Archivio di Marzo, 2009

Franceschini e i guanti della sfida: “Berlusconi è vecchio, faccia con me 3 duelli”

franceschini

Non uno, ma tre guanti di sfida. Lanciati a Silvio Berlusconi dal leader del Pd Dario Franceschini.
Cioè: “Tre dibattiti: uno davanti a mille disoccupati, un altro davanti ad insegnanti e studenti e un altro davanti agli imprenditori”. Così il leader del Pd prima si sottrae al confronto nell’urna europea con il Cavaliere, poi chiama al duello il presidente del Consiglio, che definisce un uomo “che non guarda al futuro”. “Berlusconi è come se avesse lo sguardo sempre rivolto al passato”, ha aggiunto. E, per chi non avesse capito, Franceschini la dice ancora più chiara: “Berlusconi è vecchio dentro”.

E poi: “Berlusconi sarà l’unico premier europeo a fare campagna elettorale, anzichè affrontare la crisi. Ma voi ve l’immaginate Sarkozy e Angela Merkel che si candidano per le europee, anziché occuparsi della crisi?”. Il leader del Pd ha commentato così, nella sala stampa estera, la decisione del presidente del Consiglio di candidarsi come capolista per le prossime elezioni europee. “Berlusconi mi sfida a candidarmi” ha continuato Franceschini “ma la sua sarebbe una sfida a chi imbroglia meglio gli italiani: io non mi candiderò, ma affronterò la crisi insieme agli italiani. Farò come fa Gianfranco Fini, che è un uomo di destra, ma è una persona seria e non si candida”.
La bocciatura è arrivata anche sui contenuti del discorso di Berlusconi, al termine del congresso del Pdl, e della sua proposta politica: “Berlusconi fa un nuovo partito non per fare più riforme, ma per chiedere più potere per se stesso. Noi”, ha continuato Franceschini “abbiamo portato a votare 3,5 milioni di persone con tanto di documenti e firme autenticate, non come la gente dei gazebo… e con un congresso solo di immagine dove tutti si commuovevano o piangevano. Ha pianto persino Brunetta…”.

Eppure, il Pd, sottolinea Franceschini, saluta con favore la nascita del nuovo partito di centrodestra e ribadisce il suo “no” alle coalizioni eterogenee. “Torneremo anche noi, quando sarà il momento, a lavorare alle alleanze, ma non con una coalizione eterogenea perché il Paese va avanti e non si torna indietro”
Per un Paese che va avanti, dice Franceschini, ora serve sistemare la questione economica: “Le riforme costituzionali sono una necessità per il nostro Paese, ma ci sono, purtroppo ancora quattro anni di legislatura e quindi prima si dovrà affrontare la crisi”. Franceschini invita quindi a ripartire, quando sarà il momento, dalla “bozza Violante”, che prevedeva, tra l’altro, la riduzione del numero dei parlamentari e la nascita della Camera delle Regioni. Capitolo referendum: “Il Pd” fa sapere il segretario “discuterà e deciderà”.
Di fronte alla stampa estera, il numero uno dei Democrats tova anche il tempo per un “mea culpa”. Quando ha giudicato “un errore” non aver approvato la legge sul conflitto di interessi nella legislatura 1996-2001, anche se, ha sottolineato, che Berlusconi va sconfitto “politicamente”.
E anche se: “La politica non è solo tv” ha osservato Franceschini “è però inaccettabile quello che è successo sulle tv di proprietà del presidente del Consiglio, in violazione della legge”. Il riferimento è ai dati mostrati dal responsabile informazione del Pd, Paolo Gentiloni, secondo cui i minuti dedicati a marzo dai tg Mediaset in “prime time” a Berlusconi sono sette volte e mezzo quelli dedicati a Franceschini, “principale leader dell’opposizione, il quale ha il medesimo minutaggio di Daniele Capezzone”. “Così” ha detto ancora Franceschini “si altera il gioco della democrazia, caso unico al mondo”.
A rispondere al segretario del Pd, ci pensa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, con una nota: “Franceschini non si presenta in Europa perché, lo comprendiamo, teme il giudizio degli elettori. Le sue critiche a Berlusconi sono solo invidia verso un movimento che guarda al futuro, ai giovani e alle donne, a chi lavora e a chi produce e che raccoglie già il consenso della maggioranza degli italiani”.
“Disperato per i sondaggi e per l’ineludibile destino che lo attende, Franceschini risponde al più grande evento democratico e di popolo dei tempi recenti, la nascita del Pdl, con insulti e menzogne. Sembra in preda ad una crisi isterica”: è invece la replica del presidente dei senatori del PdL, Maurizio Gasparri.

