La porta in uscita è aperta. Ma potrebbe non esserlo per il rientro.
Se non si trattasse del vice presidente dell’autorevole organo di autogoverno della magistratura, si potrebbe semplificare così il parere con cui Nicola Mancino ha dato il via libera alla candidatura per le prossime elezioni europee dell’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, nelle liste dell’Idv di un altro ex pm, Antonio Di Pietro.
E infatti: i magistrati che scelgono la politica non dovrebbero più tornare in magistratura, dice Nicola Mancino.
Il vice presidente del Csm, prima di esprimere il suo voto favorevole al collocamento in aspettativa dell’attuale giudice del tribunale di Napoli, ha letto al Plenum la seguente dichiarazione: “L’esigenza che esprimo è che venga disciplinata l’ipotesi del parlamentare che vuole tornare a fare il magistrato. A mio avviso è preferibile che venga stabilito il divieto di rientrare nell’Ordine Giudiziario, e venga garantita, a domanda, la mobilità nella Pubblica Amministrazione, nella funzione e nel ruolo press’a poco corrispondenti a quelli di provenienza”.
“La candidatura del dott. Luigi De Magistris, ma non è non sarà la sola, pur legittima, chi può mai comprimere l’elettorato passivo? - ha detto ancora il vice presidente del Csm, Mancino - apre un dibattito (l’ennesimo) e una riflessione (vecchia)”. “Una volta candidato, il giudice ammette d’essere divenuto parte, non foss’altro perchè si è schierato con una forza politica, e non certo per un solo giorno” ha sottolineato “lo status di parlamentare è a termine, permane fino a quando gli elettori lo confermano. Può anche accadere che il parlamentare spontaneamente rinunci alla carica elettiva”. “La questione è tutta intorno al rientro nel ruolo di magistrato. È giusto che rientri? Ho sempre sostenuto di no” ha concluso “anche se non sono mai riuscito, quando ero in Parlamento, ad avere condivisione da molti colleghi parlamentari”.
A rassicurare il vicepresidente del Csm, ci pensa proprio l’interessato: “Per me questa è una scelta di vita. Ho passato da poco i 40 anni e finora ho fatto il magistrato. Ora, con questa scelta di candidarmi con l’Idv, seguirò un nuovo progetto di vita: la mia è una scelta irreversibile, anche qualora non dovessi essere eletto”, fa sapere Luigi de Magistris, nel corso di una conferenza stampa. Sul perché lasci la toga, De Magistris risponde con gli stessi argomenti usati sul sito dell’onorevole Di Pietro: “La mia è una sorta di sconfitta della magistratura. Il mio sogno è sempre stato di fare il magistrato. La svolta c’è stata quando ho capito che non si voleva andare a fondo nelle inchieste. Ma da un’apparente sconfitta” ha sottolineato “ho capito di avere una grande opportunità. Candidandomi con l’Idv posso fare qualcosa per il mio paese, per il bene pubblico. Anche perché c’è un grave pericolo per noi tutti: stanno svuotando la Costituzione con leggi ordinarie e la stanno stravolgendo con la prassi e c’è bisogno di fare comprendere all’Europa come è a rischio la nostra democrazia dove ormai c’è la criminalizzazione del dissenso e si tende al pensiero unico. Siamo in una fase che precede una svolta autoritaristica”. E proprio nelle ore in cui si discute della sua candidatura, De Magistris è stato indagato a Roma per le ipotesi di reato di concorso in abuso d’ufficio e interruzione di pubblico servizio, in relazione all’inchiesta avviata lo scorso dicembre dalla procura generale di Catanzaro, che indagò per i medesimi reati anche sette pm della procura di Salerno, tra cui l’ex procuratore Luigi Apicella. Anche i sette magistrati salernitani sono indagati a Roma.
