Archivio di Aprile, 2009
Il gup di Vigevano, Stefano Vitelli, dopo oltre quattro ore di camera di consiglio ha deciso di rinviare la sentenza su Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi del 13 agosto 2007. Ha infatti disposto nuove perizie.
La perizie richieste prevedono accertamenti sul computer di Stasi, sul percorso da lui compiuto quando ritrovò il cadavere della fidanzata, sull’orario della morte della vittima e sulle scarpe di Alberto Stasi (due i nuovi accertamenti ordinati), una sulle tracce trovate sui pedali della bici e una sul dispenser del sapone sul quale erano state trovate tracce ritenute appartenenti al fidanzato di Chiara. Inoltre, il giudice - secondo quanto trapelato dall’aula - ha disposto anche un sopralluogo nella villetta di Garlasco dove è avvenuto il delitto. Slitta, pertanto, la sentenza nei confronti di Stasi, per il quale il pm ha chiesto la condanna a 30 anni di reclusione. Il gup di Vigevano non ha deciso neppure sull’accusa di detenzione di materiale pedopornografico contestata in un procedimento parallelo ad Alberto Stasi. Anche in questo caso il giudice ha disposto una nuova perizia rinviando quindi ogni decisione su un eventuale rinvio a giudizio o un proscioglimento.
“Non ho mai chiesto una giustizia veloce, ci vorrà ancora qualche mese di attesa”. È quanto afferma il legale di parte civile della famiglia Poggi, Gianluigi Tizzoni, dopo la lettura della decisione del gup Vitelli. “Il giudice”, ha spiegato l’avvocato, “ha disposto cinque nuove perizie”.
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Contenitori aperti, azoto liquido che fuoriusciva e centinaia di cordoni ombelicali provenienti da tutti gli ospedali della Sicilia, abbandonati da mesi.
Ecco la scena che si è presentata ai finanzieri di Agrigento quando hanno fatto il primo sopralluogo all’interno della “Banca del Cordone” dell’ospedale di Sciacca, la prima in Europa e la seconda al Mondo per numero di cordoni ombelicali raccolti. L’indagine del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Agrigento era iniziata nel 2008 per accertare presunte irregolarità negli appalti e nella gestione dei reagenti per i controlli e le analisi di routine sul sangue contenuto nel cordone.
Ma dalle intercettazioni telefoniche e dai sopralluoghi all’interno dei laboratori, è emersa una realtà ben più grave: il direttore responsabile della Banca non disponeva le analisi previste a scadenza semestrale sulle cellule contenute all’interno del cordone per rilevare la presenza di malattie infettive come l’aids, epatite ‘c’ e ‘b’. Non solo.
Non effettuava neppure le analisi e gli accertamenti sulla madre donatrice e sul bambino ma continuava, invece, ad ordinare kit costosissimi di reagenti a società medico-farmaceutiche per centinaia di migliaia di euro senza richiedere l’autorizzazione alla farmacia dell’ospedale. Un metodo che il direttore-primario, adesso denunciato anche per turbativa d’asta e truffa aggravata, utilizzava in cambio di favori personali come borse di studio e finanziamenti per partecipazioni a convegni. Sempre d’accordo con le società del settore venivano “pilotate” le aggiudicazioni delle forniture dei presidi medici e strumentazioni in uso alla Banca del Cordone oltre alla redazione dei capitolati di gara. Non di rado, lo stesso direttore, ricorreva alle procedure d’urgenza per evitare il ricorso alle gare.
La finanza ha rilevato un danno al Fisco per oltre 15 milioni di euro.
“L’approfondimento delle indagini che ha comportato l’analisi e la ricostruzione degli acquisti effettuati presso l’unità operativa di medicina trasfusionale e microcitemia per reagenti e sacche per la raccolta del sangue, dal 1999 ad oggi” spiega il tenente colonnello Vincenzo Raffo, comandante provinciale della GdF di Agrigento “ha permesso di ipotizzare un quadro situazionale caratterizzato da una gestione personalistica ed al di fuori di ogni regola di buona amministrazione e cura del bene pubblico da parte del direttore della Banca del Cordone, tra l’altro violando anche le disposizioni interne dell’azienda ospedaliera”.
Le cellule staminali presenti nel cordone ombelicale, di tipo pluripotenti non ancora differenziate, hanno la capacità teorica, se impiantate in un organo, di differenziarsi e svilupparsi come quell’organo, ovvero, in caso ad esempio di soggetto affetto da leucemia, di essere trapiantate nel midollo osseo malato e permettere a quest’ultimo di rigenerarsi e riprendere a riprodurre sangue nuovo.

