Il gran ritorno di Prodi il francescano. Con un sassolino da togliersi dai sandali

Prodi da Fazio

Ormai con la politica ha chiuso. Lo aveva già detto (“Farò il nonno”), ma non si sa mai, in politica: meglio ribadire il concetto.
E infatti, il Professore non capisce il perché di “tanto clamore” attorno al suo tesseramento al Pd, partito che definisce “l’ultima speranza che ha l’Italia per salvarsi”. Tuttavia assicura che non si presenterà alle prossime europee, nemmeno come capolista. Forse l’ex Presidente del Consiglio, Romano Prodi non considera, ospite del salotto tv di Fabio Fazio, Che tempo che fa, che essersi re-iscritto ora tra i Democratici - dopo oltre un anno dalla crisi che provocò la fine della suo governo e solo dopo l’addio del suo (ex?) amico Walter - non può essere fatto da passare inosservato. Anche se, il “pensionato” Prodi (come si è definito all’atto di prendere la tessera) non lesina rimbrotti e consigli per il Pd, da buon parroco di campagna, mostrando agli amici del partito la strada da imboccare (”i pilastri su cui lavorare” ricorda “sono giustizia sociale, democrazia interna e rilancio dei giovani”), e coglie l’occasione per togliersi qualche sassolino della scarpe contro Walter Veltroni e la sua scelta, da sempre avversata, di andare da soli alle elezioni.
“È noto che non fosse la mia idea perchè io credo che il compito della democrazia sia quello di assorbire le ali estreme”. Nonostante le insistenze di Fazio, il professore è netto circa il suo futuro: “Quando ho detto ‘esco dalla politica’, l’ho detto con serietà. Con gentilezza mi hanno chiesto di fare il capolista alle europee, anche in Belgio, però con questo ho chiuso”. Ora, che è responsabile di un progetto di sviluppo dell’Onu in Africa e ha ritrovato il piacere dgli studi, delle conferenze e della vita in famiglia, Prodi si vuole ritagliare in quella del partito un ruolo di elaborazione più teorica. “C’è bisogno in politica” ha aggiunto il Professore “di persone che esercitino liberamente lo spirito critico. Spero di essere utile cosi”.
Anche per questo ieri il professore ha rinnovato la tessera del Pd e non ha nascosto lo stupore per il clamore suscitato. “Non l’ho fatta prima solo perchè non era ancora stata stampata. Mi sembrava ovvio” si schermisce “ce l’avevo prima la tessera, l’ho rinnovata. Non mi aspettavo questa sorpresa, forse qualcuno si aspettava che non la rifacessi, che nutrissi rancore…”.
Comportamento da “francescano” il suo. Sembrano secoli, ma sono pochi mesi (14, più o meno) da quando Veltroni si sfilava dalla sua ombra: “Il mio sarà un governo diverso”. E Rutelli: “La coalizione di Prodi è un caravanserraglio”. Da quando, in campagna elettorale, la parola dìordine tra i colonnelli del Pd era: correre da soli e soprattutto lontani da quell’immagine negativa che il governo di Romano si porta addosso. Da quando, insomma, la sua lunga parabola finiva tristemente al Senato, dopo l’uscita di scena del ministro Mastella. A proposito di rancore e perdono, è citando l’ex Guardasigilli che il Professore non riesce a dimenticare cosa accadde il giorno in cui Veltroni annunciò la “vocazione maggioritaria del Pd” (in pratica sancendo la fine dell’Unione) e racconta un aneddoto: “Si affacciò Mastella nella porta del mio ufficio a Palazzo Chigi, mise la testa di traverso e disse: ‘Ragazzi miei, se volete far fuori me, sono io che faccio prima fuori voi’”. E lui, l’inventore dell’Ulivo, si trovò tradito dalla sua stessa figlianza.
Ma Prodi non va più a fondo: rinuncia a mettere in contrapposizione il “suo” Ulivo con l’attuale Pd: “Se non teniamo insieme le forze riformistiche l’Italia non si salva. Il Pd è il proseguimento dell’Ulivo”, anche se “il progetto di unire i riformisti in parte è stato fatto, ma in parte non è riuscito”.
Ora però è un’altra vita. Prodi si occupa di crisi globale e di come risolverla. È certo che da questa situazione si uscirà più in fretta che nel 1929, vista la reazione delle superpotenze (”Sono ottimista anche se ci vorranno alcuni mesi per la ripresa”).
Infine un pensiero alla triste vicenda di Eluana e alle polemiche politiche feroci che l’accompagnarono: “I temi etici hanno bisogno di essere approfonditi e in politica vanno approfonditi insieme. A questa mediazione nobile della politica noi abbiamo tolto spazio in Italia, abbiamo gridato negli ultimi anni, ma come si fa a risolvere i problemi gridando?”

Già, come avrebbe potuto lui trovare la “sintesi” tra le urla quotidiane delle variegate componenti del suo governo? Eppure, se non fosse stato per la scelta del neonato Pd di voler tagliare le ali: “Il mio esecutivo” ha detto l’ex premier “poteva andare avanti, perché dopo una Finanziaria durissima il Paese avrebbe finalmente potuto raccogliere i frutti di quei sacrifici. E invece, come successe anche con il mio primo esecutivo, dopo l’ingresso nell’euro, il governo è stato fatto cadere”. E come avrebbe potuto farlo il suo “successore politico” Veltroni, a capo sì di un partito unico, ma dalle mille anime?

Commenti

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Il 16 Marzo 2009 alle 13:49 lapolide ha scritto:

Padova,16 marzo 009.

” ACHTUNG !” IL RITORNO DEL “LATO B”…..

Da quando Prodi Romano recentemente ha ridato la luce alla Sua trista “Imago” in pasto a giornali e Tv, a Padova Città, un tempo clericale ma oggi ancora di “Rosso-Zanonato vestuta” ( si spera però stia dando gli ultimi rantoli, politicamente parlando, è ?), svolazza, tra gli ambienti guasconi dell’Università ed il Pedrocchi, uno strano volantino che così recita: “ACHTUNG !” IL RITORNO DEL “LATO B” nell’Italia disarcobalenizzata dalla .ProdiRomano-Armata. Io non l’ho capito molto bene il significato, ma ve lo propongo lo stesso. Non so se è blasfemo o politiclly -correct. So solamente che chi lo legge si mette a “sganassare” (alla veneta= sghignazzare in stival- vernacolo…). Che abbia ragione chi lo fa o che sia scorretto il farlo ? Quien Sabe ? Io, sperando che me la cavo…..mi ci “sguazzo in miezzo” alla napoletana. Sbaglio ?
lapolide.

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