Poco prima era intervenuto anche Antonio Di Pietro, ad annunciare l’irreversibilità della scelta dellex pm di catanzaro: “De Magistris si dimetterà dalla magistratura subito dopo le elezioni, lo assicuro. Anche lui, come me, pensa che sia una strada senza ritorno una volta che da magistrato di passa alla politica”, ha affermato il leader dell’Italia dei Valori a Radio 24. “De Magistris” ha aggiunto Di Pietro “lascerà con l’amarezza nel cuore perché ha dato tutto se stesso e quando uno fa il proprio dovere ne paga le conseguenze. Alla fine la colpa è di chi scopre i delinquenti”. E a Clemente Mastella che ieri commentando la scelta dell’ex pm di catanzaro aveva commentato: “Ora capisco tante cose”, l’ex ministro Di Pietro replica: “Mastella offende la propria intelligenza se pensa che de Magistris l’anno scorso ha messo in piedi l’inchiesta Why not per poi candidarsi. A tutt’altro pensava, come a tutt’altro pensavo io, quando facevo il magistrato. Poi abbiamo lasciato la magistratura per colpa di un potere assurdo”.
Il VIDEO servizio:
- Mercoledì 18 Marzo 2009

Le video inchieste di Panorama
Le vignette di Uber
Tra Napoli e il Casertano torna lo spettro dell’emergenza rifiuti
Guru arrestato a Roma: truffa agli adepti e abusi sulle bambine
Redditi, la top ten dei parlamentari più ricchi
Legittimo impedimento, sì in Senato con fiducia. Bagarre in aula
Ancora frane nel messinese: fango nelle case a Mili
Neve e gelo in mezza Italia: disagi sulla A24 - Foto
Suicida Vanacore, il portiere di via Poma - Il delitto Cesaroni per immagini
Di Girolamo: Senato accoglie dimissioni
Da Fiumicino parte la sperimentazione dei “body scanner”
Disastro ambientale: l’onda nera dal Lambro al Po
Abusivismo a Roma: demolizioni all’Idroscalo
Maltempo, frana montagna nel vibonese: evacuato Maierato
Regionali: ecco tutti i candidati del centrodestra
Berlusconi presenta il poker rosa del PDL per le regionali
Massa, pullman di studenti francesi in scarpata: tre morti
Frana nel messinese: San Fratello è paese fantasma
Pedofilia: il Papa incontra a porte chiuse i vescovi d’Irlanda
Le foto più belle, settimana dopo settimana
Scuola, la riforma delle superiori in otto click
Sesso e politica: tra scandali e dimissioni, una lunga scia di cadute
Berlusconi aggredito a Milano: Sono miracolato
Il delitto di Garlasco in otto foto
Business in buona fede: Santa Natuzza degli affari



Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 18 Marzo 2009 alle 13:54 vincenzoaliascontadino ha scritto:
PROBLEMA COSTITUZIONALE DA RISOLVERE DI SEPARARE I TRE POTERI.