Il VIDEO servizio:

Papà Englaro a Firenze: cittadino onorario, cittadino contestato

Beppino Englaro

Cittadino onorario, cittadino contestato. La vicenda di Eluana Englaro non smette di creare polemiche e frizioni politiche. L’ultimo scontro coincide con il conferimento della cittadinanza al padre, Beppino, consegnata oggi dal consiglio comunale di Firenze.

Una scelta che già nei giorni scorsi aveva diviso il Pd, con il candidato a sindaco di Firenze Matteo Renzi, che aveva preso le distanze dalla delibera comunale. Oggi, durante la cerimonia, i consiglieri del Popolo delle Libertà hanno disertato l’aula, consegnando una lettera al “Gentile Signor Englaro”, in cui si spiegano le proprie scelte: “noi abbiamo rispetto per il dramma personale da Lei vissuto con grande sofferenza, ma non riteniamo che esso possa costituire titolo per l’ottenimento di una cittadinanza onoraria”.

“Una decisione” contuna la lettera “assunta a maggioranza”, e dunque “improvvida e improvvisa. Il consiglio le conferirà la cittadinanza sulla base di motivazioni non condivise dall’intera città compiendo una forzatura che non ha altra spiegazione se non forse quella di voler apportare con un atto simbolico il proprio irresponsabile contributo alla campagna di legittimazione dell’eutanasia”. “Ho il massimo rispetto per queste persone” ha replicato Englaro “sono problematiche molto difficili e serve un approfondimento. Io stesso ci ho messo molto tempo a capire. Non mi meraviglio, è l’argomento del fine vita che è tremendo e spacca le coscienze. Sarà il tempo a chiarire”.

Ma la polemica non si è limitata al Salone fiorentino de’ Dugento. Al suo arrivo, papaà Beppino è stato accolto da un lunghissimo applauso dei politici e cittadini presenti. Il pubblico ha cominciato, quindi, a gridare “Bravo” e “C’è bisogno di persone così”, mentre ai consiglieri del Pdl lo stesso pubblico diceva “fuori”. Un uomo, medico, ha cercato di esporre un cartello con scritto “Firenze inneggia alla morte” ma è stato bloccato dai vigili. Contemporaneamente, davanti all’ingresso del Palazzo, si stava svolgendo un presidio di alcuni esponenti della Lega Nord contrari alla cittadinanza che, in un volantino, se la prendono con “i pessimi amministratori della capitale toscana che intendono cosi’ celebrare la cultura della morte”.

Già nei giorni scorsi, l’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori aveva definito la cittadinanza “un’offesa alla città”, parole evidentemente non condivise da altri parroci, come Don Alessandro Santoro della comunità delle Piagge, che dopo aver chiesto “perdono”, ha aggiunto: “se la Chiesa è quella che in questo tempo hanno fatto vedere i vertici, il mio vescovo, non mi ci riconosco più”. Al netto di alcune posizioni radicali - proprio oggi, durante l’assegnazione, si sono svolte a Firenze manifetazioni di protesta - , il tema resta comunque al centro del dibattito politico.
Anche in casa Pdl si sono però registrate posizioni differenti. L’intervento di sabato di Gianfranco Fini al primo congresso del Pdl, cui è seguito quello, di tenore e accenti opposti, del presidente del Senato Renato Schifani, ha registrato bene la dialettica interna che probabilmente si riprenseterà durante la votazione alla Camera del ddl sul testamento biologico.

Le acque sono ancora più agitate in casa in Pd. Qui, la divaricazione tra l’ala “teodem” del partito e le posizioni più libertarie si è nei giorni scorsi divaricata, anche se per il momento, durante l’approvazione al Senato del disegno di legge sul biotestamento, non è emersa nessuna fronda interna. Il prossimo appuntamento sarà l’esame del testo da parte della Camera dei Deputati. Se il Pdl modificherà le norme, alcuni esponenti del Pd potrebbero votarvi a favore, decretando una nuova spaccatura su un tema in cui, continuano a ripetere alcuni dirigenti democratici, “va comunque lasciata la libertà di coscienza”.

