
La Corte Costituzionale fa dividere il mondo politico. Con schieramenti più che trasversali, impensabili solo qualche mese fa.
Se il presidente della Camera, Gianfranco Fini, prende una posizione che in molti definiranno di sinistra, e quasi femminista, l’ex leader del centrosinistra, Francesco Rutelli, invece, si schiera quasi nell’altro campo.
Di ieri è la decisione della Consulta che ha dichiarato la parziale illegittimità dell’ art. 14 comma 2, della legge 18 febbraio 2004, n. 40, (la legge sulla fecondazione) dice una nota della Consulta, “limitatamente alle parole ‘ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre’ embrioni”.
L’ex leader della Margherita, a Panorama del giorno, ha invitato a “leggere le motivazioni della sentenza e rispettare la Corte Costituzionale”, prima di “dare giudizi”. E poi ha aggiunto: “Direi che l’impianto della legge è confermato” sostiene dialogando con Maurizio Belpietro, “alcune parti importanti vengono modificate. Io penso che questo si possa sistemare: in Italia abbiamo una norma che a mio avviso è positiva perché il nostro Paese punta ad evitare la selezione genetica. Credo sia giusto fare delle leggi nelle quali si stabiliscono anche dei principi fondamentali di bioetica, però se la legge può essere migliorata miglioriamola”.
Ma la vera bomba è arrivata nel pomeriggio tramite un comunicato ufficiale di Montecitorio: Fini si è infatti espresso, con parole nette, in favore della sentenza della Corte “che rende giustizia alle donne”. E ancora: “La sentenza della Consulta che dichiara illegittime alcune norme della legge 40 sulla fecondazione assistita rende giustizia alle donne italiane, specie in relazione alla legislazione di tanti paesi europei. Fermo restando che occorrerà leggere le motivazioni della Corte” aggiunge la terza carica dello Stato “mi sembra fin d’ora evidente che quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre Istituzioni”.
Chi ha ironizzato nelle settimane scorse definendo Fini come il nuovo leader della sinistra, ora potrà aggiungere un argomento in più alla sua tesi: non solo di sinistra, ma anche neofemminista.
- Giovedì 2 Aprile 2009
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Commenti
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Il 3 Aprile 2009 alle 15:35 nhico ha scritto:
Ad essere anticostituzionale, in questo caso, sembra essere lo stesso pronunciamento della Corte, perché annulla la volontà popolare due volte espressa: una in parlamento ed una con chiamata diretta attraverso il voto referendario. E così l’ubriacatura dei togati è totale, essendosi aggiunta a quella dei togati ordinari quella dei togati costituzionali.
Il 3 Aprile 2009 alle 18:40 Fini e Schifani: divisi sulla legge 40. Le Iene li mettono d’accordo sui portaborse » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Divisi sui temi etici della legge 40, ma concordi nell’ammettere che al Parlamento il lavoro nero è dilagante e “occorre fare una legge adeguata per risolvere il grave problema”. Gianfranco Fini, presidente della Camera, e Renato Schifani, suo omologo al Senato, si trovano su due piani diversi rispetto alla decisione della Consulta di bocciare parte della legge 40 sulla fecondazione assistita. Ieri, Fini aveva lodato la sentenza definendo la legge 40 “un provvedimento basato su dogmi di tipo etico - religioso”, oggi da Herat, in Afghanistan, la seconda carica dello stato dice apertamente che “Siamo di fronte a una buona legge, di libertà, anche perché non vi può essere alcuna ingerenza dei partiti o di altro, per cui a parlare di dogmi troverei qualche difficoltà”. Schifani non ha dubbi sul fatto che l’Italia sia uno Stato laico, nonostante quanto osservato da Fini al congresso del Pdl a proposito della legge sul testamento biologico già approvata dal Senato. “Stato laico significa non rinunciare alle responsabilità tutte le volte che ci si rende conto che ci sono vuoti normativi da colmare”, dice il presidente del Senato. “Quindi, personalmente, non riscontro nella legge sul testamento biologico e sulla legge 40 una presenza di eticità nella vita parlamentare, in particolare in tutte quelle leggi dove ci sono voti segreti. Lì sono le coscienze che decidono e non i dogmi”. La presidenza della Camera risponde che “non è uno scandalo esprimersi sulle sentenze della Corte costituzionale. Il rispetto del Parlamento è doveroso, ma non c’entra con il caso della pronuncia dei giudici della Consulta sulla legge relativa alla fecondazione assistita”. Un botta e risposta destinato a non concludersi a breve termine, anche in previsione della discussione della legge sul testamento biologico e delle differenti posizioni che all’interno dello stesso Pdl esistono in materia Ma se l’etica divide, le Iene uniscono, almeno per quello che riguarda il lavoro nero di tanti “portaborse” al Parlamento. E questa sera, nella nuova puntata de “Le Iene show” in onda su Italia 1, sia Fini che Schifani, intervistati nella seconda parte dell’inchiesta relativa al lavoro nero in Parlamento realizzata da Filippo Roma e Marco Occhipinti, promettono rigore. Le Iene denunciano che il 62 per cento dei portaborse sono senza contratto: i presidenti Fini e Schifani ammettono il lavoro nero in Parlamento e si impegnano a risolvere il problema. “Il Presidente e l’ufficio di presidenza hanno il dovere di verificare che chi entra alla Camera, dichiarando di essere collaboratore di quel tal deputato, abbia un contratto di lavoro, ha dichiarato Fini. E il presidente Renato Schifani