D’accordo con Mancino ma non sarebbe tiro mancino inc**si, perché se deve fare la separazione delle carriere poi questi come avvenne con il pupillo di Giulio Andreotti l’allora magistrato romano Claudio Vitalone che nel 1979 furono coinvolti e processati per l‘uccisione di Carmine Pecorelli, direttore di Op che si era occupato, un modo criptico, di tante cose, dallo scandalo dell’Italcasse, (di cui il sottoscritto perse 25 milioni di lire ) al crack della Sir di Nino Rovelli, dagli affari di Sindona: da Giulio Andreotti, Brigate Rosse, al sequestro e l’omicidio di Aldo Moro. Vitalone dentro e fuori della Politica: Senatore della Repubblica a pm sino a consigliere in Cassazione. Credo l’epicentro e inizio e momento della schifezza di questa Giustizia malata e impunita sempre più CASTA, mentre per colpa dell’ex PCI ora sinistrati si attaccarono alle toghe come femminucce, mentre da branchi di cani randagi i Sindacalisti sempre più Politici attaccano le Istituzione senza rendersi conto che i lavoratori e pensionati sono lasciati al loro destino con l’arroganza che saremo al - 4% di Pil ma come D’Alema sognava banche questi scioperi e partitini nel prossimo futuro! CSM e ANM tutti contro il Governo che in parlamento devono trovare una quadra, per una nuova Riforma: si nota che odiano e spiano tutti, mentre fanno salti della quaglia per non essere impallinati, forse, nel periodo di caccia? Ergo se voglio essere autonomi: confermino una volta entrati in un potere: e per la nuova Riforma della Giustizia si astengono. Dunque, il Palamento deve legifera, Magistrati restino nel potere autonomo, ma non con un piede in due scarpe? Secondo voi, giusto il passaggio nei tre poteri? vincenzoaliasilcontadino@gmail.com
Il 19 Marzo 2009 alle 17:09 E su Facebook è tutto un tifo per i magistrati anticorruzione » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Le gole profonde si confidano ormai su internet. Un giudice di Filadelfia, negli Stati Uniti, rivela le sue incertezze su una sentenza durante la discussione in camera di consiglio: non ne parla al telefono, ma su Facebook. Ed è ormai abitudine per avvocati e giudici scrivere su twitter, un microblog che permette di tenersi in contatto con gruppi di amici. Il rapido successo dei social network rende più sfumato il confine tra pubblico e privato. Con conseguenze inattese.[...]
Il 2 Aprile 2009 alle 16:46 Europee: la grande corsa. I partiti a caccia degli acchiappavoti » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il sogno? Roberto Saviano all’Europarlamento sotto le insegne della Lega. Un sogno balenato in mente al sindaco di Treviso, e segretario veneto del Carroccio Giampaolo Gobbo, che - dice - lancerà la proposta di candidare l’autore di Gomorra con il Carroccio il 6/7 giugno, in Campania o anche in un’altra circoscrizione: “è un’idea mia e di qualcuno di noi, ma devo ancora dirlo a Bossi. Vedremo” spiega Gobbo sulle pagine del Gazzettino. “In un Paese in cui dopo 60 anni ancora si parla di camorra e di mafia, in cui in tanti hanno pagato con la vita, Saviano ha lanciato un messaggio importante”. In attesa dello scrittore, in campo ci sono comunque filosofi, hostess, ex pm, calciatori in pensione e volti noti. Tutti con un incarico preciso: rastrellare voti e vincere la sfida per Strasburgo. È già in moto la macchina organizzativa dei partiti che devono mettere a punto le liste per l’appuntamento del 6-7 giugno. La “caccia” agli acchiappavoti è già cominciata e a dare il là è stato lo stesso premier Silvio Berlusconi che, rispondendo all’altolà di Dario Franceschini, ha già fatto sapere che si candiderà come capolista in tutte le circoscrizioni utilizzando il proprio nome e la propria storia politica e personale come “bandiera”. Fanno resistenza, invece, secondo quanto si è appreso, diversi ministri di provenienza azzurra che nicchiano di fronte allo sprone del Cavaliere che vorrebbe candidarli tutti nelle rispettive regioni di origine per capitalizzare al massimo il voto europeo. Ma non tutti - si dice nel Pdl - hanno la potenza organizzativa di un Claudio Scajola che è prontissimo alla “prova”, così come, tra gli altri, Raffaelle Fitto, Angelino Alfano, Renato Brunetta e Mariastella Gelmini. Ben felici di collocarsi in vetrina, invece, gran parte dei ministri di An, a cominciare da Ignazio La Russa (in lista nel Nord-Ovest), titolare della Difesa e coordinatore del Pdl. Delle strategie elettorali bipartisan fanno anche parte la popolarità e la notorietà , ed è per questo che nelle liste che i partiti stanno presentando in questi giorni, spiccano