
Sono le ultime ore di An: sabato 21 e domenica 22, alla Fiera di Roma, Alleanza Nazionale si scioglierà. Poi, sempre alla Fiera, con lo stesso palco e la stessa scenografia sarà la volta della nascita ufficiale del Pdl. Ignazio La Russa, il reggente di questa transizione, ha cercato di far montare nelle ultime ore il pathos: “Apriremo il congresso di An con una sorpresa”. E allora non c’è che attendere l’apertura delle ultime assise degli ormai ‘ex camerati’ e aspettare la sorpresa, a cui seguirà la relazione di La Russa. Poi sarà la volta della liturgia congressuale con gli interventi di tutti i big. Mancherà il Cavaliere “non potevamo obbligarlo a tre interventi congressuali” ha detto La Russa “visto che la settimana prossima aprirà e chiuderà il congresso Pdl”, ma sabato pomeriggio parlerà il presidente del Senato, Renato Schifani. E domenica mattina saranno tutti ad ascoltare - non senza commozione, c’è da giurarci - la chiusura da parte di Gianfranco Fini. Lo stesso presidente della Camera ha annunciato che probabilmente si commuoverà. D’altra parte è lui ad aver compiuto la lunga marcia e ad aver portato il partito a diventare una destra democratica.
Marcia che comincia con la prima “svolta”, quella del congresso di Fiuggi (si era nel gennaio ‘95) che trasforma il Movimento Sociale Italiano in Alleanza Nazionale. Del Msi Fini aveva raccolto il testimone, direttamente da Giorgio Almirante, a soli 35 anni. Per la prima volta gli eredi dei repubblichini - o per lo meno la maggior parte di essi - rinnegano le radici fasciste. Un passaggio “storico”, da completare con l’abbandono di quel passato che ricorda la destra razzista e antisemita, che ancora pesa troppo sulle spalle di Fini.
Il 19 febbraio del 1999 Fini va nel luogo simbolo della tragedia dell’Olocausto: Auschwitz. Quindi con il secondo governo Berlusconi, nel 2001, Fini comincia ad accreditarsi anche sullo scenario internazionale, prima con la nomina alla Convenzione europea, l’organo straordinario dell’Ue che dà vita alla Costituzione europea, poi approdando alla Farnesina. La lunga marcia viene accelerata nel 2002 quando l’attuale presidente della Camera partecipa a sorpresa alla Giornata della Memoria, dove davanti al rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, afferma: “Siamo qui, perché la storia non si ripeta, perché mai più si possano compiere simili mostruosità”. E nello stesso anno, a settembre, in una intervista al quotidiano israeliano Haaretz va oltre: “Come italiano è mio dovere assumermi ogni responsabilità. E a nome degli italiani è mio dovere farlo. Gli italiani portano sulle proprie spalle la responsabilità di ciò che è accaduto dal 1938, ovvero da quando furono varate le leggi razziali. Si tratta di una responsabilità storica: quella di riconoscere i dolori causati e di chiedere perdono”. La visita a Gerusalemme il 24 novembre del 2003 è il momento certamente più significativo del cammino politico di Fini: le immagini dell’ex delfino di Almirante, con la kippà in testa che depone fiori allo Yad Vashem sanciscono lo strappo con il passato.
È tuttavia solo l’elezione allo scranno più alto di Montecitorio a sancire “la fine della condizione di minorità politica della destra”, come disse lo stesso Fini l’11 maggio dell’anno scorso lasciando la presidenza di An: “Non siamo più figli di un Dio minore, abbiamo superato un fossato”. Lascia il testimone a La Russa, ma segna già la strada che porterà la destra ad approdare nel Pdl, cioè “l’ultimo anello della strategia di Fiuggi”: “Non è il momento di gioire delle vittorie elettorali ma bisogna camminare convintamente e sollecitamente perché si compia l’ultimo atto”. E siamo – tralasciando gli scontri e i momenti difficili con Berlusconi dell’autunno 2007 - così a sabato mattina.
Alla Fiera di Roma e al quel “palco del congresso che” come ha spiegato nei giorni scorsi La Russa “simboleggerà un ponte verso il Pdl. Ma ci sarà pure lo slogan ‘nasce il partito degli italiani’, che è stato il filo conduttore della destra italiana in questi decenni”. Ancora non è stato deciso l’inno ufficiale del Pdl “verrà suonato l’Inno di Mameli che rappresenta tutti”, chiosa ancora il ministro della Difesa. E dal punto di vista amministrativo “quello che faremo e raccoglieremo insieme (compresi i rimborsi elettorali) da oggi sarà come in un matrimonio in comunione di beni, il pregresso rimarrà invece diviso tra le fondazioni che fanno capo ad An e a Fi”.
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Commenti
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Il 21 Marzo 2009 alle 16:19 vincenzoaliascontadino ha scritto:
PPL nuovo, PD da Pci a Quercia, che rimase ghianda con l’orsetto lavatore.
L’evoluzione della specie Darwiniana del PD: dal Pci che ha tagliato le radici alla Quercia, Margherite ed Elefantini, ha fatto terra bruciata per Verdi sbiancati con Dash e Perlana? Forse, per elezione dei Gazebo, per perfezionare la lotta Romana con boys e Sapienza che essendo, Cobitis taenia fluviale Siberiani, sua diffusione ed habitat naturale, cibandosi di fregola più o meno, cous cous con l‘abitudine di molotov, che, mimetizzandosi nelle Università, sotto forme primitive: ma come si finanziavano? Prima esistevano i Festival de L’Unità, sino ai sogni di possedere banche, ma con Furia del West rimasero al minimo storico, ma voi pensare che si siano rinnovati? No, sono come Libellule o l’Idra Di Lerna, mostro a forma di serpente e con sette teste, nato da Marx e Mao, con simpatia Cubana e minima dose di canne! Viveva, insieme a tanti Kompagnuzzi nel circo Marx, nel retro Bottega al buio! Il mito narra che l’Idra (Comunismo) fu uccisa nella seconda nella seconda delle sette fatiche del Cavaliere che diventarono memorabili suo nome in codice: PPL? vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera
Il 21 Marzo 2009 alle 17:11 Gli ultimi giorni della fiamma. La Russa: “Con Fi siamo gemelli, non fidanzati” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Dall’Msi ad An, dopo 60 anni Fini spegne la fiamma: avanti verso il Pdl [...]
Il 22 Marzo 2009 alle 12:02 Esclusivo: il Pdl funzionerà grazie a questo statuto » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il terreno comune Il lavoro sullo statuto è ancora in corso, il risultato finale sarà un compromesso tra la forza carismatica di un leader come Berlusconi e la rivoluzione conservatrice guidata da Gianfranco Fini. Il terreno comune c’è, è quello della “destra nuova” descritta da Alessandro Campi e Angelo Mellone in un volume edito dalla Marsilio: “Né statalista né liberista, né conservatrice né populista, ma pragmatica, postideologica e modernizzatrice”. È il terreno comune in cui s’incontrano Forza Italia e An. Vedremo fin dall’applicazione dello statuto se saranno capaci di coltivarlo. [...]
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