
Molti rifugiati scelgono come approdo le coste dell’Italia, quarto paese al mondo per numero di domande di asilo. Nel 2008, le richieste sono state 31 mila, il 75 per cento delle quali da clandestini sbarcati nelle coste del Meridione. Una cifra molto alta. Panorama.it ha sentito Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite in Italia, nel giorno della presentazione dei dati mondiali sulle richieste di asilo.
Perché questo afflusso sulle coste italiane?
C’è stato un aumneto delle domande dovuto alla presenza di conflitti vicini al nostro paese. Un fenomeno analogo si è regitrato nel 1999 con la guerra in Kosovo (sono 10 anni oggi da quando l’aviazione della Nato iniziò i bombardamenti a cui partecipò anche l’Italia, sotto il governo D’Alema, ndr), quando a Roma le richieste di asilo furno addirittura 33 mila. Insomma, quando c’è una guerra è naturale che molte persone cerchino di mettersi in salvo, soprattutto nei paesi più vicini.
In Italia è più facile fare domanda di asilo e ottenerlo?
Da noi il tasso di riconoscimento di una qualche forma di protezione delle persone arrivate via mare è stato di circa il 50 per cento, ossia ottengono lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria o umanitaria.
Chi gestisce questo processo?
È intermanete gestito dallo Stato conla supervisione delle Nazioni Unite. L’Italia è uno dei pochi paesi in Europa dove i commissari delle Nazioni Unite lavorano in stretto coordinamento nelle commissioni governative di valutazione delle domande di asilo, con gli enti locali e le prefetture. Possiamo dire che siamo un modello, anche se ogni paese Ue ha la propria struttura legislative e amministrativa. Per questo ci vorrebbe una maggiore omogeneità: non è possibile che la Grecia non riconosca alcun iracheno come rifugiato, mentre la Svezia ne riconosca circa il 90 per cento. Questo spiega i flussi maggiori verso i paesi dove il riconoscimento è più veloce.
Quanto tempo restano da noi?
I rifugiati hanno un permesso di 5 anni e sono mantenuti dallo Stato solo nei primi sei mesi. Poi, devono cercarsi un lavoro e una casa come tutti gli immigrati regolari. Per questo chiediamo un maggiore impegno finanziario da parte dello Stato. Oggi, devo dire che c’è una tendenza a rimanere e ad integrarsi, mentre anni fa l’Italia era considerata un paese di transito verso altre mete in Europa.
Considerando i dati, gli italiani sono molto ospitali…
Non dobbiamo parlare di ospitalità. Non si tratta di una questione morale, ma siamo nel campo del diritto. È un nostro dovere dare il diritto di asilo e riconoscere varie forme di protezione umanitaria. Se l’Italia ha ratificato dei trattati internazionali, allora deve rispettare tutti gli oneri e i doveri che ne conseguono. E devo dire che il nostro paese lo sta facendo bene.
- Martedì 24 Marzo 2009
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Il 24 Marzo 2009 alle 20:40 Rifugiati: boom di domande. Italia quarta al mondo per richieste di asilo politico » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Rifugiati, Boldrini: ecco perché l’Italia è un modello [...]