diversi personaggi: mentre Emilio Fede ha fatto sapere che non ha alcuna intenzione di candidarsi, così come scrivevano alcuni giornali, nel Pdl circola insistente la voce di un posto in lista per Emanuele Filiberto che potrebbe così continuare “a ballare sotto le stelle” europee. L’interessato ha fatto sapere che scioglierà la riserva entro il 10 aprile, ma nel Pdl dicono che il “principe” terrebbe molto a essere della partita. Punta a Strasburgo anche Clemente Mastella che ha trovato ospitalità proprio nelle liste del Pdl. Sulla sponda avversa, il Pd è alle prese con il caso di Sergio Cofferati (capolista nella circoscrizione Nord Ovest, in una sfida serrata con Ignazio La Russa) la cui candidatura in Europa è molto contrastata nell’area emiliana del partito ma è molto ben considerata da Dario Franceschini che ritiene l’ex sindaco di Bologna “una risorsa”. In lista dovrebbero entrare, per il centro, il sindaco di Firenze Leonardo Domenici e l’ex braccio destro di Veltroni, Gianfranco Bettini (spedendo in Europa il consigliere di Uòlter, Franceschini darebbeun altro colpo all’impianto del suo predecessore). Comunque, i due sindaci di Firenze e Bologna sono a fine mandato e solo per questo il motivo risultano candidabili per Strasburgo, visto che un documento di qalche giorno fa della Direzione Pd sbarra la porta dell’Europarlamento agli amministratori locali. Comunque, la definizione delle candidature è ancora in alto mare a Largo del Nazareno, dove si lavora per individuare delle candidature forti da inserire nelle teste di lista. La linea di Franceschini, infatti, opposta a quella di Berlusconi, è di collocare nelle liste non candidature di bandiera ma “reali”, persone cioè che raccolti i voti non cedano poi il posto ad altri per incompatibilità. Nel collegio Nord Est il capolista sarà l’europarlamentare uscente Vittorio Prodi. Al Sud in lista probabilmente Umberto Ranieri e Sergio D’Antoni. Nella circoscrizione isole il capolista del Pd dovrebbe essere Enzo Bianco, ex ministro, ex sindaco e oggi senatore. Secondo alcune indiscrezioni, Franceschini starebbe cercando di convincere Rita Borsellino, che potrebbe essere candidata in Sicilia. L’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris; il filosofo del pensiero debole Gianni Vattimo (che è già stato europarlamentare per i Ds e ha una storia tutta a sinistra); l’esperto di droga e mafia Pino Arlacchi (sociologo con tanto di incarico all’Onu); Sonia Alfano, figlia del giornalista ucciso dalla mafia; l’ex hostess Alitalia Maruska Piredda, nota per la sua battaglia contro Cai (Maruska esultava felice nelle foto di tutti i giornali, mentre Daniela Martani mostrava il famoso cappio), saranno tra i candidati dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Che schiera anche Maurizio Zipponi, già esponente della Fiom e di Prc, l’ala dura e prua “di sinistra” della Cgil e Giovanni Pesce, avvocato e membro del collegio difensivo di Clementina Forleo. Il Governatore della Sicilia e leader del Mpa Raffaele Lombardo, dopo aver stretto la “strana” alleanza con La Destra di Francesco Storace, dovrebbe essere capolista in tutte le circoscrizioni. A buon punto anche le candidature dell’Udc: i fiori all’occhiello del partito di Pier Ferdinando Casini sono: l’ex Golden boy Gianni Rivera (ex Margherita), nel centro Italia; l’ex vice direttore del Corriere della Sera, convertitosi di recente al cristianesimo, Magdi Cristiano Allam fondatore del Ppec, Protagonisti per l’Europa Cristiana (capolista nella circoscrizione Nord-ovest). Chi ancora non è uscito allo scoperto, a parte il “sogno” di Gobbo, è la Lega. Le prime decisioni sui nomi in lista dovrebbero essere adottate dal Consiglio federale che si riunirà nei prossimi giorni, dice alle agenzie l’europarlamentare del Carroccio Mario Borghezio. L’unica cosa certa, al momento, è la riconferma degli uscenti: oltre allo stesso Borghezio Francesco Speroni e il gigantesco Erminio Boso, a suo tempo ribattezzato Obelix proprio in ragione della sua mole. Nella corsa ad un seggio ci sarà anche la sinistra. Ma così divisa. Da una parte, la lista della neonata Sinistra e libertà, che riunisce Verdi, socialisti, Sinistra democratica e il Movimento per la sinistra del Governatore della Puglia Nichi Vendola. Dall’altra, la lista Pdci-Prc, insieme all’Associazione Socialismo 2000 di Cesare Salvi e a Consumatori uniti, potrebbe far scendere in campo i leader Oliviero Diliberto e Paolo Ferrero, insieme con lo stesso Salvi, l’europarlamentare uscente Vittorio Agnoletto e l’astrofisica Margherita Hack. [...]
