La Cassazione: le volgarità ai sottoposti costituiscono reato

Superiori sotto scacco. A causa di due sentenze della Cassazione.
La prima, di una settimana fa, stabiliva che durante un alterco, qualora il subalterno si fosse rivolto al capo con una frase del tipo: “Chi c… credi di essere”, non sarebbe stato da punire, tanto meno con il licenziamento.
L’ultima, in ordine di tempo è di giovedì 26 e certifica che il turpiloquio è offensivo solo se lo adopera il capo quando si rivolge ai “sottoposti”. In pratica un linguaggio volgare, che tra due persone di “pari grado” (sociale o gerarchico) può essere considerato soltanto indice di cattiva educazione, diventa offensivo se adoperato dal capo o comunque da un superiore nei confronti di dipendenti o subordinati.
La sentenza 12997 della Cassazione ha confermato la pena di sei mesi e 20 giorni di reclusione (coperti dall’indulto) inflitta a un tenente colonnello dell’Aeronautica dalla Corte d’appello militare di Napoli nell’aprile 2008. Senza successo, V. O. ha sostenuto che gli epiteti che rivolgeva agli avieri della sua caserma non erano offensivi, perche’ evocavano, appunto, “il costume di un linguaggio da caserma”. Ma la Cassazione, come già stabilito dai giudici di merito, ha rilevato che un comportamento simile è “incompatibile con le regole di disciplina”.
Secondo i magistrati di Piazza Cavour, “la posizione di supremazia gerarchica del tenente colonnello rispetto agli avieri gli impedisce di considerare prive di contenuto lesivo le espressioni da lui usate”. In proposito, la Cassazione osserva che “si può ammettere che nel linguaggio comune e tra pari molte delle espressioni volgari usate hanno perso la loro connotazione offensiva, denotando soltanto l’impoverimento del linguaggio e dell’educazione, invece le stesse espressioni rivolte ad un sottoposto tornano ad assumere pienamente il loro specifico significato spregiativo e lesivo, penalmente rilevante”.
Così il ricorso dell’ufficiale è stato dichiarato inammissibile. Da qui la decisione di confermare la condanna per ingiurie a 6 mesi e 20 giorni, ma con il beneficio della pena condonata e il versamento di mille euro alla Cassa delle ammende.
Insomma, il linguaggio da caserma può essere adoperato solo “rispettando” i gradi sulla divisa.

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