Il 18 Maggio 2009 alle 15:48 Migranti, botta e risposta La Russa-Onu: “Il governo è compatto” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Nessuna lacerazione, nessuna polemica con il ministro Frattini. Anzi, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa tiene le posizioni, chiede scusa e non cede: il Governo “è compatto nel dire che l’Alto Commissariato Onu sbaglia nel ritenere non adeguato il comportamento dell’Italia e dei marinai italiani nei riaccompagnamenti verso il porto libico” degli immigrati clandestini. Anche “Frattini, che è l’uomo più moderato del governo, dice che ha sbagliato”. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa, a Faccia a Faccia su Radio Tre Rai, torna sulle polemiche scatenate dalle sue dichiarazioni su agenzie Onu e flussi migratori. “Nessun ordine da parte del ministero dell’Interno e tantomeno mio di usare la forza è stato impartito al capo di stato maggiore della Marina o al comandante di nave Spica. Non è stata usata alcuna azione coercitiva ma anzi” ha rilevato La Russa “è stata applicata la ‘legge del mare’ che prevede di accompagnare nel porto più vicino” le imbarcazioni in difficoltà. Il ministro della Difesa ha poi “chiesto ammenda” per le espressioni da “tono comiziale” usate nei riguardi di Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr. “Mi spiace che ci siano stati problemi di tipo personale” ma, ha aggiunto: “Sto ancora aspettando dalla Boldrini la spiegazione del perché considera più umano accompagnare i migranti in Italia, rinchiuderli nei Cie e poi espellerli”. Il ministro La Russa, non sembra comunque cedere: il governo è compatto nel dire che l’Unhcr sbaglia nel criticare l’Italia sui riaccompagnamenti: “Comunque” ha aggiunto nel corso dell’intervista radiofonica “concordo con il ministro degli Esteri nel dire che dobbiamo sempre rispettare gli organismi internazionali, anche quando sbagliano. In cosa sbaglia l’Unhcr? Nel ritenere non adeguato il comportamento dell’Italia in generale e, dico io, dei marinai italiani nel riaccompagnare in Libia i clandestini che vengono intercettati sui barconi”. Ma le polemiche non si stemperano, anzi L’Alto commissariato Onu per Rifugiati, Antonio Guterres, risponde da Ginevra ai commenti “negativi e infondati” che sono stati rivolti all’Alto commissariato (Unhcr) e “a singoli funzionari da un esponente del governo italiano”. “Gli attacchi immotivati e personali sono inaccettabili” e, scrive Guterres, “non mutano e non muteranno l’impegno dell’Unhcr nel perseguire il suo mandato e la sua missione umanitaria”. E spiega: l’agenzia Onu “ha una responsabilità globale nella protezione dei diritti dei rifugiati” e per questo “continueremo a esercitare questo mandato in Europa così come lo facciamo in altre parti del mondo. Il mio Ufficio è ben consapevole delle sfide che l’immigrazione irregolare pone all’Italia e ad altri Paesi europei. Continueremo a lavorare con i governi e con tutti gli altri partner per affrontare queste sfide in modo da garantire il pieno rispetto dei diritti dei rifugiati e di quanti hanno bisogno di protezione internazionale”. E conclude: “Il mio rappresentante in Italia, Laurens Jolles, e la mia portavoce in Italia, Laura Boldrini, godono della mia piena fiducia nel portare avanti questo importante compito”. Immediate le reazioni del mondo politico. Il presidente della Camera Gianfranco Fini, incontrando i giornalisti a Monopoli, a margine di un incontro con gli studenti sul tema della Costituzione italiana precisa: “Dovremmo sforzarci tutti di affrontare una questione così impegnativa e complessa per la società italiana senza cadere nella tentazione di dare vita a un confronto tutto finalizzato unicamente al voto per il Parlamento europeo che viene rinnovato tra qualche settimana”. Per il presidente della Camera quello dell’immigrazione e dell’integrazione è un problema “di rapporto fra Unione europea e Paesi di provenienza degli immigrati, tocca il futuro della nostra società e andrà oltre il 7 di giugno”. Alle dichiarazioni del ministro La Russa, ha risposto anche con una nota Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd a Palazzo Madama. “La posizione del governo” sostiene Anna Finocchiaro “sta rasentando l’ottusità costringendo il nostro Paese in una situazione di isolamento internazionale sempre più preoccupante. Siamo a una sorta di delirio di onnipotenza che dovrebbe preoccupare tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’Italia: su crisi e immigrazione, in nome della propaganda elettorale, questo governo” conclude “ci sta spingendo in un tunnel davvero pericoloso”. [...]
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