Il 3 Aprile 2009 alle 11:52 Europee: la grande corsa. I partiti a caccia degli acchiappavoti. | Il voto gay ha scritto:
[...] Il sogno? Roberto Saviano all’Europarlamento sotto le insegne della Lega. Un sogno balenato in mente al sindaco di Treviso, e segretario veneto del Carroccio Giampaolo Gobbo, che - dice - lancerà la proposta di candidare l’autore di Gomorra con il Carroccio il 6/7 giugno, in Campania o anche in un’altra circoscrizione: “è un’idea mia e di qualcuno di noi, ma devo ancora dirlo a Bossi. Vedremo” spiega Gobbo sulle pagine del Gazzettino. “In un Paese in cui dopo 60 anni ancora si parla di camorra e di mafia, in cui in tanti hanno pagato con la vita, Saviano ha lanciato un messaggio importante”. In attesa dello scrittore, in campo ci sono comunque filosofi, hostess, ex pm, calciatori in pensione e volti noti. Tutti con un incarico preciso: rastrellare voti e vincere la sfida per Strasburgo. È già in moto la macchina organizzativa dei partiti che devono mettere a punto le liste per l’appuntamento del 6-7 giugno. La “caccia” agli acchiappavoti è già cominciata e a dare il là è stato lo stesso premier Silvio Berlusconi che, rispondendo all’altolà di Dario Franceschini, ha già fatto sapere che si candiderà come capolista in tutte le circoscrizioni utilizzando il proprio nome e la propria storia politica e personale come “bandiera”. Fanno resistenza, invece, secondo quanto si è appreso, diversi ministri di provenienza azzurra che nicchiano di fronte allo sprone del Cavaliere che vorrebbe candidarli tutti nelle rispettive regioni di origine per capitalizzare al massimo il voto europeo. Ma non tutti - si dice nel Pdl - hanno la potenza organizzativa di un Claudio Scajola che è prontissimo alla “prova”, così come, tra gli altri, Raffaelle Fitto, Angelino Alfano, Renato Brunetta e Mariastella Gelmini. Ben felici di collocarsi in vetrina, invece, gran parte dei ministri di An, a cominciare da Ignazio La Russa (in lista nel Nord-Ovest), titolare della Difesa e coordinatore del Pdl. Delle strategie elettorali bipartisan fanno anche parte la popolarità e la notorietà , ed è per questo che nelle liste che i partiti stanno presentando in questi giorni, spiccano diversi personaggi: mentre Emilio Fede ha fatto sapere che non ha alcuna intenzione di candidarsi, così come scrivevano alcuni giornali, nel Pdl circola insistente la voce di un posto in lista per Emanuele Filiberto che potrebbe così continuare “a ballare sotto le stelle” europee. L’interessato ha fatto sapere che scioglierà la riserva entro il 10 aprile, ma nel Pdl dicono che il “principe” terrebbe molto a essere della partita. Punta a Strasburgo anche Clemente Mastella che ha trovato ospitalità proprio nelle liste del Pdl. Sulla sponda avversa, il Pd è alle prese con il caso di Sergio Cofferati (capolista nella circoscrizione Nord Ovest, in una sfida serrata con Ignazio La Russa) la cui candidatura in Europa è molto contrastata nell’area emiliana del partito ma è molto ben considerata da Dario Franceschini che ritiene l’ex sindaco di Bologna “una risorsa”. In lista dovrebbero entrare, per il centro, il sindaco di Firenze Leonardo Domenici e l’ex braccio destro di Veltroni, Gianfranco Bettini (spedendo in Europa il consigliere di Uòlter, Franceschini darebbeun altro colpo all’impianto del suo predecessore). Comunque, i due sindaci di Firenze e Bologna sono a fine