Sicurezza, Franceschini accusa: “Per il G8, chiesto agli agenti di anticipare le spese”

Il segretario del Pd Dario Franceschini

E così, dalla piazza, parte la denuncia del Pd sui presunti tagli del governo alla sicurezza.
Ecco cosa ne pensa il leader dei Democrats, Dario Franceschini, presente davanti al Viminale, per la protesta dei sindacati di polizia: “Ci sarà una ragione se tutti i sindacati di polizia esprimono una protesta civile e ferma”. Quale ragione? Secondo il segretario del Pd, è questa: il governo, ha spiegato, “ha fatto tagli per 3,5 miliardi al settore e poi con un’operazione demagogica e d’immagine ha raccontato che il problema viene risolto con le ronde di privati cittadini. È ora” ha aggiunto “di dire basta alla demagogia e alle falsità, servono fatti concreti”.
Per esempio? Cominciando, dice Franceschini, dall’intensificare la lotta agli evasori fiscali: “Bisogna evitare di essere un Paese che vede cresce l’evasione fiscale mentre basterebbe recuperarne il 10% per garantire risorse a chi sta perdendo il posto di lavoro ed alla sicurezza. Loro, invece” ha aggiunto “fingono che il problema non esiste e tagliano nella scuola, nella sicurezza, nell’università”.
Anche perché, rincara la dose il leader Pd: “Mi è stato raccontato che ai poliziotti che dovranno operare al G8 è stato chiesto di anticipare di tasca propria le spese”. Di più: “Mi è stato anche detto” ha proseguito Franceschini “che in molte città sono in trasferta permanente agenti di polizia per occuparsi della tutela dei soldati impiegati nei presidi fissi e per evitare che dalle ronde nascano problemi per la sicurezza”.
E ancora: “La destra ha fatto in campagna elettorale delle politiche sulla sicurezza la propria priorità, ma la scelta è stata tradita dai successivi comportamenti parlamentari e di governo con cui sono stati tagliati 3 miliardi e mezzo di euro al comparto. Basta quindi con la demagogia e la falsità” ha sottolineato il leader del Pd “servono fatti concreti”. E una risposta concreta per il Pd sarebbe rivedere l’election day: il 7 giugno, accorpando europee e referendum, si potrebbero risparmiare 500 milioni di euro, 1.00 miliardi di vecchie lire “che potrebbero essere utilizzati per assumere nuovi operatori nelle forze di Polizia, riparare i mezzi e acquistare il carburante per le auto”.

Tutto falso secondo Maroni. Che ha insistito al termine della presentazione di uno studio sull’immigrazione della Università Cattolica, un aumento del 10% per le spese correnti. “Di tutto si può accusare il governo salvo di cose non vere e cioè di aver tagliato per il 2009 i fondi per la sicurezza”. Così il ministro dell’Interno replica alla protesta dei sindacati di polizia che oggi hanno manifestato davanti al Viminale, che ha annunciato la volonta’ di organizzare un incontro nei prossimi giorni. E asostegno delle sue parole, il responsabile del Viminale ha mostrato un documento ufficiale del ministero fatto dal dipartimento della pubblica sicurezza con le cifre degli stanziamenti fatti dai governi dal 2006 al 2009: “Nel 2006″ ha spiegato “sono stati stanziati 2,9 miliardi di euro, nel 2007 6,7, nel 2008 6,7 miliardi e nel 2009 7,4 miliardi. Come potete vedere la curva sale: abbiamo aumentato gli stanziamenti del 10% per le spese correnti, cioè per gli straordinari, la benzina e le macchine”. Quindi: “Chi sostiene il contrario” ha aggiunto “dice una falsità”. “Detto questo” ha concluso “sappiamo che i soldi non bastano mai e io sono disposto a discutere di risorse aggiuntive. Nel decreto antistupri abbiamo messo 100 milioni in più e nella prossima finanziaria c’è il mio impegno ad aggiungere risorse e io che sono sempre disponibile ad ascoltare le ragioni di chi protesta, nei prossimi giorni organizzerà un incontro con i sindacati”.