“Presto verranno nominati un nuovo ministro e tre vice”. L’annuncio di un upgrade nella squadra di Palazzo Chigi arriva al termine del Cdm, poco prima di mezzogiorno. È il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli a dare la notizia, riferendo quanto anticipato dal premier Silvio Berlusconi durante la riunione di governo.
Un annuncio giudicato intempestivo dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Che infatti si è affretta a smentire, in occasione di un incontro a Palazzo Chigi con il Niaf per la raccolta fondi a favore dell’Abruzzo. “Noi all’inizio” aggiunge “abbiamo rispettato la legge sul numero dei ministri. Berlusconi ora chiederà un appuntamento a Napolitano”. Il sottosegretario ha inoltre spiegato che “oggi il presidente del Consiglio non ha fatto alcun nome” durante il Cdm su eventuali nuovi ministri. In realtà una nomina il Consiglio dei ministri l’ha ufficializzata: quella a sottosegretario allo Sviluppo economico del presidente della commissione Lavoro di Montecitorio Stefano Saglia, al posto dello scomparso Ugo Martinat.
E comunque da fonti governative (e da rumors che ormai si inseguono da tempo) si è appreso che la promozione riguarderà Paolo Romani, attuale sottosegretario alle Comunicazioni (che diventerà vice nell’ambito del dicastero dello Svilupo economico, guidato da Claudio Scaiola) e il leghista Roberto Castelli (che ricopre la carica di sottosegretario alle Infrastrutture). E “vice” diventerà anche al Commercio con l’estero anche Adolfo Urso (An).
Come ministro, invece, si appresta ad entrare nell’esecutivo anche la rossa Michela Brambilla, attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega al turismo e presidente dei Circoli della libertà .
Quanto ai tempi degli “innesti”, i tre o quattro sottosegretari potrebbero essere promossi vice ministri già la prossima settimana in occasione del Cdm, mentre la nomina del neo-ministro sarebbe successiva, perché richiede una modifica legislativa ad hoc e il calendario dei lavori parlamentari fa presumere che se ne parlerà dopo le europee, tenendo conto anche dei nuovi equilibri politici interni. Anche per questo il sottosegretario Letta di è precipitato a frenare le indiscrezioni: “Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi chiederà un appuntamento al capo dello Stato per parlare con lui della struttura di Governo: ministri e viceministri”.

Si è chiusa mercoledì 29 aprile, alle ore 20, la corsa per la presentazione delle liste dei candidati che si presenteranno per le elezioni europee in programma il 6 e il 7 giugno. Cinque le circoscrizioni, tanti i candidati anche se chi si aspettava novità significative è rimasto deluso; nessuna sorpresa rilevante nelle liste.
ITALIA NORD OCCIDENTALE - Sono in tutto 20 le liste presentate alla corte d’appello di Milano. Ultima in ordine di tempo è arrivata la lista del Pdl dove figurano ai primi due posti Silvio Berlusconi e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Dopo di loro figurano gli altri candidati in ordine alfabetico con in testa l’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini, e la presidente della commissione cultura della Camera, Valentina Aprea, e in coda Iva Zanicchi. Il primo ad arrivare questa mattina è stato Marco Ferrando per il Partito Comunista dei Lavoratori, seguito dai Liberaldemocratici che hanno messo in lista fra gli altri Daniela Melchiorre e Piera Levi Montalcini. L’Udc è arrivata con un lista dove spiccano i nomi di Magdi Cristiano Allam e del principe Emanuele Filiberto di Savoia. Sinistra e Libertà , invece, ha scelto come capilista due eurodeputate uscenti: Monica Frassoni e Pia Locatelli. Ma può contare anche sulla candidatura dell’attore e comico Bebo Storti. Forza Nuova ha candidato Mario Sossi, il magistrato rapito dalle Br nel 1973 e liberato l’anno dopo.
ITALIA NORD ORIENTALE - Sono 18 le liste di candidati per la circoscrizione del nord est. Consegnate, tra le altre, le liste del Partito democratico, della Lega nord, dell’Italia dei Valori lista Di Pietro, di Rifondazione e Comunisti italiani, del Movimento sociale fiamma tricolore, della Lista Emma Bonino e Marco Pannella, della Sudtiroler Volkspartei e del Parlamentare indipendente (nome unico) Lamberto Roberti. Ultimi ad essere depositati i 13 nomi dei candidati del Pdl: dopo Silvio Berlusconi, ci sono l’avvocato bellunese Maurizio Paniz, noto per aver difeso Elvo Zornitta nell’inchiesta Unabomber, e la riconfermata Elisabetta Gardini. Per l’Udc anche Antonio Guadagnin, l’amministratore veneto a capo del movimento dei sindaci che chiede per i Comuni il 20% dell’Irpef. A sorpresa, al quinto posto della lista della lista “L’Autonomia” (Mpa di Lombardo, la Destra, Alleanza di Centro) figura il comandante del Ris di Parma dei carabinieri, Luciano Garofano.