mandato e solo per questo il motivo risultano candidabili per Strasburgo, visto che un documento di qalche giorno fa della Direzione Pd sbarra la porta dell’Europarlamento agli amministratori locali. Comunque, la definizione delle candidature è ancora in alto mare a Largo del Nazareno, dove si lavora per individuare delle candidature forti da inserire nelle teste di lista. La linea di Franceschini, infatti, opposta a quella di Berlusconi, è di collocare nelle liste non candidature di bandiera ma “reali”, persone cioè che raccolti i voti non cedano poi il posto ad altri per incompatibilità. Nel collegio Nord Est il capolista sarà l’europarlamentare uscente Vittorio Prodi. Al Sud in lista probabilmente Umberto Ranieri e Sergio D’Antoni. Nella circoscrizione isole il capolista del Pd dovrebbe essere Enzo Bianco, ex ministro, ex sindaco e oggi senatore. Secondo alcune indiscrezioni, Franceschini starebbe cercando di convincere Rita Borsellino, che potrebbe essere candidata in Sicilia. L’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris; il filosofo del pensiero debole Gianni Vattimo (che è già stato europarlamentare per i Ds e ha una storia tutta a sinistra); l’esperto di droga e mafia Pino Arlacchi (sociologo con tanto di incarico all’Onu); Sonia Alfano, figlia del giornalista ucciso dalla mafia; l’ex hostess Alitalia Maruska Piredda, nota per la sua battaglia contro Cai (Maruska esultava felice nelle foto di tutti i giornali, mentre Daniela Martani mostrava il famoso cappio), saranno tra i candidati dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Che schiera anche Maurizio Zipponi, già esponente della Fiom e di Prc, l’ala dura e prua “di sinistra” della Cgil e Giovanni Pesce, avvocato e membro del collegio difensivo di Clementina Forleo. Il Governatore della Sicilia e leader del Mpa Raffaele Lombardo, dopo aver stretto la “strana” alleanza con La Destra di Francesco Storace, dovrebbe essere capolista in tutte le circoscrizioni. A buon punto anche le candidature dell’Udc: i fiori all’occhiello del partito di Pier Ferdinando Casini sono: l’ex Golden boy Gianni Rivera (ex Margherita), nel centro Italia; l’ex vice direttore del Corriere della Sera, convertitosi di recente al cristianesimo, Magdi Cristiano Allam fondatore del Ppec, Protagonisti per l’Europa Cristiana (capolista nella circoscrizione Nord-ovest). Chi ancora non è uscito allo scoperto, a parte il “sogno” di Gobbo, è la Lega. Le prime decisioni sui nomi in lista dovrebbero essere adottate dal Consiglio federale che si riunirà nei prossimi giorni, dice alle agenzie l’europarlamentare del Carroccio Mario Borghezio. L’unica cosa certa, al momento, è la riconferma degli uscenti: oltre allo stesso Borghezio Francesco Speroni e il gigantesco Erminio Boso, a suo tempo ribattezzato Obelix proprio in ragione della sua mole. Nella corsa ad un seggio ci sarà anche la sinistra. Ma così divisa. Da una parte, la lista della neonata Sinistra e libertà, che riunisce Verdi, socialisti, Sinistra democratica e il Movimento per la sinistra del Governatore della Puglia Nichi Vendola. Dall’altra, la lista Pdci-Prc, insieme all’Associazione Socialismo 2000 di Cesare Salvi e a Consumatori uniti, potrebbe far scendere in campo i leader Oliviero Diliberto e Paolo Ferrero, insieme con lo stesso Salvi, l’europarlamentare uscente Vittorio Agnoletto e l’astrofisica Margherita Hack. [...]
