
Cittadino onorario, cittadino contestato. La vicenda di Eluana Englaro non smette di creare polemiche e frizioni politiche. L’ultimo scontro coincide con il conferimento della cittadinanza al padre, Beppino, consegnata oggi dal consiglio comunale di Firenze.
Una scelta che già nei giorni scorsi aveva diviso il Pd, con il candidato a sindaco di Firenze Matteo Renzi, che aveva preso le distanze dalla delibera comunale. Oggi, durante la cerimonia, i consiglieri del Popolo delle Libertà hanno disertato l’aula, consegnando una lettera al “Gentile Signor Englaro”, in cui si spiegano le proprie scelte: “noi abbiamo rispetto per il dramma personale da Lei vissuto con grande sofferenza, ma non riteniamo che esso possa costituire titolo per l’ottenimento di una cittadinanza onoraria”.
“Una decisione” contuna la lettera “assunta a maggioranza”, e dunque “improvvida e improvvisa. Il consiglio le conferirà la cittadinanza sulla base di motivazioni non condivise dall’intera città compiendo una forzatura che non ha altra spiegazione se non forse quella di voler apportare con un atto simbolico il proprio irresponsabile contributo alla campagna di legittimazione dell’eutanasia”. “Ho il massimo rispetto per queste persone” ha replicato Englaro “sono problematiche molto difficili e serve un approfondimento. Io stesso ci ho messo molto tempo a capire. Non mi meraviglio, è l’argomento del fine vita che è tremendo e spacca le coscienze. Sarà il tempo a chiarire”.
Ma la polemica non si è limitata al Salone fiorentino de’ Dugento. Al suo arrivo, papaà Beppino è stato accolto da un lunghissimo applauso dei politici e cittadini presenti. Il pubblico ha cominciato, quindi, a gridare “Bravo” e “C’è bisogno di persone così”, mentre ai consiglieri del Pdl lo stesso pubblico diceva “fuori”. Un uomo, medico, ha cercato di esporre un cartello con scritto “Firenze inneggia alla morte” ma è stato bloccato dai vigili. Contemporaneamente, davanti all’ingresso del Palazzo, si stava svolgendo un presidio di alcuni esponenti della Lega Nord contrari alla cittadinanza che, in un volantino, se la prendono con “i pessimi amministratori della capitale toscana che intendono cosi’ celebrare la cultura della morte”.
Già nei giorni scorsi, l’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori aveva definito la cittadinanza “un’offesa alla città ”, parole evidentemente non condivise da altri parroci, come Don Alessandro Santoro della comunità delle Piagge, che dopo aver chiesto “perdono”, ha aggiunto: “se la Chiesa è quella che in questo tempo hanno fatto vedere i vertici, il mio vescovo, non mi ci riconosco più”. Al netto di alcune posizioni radicali - proprio oggi, durante l’assegnazione, si sono svolte a Firenze manifetazioni di protesta - , il tema resta comunque al centro del dibattito politico.
Anche in casa Pdl si sono però registrate posizioni differenti. L’intervento di sabato di Gianfranco Fini al primo congresso del Pdl, cui è seguito quello, di tenore e accenti opposti, del presidente del Senato Renato Schifani, ha registrato bene la dialettica interna che probabilmente si riprenseterà durante la votazione alla Camera del ddl sul testamento biologico.
Le acque sono ancora più agitate in casa in Pd. Qui, la divaricazione tra l’ala “teodem” del partito e le posizioni più libertarie si è nei giorni scorsi divaricata, anche se per il momento, durante l’approvazione al Senato del disegno di legge sul biotestamento, non è emersa nessuna fronda interna. Il prossimo appuntamento sarà l’esame del testo da parte della Camera dei Deputati. Se il Pdl modificherà le norme, alcuni esponenti del Pd potrebbero votarvi a favore, decretando una nuova spaccatura su un tema in cui, continuano a ripetere alcuni dirigenti democratici, “va comunque lasciata la libertà di coscienza”.
- Lunedì 30 Marzo 2009
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