ITALIA CENTRALE - Sono 13 le liste presentate per la consultazione: sono Popolo della Libertà , Partito Democratico, Italia dei Valori, Rifondazione Comunista, Liberaldemocratici, Partito Comunista dei Lavoratori, Lega Nord, Udc, Lista Emma Bonino-Marco Pannella, Forza Nuova, L’Autonomia (Mpa-Pensionati-La Destra-Alleanza di Centro), Sinistra e Libertà e Movimento Sociale Italiano-Fiamma Tricolore. Capolista del Pdl è Silvio Berlusconi, Barbara Mannucci, 27 anni, la più giovane candidata della lista. L’Italia dei Valori candida Carlo Rossetti, ex presidente dell’associazione per i disabili Aisa. La giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, l’astrofisico e astronauta Umberto Guidoni, europarlamentare uscente, e il vignettista Sergio Staino sono alcuni dei candidati per la lista Sinistra e Libertà con l’europarlamentare uscente Alessandro Battilocchio, “il più giovane italiano al Parlamento Europeo” e il dirigente scolastico Simonetta Salacone, della scuola romana Iqbal Masih, capofila delle proteste contro la riforma Gelmini.
ITALIA MERIDIONALE - 17 le liste presentate alla Corte d’Appello di Napoli per la circoscrizione sud. Sono Partito comunista dei Lavoratori; Italia dei Valori; Liberal democratici con Melchiorre; Rifondazione e Comunisti Italiani; Destra Sociale- Fiamma Tricolore; Autonomisti; Udc di Casini; Lega Nord; Partito Democratico; Lista Pannella; Lamberto Roberti, parlamentare indipendente; Forza Nuova; L’autonomia con Adc, La Destra ed Mpa; Socialisti uniti per l’Europa; Popolo della Libertà ; Nuovo Psi. Il Pdl è stato tra gli ultimi a consegnare la lista alle 19.30; nella lista, con Silvio Berlusconi numero uno, ci sono Salvatore Tatarella, Franco Malvano, Clemente Mastella e Barbara Matera. Per l’Udc si candidano Ciriaco De Mita e Angelo Sanza, per la Lega Nord Umberto Bossi e Francesco Speroni, per il Partito Democratico Paolo De Castro e la giornalista Rosaria Capacchione, per la Lista Pannella Aldo Loris Rossi e Marco Pannella. In lista per Autonomia Mpa Francesco Pionati e Francesco Storace. Nell’elenco di Sinistra e Libertà i primi due candidati sono Nichi Vendola e Marco Di Lello.
ITALIA ISOLE - Sono in tutto 14 le liste presentate per la circoscrizione Italia insulare. Il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi è candidato con il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo, mentre per Sinistra e Libertà in lista sono Nichi Vendola, presidente Regione Puglia, e Claudio Fava, europarlamentare uscente, segretario nazionale di Sinistra Democratica.
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Il fiume grosso, un’arcata del ponte ha ceduto e c’è stato il crollo, parziale, del ponte tra Piacenza alla sponda lombarda (qui la mappa di Google), a San Rocco al Porto (Lodi). Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, si è messo subito in contatto con il prefetto e il presidente della Provincia di Piacenza, per capire la dinamica dell’incidente. Secondo quanto si apprende, il crollo di uno dei piloni di sostegno non sarebbe stato dovuto alla piena provocata dal maltempo di questi giorni, in quanto la parte di struttura che ha ceduto si trova in un’area golenale.
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco sommozzatori che hanno soccorso almeno tre feriti, di cui uno apparentemente grave, che si trovavano in tre auto precipitate in acqua.
Il cedimento ha interessato il tratto che sovrasta la golena, non il letto del fiume. Nei paraggi è atterrato un elicottero del 118 e i vigili del fuoco hanno calato un’autoscala per raggiungere il ferito che era aggrappato a uno sportello di una delle tre auto precipitate. Sul ponte che ha ceduto erano in corso lavori di ristrutturazione.
Si lavora sulle due sponde, quella piacentina e quella lombarda, nel Comune di San Rocco al Ponte. Ci sono pesantissime ripercussioni sul traffico.