Sindacati di polizia che, in piazza, tornano a protestare contro le ronde di cittadini: “È importante dare un segnale al governo e al presidente del Consiglio” ha detto il segretario nazionale del Siulp, Michele Alessi, “noi non condividiamo questo progetto. Bisogna rafforzare le forze di polizia ordinarie come i carabinieri, la finanza, la polizia di Stato e le altre polizie. Bisogna dare mezzi e strumenti a queste forze dell’ordine”. Il segretario del Siulp ha voluto sottolineare il fatto che al momento mancano uomini e mezzi. “Le auto sono ormai usurate” ha aggiunto “mancano gli uomini, gli organici sono ridotti all’osso, gli agenti che vanno in pensione non vengono sostituiti. Oggi manifestiamo per dare un segnale forte al governo affinché corregga la rotta. Bisogna potenziare la sicurezza: non la sicurezza privata ma una sicurezza di stato”.

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Donna sgozzata a Catania, il marito confessa. Il figlio vuole salvarlo

Maria Pia Scuto
Maria Pia Scuto, 41 anni, uccisa a Catania

Il figlio voleva salvarlo. E voleva salvare anche le sue sorelline, che desiderava non venissero private anche del padre. Così si è autoaccusato della terribile morte della madre. Ma poi ha ritrattato. È il dramma nel dramma di questa ennesima storia di atroce violenza domestica. Vittima Maria Pia Scuto, 41 anni, uccisa con un cutter con cui è stata quasi decapitata e martoriata con diversi fendenti al corpo, nell’abitazione al settimo piano di un palazzo di via Costanzo, nel centro di Catania.
Ma poi il ragazzo ha ritrattato e infine il pm ha emesso contro il marito della vittima - Giuseppe Castro di 35 anni - un ordine di arresto per uxoricidio.
Intorno alle 15 il ragazzo, ribaltando la confessione del padre che in mattinata, dopo il delitto, aveva immediatamente avvisato la polizia e aveva ammesso le sue responsabilità, si era accollato tra le lacrime il delitto: non voleva che andasse in carcere, ha detto, e pensava alle sue sorelline che non riusciva a immaginare, dopo essere state strappate con violenza alla madre, lontane anche da quell’ormai unico genitore. Ha dato una ricostruzione lacunosa e tormentata dei fatti, fino a quando, davanti ai poliziotti ha ritrattato, spiegando che era stato proprio il papa’ a uccidere la mamma, praticamente sotto i suoi occhi. Versione confermata anche dalla suocera dell’uomo, sentita come testimone.
Il ragazzo è stato nuovamente ascoltato, ma questa volta alla presenza di uno psicologo. Il 35enne Giuseppe Castro è in carcere e per lui è scattato l’arresto perché colto in flagranza del reato di uxoricidio, in quanto la polizia è giunta sul posto pochi minuti dopo il delitto. L’uomo avrebbe usato in modo feroce il micidiale taglierino, fino a quasi decapitarla con un colpo secco alla gola. L’ennesima lite era scoppiata perché il marito, geloso, contestava alla coniuge che stava sempre al computer e che chattava con gli uomini. Il sostituto procuratore Salvatore Faro ha disposto il sequestro dei tre computer presenti in casa e li ha affidati alla polizia postale. L’uomo avrebbe colpito la donna al collo mentre questa era voltata verso il monitor, per poi accanirsi sul corpo ormai esanime, colpendo soprattutto alla schiena. Un’ipotesi che indebolirebbe la tesi del delitto d’impeto. Del coltello nessuna traccia: il presunto omicida ha detto di averlo gettato nel water. I poliziotti avrebbero trovato il figlio in ginocchio, accanto al corpo della madre, disperato, ma, sembrerebbe, con la forza sufficiente a provare, pur nel suo atterrito sgomento, a consolare il padre. L’uomo che, secondo gli investigatori, gli ha ucciso la madre, ma che ha tentato di scagionare.

