
Il mare in burrasca non ha fermato i barconi della speranza. E in più di 600, in meno ventiquattr’ore, sono sbarcati sulle coste siciliane. Dopo i 240 migranti giunti domenica sera a Lampedusa, altri due sbarchi si sono registrati nella notte sul litorale siciliano tra Siracusa e Ragusa. Cento sono giunti a Scoglitti, nel Ragusano, dopo essere stati soccorsi dalla capitaneria di porto di Pozzallo, altri 250 a Portopalo di Capo Passero, nel Siracusano. Questi ultimi sono approdati dopo la segnalazione della presenza di un barcone diretto verso le coste siciliane.
Il gruppo aeronavale della Fiamme gialle di Messina aveva attivato il dispositivo di sorveglianza delle coste comunitarie e nazionali con l’impiego del guardacoste “g.105 Ballali” della stazione navale di manovra di Messina. Verso le 23, il mezzo della Guardia di finanza ha avvistato il barcone a poca distanza da Portopalo: un natante di 20 metri con a bordo i 200 migranti. Il guardacoste, in collaborazione con una motovedetta della capitaneria di porto, già in zona, ha scortato gli extracomunitari in porto.
Successivamente sono stati affidati alle cure del personale medico prontamente allertato per poi essere trasferiti presso le strutture di prima accoglienza. I militari della Guardia di finanza e i responsabili del gruppo di contrasto all’immigrazione della procura di Siracusa hanno subito avviato le attività investigative per individuare gli scafisti.
E a proposito il sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis ha lanciato un appello per avere sull’isola un presidio sanitario permanente: “È necessario ripristinare a Lampedusa un servizio medico di pronto intervento da utilizzare per i migranti che sbarcano come quello di Medici senza Frontiere cui non è stata rinnovata la convenzione”.
Il sindaco dice di aver notato i ritardi nel soccorso ad alcuni migranti fatti sbarcare nel molto di punta Favaloro dovuti alla presenza di un’ unica ambulanza: quella del poliambulatorio di Lampedusa. ”È necessaria” aggiunge il sindaco “la presenza di medici e di più ambulanze per potere soccorre al meglio gli immigrati. I Medici senza Frontiere operavano bene. Ora ci sono troppi militari e pochissimi medici di pronto intervento”
- Lunedì 30 Marzo 2009
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Commenti
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Il 30 Marzo 2009 alle 12:07 cini ha scritto:
Vorrei soltanto fare un´appello alla redazione di PANORAMA:
non descriviamo per favore questi disperati come “immigrati” ma come dei clandestini, è gente che cerca di introdursi con la forza in casa nostra che non possono di certo essere definiti come “ospiti”.
Entrano per vivere illegalmente, sfruttando, rubando, spacciando droga, prostituendosi, uccidendo e danneggiando l´ambiente.
Clandestini non immigrati,come dire intrusi e non ospiti.
Grazie
Il 30 Marzo 2009 alle 23:22 fercas ha scritto:
Ma che razza di Stato siamo, terra di conquista? Ma siamo capaci o no di rispedire a casa loro questa gente che viene da noi solo per delinquere? Ma siamo capaci di smistarli ai nostri colleghi europei oppure li dobbiamo mantenere noi? Ma nelle condizione in cui siamo e dalle capacità dimostrate nel fronteggiare questo problema c’è da augurarsi ch San Marino non rivendichi la sovranità territoriale e ci nomini suoi vassalli! Cordialità.