“Non sappiamo ancora con certezza cosa sia successo: le campate del ponte sono cadute in acqua trascinandosi dietro le auto. I vigili del fuoco stanno verificando la presenza di eventuali dispersi” ha detto Maurizio Mainetti, responsabile del servizio gestione emergenze della Protezione Civile.
Per il cedimento del ponte stradale sulla via Emilia tra Piacenza e la sponda lombarda del Po, Trenitalia fa sapere che non ha ricevuto alcuna disposizione dalla Protezione civile per il blocco del traffico sull’adiacente ponte ferroviario che collega il nord al sud. Quindi - prosegue Trenitalia - il traffico è regolare sia sulla vecchia linea ferroviaria che sulla nuova dell’Alta Velocità .
Ma il “grande fiume” è ancora sotto osservazione: l’ondata di piena è arrivata a Cremona, dove il livello delle acque supera i 4 metri, per la precisione 4,04 secondo le rilevazioni idrometriche. L’ondata, a quanto informa la Sala operativa della Protezione Civile della Lombardia, sta ora cominciando a diminuire, dopo aver toccato il massimo circa mezz’ora fa. Non si segnalano danni particolari, dato che il passaggio della piena era previsto: c’è solo acqua in golena.
Anche nella provincia di Reggio Emilia è scattato lo stato di allarme per la piena del Po che sta passando da Cremona e ha già registrato una portata superiore agli 8mila metri cubi al secondo. A confermarlo è il direttore della Protezione civile dell’Emilia-Romagna, Demetrio Egidi, al lavoro con le squadre di soccorso dei volontari. “Stiamo per attivare lo stato di allarme a Reggio Emilia” spiega Egidi “mentre manteniamo il pre-allarme a Parma e lo estendiamo anche alle province di Modena e Ferrara. Con le squadre di volontari, in accordo con Aipo (Agenzia Interregionale per il fiume Po), stiamo monitorando costantemente l’asta del Po tra Parma e Reggio Emilia”. “Nelle prossime 36 ore” aggiunge il direttore della Protezione civile “la piena è prevista a Boretto e abbiamo già squadre pronte per il monitoraggio a Modena anche se non è lambita particolarmente dal Po e a Ferrara”.

E alla fine ne rimase solo una: Barbara Matera. Sarà lei l’unica candidata del Pdl, proveniente dal mondo dello spettacolo. Delle altre paventate veline, neanche l’ombra. E i vertici del Pdl negano con forza che nella scelta dei nomi abbia pesato lo sfogo di Veronica Lario che ha attaccato senza mezzi termini le indiscrezioni di questi giorni definendo alcune candidature “ciarpame senza pudore”.
L’ex annunciatrice Rai è candidata alle elezioni del 6 e 7 giugno al Sud (è all’ottavo posto della lista). Nella stessa circoscrizione ci sarà anche il leader dell’Udeur Clemente Mastella (che sta proprio davanti a lei, alla settima posizione). Subito dopo il capolista Silvio Berlusconi c’è anche l’eurodeputato Salvatore Tatarella (in quota An). Seguiti da Raffaele Baldassarre, Giuseppe Gargani e Franco Malvano.
Nella circoscrizione elettorale nord-occidentale, dopo il Cavaliere capolista è Ignazio La Russa l’unico ministro del Pdl in corsa per le europee. In tutto sono 19 nomi. Subito dopo il coordinatore del Pdl, al terzo posto c’è l’attuale vicepresidente del Parlamento Ue Mario Walter Mauro.
In testa di lista anche Cristiana Muscardini (quota An) e l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini. Seguono Valentina Aprea, Fabrizio Bertot, Vito Bonsignore, Elena Centemero. Al decimo posto c’è Maristella Cipriani, poi la giovanissima Lara Comi classe ‘83 (stimatissima dal Cavaliere, ex bocconiana e per un soffio non eletta alla Camera lo corso aprile), Roberta Della Vecchia, Isabella De Martini, Carlo Fidanza (An), Giuseppe Menardi, Nicola Orsi. Al 17esimo posto figura Laura Ravetto, responsabile del settore nazionale del Pdl propaganda-immagine-comunicazione, Licia Ronzulli e Iva Zanicchi (euroeputata uscente).
“La Matera ha fatto la presentatrice in Rai, non mi pare un titolo per l’esclusione dalle liste elettorali. Certo, non è bella come Sassoli, non è un velino come lui”, dice Ignazio La Russa, presentando le liste e non risparmiando una “stoccata” al Pd, che ha candidato per le europee il celebre mezzobusto del Tg1, a proposito della polemica sulle candidate del Pdl.
