L’exit strategy dei governatori Pd. Tutti i leader con la valigia

Dario Franceschini

Di fronte ai portoni del Pd in via Sant’Andrea delle Fratte c’è una valigia. Dentro la valigia, una guerra di successione che non si annuncia affatto pacifica. Per il Pd, il problema infatti non è solo la corsa alla segreteria nazionale che si aprirà per il dopo-Franceschini. È innanzitutto l’esodo che porterà entro i prossimi dodici mesi moltissimi amminstratori locali a lasciare i loro presidi, roccaforti storiche o conquiste del recente passato, e a rintracciare candidati credibili e altrettanto radicati nel territorio.

Il nodo forse più spinoso è la Campania: da tempo, il ticket Antonio Bassolino - RosettaIervolino ha superato infatti il giro di boa del secondo mandato e si appresta ad arrivare, non proprio in buona salute politica, al capolinea. Prima dell’ultima fermata, specie per il presidente della Regione, potrebbe però esserci la possibilità di uno sbarco in Europa come candidato alle elezioni di giugno. Una soluzione che imporrebbe al politico campano una scelta, perchè la legge vigente non consente il cumulo dell due cariche.

Sempre a Sud, ma un po’ più a est, le cose non sono messe meglio: Nichi Vendola, governatore della Puglia dal 2005, davanti a sé ha ancora molti mesi per amministrare la sua regione prima che scada il suo primo mandato. Eppure, vista l’ardua soglia di sbarramento al 4%, la nuova alleanza di sinistra, l’Mps (Movimento per la sinistra), che tiene dentro socialisti, verdi, sinistra democratica e un pezzo fuoriuscito dal Pdci, potrebbe convincerlo ad una candidatura a Bruxelles, a cui non è da escludere che possa seguire la decisione di non voler guidare la coalizione alle prossime regionali.

Dopo la svolta territoriale voluta da Franceschini, in casa democratica si fa poi un gran parlare delle imminnenti candidature del governatore piemontese Mercedes Bresso, del sindaco di Torino Sergio Chiamparino e di Maria Rita Lorenzetti, che guida invece la regione Umbria.
Senza contare che alla prossima tornata, a Firenze, si rinnoveranno il consiglio provinciale e quello comunale, con un testa a testa, in quest’ultimo caso, tra Matteo Renzi e il sempre più probabile candidato del Pdl Giovanni Galli.
Piazze, queste, un tempo definite dai politologi e sondaggisti quasi tutte “sicure” e piuttosto blindate in direzione centrosinistra, ma che oggi, con un partito in forte crisi, vacillano al ritmo di sondaggi schiaccianti su cui Franceschini ha di recente ironizzato, tentando così di esorcizzare una paura interna innanzitutto al gruppo democratico. E proprio il segretario del Pd, comprendendo l’importanza della sfida, nei giorni successivi alla sua elezione, aveva già impresso una “svolta territoriale” alla segreteria del partito, inserendovi, tra gli altri, il presidente della regione Emilia-Romagna Vasco Errani, quello della provincia di Rieti, Fabio Melilli, oltre a diversi segretari di partito locali.

Inevitabile, dunque, che dall’ex loft chiedano alle prossime elezioni anche un impegno di bandiera per drenare qualche voto tra gli incerti e i potenziali astenuti. Ma non è così scontato che qualcuno di essi, vista l’aria che tira, se candidato ed eletto , possa alla fine ritornare ad occuparsi solo dell’amministrazione del proprio territorio.

Commenti

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Il 19 Marzo 2009 alle 8:22 bruno1946 ha scritto:

Franceschini non ha capito una cosa molto semplice, alla gente interessano poco o niente i nomi vecchi o nuovi, o alchimie politiche, la gente ha problemi e vuole risposte concrete.

Io sono convinto che a sinistra hanno portato un cero al santo protettore che Berlusconi sia al governo con questa crisi.

Il 23 Marzo 2009 alle 19:37 » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Nuova aggressione di cani a Modica: ferita una turista (2 voti)L’exit strategy dei governatori Pd. Tutti i leader con la valigia (2 voti)Fini scioglie An nel Pdl: “Ma non sarà pensiero unico” (2 voti)Dal tribunale alle Europee: De Magistris corre con Di Pietro (2 voti)Viaggio a Lampedusa: come si vive sull’isola degli sbarchi (1 voti) [...]

Il 23 Marzo 2009 alle 19:39 La strada del Pd alle Europee: divieto per sindaci e governatori » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Chi va a Bruxelles, ci deve anche restare. Strada sbarrata, dunque, a sindaci, presidenti di provincia e governatori, quantomeno nelle liste delle prossime elezioni europee del Partito Democratico. A sancire la svolta è il documento approvato (qui il testo) dalla direzione del Pd che sembra suonare come un de profundis alle ambizioni degli amministratori locali di guidare come capolista le possime elezioni. Una sterzata netta rispetto alle aspettative di molti, motivata dal fatto che “il Pd” si legge nel regolamento, “è impegnato a candidare in Europa donne e uomini che assumano su di sé la responsabilità di rappresentare gli elettori italiani per l’intero mandato”. Oltre a sancire “l’alternanza di genere” (uomo/donna) nelle liste, gli otto articoli del documento pongono così una pietra tombale sulle velleità di politica (inter)nazionale degli amministratori locali democratici. E ribadiscono, tra l’altro, che sarà la segreteria nazionale a decidere quali saranno i capilista e chi tra gli europarlamentari uscenti potrà tentare il bis a Bruxelles. La svolta di un “partito radicato nel territorio”, che sembrava coincidere con l’elezione di Franceschini alla segreteria del Pd, sembra dunque subire una nettissima frenata, o quantomeno un consistente ridimensionamento, sebbene il regolamento sancisca la possibilità di “proposte del territorio” che dovranno “pervenire a Roma entro e non oltre il 7 aprile”. Due settimane dopo, spetterà comunque alla direzione nazionale del partito l’ultima parola. “Il Pd è impegnato, in occasione delle elezioni europee, a concorrere per raggiungere un ottimo risultato in termini di voti ottenuti e parlamentari eletti”, si legge nel documento, che però non individua una percentuale concreta per le prossime europee. [...]

Il 24 Marzo 2009 alle 0:20 La strada del Pd alle Europee: vietata per sindaci e governatori. | Il voto gay ha scritto:

[...] Posted by admin on mar 23rd, 2009 and filed under primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry from your site Chi va a Bruxelles, ci deve anche restare. Strada sbarrata, dunque, a sindaci, presidenti di provincia e governatori, quantomeno nelle liste delle prossime elezioni europee del Partito Democratico. A sancire la svolta è il documento approvato (qui il testo) dalla direzione del Pd che sembra suonare come un de profundis alle ambizioni degli amministratori locali di guidare come capolista le possime elezioni. [...]

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