fatti. Il decreto legge sul piano casa sarà portato al Consiglio dei ministri entro una decina di giorni, probabilmente prima di Pasqua, ha reso noto Fitto, aggiungendo che servono ancora dei tempi tecnici. Le Regioni avranno 90 giorni di tempo per emanare, ciascuna, le norme per consentire l’attuazione del piano casa. L’intesa raggiunta prevede aumenti volumetrici del 20% per le abitazioni e del 35% nei casi di demolizione e ricostruzione, purchè compiuti con tecniche di bio-edilizia le volumetrie si riferiscono solo all’edilizia residenziale, mentre i centri storici e tutte le aree protette non verranno toccate dal piano casa, nel pieno rispetto dei programmi urbanistici. In extremis si è raggiunto l’accordo per il varo di un tavolo che metta a punto uno studio di fattibilità per verificare quali misure adottare per l’edilizia pubblica. Dall’accordo, infatti, sono sparite “le risorse aggiuntive” che lo Stato avrebbe dovuto apportare, seppure in quantità non determinata. [...]
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