E poi via alla lettura dei curricula delle donne in corsa per l’europarlamento, con il coordinatore del Pdl che si sofferman anche sui nomi finiti al centro delle cronache: “Laura Comi si è diplomata con il massimo dei voti ed ha una laurea con lode. E qualcuno si è azzardato a dire che è una velina”, ha spiegato La Russa. “Mi scuso se non abbiamo potuto dare materiale per il gossip, lo dico ai giornali scandalistici” ha detto La Russa “Ai giornali che si occupano di politica chiedo di mettere la parola fine sul gossip di questi giorni”.
Nel presentare alla stampa i candidati, anche gli altri due coordinatori del Pdl hanno decisamente negato che fosse necessario depennare qualche nome, sulla scia delle parole della signora Berlusconi: “C’è stata una campagna di disinformazione, farcita di falsità palesi” e “si sono fatte polemiche sull’inserimento delle cosiddette veline: è tutto falso”, ha attaccato Sandro Bondi. In qualche modo, però, La Russa riconosce che alcuni dei nomi usciti nei giorni passati non erano del tutto inventati: “Quando si preparano le liste si raccoglie tutto e il contrario di tutto”, ha detto, bollando come “spocchioso razzismo” l’idea di scartare chiunque a priori in ragione del lavoro che fa. In ogni caso, ha aggiunto il ministro della Difesa, “i curricula delle candidate” dimostrano che nulla di quanto scritto alla fine sia arrivato: per questo, ha aggiunto, “chiedo alla stampa di mettere fine a questo gossip”. E così, in conclusione, l’unica del mondo dello spettacolo a trovare posto nelle liste (ottava nella circoscrizione ’sud’) è stata proprio la Matera. Nata a Lucera (Foggia), classe ‘81, la bionda ex annunciatrice della Rai ha avuto anche dei ruoli in alcuni film, ma è comunque laureata in scienze della formazione primaria. Tutt’altra formazione per altre due giovani candidate: Lara Comi e Licia Ronzulli. La prima, nonostante la giovane età , ha già una discreta esperienza. Nata nell’83 a Garbagnate, è laureata in economia delle imprese alla Cattolica di Milano, con una specializzazione alla Bocconi ed è stata assistente di Mariastella Gelmini e coordinatrice di Forza Italia giovani in Lombardia. Altrettanto corposo il corriculum di Licia Ronzulli, classe 1975, caposala e assistente di sala operatoria all’istituto ortopedico Galeazzi di Milano. Del resto, la presenza femminile e di nuovi volti, che il Pdl vuole dare è evidente: “Nelle nostre liste è rappresentato il 40% di donne. Su 72 candidati, 33 hanno tra i 25 e i 50 anni. Abbiamo dovuto dire tantissimi no ma abbiamo lavorato bene”, ha sottolineato il terzo coordinatore, Denis Verdini .”Abbiamo esaminato oltre 400 richieste di candidatura” spiega Verdini “perciò non riusciamo a capire lo svilimento di queste ore che ci fa soffrire. Abbiamo lavorato con attenzione”.
Per il resto le liste non presentano grandi novità , a parte la decisione di far correre Ignazio La Russa, unico membro del governo (Berlusconi a parte) a candidarsi: lo farò senza togliere spazio al lavoro di ministro ma congelando semmai il lavoro di coordinatore del partito, ha assicurato.
È confermata poi l’esclusione di Paolo Cirino Pomicino e conseguente arrabbiatura dei piccoli partiti del Pdl che lo avevano sponsorizzato (Gianfranco Rotondi ha parlato di fatto “gravissimo”). Fra le curiosità : la presenza di Giacomo Mancini, classe ‘72 e nipote dell’ex ministro socialista, e di Nino Strano, il senatore di An non ricandidato dopo aver sfoderato champagne e mortadella in aula il giorno della caduta del governo Prodi.
Moltissimi gli eurodeputati riconfermati, mentre si è snellita la pattuglia delle deputate nazionali che dovranno scegliere se volare o meno in Europa. Con questa squadra: “Il Popolo della libertà punta a ottenere 35 eurodeputati”, sottolinea ancora La Russa spiegato anche che non ci sono liste bloccate visto che “su 72 candidati, quelli incompatibili sono 16. Ci sarà competizione”.
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Nel giorno in cui la Lega si preoccupa per le intenzioni di Berlusconi sul referendum per la legge elettorale, Bossi e i compagni del Carroccio incassano il sì del Senato al disegno di legge delega sul federalismo fiscale. Con l’appoggio del Pdl e dell’Italia dei valori, l’astensione del Pd e i voti dell’Udc contrari.