Il 29 Aprile 2009 alle 13:33 Europee elezioni senza eletti » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] di Laura Maragnani Da dove cominciare a raccontare la campagna per le europee più moscia che si sia vista in Italia? Luigi Crespi, l’ex sondaggista un tempo più amato da Silvio Berlusconi, non ha alcun dubbio: lo si vede dai prezzi dei manifesti elettorali 3 metri per 6 (”L’anno scorso viaggiavano sui 500 euro l’uno, oggi da 150 a 170 euro”) e dai muri cittadini. Chi ci ha fatto caso? “Non li ho mai visti così vuoti. Per la prima volta da 10 anni mancano i 3×6 con la faccia di Berlusconi. E sono pochissimi gli altri manifesti: malriusciti quelli del Pd, discutibili i poster di Pier Ferdinando Casini abbarbicato ai figli, di gusto anni Cinquanta, però efficaci sul target, i dipietristi”. Ma soprattutto: “Colpisce l’assenza totale delle nuove aggregazioni, dei nuovi marchi politici come Sinistra e libertà, o Destra-Lombardo-Pensionati-Pionati. Mancano 40 giorni al voto, dovrebbero essere già in pista per farsi conoscere”. E invece: missing, non pervenuti. Certo, mancano ancora le liste definitive. La ricerca dei testimonial e dei candidati acchiappavoti, soprattutto nelle piccole formazioni che il 6 e 7 giugno si giocano la sopravvivenza, è ancora in corso. Naturalmente i soldi da investire per la campagna elettorale (preventivi correnti: 1 milione a candidato, 3-4 al minimo per un partito) sono pochi, soprattutto a sinistra. Però a condizionare il quadro sono più che altro i sondaggi: il gradimento di Silvio Berlusconi, assente dai manifesti ma ben presente in Abruzzo dopo il terremoto, veleggia oltre quota 50 per cento. Tra il 42 e il 43 per cento, ha annunciato Paolo Bonaiuti il 21 aprile, viaggia il Pdl. A scatola chiusa. “Per le candidature i lavori sono in corso” dicono all’unisono Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello. Ma l’opposizione come si inventa un efficace contromarketing elettorale? Chi è disposto a metterci la faccia? L’elenco dei “no, grazie” in questo giro è sterminato. Ne sa qualcosa Dario Franceschini, segretario di un Pd che i sondaggi al momento accreditano tra il 22 e il 26 per cento. Dopo aver aperto la campagna elettorale annunciando la sua intenzione di non correre per Strasburgo, in polemica con quello che lui definisce il grande “imbroglio” di Berlusconi (candidato in tutte le circoscrizioni ma costretto a dimettersi dopo l’elezione perché la carica di presidente del Consiglio e quella di eurodeputato sono incompatibili), Franceschini ha incassato un rifiuto di massa. S’è sfilato Piero Fassino, ha detto no Massimo D’Alema, hanno declinato Walter Veltroni prima e rumorosamente dopo Goffredo Bettini, in polemica per il reclutamento del conduttore del Tg1 David Sassoli come capolista per la circoscrizione Centro. Inutile il pressing su Renato Soru e su Stefano Rodotà. Sergio D’Antoni, inizialmente disponibile, ci ha ripensato. Anche Franco Marini ha dato il suo contributo ad allargare il vuoto che si sta facendo intorno al segretario: “No grazie, desidero completare il mandato a Palazzo Madama”. Timorosi di mettere la propria faccia su una batosta annunciata? O tutti già impegnati nelle manovre in vista del congresso di ottobre, quando difficilmente un Franceschini sconfitto potrebbe essere un candidato credibile alla segreteria? Non ci sono i big, mancano le macchine da voto, i capilista imposti da Roma non sempre sono digeriti dal partito a livello locale, come