Ferruccio De Bortoli è il nuovo direttore del Corriere della Sera

debortoli

Fini, il presidente anti mafia: “È una dittatura, ribellatevi”

Gianfranco Fini

“Come diceva un grande presidente americano, non chiedetevi che cosa lo Stato può fare per voi, ma cosa potete fare voi per lo Stato, perché lo Stato è la Repubblica, cioè la comunità”.
Quindi: “La lotta contro la mafia è nella volontà di un popolo di rompere alcuni legami magari con coloro che dovrebbero rappresentare l’antimafia, e che invece dicono ‘ci penso io, quel favore te lo faccio, quel lavoro te lo trovo, ma mi devi dare qualcosa in cambio’”. Un atteggiamento che va “combattuto anche quando non diventa un comportamento criminale, ma una mentalità”. Perché “La mafia è una dittatura, può togliere la vita, la libertà, e può cancellare la dignità delle persone e dei popoli. Come si fa contro le dittature, bisogna ribellarsi contro la mafia”.
Sono queste le parole che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha rivolto ai ragazzi che hanno partecipato a Bagheria alla cerimonia conclusiva dell’anno accademico del Parlamento della Legalità.

Per il presidente della Camera bisogna onorare i morti nella lotta contro la mafia ed “essere grati ai servitori dello Stato”. Ai giovani, la terza carica dello Stato, rivolge l’invito della memoria: “I giovani devono ricordare i martiri, gli eroi, perchè i martiri vanno onorati con comportamenti quotidiani”. Ma “ci sono tantissimi che quotidianamente combattono la mafia e bisogna essere grati a questi servitori dello Stato”. “Non penso” ha spiegato Fini “solo ai vertici dello Stato, penso a ragazzi come voi, con qualche anno di più, che vestono la divisa e non lo fanno per denaro, perchè non prendono molto” e che combattono per la libertà.

Il presidente della Camera ha poi detto: “I mafiosi si credevano invincibili, e in certi momenti lo Stato sembrava in ginocchio. Ma poi la reazione delle istituzioni, dei magistrati, delle forze dell’ordine hanno sconfitto la mafia grazie anche alle inchieste ed agli arresti dei latitanti e di quelli che saranno fatti”. è grazie a questi “eroi”, ha proseguito Fini che “Lo Stato ha tolto la ‘roba’ alla mafia”. Più di una volta, “Lo Stato” ha aggiunto “è passato dalla difensiva all’attacco: è un simbolo con cui si vuole rendere liberi i ragazzi oggi per farli diventare grandi domani”
La controffensiva dello Stato, secondo il numero uno di Montecitorio, si vedrà anche nella costruzione del Ponte sullo stretto. E il rischio di infiltrazioni mafiose nella realizzazione dell’opera? “C’è come in tutte le grandi opere o gli interventi di quotidiana amministrazione”. “Ma se per questo rinunciassimo” ha aggiunto Fini “sarebbe la paralisi dell’amministrazione e dell’azione del governo. Le leggi ci sono”.

Tornando invece su temi di politica interna Fini insiste sulle riforme. “So perfettamente che su alcune questioni che ho sollevato al congresso ci sono opinioni dissimili, sfumature e valutazioni diverse nel Pdl”, ha detto il presidente della Camera, a Bagheria.
Riguardo all’intervento conclusivo di Berlusconi al congresso del Pdl, Fini ha aggiunto: “Credo che il presidente Berlusconi abbia ribadito nella sua replica la necessità di riammodernare le istituzioni, se non ricordo male ha usato l’espressione ‘rinvigorire la costituzione’; ha detto che è opportuno che vi sia il confronto con l’opposizione. Vedremo se nelle prossime settimane questo obiettivo sarà raggiunto, io continuo a sostenere che questa legislatura puo’ essere una legislatura costituente”.