Ai quali si è aggiunto l’ex segretario del partito di Pierferdinando Casini, Marco Follini, ora senatore del Pd. Anche per questo il leader della Lega oggi non ha commentato l’uscita di ieri del premier. Troppo alta la posta in palio per la Lega, che insegue questo voto da mesi (la battaglia a dire il vero dura da anni ed è la vera ragione sociale della Lega dai tempi in cui il Senatur Umberto Bossi parlava di secessione) e voleva l’approvazione con il sostegno dell’opposizione.
I numeri: 154 voti a favore, 87 astensioni e soli 6 voti contrari (i tre senatori dell’Udc, e tre del Pd, Marco Follini, Claudio Molinari e Franco Bruno) al disegno di legge delega sul federalismo fiscale, la “cornice” che dà autonomia di entrata e di spesa alle autonomie locali.
Nel voto finale, il Pd conferma l’astensione della Camera. Il testo, dice la capogruppo del partito di Franceschini al Senato, Anna Finocchiaro, è migliorato rispetto all’ipotesi iniziale, al ‘modello lombardò, proprio grazie al contributo dell’ opposizione, ma “restano dei nodi irrisolti”. L’Italia dei Valori, invece sceglie di votare sì. “Votiamo a favore di questa legge” dice il capogruppo del partito di Di Pietro, Felice Belisario “non per fare un favore a una parte politica che tanto tiene a questa riforma, ma perchè riteniamo che questo Paese meriti l’innovazione e l’Idv accetta questa sfida”.
La Lega esulta e, pur sottolineando l’importanza del dialogo, che ha portato all’approvazione del ddl dopo 6 mesi di dibattito in Parlamento, rivendica anche quella che è una propria battaglia. “La della Lega” scandisce tra gli applausi il capogruppo Federico Bricolo “l’abbiamo iniziata da soli, con la stampa e i partiti della Prima Repubblica contro. L’abbiamo portata avanti fuori dai palazzi e col popolo. è stata una battaglia dal basso e per questo ringraziamo i tanti militanti che da anni con le scritte, i manifesti, i gazebo, hanno continuato a portarla avanti”. Sono gli stessi toni usati dal ministro dell’Interno Roberto Maroni (”Un giorno storico”), e dal capogruppo alla Camera, Roberto Cota: “Non si torna più indietro, è la fine del centralismo”.

Tutti i ministri della Lega sono in Aula al momento del sì finale e i senatori sventolano i fazzolettoni verdi con il simbolo del Carroccio. Poi Umberto Bossi si chiude con i suoi per festeggiare. Ci sono il figlio Renzo e la moglie Manuela; alla festa federalista fa capolino anche il ministro dell’ Economia Giulio Tremonti. Non può mancare il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, colui che ha seguito passo passo tutto il ddl e che si appresta a mettere mano anche alla Carta delle Autonomie e alle riforme costituzionali, che completeranno il quadro. è felice tanto da suggerire di giocare al lotto la cinquina dei numeri dell’entrata il vigore della legge delega.
Per il resto, torna a ribadire, e suona un pò come una risposta alle ultime prese di posizione di Silvio Berlusconi, che “il dialogo è la via maestra” che ha portato, esattamente a un anno dall’insediamento della XVI legislatura, ad approvare un riforma di vasta portata, la prima del governo Berlusconi ter. “Un buon compleanno”, commenta il presidente del Senato Renato Schifani. “A un anno esatto dall’insediamento del Senato” dice la seconda carica dello Stato “il clima di collaborazione o almeno di legittimazione reciproca comincia a dare i suoi frutti”.
Al centro del federalismo, c’è l’obiettivo di garantire piena autonomia di entrata e di spesa agli enti locali in modo da sostituire, con gradualità , il criterio della spesa storica con quello dei costi standard per tutti i servizi fondamentali del paese.
Sarà quindi un fisco “su misura” nel rispetto dei principi di capacità contributiva e progressività che sono scritti nella carta costituzionale. Resta fermo il principio di non aumentare la pressione fiscale e al suo fianco quello stabilito con la clausola di salvaguardia: la riforma non può causare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Che cosa cambia per le Regioni? Le funzioni fondamentali erogate (l’assistenza, la sanità e le spese amministrative che riguardano il comparto dell’istruzione) sono assicurate: attraverso il gettito tributario valutato ad aliquota e base imponibile uniformi; addizionale regionale Irpef; compartecipazione all’Iva; quote di fondo perequativo; Irap ma soltanto in via transitoria in vista di un superamento di questa imposta.
Tra i punti più importanti anche l’istituzione di nove città metropolitane: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, per le quali si punta a cancellare le corrispondenti province. Norme ad hoc per Roma capitale: un nuovo ente che sostituirà il Comune. Il consiglio comunale diventa assemblea capitolina e si occuperà di valorizzare beni storici, artistici, ambientali e fluviali oltre che di edilizia pubblica e privata.