Il 31 Marzo 2009 alle 16:30 Strage nel Mediterraneo, centinaia di migranti dispersi al largo della Libia » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Almeno duecento dispersi, quasi sicuramente morti. Ma il bilancio potrebbe essere anche peggiore: l’ultima tragedia dell’immigrazione racconta di un barcone affondato al largo della costa libica dopo un viaggio funestato da un vento fortissimo e dalle condizioni disperate del mezzo, stracarico di migranti. Secondo quanto ha reso noto l’agenzia egiziana Mena, tutti i clandestini - molti dei quali di nazionalità egiziana - erano diretti in Italia. Una delle imbarcazioni era partita da Sid Belal Janzur, un sobborgo di Tripoli e dopo tre ore di navigazione il battello è affondato 30 chilometri al largo della Libia. Le notizie si rincorrono da ore: si è parlato di altre due imbarcazioni naufragate, ma il dato non trova conferme. In questo caso il numero dei dispersi, e dei morti, potrebbe salire. Gli unici dati certi - diffusi dal responsabile dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) di Tripoli Laurence Hart - riguardano 20 persone annegate (di cui 6 egiziani) e 23 tratte in salvo (di cui 10 egiziani). Le informazioni sull’accaduto sono ancora confuse. Si parla - a quanto riferito alla Reuters da funzionari locali - di quattro imbarcazioni in difficoltà non lontano dalla costa della Libia. Di queste due sono sicuramente affondate. Delle altre due non si sa niente, anche se il ministero dell’Interno libico ha reso noto che una nave cisterna italiana ha salvato 350 clandestini che si trovavano a bordo di una imbarcazione alla deriva. Per il momento sono state tratte in salvo 23 persone mentre di altre 21 sono stati recuperati i corpi senza vita. I dispersi: considerando che su una imbarcazione affondata si trovavano 253 persone e sull’altra 365, sono pertanto più di 500. Delle altre i libici affermano di non avere certezza del luogo di partenza. Quanto al salvataggio effettuato da una nave italiana, resta qualche incertezza. Fino alla tarda serata - secondo quanto si è appreso - sia del naufragio sia del soccorso da parte di una nave cisterna non era giunta alcuna segnalazione alle autorità italiane competenti per la ricerca e il soccorso in mare. L’ennesima tragedia sulla rotta tra la Libia e la Sicilia non ha comunque fermato i viaggi della disperazione verso l’Italia: oltre 400 extracomunitari sono approdati infatti nelle ultime ore sulle coste della Sicilia orientale, dopo i 222 giunti ieri a Lampedusa. Sbarchi che, ha assicurato il ministro dell’Interno Roberto Maroni, “termineranno il 15 maggio prossimo, quando entrerà in vigore l’accordo siglato dal governo italiano con quello libico sul pattugliamento congiunto delle coste”. Il primo barcone si è arenato nella serata di ieri sulla spiaggia di Scoglitti, una frazione di Vittoria, in provincia di Ragusa. A bordo c’erano 153 immigrati, tra cui 29 donne, che dopo le procedure di identificazione sono stati portati nella palestra comunale di Pozzallo. Una carretta di circa 20 metri con a bordo 249 persone, tra le quali 31 donne - tre incinte - e otto minori, è approdata invece all’alba a Portopalo di Capo Passero, nel siracusano. Gli extracomunitari, in gran parte somali ed eritrei, sono stati scortati in porto dall’unità navale delle Fiamme Gialle e da una motovedetta della Guardia Costiera. Un giovane somalo di 24 anni è stato arrestato dalla Guardia di Finanza, con l’accusa di essere lo scafista che ha condotto l’imbarcazione, partita dalle spiagge libiche. Intanto a Lampedusa si registra una nuova fuga dal Centro di identificazione ed espulsione: una ventina di migranti sono riusciti ad allontanarsi dal Centro, prima di essere bloccati qualche ora dopo dai carabinieri. Due di loro, sorpresi a rubare all’interno di alcune villette disabitate, sono stati arrestati; altri cinque sono stati denunciati per violazione di domicilio. Episodi che fanno salire nuovamente la tensione sull’isola, dove in questi momenti si trovano complessivamente 720 extracomunitari distribuiti tra il Cie di contrada Imbriacola e l’ex base Loran di Capo Ponente. Lunedì 30 marzo, il sindaco, Dino De Rubeis, aveva lamentato la mancanza di assistenza medica adeguata per i 222 migranti sbarcati nel pomeriggio. Affermazioni seccamente smentite dal responsabile del Dipartimento immigrazione del Viminale, Mario Morcone: “Il sindaco dice il falso. Sul molo, hanno operato quattro medici e un infermiere e l’ambulanza che il dipartimento libertà civili ha acquistato e che è costantemente a disposizione delle necessità sull’isola” [...]
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