La Finanza scova un “tesoretto”: 20 milioni nascosti da due imprenditori veneti

Guardia di Finanza al lavoro

In pochi anni erano riusciti ad accumulare e nascondere nei più importanti paradisi fiscali del Mondo un “tesoretto” da 20 milioni di euro. Il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Vicenza ha scoperto la maxi evasione fiscale di due imprenditori del settore conciario che attraverso una società inesistente, la Leather Internetional S.A., erano riusciti a trasferire in decine di istituti di credito del Lussemburgo, Belize, Bahamas, Svizzera e Principato di Monaco, quasi la totalità dei proventi della attività svolta negli stabilimenti veneti.
Le indagini sono iniziate durante una ispezione fiscale alla conceria Gherber di Arzignano. L’azienda che riveste una posizione di assoluto rilievo nel contesto industriale vicentino e con un volume d’affari dichiarato di oltre 30 milioni di euro annui, era stata acquistata nel 2000 da una società con sede nel Granducato del Lussemburgo. Proprio attraverso la società lussemburghese, risultata essere di proprietà gli stessi imprenditori veneti, transitavano tutti i proventi extra-bilancio dell’attività italiana. Non solo.
I due imprenditori utilizzando la società Leather avevano emesso, con l’aumento del capitale sociale, azioni privilegiate ovvero prive di diritto di voto, per 3, 5 milioni di euro che avevano fatto sottoscrivere da un’altra società fiduciaria con sede in Gran Bretagna e sempre intestata a loro. “Nel periodo di attuale crisi economica è apparso particolarmente significativo che due imprenditori conciari continuassero a disporre di un vero e proprio tesoro costituito da rilevantissime disponibilità finanziarie” spiega il maggiore Paolo Borrelli, comandante del Nucleo di Polizia tributaria della Finanza di Vicenza “oltre al denaro depositato in conti correnti, possedevano anche di azioni in società estere che gli permettevano di mantenere il controllo sulla conceria Gherber di Arzignano”.
Nel corso delle indagini, i finanzieri, hanno scoperto che per accumulare il “tesoretto”, gli imprenditori ricorrevano sistematicamente a prestazioni di lavoro straordinario: ” Ai dipendenti” precisa Borrelli “venivano distribuiti compensi ‘fuori busta’ fino a trenta ore di straordinario mensile per ciascun lavoratore ma che non gli venivano computati ai fini contributivi e previdenziali”. I “fuori busta”, secondo le indagini della Finanza, transitavano attraverso i conti esteri dei titolari del’impresa per poi tornare per poi tornare in Italia, in piccoli importi, mediante la spedizione di un corriere. “Il denaro contante necessario per pagare in nero i lavoratori” conclude il maggiore “veniva depositato all’interno di cassetta di sicurezza di una banca di Arzignano e periodicamente ritirato da un funzionario della Gherber”.
All’interno dell’azienda, i finanzieri hanno scoperto, circa sessanta lavoratori irregolari.

Dai bus ai manifesti: a Genova rispuntano gli slogan degli atei

ateobus

L’Uaar ci riprova. Lo slogan che era stato bocciato per gli autobus atei (”La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona, è che non ne hai bisogno”) rispunterà sui muri di Genova. Dieci cartelloni da sei metri per tre, informa l’associazione degli atei, agnostici e razionalisti, saranno affissi in vie molto trafficate della città del presidente della Cei, monsignor Angelo Bagnasco, al quale viene attribuita dal sito la richiesta di bloccare gli “ateobus”.

Lo scorso gennaio infatti la concessionaria pubblicitaria Igp Decaux aveva costretto l’Uaar a cambiare la frase prevista per essere scritta sulle fiancate dei bus genovesi, considerata offensiva per i credenti. Così si era optato per un più blando “La buona notizia è che in Italia ci sono milioni di atei. Quella ottima, è che credono nella libertà di espressione” sulla linea 36. Campagna a cui avevano risposto alcune associazioni cattoliche scrivendo ad esempio sulle ambulanze “Dio c’è e noi ne abbiamo bisogno”.
Ma lo slogan ateista bloccato era risultato il più votato sul sito dell’Uaar. Per questo ora verrà riproposto sui manifesti acquistati. “Non ci stanchiamo, e non ci stancheremo, di batterci per affermare la libertà di pensiero e di espressione dei non credenti” ha detto Raffaele Càrcano, segretario nazionale dell’Uaar. “Per questo stiamo cercando di affiggere i manifesti anche in altre città italiane”.
L’iniziativa riprende quelle intraprese in altre città europee e statunitensi, a cominciare da Londra, dove però lo slogan stampato sui bus era “There’s probably no god. So stop worrying and enjoy your life” (”Probabilmente Dio non esiste. Quindi smettila di preoccuparti e goditi la vita”), proposto dal biologo evoluzionista Richard Dawkins.

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