Rita Borsellino in Sicilia, Luigi Berlinguer al Nord-Est o Sergio Cofferati nel Nord-Ovest. Funzioneranno? “Certo, un partito che corre per le europee senza il segretario manca inevitabilmente di un’identità forte” spiega Mario Morcellini, preside della facoltà di scienza della comunicazione alla Sapienza e neo-autore di Perché la sinistra ha perso le elezioni, tosto saggetto appena uscito per i tipi della Cgil. Senza contare sul fatto che la sinistra in questa vigilia europea più che andare all’attacco sembra ripiegarsi, in preda a una sindrome di riparazione. “Basta guardare allo slogan preelettorale del Pd: Più forti noi, più forte tu” dice Morcellini. “È soprattutto un appello al consolidamento, al ritorno a casa di un elettorato psicologicamente disperso”. Disperso non solo in casa Pd. “Vota per il tuo bene” sarà, non a caso, uno degli slogan chiave della lista comunista messa in piedi da Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto, Cesare Salvi e i Consumatori uniti, che punterà la sua campagna da 3 milioni di euro (partirà ai primi di maggio) proprio sul concetto di “voto utile” alla sopravvivenza della sinistra e su un simbolo storico, falce e martello, politicamente consolidato. I sondaggi danno la lista comunista tra il 3,8 e il 5 per cento, in zona quorum. Intorno al 2,5 c’è Sinistra e libertà (”ma l’informazione ci oscura completamente e abbiamo dovuto protestare ufficialmente col presidente della Rai Paolo Garimberti” spiega Claudio Fava). Decisione unanime (”e molto saggia” per Morcellini): non ci saranno coloro che hanno accompagnato lo sventurato governo Prodi e il tracollo dell’Arcobaleno che fu. Non si candiderà Ferrero per i comunisti né Franco Giordano per Sl, non ci sarà l’ex sottosegretario verde Paolo Cento, non ci saranno ex parlamentari tranne poche eccezioni come Lidia Menapace, storica pacifista, e la sua compagna al Senato Haidi Giuliani, radicata nei movimenti: entrambe sono candidate nella lista comunista, insieme all’altra grande vecchia Margherita Hack, l’astrofisica. Sinistra e libertà punterà su Claudio Fava e Nichi Vendola, Giuliana Sgrena e Sergio Staino, l’ex sindaco di Cosenza Eva Catizone e la pacifista Lisa Clarke. La lista “comunista, anticapitalista e di sinistra” sta anche cercando di arruolare Erri De Luca e Aldo Busi, Gianni Minà e Oliviero Beha, il filosofo Pietro Barcellona e persino il vignettista sospeso Vauro Senesi. Sempre più a sinistra c’è lui, Antonio Di Pietro. L’unico leader dell’opposizione che corre: “Le elezioni europee hanno un’importantissima valenza nazionale ed è per questa ragione che i leader di partito hanno il dovere di metterci la faccia in prima persona” ha dettato alle agenzie. “Noi dell’Idv sappiamo che quando c’è una battaglia dagli esiti finali si va al confronto finale e non si fugge”. Messaggio a Franceschini. E pazienza se Ferrero lo rimbrotta: “È penoso che anche a sinistra si inseguano le modalità di Berlusconi”. L’appeal di Di Pietro sull’elettorato di sinistra è pericoloso. Ha schierato un magistrato culto dei girotondini, Luigi De Magistris, un ex sindacalista Fiom (nonché ex deputato Prc), Maurizio Zipponi, un esperto di lotta alla droga, Pino Arlacchi, un simbolo della nuova antimafia, Sonia Alfano. Ha arruolato ex ds e pdci delusi. È diventato il competitor dei comunisti anche in fabbrica. Insomma, marcia come un trattore verso Strasburgo. E lo fa arando il campo dei vicini. [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.