Sarà una commissione Bicamerale, composta da 15 deputati e 15 senatori nominati dai presidenti dei due rami del Parlamento ad esprimere un parere sui decreti attuativi. Il governo è tenuto ad emanare al massimo in due anni i decreti attuativi il primo dei quali dovrà riguardare l’armonizzazione dei sistemi di calcolo dei bilanci pubblici.
Il VIDEO servizio:
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Passa il federalismo leghista e passa anche il tempo di “Roma ladrona”.
Finiti gli slogan contro la Capitale, le beghe sull’efficienza, i manifesti sulla città che divora le uova d’oro della “gallina lombarda”: con il sì di Palazzo Madama al ddl fortemente voluto dal Carroccio, al comune romano vengono date più funzioni in materie cardine per la gestione amministrativa, più risorse per lo sviluppo della capitale e il trasferimento di beni dello Stato.
Dopo circa 25 anni, grazie al piano di Bossi &C., Roma diventa città -Capitale, cambia la sua veste e si trasforma in ente territoriale: più autonoma, con più poteri e soldi, con uno status a misura della sua nuova dimensione amministrativa e delle competenze attribuitegli.
Cambia anche il consiglio comunale: si chiamerà Assemblea capitolina ed entro sei mesi i suoi membri, ovvero gli attuali consiglieri comunali, vareranno un nuovo statuto.
Soddisfatto Gianni Alemanno, il sindaco di Roma (che festeggia ora il suo primo anno di amministrazione) che vede realizzarsi un progetto durato anni e accarezzato dai suoi predecessori. “Lo status speciale per Roma Capitale è un sogno che la nostra città inseguiva dagli anni ‘80″ commenta “ci permetterà di prendere decisioni più rapide e efficaci non solo per tutelare Roma Capitale d’Italia ma anche per rilanciare il suo ruolo internazionale”. Il sindaco sottolinea anche il dato politico di “condivisione della norma”, plaudendo all’atteggiamento del Pd che si è astenuto.
Il presidente della Regione Piero Marrazzo (Pd) e quello della Provincia Nicola Zingaretti (Pd) però considerano quella di oggi una prima, importante tappa di un cammino da intraprendere. Marrazzo ora attende “i decreti attuativi, sui quali resta indispensabile la concertazione con l’Ente legislativo regionale”. Per Zingaretti, invece, si dovrà dare il via “all’iter per la costruzione della citta metropolitana”.
L’ok alla legge comunque pone fine ad un percorso tortuoso per conferire alla Capitale un ruolo consono alle mille sfide e ai tanti impegni amministrativi e organizzativi del Campidoglio: tra i poteri concessi infatti compaiono quelli relativi a temi cardine per la città come i beni culturali, lo sviluppo economico legato al turismo, la pianificazione territoriale con particolare riferimento alle questioni della casa e poi i servizi, la mobilità e i trasporti.
Le norme descrivono il nuovo ente territoriale, “i cui confini sono quelli attuali del comune di Roma” e giustificano le nuove funzioni perchè dirette “a garantire il migliore assetto delle funzioni che Roma è chiamata a svolgere quale sede degli organi costituzionali nonchè delle rappresentanze diplomatiche di Stati Esteri”. Nell’elenco dei poteri compaiono “la valorizzazione dei beni artistici, ambientali e fluviali e per lo sviluppo economico e sociale con riferimento al settore produttivo e turistico”. Inoltre, Roma Capitale avrà poteri anche in materia di “sviluppo urbano e pianificazione territoriale, edilizia pubblica e privata, organizzazione e funzionamento dei servizi urbani con particolare riferimento al trasporto pubblico e alla mobilita”‘. Altra funzione prevista riguarda la protezione civile.
Previsto anche il trasferimento, a titolo gratuito, a Roma Capitale di beni appartenenti al patrimonio dello stato e risorse “commisurate alle nuove funzioni”. La legge stabilisce anche che i comuni della provincia non inclusi nell’area metropolitana potranno decidere se farne parte o meno.

Non è un asse esplicito, ma Pd e Pdl dalla stessa parte della barricata (sul sostegno al referendum abrogativo della legge elettorale) preoccupano gli altri partiti. Berlusconi lo appoggia esplicitamente e per tutta risposta la Lega chiede al Pd di ripensarci. Franceschini dice che il premier “umilia la Lega” ma non sembra voler ritirare il suo Sì alla consultazione. Attirandosi le critiche di tutti gli altri partiti (esclusa l’Idv, con Di Pietro che si è espresso più volte a favore) dall’Udc alla sinistra, da Paolo Ferrero (Prc) e da Pier Ferdinando Casini: ”Stanno costruendo un’autostrada, lastricandola a favore di Berlusconi”, dice il leader dell’Udc.