aggiunge: “Faremo una legge in tempi brevissimi che prevede contratti di lavoro di tipo subordinato, orari minimi e massimi e compensi certi”. Le Iene hanno scoperto che in questa legislatura su 516 portaborse solo 194 hanno un contratto e, quindi, uno stipendio. Gli altri 322, cioè il 62 per cento, non sono legati ai deputati da alcun vincolo contrattuale, cioè risultano ufficialmente lavorare gratis. Fini tiene botta alle domande dell’intervistatore e si dice certo che in tempi brevi la situazione cambierà. “Il mio predecessore fece nel marzo 2007 una delibera molto precisa, affermando che l’accesso alla Camera lo può avere soltanto colui che ha un contratto di lavoro a titolo oneroso, quindi dietro stipendio con regolare contratto, in capo ad un deputato”. Dice. “Poi ci fu una seconda delibera che allargò molto la norma”. Gli fa eco Schifani: “In questi giorni stiamo discutendo in commissione analoga legge, ho già dato l’autorizzazione per farla approvare senza che passi dall’aula, quindi tempi molto brevi, per regolamentare una volta per tutte questo aspetto”. E aggiunge: “In sostanza questa legge istituisce l’albo, prevede i diritti e doveri e funzioni, regole contrattuali, la retribuzione finalmente viene individuata. Sarà un contratto di tempo determinato e di lavoro subordinato, ma sarà una legge a tutela dei collaboratori parlamentari”. E alla domanda su come il Senato regolamenterà l’accesso dei portaborse in attesa della nuova legge, Schifani è categorico: “Proporrò all’Ufficio di presidenza di subordinare l’accesso al Senato a tutti quei collaboratori legati da un regolare rapporto contrattuale con i parlamentari e questo limiterà al massimo l’accesso di persone, non dico non gradite, ma senza titolo”. Le Iene hanno, inoltre, intervistato in merito 33 deputati, ai quali è stato chiesto se con loro collaborano dei portaborse e che tipo di contratto hanno. Tra i politici interpellati, tre non rispondono alle domande, sei dicono di non avere portaborse, nove affermano di avere collaboratori con un contratto, ma non specificano di che tipo, cinque dichiarano che i portaborse a loro servizio hanno un contratto, ma affermano imbarazzati di non sapere di che tipo, cinque rivelano che i loro portaborse hanno un contratto a progetto ma nessuno spiega con precisione di che tipo di progetto si tratta, tre ammettono di avere a loro servizio portaborse senza contratto. Luigi Vitali dichiara di averli in regola con contratto di lavoro subordinato, mentre Rosy Bindi afferma che i propri collaboratori sono in regola, perchè assunti direttamente dalla Camera, essendo lei una dei vicepresidenti. E le Iene continuano a vigilare. [...]
Il 19 Maggio 2009 alle 11:25 Fini e la fede: sulla bioetica, la religione resti fuori dal Parlamento » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] La religione resti fuori dal Parlamento. Gianfranco Fini conclude la sua parabola laicista e dice chiaro e tondo che le leggi si devono fare senza il condizionamento dei “precetti di tipo religioso”. Una presa di posizione netta che chiude il cerchio dei suoi innumerevoli strappi di questo ultimo anno sui temi eticamente sensibili (dal testamento biologico alla fecondazione assistita alle coppie di fatto); e che mette in allarme la Chiesa, e, trasversalmente, la “rappresentanza” cattolica che siede sugli scranni parlamentari. Scoppia così un nuovo caso politico con uno scontro a distanza tra il presidente della Camera e le alte sfere ecclestiastiche, spalleggiate dall’Udc ma anche dalla componente cattolica del Pdl. Occasione per l’ennesimo distinguo di Gianfranco Fini, un incontro con gli studenti di Monopoli sulla Costituzione, durante il quale si è affrontato il tema della bioetica. Il presidente della Camera ha risposto di buon grado puntualizzando che il Parlamento “deve fare le leggi non orientate da precetti di tipo religioso. Il dibattito sulla bioetica è complesso” ha rimarcato “e mi auguro che venga affrontato senza gli eccessi propagandistici che ci sono stati da entrambe le parti perché queste sono questioni nelle quali il dubbio prevale sulle certezze”. [...]
Il 22 Giugno 2009 alle 13:02 Che fine persegue Fini? La parabola di Gianfranco, che studia da leader (del Pd?) » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Alcuni anni fa Fini aveva appoggiato il referendum abrogativo della legge 40 e, più di recente, ha detto che alla Camera sarebbe opportuno rivedere la legge sul testamento biologico, approvata dalla maggioranza al Senato con il plauso della Chiesa e fortemente criticata dal centrosinistra. Dopo che la Consulta ha dichiarato incostituzionali due passaggi della legge sulla fecondazione assistita l’inquilino di Montecitorio ha detto, in maniera netta: “La sentenza della Consulta che dichiara illegittime alcune norme della legge 40 sulla fecondazione assistita rende giustizia alle donne italiane, specie in relazione alla legislazione di tanti paesi europei”. [...]
Il 17 Luglio 2009 alle 19:02 Ronde, Napolitano “politicamente incisivo”: il ritorno del Fini “contro”? » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Nulla di nuovo sul fronte occidentale, si potrebbe commentare. Fini non è infatti insolito a uscite di questo tenore: contro la riforma del Parlamento, contro la legge sulla fecondazione assistita, contro le disposizioni per combattere l’immigrazione clandestina. E persino contro la Chiesa (che, ovviamente, rispedì l’accusa al mittente). [...]
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