Immigrata senza documenti identificata dalla questura dopo il parto

fatebenefratelli_napoli

Le hanno sottratto il bambino subito dopo il parto e non lo ha potuto allattare per undici giorni. È successo a Kante Kadiatou, una immigrata ivoriana di 25 anni all’ospedale Fatebenefratelli di Napoli. Dall’amministrazione dell’ospedale, secondo il quotidiano Repubblica, sarebbe partita una segnalazione alla questura per identificare la donna. Kadiatou è in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato politico. Quando all’ospedale le hanno chiesto i documenti ha presentato la fotocopia del passaporto, l’originale era infatti già in possesso della polizia per le procedure di asilo. Ma non è bastato. Dall’ospedale è partito un fax e Kadiatou è stata convocata in questura per l’identificazione.
Solo quando, dopo oltre dieci giorni, l’ufficio immigrazione ha confermato l’esistenza del fascicolo della richiesta di asilo politico, le è stato riconsegnato il piccolo Abou, il suo bambino. “Non me lo hanno dato fino a quando la questura non ha confermato la mia identità”, spiega la donna. “Ho temuto che me lo portassero via, che non me lo facessero stringere più tra le braccia”.
Liana Nesta, l’avvocato che ha ricostruito e denunciato la vicenda non ha dubbi: “O qualcuno ‘più realista del re’ ha applicato la norma prevista dal ddl sicurezza ma non ancora approvata, che invita i medici a denunciare i clandestini, o siamo di fronte ad un abuso inspiegabile”.
Il Fatebenefratelli puntualizza in una nota che “non ha in alcun modo e in nessun momento proceduto alla denuncia della puerpera, come erroneamente riportato dalla stampa, ma ci si è attivati ai sensi degli obblighi relativi alla dichiarazione di nascita e per il riconoscimento del nascituro, sanciti dall`articolo 250 del Codice Civile”. Identificazione che può essere effettuata “nel prioritario interesse del minore” attraverso “un valido documento di riconoscimento (esempio: passaporto in corso di validità); in mancanza di documento, mediante due testimoni (in possesso di valido documento di riconoscimento); facendo ricorso, in ultima analisi, all’autorità di polizia”. Presso l’ospedale, fa sapere la direzione sanitaria, è in corso un incontro con i servizi ispettivi della Regione Campania e della Asl Napoli Centro per chiarire la vicenda.
E, sempre a proposito di sanità e immigrati, nella legge di riordino del sistema sanitario regionale della Sicilia sarà garantita “l’assistenza sanitaria a tutti i cittadini che si trovino sul territorio regionale senza distinzione di sesso, razza, lingua e religione, senza che ciò implichi alcun tipo di segnalazione all’autorità”. È quanto ha affermato il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, presentando oggi a Roma la legge di riordino del sistema sanitario regionale: “Ci sarà privacy assoluta”. “In questa riforma” ha affermato Lombardo “possiamo vantarci di una norma in controtendenza che non consente di denunciare ma anzi assicura la privacy di ogni uomo che ricorre alle nostre cure, senza differenze di cittadinanza o di provenienza”. All’indomani della tragedia nel Canale di Sicilia che ha fatto registrare oltre 300 immigrati clandestini dispersi, Lombardo ha voluto sottolineare come “per noi l’obbligo è di assicurare la privacy a ogni cittadino che ricorre a cure, senza alcuna distinzione con gli immigrati”.

Commenti

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Il 1 Aprile 2009 alle 23:19 Zione ha scritto:

Ci stiamo meritando di entrare nel Guiness dei Primati, alla voce Italiche Barbarie.

Complimenti alla Sanità Sicula e Cordiali auguri al Bimbo, alla Mamma e alla coraggiosa “Avvocato”.

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