La dichiarazione del Cavaliere “certo che voterò sì al referendum, non sono masochista”, insomma, muove le carte in tavola. Dopo aver ceduto alla Lega che voleva cambiare la data dei quesiti referendari per non accorparla alle europee (alla fine si voterà il 21 giugno insieme ai ballottaggi delle amministrative), il premier ha dato un dispiacere all’alleato. La tentazione è troppo forte: con la legge elettorale che uscirebbe dal referendum approvato, la maggioranza andrebbe al primo partito, in questo momento quasi certamente il Pdl. Così oggi il ministro Maroni ha tentato di portare Franceschini dalla sua parte: ”Mi pare evidente dopo la dichiarazione di ieri di Berlusconi a chi convenga quella consultazione: ora mi aspetto che il segretario del Pd, Dario Franceschini, ripensi a quanto finora dichiarato e cioè che sosterrà il referendum”. Questo sì, ha spiegato Maroni, ”mi sembrerebbe un atto masochista da parte del leader del Partito democratico”. Quanto alla Lega, ha ripetuto, ”la nostra posizione è di contrasto netto ai contenuti del referendum e mi aspetto che anche la sinistra si ravveda perché da ieri è chiaro a chi giova e a chi non giova quella consultazione”. La posizione di Berlusconi, per il ministro dell’Interno, è ‘’saggia dal suo punto di vista. Dice che non è masochista. Ma se il referendum portasse a una nuova legge elettorale, sarebbe inevitabile trarne le conseguenze”. Conseguenze che potrebbero farsi sentire nelle elezioni regionali e amministrative al nord, dove la Lega potrebbe anche andare da sola.
La Lega non è sola nell’opporsi al referendum: tutti i partiti che rischiano di scomparire sotto la soglia dell’ 8% si augurano che fallisca. E anche nell’altro grande partito, il Pd, ci sono diverse sensibilità : Franceschini ha appoggiato il referendum e auspica che possa portare alla discussione di una nuova legge elettorale, ma altri come Rutelli hanno già messo in guardia: “Non consegnamo il paese a Berlusconi”. E la senatrice Pd Anna Finocchiaro attacca il premier: “Purché gli convenga, si fa qualunque cosa. Non conta quello che si è detto due giorni prima, si dimentica il fatto di avere travolto il Mattarellum con questo Porcellum. Si disfa tutto - ha concluso Finocchiaro -purché gli convenga: questa è la sua filosofia”.
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Sembrava un incidente come tanti. Un cittadino romeno che cammina lungo i binari, non lontano dal campo dove probabilmente vive. Scivola, forse a causa della pioggia, viene investito dal treno e muore. Ma dopo poche ore, quasi per caso, i carabinieri di Milano si imbattono in quello che si dichiara il suo assassino. Raccontando una storia di intolleranza e violenza.
La morte di Marian M., romeno di 39 anni incensurato, risale appunto a lunedì verso le 21. Si credeva fosse stato investito dal treno che da Porta Genova va a Pavia, vicino alla stazione San Cristoforo, periferia sud della città . La Polfer era intervenuta e, non trovando testimoni, aveva ipotizzato l’incidente. Verso le 22.30 però un passante ha chiamato i carabinieri della compagnia di Porta Magenta per una rissa: aveva visto un gruppo di romeni della baraccopoli di viale Carlo Troja armati di bastoni.
Uno dei militari ha notato sopra il ponte della ferrovia un cittadino egiziano inginocchiato a pregare e gli ha chiesto se avesse visto la rissa. Quest’ultimo, un 25enne clandestino senza precedenti penali che fa il manovale, ha cominciato a inveire contro i romeni e ha dichiarato di averne appena ucciso uno. Lentamente il carabiniere lo ha convinto a raccontare tutta la storia, che poi l’egiziano ha ripetuto anche davanti al pm. Ed è stato fermato per omicidio.
Secondo la versione dell’egiziano, Marian M. lo aveva visto pregare inginocchiato e lo aveva preso a calci, insultando lui e tutti i musulmani. Il 25enne, fervente islamico, ha reagito con un pugno e, al passaggio del treno, lo ha spinto volutamente contro una carrozza. Il romeno ha battuto la testa ed è morto sul colpo. In caserma il fermato ha chiesto di potersi lavare e di poter cambiarsi i vestiti. Poi ha pregato tutta la notte.
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